Com’era il vino che bevve Gesù durante l’Ultima Cena?

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Durante l’ultima cena Gesù alzò il calice: che tipo di vino c’era dentro?

Il vino è un elemento ricorrente nella simbologia cristiana ed è sempre presente nella celebrazione eucaristica. È uno dei prodotti simbolo dell’area mediterranea e fa parte della nostra storia e della nostra cultura. 

Gesù alle nozze di Cana, come racconta il vangelo secondo Giovanni, trasformò l’acqua in vino. Durante l’Ultima Cena, come riporta il Vangelo secondo Matteo, Gesù prese un calice colmo di vino e disse: ‘Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati’.

Com’era il vino di quei tempi, il vino che beveva Gesù? Abbastanza diverso da quello che troveremmo oggi in enoteca.

Dobbiamo pensare alla zona dove avvenne l’ultima cena e poi approfondire le tecniche di vinificazione dell’epoca se vogliamo farci un’idea del vino servito nella cena più celebre della storia. Il sito di vivino, una popolare app per appassionati di vino, ha chiesto il parere a padre Daniel Kendall, professore di studi cattolici a San Francisco e a Patrick McGovern, professore di antropologia all’Università della Pennsylvania.

Non sappiamo molto sulla varietà delle uve coltivate a quel tempo, ‘sono solo 1000 anni che abbiamo testimonianze scritte delle diverse varietà di uva’, spiega Sean Myles, ricercatore di genetica agraria dell’università della Nova Scotia. Quello che sappiamo è che già all’epoca dell’Ultima Cena in Terra Santa si produceva vino, probabilmente già dal 4000 avanti Cristo. Le vigne crescevano lungo le rocciose colline della zona e le tinozze per pigiare l’uva erano ricavate dalle rocce.

Il vino degli antichi era molto denso e infatti era tradizione allungarlo con l’acqua, ma a Gerusalemme si preferivano vini corposi: Isaia infatti nella Bibbia (1.21-22) critica la città paragonandola al vino annacquato.

Nell’odierno stato di Israele gli archeologi hanno trovato una brocca con scritto ‘Vino fatto da uva nera’. Probabilmente i produttori lasciavano appassire le uve sulla pianta o su delle tele al sole in modo da ottenere un vino dolce e denso. In zone vicine sono state ritrovate brocche con scritto ‘vino affumicato’ e ‘vino molto scuro’.

In quel tempo mescolare il vino con spezie, frutta e resine era una pratica frequente. I produttori di vino erano convinti che le resine di mirra, franchincenso e terebinto aiutassero a conservarlo più a lungo. Inoltre venivano aggiunti melagrana, mandragola, zafferano e cannella per dare sapore alla bevanda.

Se volessimo farci un’idea del vino che beveva Gesù potremmo aggiungere delle resine o delle spezie a un Amarone della Valpolicella, un vino rosso corposo dal sapore pieno con sentori di frutta matura ottenuto da uve passite. È solo un’approssimazione teorica, e forse non è il caso di fare simili esperimenti con un vino così pregiato. 

A prescindere dagli esperimenti, se volete conoscere le cantine che propongono Valpolicella biologico o biodinamico leggete il nostro speciale.

a.po

 

 

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