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Raccolta differenziata della plastica rischio blocco 2026, in evidenza

Raccolta differenziata della plastica: perché rischia il blocco proprio mentre cresce

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di Redazione Ecoseven – 20/07/2026

Raccolta differenziata della plastica rischio blocco 2026

In breve,

la raccolta differenziata della plastica in Italia nel 2025 è cresciuta del 3,75% e ha superato i target di raccolta, eppure oggi rischia di fermarsi in alcune aree del Paese. Il presidente di Corepla, Giorgio Quagliuolo, parla di un rischio di blocco “in parte già manifestatosi”. Il motivo non è che gli italiani riciclino male: è un cortocircuito industriale che si è aperto a monte, negli impianti. E per capirlo bisogna guardare a un numero che quasi nessuno cita.

I dati raccontano un paradosso: più plastica viene raccolta dai cittadini, più la filiera del riciclo va in sofferenza. Nel 2025 Corepla ha avviato a riciclo 1.180.000 tonnellate di imballaggi in plastica, di cui 970.000 effettivamente riciclate, pari al 49,6% dell’immesso al consumo, a un soffio dall’obiettivo europeo del 50% (dati Assemblea Corepla, 19 maggio 2026). Eppure, poche settimane dopo la presentazione di questi numeri positivi, il nuovo vertice del Consorzio ha lanciato un allarme opposto.

Cosa sta succedendo alla raccolta differenziata della plastica in Italia

Il problema non è nei sacchetti gialli dei cittadini, ma in quello che accade dopo. Gli imballaggi in plastica raccolti finiscono nei centri comprensoriali, le piattaforme che per conto di Corepla accolgono il materiale subito dopo la raccolta stradale, in attesa di essere avviato al riciclo. È proprio lì che si è formato l’ingorgo.

Ad aprile 2026 le quantità giacenti presso questi centri risultavano circa raddoppiate rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il dato è stato segnalato da Bruno Manzi di Utilitalia, la federazione delle imprese dei servizi pubblici, in un’intervista a Ricicla.tv. Quando i centri si saturano e il materiale non viene ritirato con la stessa frequenza di prima, l’intera catena si inceppa: dai piazzali di stoccaggio si risale fino ai cassonetti.

A rendere la situazione più delicata è la stagione calda. Con l’aumento delle temperature cresce anche il rischio di incendio nei depositi che accumulano grandi quantità di plastica, un pericolo concreto già verificatosi in diversi impianti italiani nel corso del 2026.

Perché il riciclo della plastica è in crisi se la raccolta cresce

Qui sta il paradosso. Nel maggio 2026, presentando i dati 2025 all’assemblea annuale, il presidente uscente Giovanni Cassuti parlava di un sistema solido e in crescita. Poche settimane dopo, con l’insediamento di Giorgio Quagliuolo alla presidenza a inizio giugno, il tono è cambiato radicalmente.

Il nodo è a valle: il mercato della plastica riciclata. La plastica vergine, quella di prima produzione, è tornata più competitiva sul prezzo, mentre il materiale riciclato fatica a trovare acquirenti. In parole semplici, i cittadini raccolgono sempre più plastica, ma chi dovrebbe trasformarla e rivenderla non riesce a piazzarla sul mercato. Il materiale così si accumula anziché tornare in ciclo.

Il fenomeno non è solo italiano. Secondo quanto dichiarato da Quagliuolo al Sole 24 Ore, nell’ultimo periodo in Europa sono stati chiusi 45 impianti di riciclo, mentre in Italia due impianti risultano già fermi e altri due in fase di ristrutturazione, con una conseguente riduzione della capacità di trattamento. La capacità di riciclo dell’Unione Europea è calata di circa un milione di tonnellate rispetto al suo picco, una quantità pari all’intera capacità di riciclo della Francia.

Cosa significa “rischio blocco” e quali regioni sono più esposte

“Rischio blocco” significa che, se gli impianti di destinazione si saturano e non possono più accettare plastica, i Comuni non hanno più dove conferire ciò che raccolgono. A quel punto la raccolta differenziata rischia di interrompersi, con il paradosso di trasformare in rifiuto da smaltire un materiale che cittadini e territori avevano separato proprio per essere riciclato.

Quagliuolo ha definito la crisi “strutturale”, avvertendo che senza misure urgenti e straordinarie il blocco della raccolta differenziata in ampie aree del Paese è un rischio concreto, in parte già manifestatosi. Il Consorzio ha segnalato in una lettera la preoccupazione per una possibile interruzione nelle aree più critiche.

Le zone più esposte al momento risultano la Sicilia e le Marche; nei mesi a cavallo tra 2025 e 2026 criticità avevano interessato anche Sardegna e Puglia. Sul fronte istituzionale sono già intervenute alcune Regioni: il Veneto ha convocato a inizio luglio un tavolo tecnico urgente con gli attori della filiera, mentre Emilia-Romagna ha scritto al Ministero chiedendo un intervento immediato per evitare il collasso operativo degli impianti.

Cosa dicono i dati Corepla 2025

I numeri presentati dal Consorzio a maggio 2026 fotografano un sistema che, sul fronte della raccolta, funziona. È il valore economico del riciclato, a valle, a essere entrato in crisi.

Indicatore (dati 2025) Valore
Imballaggi in plastica avviati a riciclo 1.180.000 t
Imballaggi effettivamente riciclati 970.000 t
Quota riciclata sull’immesso al consumo 49,6% (obiettivo UE 2025: 50%)
Raccolta differenziata urbana ~1,3 milioni di t
Crescita raccolta sul 2024 +3,75%
Raccolta pro capite 27 kg per abitante
Comuni serviti 7.534 (98% della popolazione)

Un dettaglio spiega meglio di ogni altro dove si perde valore: tra le 1.180.000 tonnellate avviate a riciclo e le 970.000 effettivamente riciclate ballano circa 210.000 tonnellate. Quella differenza è dovuta alle perdite di processo negli impianti di selezione e riciclo, materiale che entra nel circuito ma non torna in ciclo. È la parte meno raccontata del sistema, e quella su cui la crisi degli impianti pesa di più.

Cosa può cambiare per i cittadini

Nell’immediato, per chi fa correttamente la raccolta differenziata non cambia nulla: la regola resta separare gli imballaggi in plastica e conferirli come sempre. Interrompere la raccolta a casa propria non aiuterebbe il sistema, anzi peggiorerebbe la qualità del materiale.

Le soluzioni indicate da Corepla si giocano su un altro tavolo, quello industriale e normativo: aumentare i volumi autorizzati degli impianti di stoccaggio, sostenere la domanda di plastica riciclata e, come misura emergenziale per i flussi non riciclabili, ricorrere al recupero energetico. Sono interventi che dipendono da mercato e istituzioni, non dal singolo cittadino.

L’unica cosa che il cittadino può fare per contare davvero è migliorare la qualità del conferimento: separare bene, sciacquare i contenitori sporchi di residui, non abbandonare materiale fuori dai contenitori. Meno impurità significano meno perdite di processo, ed è esattamente su quelle perdite che oggi il sistema fatica di più.

Domande frequenti sulla crisi della raccolta differenziata della plastica

Perché la plastica riciclata non trova acquirenti?

Perché la plastica vergine, quella di prima produzione, è tornata più competitiva sul prezzo rispetto al materiale riciclato. Chi produce imballaggi tende quindi a preferire la vergine, e il riciclato resta invenduto, accumulandosi negli impianti anziché tornare in ciclo. È il meccanismo che Corepla ha definito una crisi strutturale del mercato delle materie prime seconde.

La raccolta differenziata della plastica si è già fermata da qualche parte?

Secondo Corepla il rischio di blocco è “in parte già manifestatosi”. Le aree segnalate come più critiche sono la Sicilia e le Marche; nei mesi precedenti criticità avevano toccato anche Sardegna e Puglia. Non si tratta di un blocco nazionale, ma di situazioni localizzate dove gli impianti di destinazione si avvicinano alla saturazione.

Devo smettere di fare la raccolta differenziata della plastica?

No. Per il cittadino la regola non cambia: gli imballaggi in plastica vanno separati e conferiti come sempre. La crisi riguarda gli impianti e il mercato del riciclato, non la raccolta domestica. Interrompere la differenziata peggiorerebbe soltanto la qualità del materiale e la gestione dei rifiuti.

Quanta plastica ricicla davvero l’Italia?

Nel 2025 Corepla ha avviato a riciclo 1.180.000 tonnellate di imballaggi in plastica, di cui 970.000 effettivamente riciclate: una quota del 49,6% rispetto all’immesso al consumo, in linea con l’obiettivo europeo del 50% fissato per il 2025. La differenza tra le due cifre è legata alle perdite di processo negli impianti.

Cosa succede se una regione blocca la raccolta della plastica?

Se gli impianti di destinazione non possono più accettare materiale, i Comuni non hanno dove conferire ciò che raccolgono e la differenziata rischia di interrompersi. Il materiale già separato dai cittadini finirebbe per essere trattato come rifiuto indifferenziato da smaltire, con un danno ambientale ed economico. È lo scenario che Regioni come Emilia-Romagna e Veneto hanno chiesto al Governo di scongiurare.


ATTENZIONE: questo articolo su raccolta differenziata della plastica ha finalità informativa e descrive una situazione in evoluzione al luglio 2026; non sostituisce le indicazioni ufficiali del proprio Comune o gestore del servizio rifiuti, che restano il riferimento per le modalità di conferimento locali. Per la situazione della raccolta nel proprio territorio si invita a consultare le comunicazioni del Comune e del gestore.

Fonti: dati 2025 presentati all’Assemblea Corepla del 19 maggio 2026 (Corepla, corepla.it); dichiarazioni di Giorgio Quagliuolo, presidente di Corepla, riportate da Il Sole 24 Ore (luglio 2026) e Ricicla.tv (giugno 2026); dato sulle giacenze di aprile 2026 attribuito a Bruno Manzi (Utilitalia) via Ricicla.tv; interventi delle Regioni Veneto ed Emilia-Romagna riportati da Ricicla.tv (luglio 2026). Raccolta differenziata della plastica

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