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Sentenza clamorosa: rane condannate a morte per disturbo della quiete pubblica

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Un giudice francese ha condannato a morte certa le rane di uno stagno perché troppo rumorose

Il giudice francese che si è occupato del caso di uno stagno pieno di rane troppo rumorose ha emesso la sua incredibile sentenza: lo stagno deve essere drenato entro 90 giorni – che equivale a una pena capitale.

La battaglia legale per le rane di Grignols, un villaggio francese di 587 persone, situato nell’area della Dordogna, nel sud della Francia, ha una lunga storia.

Le rane vivono nel laghetto sul retro della casa di Michel e Annie Pécheras.

Dodici anni fa, Michel ha riesumato lo stagno di 300 metri quadrati e lo ha spostato più lontano dal confine di proprietà del suo vicino, Jean-Louis Malfione – una cosa che, sulle prime, era stata molto apprezzata.

Ma nel 2012 Malfione ha intentato un’azione legale sostenendo che, durante la stagione degli amori, le rane gracidavano raggiungendo anche i 63 decibel.

L’azione è stata sostenuta da un ufficiale giudiziario.

Il caso è stato archiviato da un giudice nel 2014, ma successivamente confermato da un giudice di Bordeaux. Da allora, diverse giurisdizioni legali hanno ascoltato il caso e diversi ambientalisti si sono interessati al possibile trasferimento delle rane in un altro stagno.

Il gruppo ambientalista Société pour l’Étude et l’Aménagement de la nature dans le Sud-Ouest si è appellato alla più alta corte francese. L’Associazione Cistude Nature ha dichiarato che sei specie di rane protette vivono nello stagno.

Purtroppo questi appelli sono falliti.

Come racconta The Guardian Michel e Annie, minacciati di multe e persino di prigione, hanno dovuto iniziare a svuotare lo stagno. Non solo le rane rimarranno senza casa e probabilmente moriranno, ma il drenaggio dello stagno sarò un problema anche per i pesci e le anatre che ci vivono e per la fauna selvatica di passaggio come cinghiali, aironi e cervi che ci si abbeverava.

Intanto, sono molte persone in tutto il mondo stanno prestando il loro sostegno alla causa: più di 95.000 persone avevano già firmato questa petizione a pochi giorni dalla sua comparsa online.

 

 

 

 

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