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Gas serra: la responsabilità del settore zootecnico

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Secondo un nuovo rapporto degli animalisti, 20 aziende zootecniche inquinano più di Gran Bretagna, Francia o Germania

Cosa produce il 14,5% delle emissioni di gas serra nel mondo? Il settore zootecnico.

The Guardian racconta che, secondo l’inchiesta Meat Atlas – compilata da Friends of the Earth e della fondazione Heinrich Böll Stiftung –, tra il 2015 e il 2020 circa 2.500 banche, fondi pensione e società di investimento hanno finanziato aziende che si occupano di carne e prodotti lattiero-caseari a livello globale per un importo di 478 miliardi di dollari.

Con questo livello di sostegno finanziario, 20 aziende zootecniche hanno finito per essere più inquinanti di Gran Bretagna, Francia o Germania.

Oltretutto, le previsioni stimano che la produzione di carne è destinata a crescere di altri 40 milioni di tonnellate all’anno entro il 2029, fino a raggiungere 366 milioni di tonnellate di carne all’anno – i maggiori produttori di carne sono Cina, Brasile, Stati Uniti e alcuni membri dell’Unione europea, ma anche i paesi in via di sviluppo stanno iniziando a fare la loro parte.

Il pollame è la fetta di mercato che sta aumentando più rapidamente: gli esperti prevedono che rappresenterà il 41% di tutte le proteine ​​della carne a livello globale entro il 2030.

Come ha spiegato su The Guardian l’attivista per l’alimentazione e l’agricoltura Stanka Becheva, che lavora con Friends of the Earth, “questo sistema alimentare incentrato sulle proteine ​​animali sta avendo un impatto devastante sul clima, sulla biodiversità e sta effettivamente danneggiando le persone in tutto il mondo“, “dobbiamo iniziare a ridurre il numero di animali da cibo sul pianeta e incentivare diversi modelli di consumo“.

Anche le normative sull’industria della carne devono essere rafforzate “per assicurarsi che le aziende paghino per i danni che hanno creato lungo tutta la catena di approvvigionamento e per ridurre al minimo ulteriori danni“.

Sempre secondo quanto riportato da The Guardian, Paolo Patruno, vicesegretario generale dell’Associazione europea per l’industria della lavorazione della carne, ha invece minimizzato il ruolo di questa industria nelle emissioni, dicendo che nessun settore alimentare è più o meno sostenibile di un altro, ma che comunque si impegneranno a “rendere la produzione di proteine ​​animali più sostenibile“.

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