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L’Italia perde 7 metri quadri di suolo al secondo. Avanzano cemento e asfalto

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Il consumo di suolo è un rischio sempre più grande per l’ambiente con conseguenze pericolose per l’uomo

L’attività dell’uomo erode continuamente suolo alla natura. In Europa si perdono 11 ettari di terreno ogni ora e nel nostro paese si marcia a un regime di quasi 7 metri quadri al secondo. Una perdita quasi irreversibile perché servono fino a 1.000 anni perché 2-3 centimetri di suolo possano riformarsi.

Nel nostro paese il consumo di suolo procede a un velocità doppia rispetto alla media europea; purtroppo seguiamo una tendenza diffusa in altri paesi del mondo. Un dato preoccupante mentre, sempre a livello globale, la domanda di cibo, foraggio e fibre è in crescita ed è previsto dalla Fao un aumento del 60% entro il 2050.

L’Ispira ha diffuso questi dati in occasione del “World Soil Day”: La vita sotto i nostri piedi”, appuntamento organizzato da Ispra per la Giornata Mondiale del Suolo istituita dalle Nazioni Unite per accendere i riflettori su questa indispensabile risorsa naturale.

Perché il suolo è fondamentale? Ricordiamo che il 95% del nostro cibo dipende dalla disponibilità di suolo fertile e che il 20% delle emissioni di Co2 dell’uomo sono catturate dal suolo; il carbonio nel suolo è pari a tre volte quello in atmosfera.

Secondo la Fao, con questo tasso di distruzione del suolo, ci rimangano solo 60 anni residui per disporre di sufficiente suolo fertile di buona qualità.

“Su un territorio meno ricco e più fragile per il consumo di suolo si abbattono – spiega la Coldiretti – i cambiamenti climatici con le precipitazioni sempre più intense e frequenti con vere e proprie bombe d’acqua che il terreno non riesce ad assorbire. Il risultato – sostiene la Coldiretti – è che sono saliti a 7.145 i comuni italiani, ovvero l’88,3% del totale, che sono a rischio frane e/o alluvioni secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ispra. Di questi 1640 hanno nel loro territorio solo aree a derivata propensione a fenomeni franosi, 1.607 sono invece i comuni a pericolosità idraulica e 3.898 quelli in cui coesistono entrambi i fenomeni”.

“Per proteggere la terra e i cittadini che vi vivono, l’Italia – conclude la Coldiretti – deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell’attività agricola.”

 

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ISPRA, suolo

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