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Golpe Borghese: giudice Salvini, ‘operazione seria, fallì senza appoggio Usa’ (2)

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(Adnkronos) – “Gli americani – spiega il giudice Guido Salvini – ritenevano non solo che in Italia un ‘golpe’ fosse destinato al fallimento, ma anche che poteva avere effetti controproducenti scatenando un’incontrollabile reazione delle sinistre. Washington riteneva, del resto, che in Italia non ci fosse, a differenza della Grecia, una leadership militare in grado di governare. Penso che il mancato sostegno americano, anche se ovviamente non denunciarono alle autorità italiane quanto si stava preparando, sia stato la vera chiave del fallimento del progetto”.

Alla domanda se esiste un rapporto tra il tentato golpe e le stragi, Salvini non ha dubbi. “Tutto sembra dimostrare che nel 1969, all’epoca di Piazza Fontana, il ‘golpe’ non fosse affatto pronto sul piano politico-militare. La mia sensazione è che in quel momento solo la corrente radicale di Ordine Nuovo nel Veneto ritenesse che i tempi fossero già maturi per dare la spallata finale al sistema democratico e arrivarono quindi alla strage. Oggi chiameremmo questa strategia ‘accelerazionismo’, tipica degli attentati di alcuni gruppi suprematisti statunitensi: creare con il terrorismo una situazione di caos dalla quale non si può tornare indietro”.

Questo, conclude Salvini, “non significa ovviamente che tra le stragi e il ‘golpe Borghese’ non ci sia un rapporto: gli attentati dimostrativi precedenti volevano produrre un clima che avrebbe portato al golpe, poi qualcuno, i neonazisti veneti che volevano velocizzarne l’attuazione, passarono alle stragi”.

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