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Polonia, droni, migranti e disinformazione: ecco la guerra ibrida di Mosca e Minsk

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(Adnkronos) – Droni, migranti, cyberattacchi e disinformazione. La guerra ibrida russa, con l’aiuto della Bielorussia, si gioca su tutti questi fronti e ha anche la Polonia fra i Paesi dell’est europeo maggiormente esposti agli attacchi con l’obiettivo di destabilizzare. “Mosca provoca, attacca, testa continuamente le nostre reazioni”, dice a Varsavia il vice ministro della Difesa polacco, Pawel Zalewski, mentre spiega a un gruppo di giornalisti italiani come funziona “East Shield”, lanciato dal suo governo lo scorso anno “contro potenziali aggressioni” da parte della Russia o della Bielorussia.  Uno ‘scudo’ fatto di barriere anticarro, sistemi anti-droni e mine (“che saranno collocate se ce ne sarà bisogno”) per un investimento complessivo di 10 milioni di zloty (oltre 2,3 miliardi di euro) fino al 2028 per “controllare e difendere ogni parte del nostro territorio e ogni livello dei nostri cieli”, assicura Zalewski. E’ di un mese fa l’incursione di 21 droni russi nello spazio aereo polacco, che, “non abbiamo dubbi, è stato un attacco deliberato, condotto alla vigilia delle manovre Zapad 2025 tra Russia e Bielorussia”, sostengono fonti del ministero degli Esteri. “E’ stato un deliberato atto di aggressione ben preparato e pianificato per testare le nostre difese”, insistono a Varsavia. I droni, “non armati”, potevano percorrere un tragitto così lungo? “C’erano serbatoi aggiuntivi”, spiegano le fonti, per le quali l’intensificazione degli attacchi delle ultime settimane è conseguenza dell’impazienza e della frustrazione crescente da parte russa per lo stallo al fronte e per gli attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche russe”. Per Varsavia è fondamentale in questa fase che la reazione da parte degli alleati sia forte, in caso contrario “finiremmo con l’incoraggiare i russi” a nuovi attacchi, e da questo punto di vista l’avvio dell’operazione ‘Sentinella dell’est’ da parte della Nato già nei giorni successivi all’incursione mostrato la volontà di reagire a nuove provocazioni di Mosca. C’è poi un secondo fronte lungo il quale la Polonia deve difendersi e sono i 418 chilometri di confine con la Bielorussia, che ogni giorno decine di migranti illegali cercano di superare per entrare in Europa. Fino al 2021, anno in cui è esplosa la crisi, non c’era nulla a dividere i due Paesi, ora c’è una barriera fisica ed elettronica, che ha ridotto i tentativi di attraversamento illegale e gli ingressi. Nella regione di Podlaski, che gestisce 247 chilometri, quattro anni fa i tentativi furono circa 38mila, quest’anno, con dati aggiornati fino al 5 ottobre, poco meno di 26mila.  Secondo le cifre della Guardia di frontiera della regione, il 95% dei migranti che hanno cercato di entrare sono stati bloccati e rimandati in Bielorussia, da dove partono aiutati da “organizzatori e facilitatori” che li portano da Minsk al confine dopo viaggi regolari dai loro Paesi di provenienza. Si tratta per lo più di uomini, provenienti da Asia (Afghanistan e Pakistan, Iraq per lo più) e Africa (Eritrea, Somalia ed Etiopia), che pagano dai tre ai 16mila dollari alle organizzazioni criminali per ottenere il visto per la Russia, il successivo trasferimento a Minsk e poi al confine con la Polonia. Da dove, se riescono a superare la barriera e a nascondersi nella foresta circostante, vengono trasferiti in Germania in auto o con altri mezzi. “Ci troviamo di fronte ad una situazione altamente imprevedibile – spiega la portavoce della Guardia di frontiera della regione di Podlaski, il maggiore Katarzyna Zdanowicz, al posto di confine di Krynki – perché non sappiamo quello che i servizi bielorussi, che sono dietro a questo sistema, faranno nei prossimi mesi. Fa parte della guerra ibrida contro la Polonia, che così è costretta a dispiegare anche migliaia di soldati al confine”, oltre agli agenti di frontiera, spesso oggetti di lancio di pietre e anche molotov. In totale si parla di circa cinquemila uomini.  La portavoce tiene poi a precisare che “la Guardia collabora con alcune organizzazioni non governative e in una cornice di rispetto dei diritti umani” dei migranti che vengono presi al confine. “In caso di problemi di salute, o se ci sono donne o minori, li portiamo in ospedale per l’assistenza”, assicurano. In questi quattro anni hanno contato una trentina di decessi. 
Terzo fronte della guerra ibrida russa e del suo ‘proxy’ bielorusso, i cyberattacchi e la disinformazione, per combattere i quali al ministero degli Esteri hanno creato un Dipartimento per la comunicazione strategica e il contrasto alla disinformazione, nel quale opera una trentina di persone. “Uno degli obiettivi è di creare caos e panico, seminare tensione tra i polacchi, tra i polacchi e gli ucraini, tra i polacchi e gli europei”, sottolinea il portavoce del ministero che coordina i servizi segreti di Varsavia, Jacek Dobrzynski, citando diversi casi di sabotaggio, dal cyberattacco contro l’agenzia di stampa Pap sull’ordine del premier Donald Tusk per la mobilitazione di migliaia di uomini da mandare al fronte, agli incendi nei centri commerciali.  E la disinformazione passerebbe anche attraverso il reclutamento di ragazzini, che affiggono poster nella strade contro Ue e Nato, oppure imbrattano muri e statue con scritte e disegni pro Stepan Bandera, collaborazionista ucraino nazista e antisemita.  “Sappiamo che tutto questo funziona, ma non sappiamo fino a che punto”, ammettono a Varsavia. Che agisce contro la disinformazione anche attraverso Tvp world services, unità della tv di Stato polacca finanziata dal ministero degli Esteri e grazie al cui satellite trasmettono il canale russo Botak, l’ucraino Slawa e il bielorusso Belsat. Voci contro le fake news e a sostegno degli oppositori a Mosca e Minsk. (di Mariagrazia Napolitano)  
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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