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Rigopiano, chiesti tre anni e 10 mesi per i sei funzionari della Regione Abruzzo

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(Adnkronos) –
Tre anni e dieci mesi di reclusione: questa la pena chiesta oggi, nel processo di appello bis, dal sostituto procuratore generale di Perugia, Paolo Barlucchi, per i sei dipendenti del servizio di Protezione civile della Regione Abruzzo imputati per la tragedia dell'Hotel Rigopiano di Farindola (Pe), distrutto e sepolto il 18 gennaio del 2017 da una valanga sotto cui morirono in 29 tra ospiti e lavoratori della struttura. Il processo di appello bis si sta svolgendo davanti alla Corte d'Appello di Perugia come disposto dalla Cassazione. Oggi la seconda parte della requisitoria. Esaminate le posizioni di sei dipendenti del servizio di Protezione civile regionale, assolti in primo e secondo grado dalle accuse di disastro, lesioni e omicidio colposi e per i quali il sostituto procuratore generale ha chiesto invece la condanna per omicidio colposo plurimo non aggravato, in concorso formale con crollo di costruzioni colposo aggravato dalla verificazione del danno.  Barlucchi ha ricordato la sentenza della Cassazione in cui scrive che "era possibile e anche dovuto" prevenire il disastro di Rigopiano. Punto dolente l'assenza della carta valanghe regionale, rimasta sepolta per anni nei cassetti. Se la carta ci fosse stata, essa "avrebbe comportato il divieto di accedere" nella zona dell'albergo oppure "di utilizzare le strutture in esso presenti ovvero ne avrebbe imposto un uso disciplinato (limitato, per esempio, alle stagioni non invernali)". Per il procuratore, la mancata classificazione valanghiva è stata decisiva: "Se fosse stata fatta, non sarebbe successo quanto accaduto". Nella precedente udienza Barlucchi aveva chiesto condanne per due tecnici della Provincia di Pescara, per l'ex sindaco di Farindola e per un tecnico comunale, evidenziando il "caos" con cui furono gestiti i soccorsi prima del disastro.  
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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