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Il Covid arriva ai cervi

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Dobbiamo temere nuove varianti?

Le crescenti segnalazioni secondo cui i cervi dalla coda bianca sono stati infettati dal Coronavuris, insieme alle continue infezioni negli animali dello zoo e negli animali domestici, stanno sollevando la preoccupazione che gli animali possano diventare serbatoi per lo sviluppo di nuove varianti o addirittura trasmissione diretta da animale a uomo.

Finora, sono stati principalmente gli esseri umani ad aver infettato gli animali, anche se a volte la causa è sconosciuta.

Leopardi, tigri, leoni africani, una tigre di Sumatra e due tigri dell’Amur… fino ad arrivare ai cervi dalla coda bianca.

Di recente, i ricercatori della Penn State University hanno pubblicato uno studio su BioRxiv che mostrava che un numero crescente di cervi in ​​Iowa era risultato positivo, riflettendo molto probabilmente la trasmissione da uomo a cervo e da cervo a cervo.

Come sappiamo sono gli esseri umani i presunti diffusori di infezione tra i cervi, mentre è meno probabile che i cervi infettino gli umani, ma questo non esclude la possibilità che tra i cervi e gli altri animali domestici e da allevamento si sviluppi una nuova variante, una mutazione che come abbiamo visto si genera con facilità e con altrettanta facilità si adatta all’ospite e alla situazione.

Vista questa eventualità, la situazione dovrebbe essere monitorata con attenzione.

Anche se non ci sono ancora prove che il COVID-19 possa diffondersi dagli animali all’uomo, con l’eccezione di visone d’allevamento – che infatti sono stati abbattuti a milioni in Danimarca l’anno scorso –, bisogna comunque agire sia per difendere gli animali sia per tenersi in osservazione costante di questo virus.

Il coronavirus non si trasmette attraverso il sangue – è una malattia respiratoria – e non ci sono prove che qualcuno possa ammalarsi mangiando carne di cervo, ma alcuni Stati stanno dicendo ai cacciatori di prendere ulteriori precauzioni quando si avvistano i cervi dalla coda bianca.

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