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Agrivoltaico 2026 impianto pannelli campo

Agrivoltaico: cos’è, come funziona e quali incentivi offre nel 2026

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di Redazione Ecoseven – 20/07/2026

Agrivoltaico 2026 impianto pannelli campo

In breve,

l’agrivoltaico è la tecnologia che fa convivere sullo stesso terreno la produzione di energia solare e l’attività agricola, senza che l’una escluda l’altra. Non va confuso con un semplice impianto fotovoltaico piazzato in un campo: la normativa italiana lo distingue con precisione, e proprio questa distinzione decide chi può accedere agli incentivi del PNRR e chi no. Nel 2026 le regole del gioco sono cambiate su un punto cruciale, quello delle scadenze.

L’agrivoltaico integra moduli fotovoltaici e coltivazioni o allevamento sullo stesso appezzamento, con pannelli sopraelevati o distanziati che lasciano spazio alle piante e al passaggio dei mezzi agricoli. In Italia è sostenuto da un incentivo dedicato del PNRR che prevede un contributo a fondo perduto fino al 40% dei costi e una tariffa sull’energia immessa in rete, con un obiettivo nazionale di 1,04 GW di nuova potenza, secondo il Decreto Agrivoltaico del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

Cos’è l’agrivoltaico e come funziona

L’agrivoltaico è un sistema che genera energia elettrica dal sole mantenendo, sullo stesso terreno, la continuità dell’attività agricola. La chiave è la struttura degli impianti: i moduli fotovoltaici sono montati su strutture di sostegno elevate rispetto al suolo, oppure distanziate tra loro, in modo da permettere la coltivazione, il pascolo e il transito dei mezzi agricoli anche sotto e attorno ai pannelli.

Un impianto agrivoltaico è composto dai moduli fotovoltaici, dalle strutture di sostegno, dagli inverter, dai cablaggi e da un sistema di monitoraggio che, per gli impianti incentivati, deve rispettare le Linee Guida elaborate da CREA e GSE. Il principio è quello di sfruttare due volte la stessa superficie: sopra si produce energia pulita, sotto si continua a fare agricoltura. In alcune configurazioni i pannelli offrono anche un beneficio agronomico, creando ombreggiamento che può proteggere alcune colture dallo stress termico e ridurre l’evaporazione dell’acqua dal suolo.

Differenza tra agrivoltaico e fotovoltaico

È il punto che genera più confusione, e su cui la normativa è netta: l’agrivoltaico non è un impianto fotovoltaico a terra a cui si aggiunge qualche pianta. Il fotovoltaico tradizionale a terra è destinato unicamente alla produzione di energia e occupa il suolo sottraendolo ad altri usi. L’agrivoltaico, invece, deve garantire la reale continuità dell’attività agricola come funzione primaria, integrandola con la produzione elettrica.

Per essere riconosciuto come tale e accedere agli incentivi, un impianto agrivoltaico “avanzato” deve rispettare requisiti tecnici e agronomici precisi, verificati attraverso un sistema di monitoraggio che documenta sia la produzione di energia sia la continuità della coltivazione. Come ha sottolineato la stessa disciplina di settore, l’obiettivo è sostenere impianti realmente innovativi e non un “fotovoltaico a terra mascherato”. Questa è la ragione per cui l’incentivo non è automatico: dipende dal rispetto di tali requisiti. La differenza, dunque, non è solo tecnica ma anche giuridica, e determina l’accesso ai contributi pubblici.

Come funzionano gli incentivi per l’agrivoltaico nel 2026

Il sostegno all’agrivoltaico si fonda sul Decreto Agrivoltaico del MASE, in attuazione della misura PNRR dedicata allo sviluppo agro-voltaico. Il meccanismo prevede una doppia forma di incentivo che si cumula: un contributo in conto capitale fino al 40% dei costi ammissibili, finanziato dal PNRR, e una tariffa incentivante applicata all’energia elettrica netta immessa in rete.

I beneficiari non sono i privati cittadini, ma le imprese agricole: imprenditori agricoli come definiti dall’articolo 2135 del codice civile, in forma individuale, societaria o cooperativa. Le spese ammissibili comprendono la realizzazione dell’impianto agrivoltaico avanzato, i sistemi di accumulo e le attrezzature per il monitoraggio richiesto dalle Linee Guida CREA-GSE. La gestione della misura, dalla presentazione delle domande all’erogazione, è affidata al GSE, il Gestore dei Servizi Energetici, attraverso procedure pubbliche competitive come registri e aste. L’obiettivo complessivo fissato dal decreto è installare almeno 1,04 GW di nuova capacità agrivoltaica, per una produzione stimata di circa 1.300 GWh l’anno.

Quali sono le scadenze aggiornate al 2026

È l’aspetto su cui è intervenuta la novità più recente. Le Regole Operative della Facility Agrivoltaico, pubblicate dal GSE il 30 marzo 2026 in attuazione del Decreto Legge 19 febbraio 2026 n. 19, hanno ridisegnato le tempistiche del programma.

In base al quadro aggiornato, il termine entro cui il GSE stipula gli accordi di concessione con i soggetti beneficiari è fissato al 30 giugno 2026. Da quella data decorrono 24 mesi entro i quali l’impianto deve entrare in esercizio, e comunque non oltre il 31 dicembre 2027. Si tratta di una modifica rilevante rispetto al termine precedente, che coincideva con la fine del giugno 2026 anche per l’entrata in esercizio degli impianti: la nuova formulazione concede quindi un margine temporale più ampio per completare i progetti. Trattandosi di una misura in evoluzione, con sportelli e contingenti che vengono aperti e aggiornati periodicamente, per le scadenze operative in vigore è sempre opportuno fare riferimento all’Area Clienti del portale GSE.

Vantaggi e limiti dell’agrivoltaico

L’agrivoltaico presenta vantaggi significativi, ma anche vincoli che vanno considerati. Il beneficio principale è il doppio uso del suolo: la stessa superficie produce energia e continua a essere coltivata, riducendo il consumo di terreno agricolo che caratterizza invece il fotovoltaico a terra tradizionale. A questo si aggiungono i possibili benefici agronomici dell’ombreggiamento e il sostegno al reddito delle imprese agricole, che affiancano alla produzione tradizionale una fonte di ricavo energetica.

Tra i limiti, il principale è la complessità: i costi di installazione delle strutture sopraelevate sono più elevati rispetto a un impianto a terra, i requisiti tecnici e agronomici sono stringenti e l’accesso agli incentivi passa da procedure competitive che non garantiscono a tutti i partecipanti l’assegnazione. Inoltre, non tutte le colture si adattano allo stesso modo alla presenza dei pannelli. Per questo la valutazione di un progetto agrivoltaico richiede un’analisi tecnica accurata, caso per caso, prima di procedere.

 

F.A.Q – Domande frequenti sull’agrivoltaico

Cos’è l’agrivoltaico in parole semplici?

L’agrivoltaico è un sistema che produce energia solare e permette allo stesso tempo di coltivare o allevare sullo stesso terreno. I pannelli fotovoltaici sono montati su strutture elevate o distanziate, così da lasciare spazio alle colture e ai mezzi agricoli sotto e intorno a essi.

Che differenza c’è tra agrivoltaico e fotovoltaico?

Il fotovoltaico a terra tradizionale serve solo a produrre energia e occupa il suolo. L’agrivoltaico, invece, deve mantenere la continuità dell’attività agricola come funzione primaria, integrandola con la produzione elettrica. Solo gli impianti che rispettano precisi requisiti agronomici e tecnici sono riconosciuti come agrivoltaici e possono accedere agli incentivi.

Chi può accedere agli incentivi per l’agrivoltaico?

Gli incentivi del PNRR per l’agrivoltaico sono riservati alle imprese agricole: imprenditori agricoli ai sensi dell’articolo 2135 del codice civile, in forma individuale, societaria o cooperativa. Non sono destinati ai privati cittadini. La gestione delle domande è affidata al GSE tramite procedure pubbliche competitive.

Quanto copre l’incentivo per l’agrivoltaico?

Il sostegno prevede due componenti cumulabili: un contributo in conto capitale fino al 40% dei costi ammissibili, finanziato dal PNRR, e una tariffa incentivante sull’energia elettrica immessa in rete. L’obiettivo del decreto è installare almeno 1,04 GW di nuova capacità agrivoltaica in Italia.

L’agrivoltaico si può realizzare su terreno agricolo?

Sì, l’agrivoltaico è progettato proprio per i terreni agricoli, dove convive con l’attività di coltivazione o allevamento. A differenza del fotovoltaico a terra, non sottrae il suolo all’agricoltura ma lo utilizza in modo integrato, a condizione che l’impianto rispetti i requisiti previsti dalla normativa.


ATTENZIONE: questo articolo sull’agrivoltaico ha finalità informative e divulgative e non costituisce consulenza tecnica o professionale; la normativa sugli incentivi è in evoluzione e le scadenze operative dei bandi vengono aggiornate periodicamente. Prima di avviare un progetto o presentare domanda si raccomanda di verificare le regole in vigore sull’Area Clienti del portale GSE e di rivolgersi a un tecnico qualificato.

Fonti: Decreto Agrivoltaico del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE, D.M. 436/2023), attuazione PNRR Misura M2C2; Regole Operative della Facility Agrivoltaico pubblicate dal GSE il 30 marzo 2026 (attuazione D.L. 19 febbraio 2026 n. 19); Linee Guida CREA-GSE per il monitoraggio.

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