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La resistenza dei cuccioli di tartaruga marina

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Due scienziati hanno utilizzato tapis roulant e piccoli costumi da bagno per valutare le performance delle tartarughe marine quando nascono

Quando le tartarughe marine vengono al mondo devono darsi subito da fare: nelle loro prime 24 ore, infatti, fanno un viaggio importantissimo – dal nido all’oceano. Questo viaggio, che dovrebbe richiedere alcuni minuti, a volte dura ore in ambienti urbani dove la luce artificiale può disorientare i piccoli. Due scienziati della Florida Atlantic University (FAU) hanno impiegato piccoli tapis roulant e costumi da bagno per indagare le prestazioni di nuoto delle tartarughe dopo che hanno dovuto gattonare per tanto tempo prima di arrivare in acqua.

Innanzitutto, hanno scoperto che la velocità è cruciale per i piccoli di tartaruga, che affrontano molti pericoli mentre si dirigono verso l’oceano, e che la loro sopravvivenza dipende pesantemente dalla loro capacità di nuotare. Ma hanno potuto anche sottolineare quanto sia pericoloso l’eccesso di luce degli ambienti urbani che può allontanare le baby tartarughe dall’oceano, facendole andare verso le strade – dove potrebbero essere investite dal traffico, affogare in una piscina o essere mangiate da un predatore. Sarah Milton, professore associato di Scienze Biologiche, ha dichiarato che ciò che ha spinto lo studio è stato proprio il desiderio di capire cosa succede a questi piccoli dopo aver passato ore a strisciare sulla spiaggia perché disorientati.

La professoressa Milton e la dottoressa Karen Pankaew hanno condotto quello che FAU ha descritto come il «primo studio sul disorientamento per esaminare gli effetti fisiologici di un lento e prolungato avanzamento e le prestazioni di nuoto». Hanno raccolto 150 nati da 27 nidi di tartaruga e 18 tartarughe verdi nella contea di Palm Beach, in Florida, e li hanno fatti camminare su piccoli tapis roulant prima di farli nuotare in una vasca con un costume da bagno appositamente progettato. Poi hanno misurato il consumo di ossigeno, l’accumulo di lattato, la respirazione durante il nuoto e la frequenza cardiaca.
I risultati dello studio hanno sorpreso i ricercatori, visto che hanno scoperto che le tartarughe sono delle macchine da strisciamento: «si arrampicano e si riposano, gattonano e si riposano ed è per questo che non erano troppo stanche per nuotare», hanno dichiarato.

Lo studio – che offre anche una base scientifica per il backup delle ordinanze di illuminazione durante la stagione della schiusa – è stato pubblicato sul «Journal of Experimental Biology».

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ricerca, tartarughe, tartarughe marine

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