Inquinamento da PFAS: la sentenza storica

Per anni hanno bevuto, cucinato e irrigato i campi con un’acqua che sembrava normale. Solo più tardi centinaia di migliaia di persone, in un’ampia area del Veneto, hanno scoperto che quell’acqua conteneva inquinamento da PFAS, sostanze invisibili, persistenti e potenzialmente dannose. Quella vicenda è culminata in uno dei più importanti processi ambientali mai celebrati in Italia, e oggi torna al centro dell’attenzione grazie a un volume che ne propone una lettura a più voci. Ma per capire perché questo caso ci riguarda tutti — anche chi non vive in Veneto — conviene partire dall’inizio.
Inquinamento da PFAS: Cosa sono i PFAS detti “inquinanti eterni”
PFAS è la sigla che indica le sostanze perfluoroalchiliche, ovvero, un’ampia famiglia di composti chimici usati per decenni nell’industria per le loro proprietà impermeabilizzanti e antiaderenti: si trovano in rivestimenti, tessuti tecnici, imballaggi, schiume antincendio e molti altri prodotti. Il loro pregio industriale è anche il loro difetto ambientale: sono straordinariamente stabili. Per questo vengono soprannominati “inquinanti eterni” — non si degradano facilmente e possono restare nell’ambiente, e nel corpo umano, per moltissimo tempo.
L’esposizione avviene soprattutto attraverso l’acqua potabile, ma anche tramite alcuni alimenti. E qui sta il problema dell’accumulo: alcuni PFAS permangono nell’organismo per anni, il che significa che anche un’esposizione passata può lasciare strascichi a lungo termine.
I rischi per la salute per inquinamento da PFAS: cosa dice la scienza
Le autorità sanitarie internazionali — EFSA, OMS, ECHA — riconoscono, sulla base di numerosi studi, un legame tra inquinamento da PFAS e diversi effetti sulla salute. Tra quelli più documentati ci sono l’aumento dei livelli di colesterolo nel sangue e alterazioni della risposta del sistema immunitario, ad esempio una ridotta efficacia della risposta ai vaccini. La valutazione scientifica è tuttora in evoluzione, con ricerche in corso su altri possibili effetti.
Proprio per ridurre l’esposizione all’inquinamento da PFAS, nel 2020 l’EFSA ha fissato una soglia di sicurezza per quattro PFAS principali (PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS): una dose settimanale tollerabile di 4,4 nanogrammi per chilo di peso corporeo. Le fasce più vulnerabili, sottolinea l’EFSA, sono i bambini, e l’esposizione in gravidanza e allattamento è il principale fattore che contribuisce alla presenza di queste sostanze nei neonati. È bene chiarire un punto: questi sono dati generali sui PFAS come categoria, non una diagnosi individuale. Chi ha preoccupazioni specifiche legate alla propria salute o alla propria zona dovrebbe rivolgersi al medico e alle autorità sanitarie locali.
Il caso Veneto: una delle più estese contaminazioni d’Europa
L’inquinamento da PFAS in Veneto è considerato tra i più gravi del continente. La fonte principale è stata individuata negli scarichi industriali di un’azienda chimica di Trissino, in provincia di Vicenza, che per anni hanno riversato PFAS nell’ambiente, contaminando una delle più estese falde acquifere d’Europa e, attraverso la rete idrica, l’acqua di tre province: Vicenza, Verona e Padova.
Le dimensioni del problema sono notevoli. Secondo dati dell’Istituto Superiore di Sanità, circa 350.000 persone in Veneto sono risultate esposte a livelli critici di PFAS nell’acqua potabile, mentre l’ARPA regionale ha individuato decine di chilometri di falda contaminata. È in questo contesto che è nato il movimento delle “Mamme No PFAS”, diventato simbolo della battaglia civile per il diritto a un’acqua sicura.
Una sentenza storica (ma di primo grado)
Il 26 giugno 2025 la Corte d’Assise di Vicenza ha emesso una sentenza definita storica, la prima del suo genere in Europa. Al termine di un maxi-processo durato circa quattro anni, con oltre 130 udienze e centinaia di parti civili, la Corte ha riconosciuto reati gravissimi — tra cui il disastro ambientale doloso e l’avvelenamento delle acque — condannando in primo grado undici tra ex manager e dirigenti dell’azienda, con pene comprese tra 2 anni e 8 mesi e 17 anni e mezzo, mentre quattro imputati sono stati assolti. Sono stati inoltre disposti risarcimenti milionari a favore delle parti civili, tra cui le istituzioni pubbliche.
Un dettaglio fondamentale, da non dare per scontato: si tratta di una sentenza di primo grado. Significa che non è definitiva e potrà essere oggetto di appello: i successivi gradi di giudizio potranno confermare, modificare o ribaltare l’esito. Raccontare il caso con correttezza impone di ricordarlo, evitando di presentare come chiuso ciò che il percorso giudiziario non ha ancora concluso.
Perché questo caso ci riguarda tutti
È qui che questo volume appena pubblicato offre uno spunto utile. “Ambiente, impresa e salute nella sentenza PFAS. Dal rischio invisibile al giudizio penale”, edito da The Skill Press e firmato da Andrea Camaiora, Antonio Marcomini, Angelo Merlin e Andrea Sottani quattro autori provenienti da discipline diverse — comunicazione, chimica, diritto e idrogeologia — raccoglie gli interventi di un convegno promosso dall’Università Ca’ Foscari di Venezia. La sua proposta è leggere il caso in modo interdisciplinare: non solo come una vicenda giudiziaria, ma come un intreccio di scienza, diritto, ambiente e comunicazione pubblica del rischio.

Ed è esattamente questo il motivo per cui la storia dei PFAS veneti supera i confini regionali. Da un lato mostra quanto possa essere lungo e difficile il cammino per ottenere giustizia su un danno ambientale e sanitario. Dall’altro racconta come la consapevolezza dei cittadini sui propri diritti, e l’attenzione delle imprese alla sostenibilità dei processi produttivi, siano cresciute proprio a partire da casi come questo. I PFAS, del resto, non sono un problema solo veneto: indagini indipendenti ne hanno rilevata la presenza in acque di numerose zone d’Italia, e la normativa europea e nazionale si sta progressivamente adeguando, con nuovi limiti per l’acqua potabile in vigore dal 2026.
Conoscere significa potersi tutelare. Informarsi sulla qualità dell’acqua della propria zona, consultando i dati del gestore idrico e delle autorità locali, è il primo gesto concreto di quel saper vivere che mette la consapevolezza al centro: perché la difesa dell’ambiente e quella della salute, come insegna il caso PFAS, sono in fondo la stessa cosa.
Questo articolo ha finalità informative e divulgative. Le informazioni sui PFAS e sui loro effetti provengono da fonti istituzionali e scientifiche (EFSA, ISS, OMS, ECHA, ARPAV) e descrivono rischi generali della categoria, non condizioni individuali: non sostituiscono il parere di un medico o delle autorità sanitarie. I riferimenti al procedimento penale riguardano una sentenza di primo grado del 26 giugno 2025, non definitiva e suscettibile di impugnazione; vige la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. Per informazioni sulla qualità dell’acqua della propria zona si rimanda ai gestori idrici e agli enti competenti.
Domande frequenti (FAQ)
Cosa sono i PFAS?
Sono le sostanze perfluoroalchiliche, una vasta famiglia di composti chimici usati nell’industria per le loro proprietà impermeabilizzanti e antiaderenti. Sono chiamati “inquinanti eterni” perché molto stabili: non si degradano facilmente e possono persistere a lungo nell’ambiente e nel corpo umano.
Perché i PFAS sono pericolosi per la salute?
Le autorità sanitarie (EFSA, OMS, ECHA) riconoscono, sulla base di numerosi studi, un legame tra l’esposizione prolungata ai PFAS e alcuni effetti sulla salute, tra cui l’aumento del colesterolo e alterazioni del sistema immunitario. Le fasce più vulnerabili sono i bambini. La ricerca scientifica è ancora in evoluzione.
Cosa è successo con i PFAS in Veneto?
Gli scarichi di un’azienda chimica di Trissino (Vicenza) hanno contaminato per anni una vasta falda acquifera e l’acqua potabile di tre province (Vicenza, Verona, Padova). Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, circa 350.000 persone sono state esposte a livelli critici. È una delle contaminazioni da PFAS più estese d’Europa.
Come si è concluso il processo PFAS?
Il 26 giugno 2025 la Corte d’Assise di Vicenza ha condannato in primo grado per inquinamento da PFAS undici ex dirigenti aziendali i reati imputati riguardano il disastro ambientale doloso e l’ avvelenamento delle acque. Si tratta però di una sentenza di primo grado, non definitiva e che potrà essere appellata nei successivi gradi di giudizio.



