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Morto a 95 anni l’ex giudice Corrado Carnevale, il suo soprannome era ‘ammazzasentenze’

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(Adnkronos) – E' morto a Roma l'ex giudice Corrado Carnevale, aveva 95 anni. Nato a Licata nel maggio 1930, era stato presidente della prima sezione penale della Corte di Cassazione. Per una serie di sentenze di annullamento gli venne attribuito il soprannome 'ammazzasentenze'.  Tra i verdetti annullati quello sui mandanti dell'omicidio di Chinnici e quello per la strage di piazza Fontana, le condanne per la cosiddetta 'Pizza connection' o ancora alcune condanne inflitte alla banda della Magliana. Coinvolto in un’inchiesta, per l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, ne è uscito assolto.  Dal 1993 al 2007 venne sospeso dal servizio, poi il ritorno in Cassazione e la pensione nel 2013. I funerali si svolgeranno venerdì alle 15 nella chiesa di Cristo Re a viale Mazzini.  Carnevale è stato uno dei magistrati più potenti, controversi e discussi della storia repubblicana. Per quasi un decennio, alla guida della prima sezione penale della Corte suprema di Cassazione, ha esercitato un'influenza senza precedenti sul giudizio di legittimità, incidendo in modo determinante sull'esito di centinaia di processi che riguardavano mafia, terrorismo, criminalità organizzata e grandi delitti politici. È in quegli anni che la stampa gli affibbiò un soprannome destinato a diventare marchio indelebile: il giudice ammazzasentenze. Un'etichetta che Carnevale ha sempre respinto, rivendicando fino all'ultimo una concezione rigorosa, formalista e garantista del diritto. Ma che, nel linguaggio giornalistico e nell'immaginario collettivo, finì per identificare una stagione della giustizia italiana segnata da annullamenti clamorosi, rinvii a nuovo giudizio, scarcerazioni eccellenti e da uno scontro durissimo con il pool antimafia di Palermo e con Giovanni Falcone. Con la presidenza della prima sezione penale della Cassazione, Corrado Carnevale assume di fatto il monopolio del giudizio di legittimità sui processi più delicati. È in quella sede che arrivano i ricorsi sui grandi procedimenti di mafia e terrorismo, in un'Italia attraversata dalla violenza politica e dalla sfida frontale di Cosa nostra allo Stato. 
Tra il 1985 e il 1993, il collegio da lui presieduto annulla o rinvia a nuovo giudizio circa cinquecento sentenze. Un numero enorme, che non ha eguali nella storia della Suprema Corte, secondo il monitoraggio sui provvedimenti della prima sezione penale della Suprema Corte ordinato dal ministro della Giustizia, Claudio Martelli e controllato dal giudice Giovanni Falcone alla Direzione Generale degli Affari Penali del dicastero. Non si tratta quasi mai di assoluzioni nel merito, ma di annullamenti per vizi procedurali, difetti di motivazione, inosservanza delle norme di legge, valutazione ritenuta scorretta degli indizi o delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. È questa linea interpretativa a produrre gli effetti più controversi. Vengono annullati gli ergastoli inflitti ai fratelli Michele e Salvatore Greco per l'omicidio del giudice Rocco Chinnici; vengono cancellate le condanne per la strage dell'Italicus; rinviate a nuovo giudizio parti centrali dell'inchiesta Pizza Connection, che coinvolgeva Gaetano Badalamenti e il traffico internazionale di droga tra Sicilia e Stati Uniti; azzerate decine di condanne nei confronti della banda della Magliana; annullati i mandati di cattura contro esponenti di primo piano della camorra e della 'ndrangheta, come Giuseppe Misso, Giuseppe Lo Giudice, esponenti dei clan Piromalli e Santapaola. Nel 1987 annulla per tre volte l'ergastolo inflitto al mafioso Santo Barranca per l'omicidio del maresciallo dei carabinieri Vito Ievolella; nello stesso anno rinvia a nuovo giudizio gli ergastoli inflitti ai presunti killer del capitano Emanuele Basile; nel 1988 azzera 19 ergastoli nel grande processo alla 'ndrangheta reggina per vizi nella composizione del collegio giudicante. Nel 1991 e 1992 arrivano altri annullamenti clamorosi: provvedimenti cautelari revocati a carico di boss come Francesco Schiavone detto Sandokan, custodie annullate nei confronti di esponenti dei clan Moccia e Magliulo, ergastoli cancellati in processi di mafia calabrese e siciliana. Una sequenza che costruisce la sua fama e accende un sospetto sempre più diffuso: che l'applicazione rigorosa del formalismo giuridico finisca per smontare, pezzo dopo pezzo, l'impianto giudiziario costruito nei processi di merito. Carnevale contesta apertamente il teorema dell'organizzazione unitaria di Cosa nostra. Nei suoi provvedimenti nega valore probatorio alla Commissione interprovinciale e mette in dubbio l'attendibilità di Tommaso Buscetta, il pentito che aveva descritto la mafia come una piramide con una cupola di comando. Per Carnevale, la mafia non è un organismo unitario ma una sommatoria di bande. È uno scontro frontale con il pool antimafia di Palermo e con Giovanni Falcone.   
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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