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Gli animali stanno tornando a casa?

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Secondo una nuova ricerca, grazie ai nostri sforzi, i predatori stanno ripopolando i loro habitat

In tutto il mondo, i grandi predatori che si trovano al vertice delle rispettive catene alimentari sono in movimento: recentemente, animali come alligatori, lontre, orche, leoni di montagna e lupi si stanno spostando e compaiono in posti sorprendenti, habitat nuovi – che, in realtà, non sono soltanto molto simili ai loro vecchi habitat ma sono proprio i posti che questi predatori occupavano prima che gli umani riducessero drasticamente le loro popolazioni.

Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista «Current Biology», il merito potrebbe essere il nostro, o meglio dei programmi di conservazione studiati e gestiti dagli uomini. Il punto, infatti, è che questi luoghi che un tempo erano abitati proprio dalle stesse specie vengono di nuovo raggiunti perché le popolazioni sono cresciute e quindi gli esemplari hanno bisogno di nuove (vecchie) aree da colonizzare.

Questo, ovviamente, non vuol dire che abbiamo vinto una battaglia e che adesso possiamo smettere di combattere, anche perché, ahinoi, il mondo continua ad essere pieno di bracconieri, comportamenti sbagliati e follie di vario genere che mantengono gli animali costantemente in pericolo. Questo vuole sicuramente dire, però, che possiamo fare un passo indietro e tornare a trattare gli animali come facevamo prima, con livelli di intervento umano pari a quelli del periodo di pre-interferenza, in modo che possano prosperare.

In questo modo, possiamo concentrarci nel godere della bellezza di vedere questi animali nei loro habitat, sapendo che stiamo rispettando sia il loro ambiente che il nostro. I ricercatori, infatti, hanno anche scoperto che molti degli ecosistemi ripopolati dai predatori sono diventati più forti, dopo la loro ricomparsa – ad esempio, le lontre marine che si sono trasferite in alcuni specifici estuari, tornando a mangiare i granchi che, in loro assenza, mangiavano troppe delle lumache che contribuivano al prosperare delle foreste di kelp, hanno permesso a queste alche di tornare a crescere, risistemando un problema di conservazione che altrimenti sarebbe toccato all’uomo risolvere.

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