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Calvizia? Arriva un robot che risolve il problema

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Dalla Silicon Valley arriva il nuovo sistema per il trapianto dei capelli. I primi interventi sono stati gia’ effettuati a Milano

 

Bracci automatizzati, schermi ad alta risoluzione, scansioni tridimensionali, visori microscopici, analisi computerizzate, monitoraggio e aggiustamento simultaneo, tensiometri cutanei ad elevata sensibilità.

Rispetto agli attuali metodi di autotrapianto, come F.U.T.-Strip o F.U.E. classica, non vi sono suture o cicatrici lineari, l’invasività è minima, non si prova alcun dolore, si riducono le possibilità di errore umano, si scelgono le unità follicolari migliori, si elimina la possibilità di danneggiare il bulbo da prelevare, i tempi di recupero sono molto più rapidi, l’aspetto finale è naturale e i risultati permanenti e “a prova di barbiere”.

Sono queste le caratteristiche dell’innovativo sistema “Artas”, presentato da Ab medica, la maggiore azienda privata Italiana di chirurgia robotica e apparecchiature biomedicali e da Restoration Robotics, la società californiana detentrice di tecnologie uniche a livello mondiale per il trapianto dei capelli.

Il ruolo del medico e della sua equipe è ancora fondamentale, soprattutto nella fase della comprensione dei fabbisogni e degli obiettivi del paziente, così come in quella del reimpianto. E’ il robot, tuttavia, che “opera” durante il momento delicato del prelievo; tanto che il chirurgo, in questa fase, potrebbe addirittura totalmente astenersi, dispensato dal compiere movimenti ripetitivi, difficili e defatiganti.

Gli algoritmi di “Artas” permettono, infatti, di mappare l’area donatrice del paziente e di impostare l’allineamento, l’angolazione e la profondità per la raccolta di ogni singola unità bulbare. “Artas” determina così la densità e la distribuzione dei follicoli, aggiornando i parametri 50 volte al secondo e riportando sul monitor ogni unità prelevata; estrae con precisione non eguagliabile i follicoli, in modo omogeneo e volutamente casuale; li divide, poi, in 1 / 2 / 3 / 4 capelli, con un’accuratezza che arriva sino a centinaia di migliaia di volte per seduta; lasciandoli intatti, consente di preservarne la vitalità, pronti per essere trasferiti alla zona individuata per l’innesto.

Nonostante tecnologie così sofisticate, tutta la procedura all’apparenza avviene in modo molto semplice, a livello ambulatoriale e in un paio d’ore, con il paziente comodamente seduto e assistito dal personale medico, in una continua interazione uomo-macchina.

Il sistema “Artas” è il frutto di otto anni di ricerca e sviluppo. Rigorosamente testato, è stato approvato dall’ente di controllo statunitense FDA e dagli altri principali organismi internazionali di regolazione.

L’Italia, con il Regno Unito, è il primo paese europeo in cui diventa operativo. Si rafforzano così alcuni record che vedono l’Italia molto avanti nell’utilizzo della chirurgia robotica (con il diffuso sistema “da Vinci”) ed anche per l’attenzione agli interventi estetici e, in particolare, alla cura dei capelli.

Non a caso, in Italia, secondo il Presidente della Società Italiana di Tricologia e Vicepresidente della Società internazionale della chirurgia delle calvizie, prof. Vincenzo Gambino, le operazioni per contrastare calvizie o diradamento sono al primo posto tra tutte quelle effettuate dagli uomini per motivi estetici.

 

Lo stesso prof. Gambino ha già avuto modo di effettuare sette procedure con il sistema “Artas”, da quando avviato a Milano a inizio giugno. (com)

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