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Fase 2: Albergatori Milano, ‘confini regionali chiusi? Situazione insostenibile’

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Milano, 22 mag. (Adnkronos) – L’altolà agli spostamenti tra regioni italiane dal 3 giugno, data che avrebbe dovuto sancire la riapertura dei confini interni e che invece sembra possa riguardare solo i territori con uguale livello di contagio, ha messo in allarme gli albergatori, alcuni dei quali pensavano di riaprire al pubblico proprio in base a quella previsione sulla riapertura. “E’ un fulmine a ciel sereno, che sicuramente ricade soprattutto sulla Lombardia e sul suo capoluogo”, dice all’Adnkronos il presidente degli albergatori di Milano, Maurizio Naro. “La settimana scorsa non ci aspettavamo l’apertura delle frontiere regionali e dell’area Shengen, anche se gli hotel business ci speravano”. A Milano, in particolare, “se prima tutti prevedevano la riapertura al pubblico a settembre, alcuni ora avevano ipotizzato metà giugno o luglio per questa possibilità di muoversi in Italia”.

Finora, a Milano, spiega Naro, hanno aperto solo quattro o cinque alberghi sui 400 presenti e “in queste tre settimane non hanno mai superato le dieci camere occupate”, su un totale di 35mila in città. Delle strutture cittadine, “forse solo il 5% ha chiesto prestiti garantiti, mentre invece tutti hanno chiesto la cassa integrazione, che per ora è stata anticipata. Però mi aspetto che almeno nelle prossime settimane arrivino le risorse direttamente dall’Inps perché le aziende turistiche hanno fatto fuori tutta la liquidità e non sono in grado di anticipare gli importi”.

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