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Giustizia: Colombo, ‘credevo nel carcere, ora sono certo che vada abolito’

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<p>Milano, 26 giu. (Adnkronos) – “Di esperienze ne ho avute molte e sono tutte esperienze che confermano la mia convinzione ormai sicura che, così com’è qui da noi, il carcere dovrebbe essere abolito”. L’ex magistrato Gherardo Colombo parla in una lunga intervista a ‘Il Dubbio’ delle sue convinzioni in materia di carceri e condanne (“ormai sono convintissimo che la pena non serva a dissuadere dal commettere reati”) e racconta del suo percorso, che lo ha portato a dimettersi quattordici anni prima sulla scadenza naturale di allora. </p>
<p>All’inizio, sul carcere aveva altre idee: “Il carcere – dice – per me era uno strumento. Credevo, come si impara all’università, che fosse uno strumento di prevenzione (..), cioè che servisse a evitare che una persona commettesse un reato per la paura della minaccia della pena. Per quanto non lo vedessi comunque bene, pensavo che fosse necessario per educare le persone a rispettare le regole. Ma in 33 anni di magistratura, dal 1974 al 2007 progressivamente ho cambiato idea su questo punto. Sempre più ho interiorizzato la differenza tra l’articolo 27, che richiede che le pene non siano in contrasto con il senso di umanità, oltre a dover tendere alla rieducazione del condannato, e la situazione effettiva del carcere”, sottolinea. </p>
<p>Secondo Colombo,” per mettere una persona in carcere devi aver provato cosa è il carcere. Ma dovresti averlo provato per davvero, non averlo visto da turista, da operatore che arriva interroga e se ne va. Una settimanina dentro sarebbe necessario starci per capire che cos’è il carcere. È necessario capire che cos’è veramente il carcere. Oggi la stragrande maggioranza delle persone che sono in carcere – continua – non è pericolosa”. Su una popolazione credo di circa 56 o 57mila detenuti, “di questi credo che ci saranno al massimo 20mila persone pericolose, volendo esagerare. Capirete che passare da 57mila a 20mila e occuparsi degli altri attraverso misure alternativa come l’affidamento in prova ai servizi sociali, vorrebbe dire anche rendere la vita di chi è detenuto più coerente con il principio costituzionale”. </p>

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