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Vino, quando nel vino c’e’ il latte. L’Europa lo prevede, ma l’Italia non lo scrive

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L’Unione europea obbliga i paesi a scrivere nell’etichetta quando il vino contiene derivati del latte per evitare l’eccesso di tannino e avere un prodotto più buono. Ma in Italia siamo in ritardo, lo abbiamo chiesto ad esperti di fama mondiale

Latte nel vino italiano. Truffa? Neanche per sogno, tanto è vero che presto sarà riportato in etichetta. Solo un pò in ritardo. “Si tratta della ‘chiarificazione’, una pratica vecchissima per eliminare l’eccesso del tannino e l’eccesso della proteina, che potrebbero generare delle imperfezioni gustative al nettare di Bacco. La procedura prevede il cosiddetto “setacciamento” o “adsorbimento”. Se il principio dell’adsorbimento funziona trattenendo elettrostaticamente particelle in sopensione nel vino che possiedono una carica opposta a quella dello strato filtrante (rimanendovi così “incollate”), il setacciamento consiste invece in uno stato filtrante con dei pori più piccoli delle particelle da trattenere, così da aumentarne la limpidezza. Ma non solo: altro metodo – come spiega Carlo Ferrini, enologo di fama mondiale – è quello di utilizzare derivati del latte o delle uova. “Per rendere il vino più rotondo e apprezzabile”. Metodologia che andrebbe scritta per legge in etichetta dato che – prosegue Ferrini – questo tipo di prodotti potrebbero creare allergie”. Ma la normativa deputata a far sì che i consumatori sappiano cosa bevono “è ancora in fase di transizione”, spiega il responsabile vino della Confederazione Italiana agricoltori- Cia Domenico Mastrogiovanni. “Il problema – spiega – è che l’albumina e la caseina sono considerati degli allergeni. Questo significa che per la normativa europea, entro il 2010, devono essere riportati in etichetta”. Salvo possibilità da parte dei paesi membri di richiesta di deroga. Ma “al momento non c’è nessuna atto specifico a riguardo”. Due le etichette per le bottiglie di vino: quella frontale, obbligatoria; e quella posteriore – facoltativa – in cui il produttore può scrivere la storia dell’azienda o le peculiarità del territorio da dove proviene il vino. Per Ferrini, già eletto enologo dell’anno dal Wine Enthusiast, la cosa fondamentale è che in etichetta “ci sia la gradazione alcolica, il contenuto – di solito 750 millilitri -, la denominazione e il provvisorio, ovvero l’azienda che imbottiglia”. Senza dimenticare il Registro di imbottigliamento, che “traccia” il percorso del prodotto che arriva in tavola. Ma non solo: “Ormai per legge bisogna specificare anche la presenza o l’assenza di solfiti, stabilizzanti antisettici sempre presenti nel vino – anche quello biologico – e l’indicazione di non disperdere la bottiglia nell’ambiente”.

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