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Manovra 2025 alla prova dei sindacati tra il nodo Irpef e il “silenzio” su salari e pensioni

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(Adnkronos) – Taglio dell'aliquota Irpef al 33% per i redditi fino a 50mila euro ma con qualche possibile "margine" per superare questa soglia, più risorse alla sanità, silenzio su salari e pensioni. E' il bilancio che – chi più soddisfatto, chi decisamente meno – fanno i sindacati al termine dell'incontro a Palazzo Chigi con il governo sui contenuti della prossima legge di bilancio.  Due ore di confronto, presieduto dal sottosegretario Alfredo Mantovano (la premier Giorgia Meloni era al comizio finale del centrodestra a Firenze), insieme ai ministri dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, del Lavoro, Marina Calderone, della Pa, Paolo Zangrillo e al viceministro al Mimit, Valentino Valentini; presenti anche Stefano Caldoro, consigliere del presidente del Consiglio per i rapporti con le parti sociali, e il sottosegretario per il Sud, Luigi Sbarra, ex leader Cisl al suo primo round 'dall'altra parte della barricata'. Per i sindacati, i leader della Cgil, Maurizio Landini, della Uil, Pierpaolo Bombardieri, della Cisl, Daniela Fumarola e dell'Ugl, Paolo Capone. Lunedì è il turno delle imprese, per poi arrivare al consiglio dei ministri previsto per martedì 14, preceduto da un vertice di maggioranza. Dalle sigle sono arrivate reazioni in chiaroscuro. ''È stato un incontro dannoso: non abbiamo avuto alcuna risposta sulle richieste avanzate e la manovra, per quel poco che ci è stato illustrato, è una manovra che porta a sbattere questo Paese", è l'attacco frontale del segretario Cgil Maurizio Landini, lamentando in particolare l'assenza di 'notizie' su "l'emergenza salariale", e quindi sulle maggiori risorse chieste dai sindacati per il rinnovo dei contratti pubblici, sulle detassazioni degli aumenti contrattuali e sulla "restituzione" del fiscal drag, e sulle pensioni. "Ho lasciato l'incontro chiedendo a Giorgetti, visto che non ha detto niente sul fisco, se allora in questo Paese gli unici coglioni che devono continuare a pagare le tasse sono i lavoratori dipendenti e i pensionati, mentre loro non fanno nulla contro evasione fiscale", chiosa il numero uno di Corso d'Italia, definendo la nuova rottamazione selettiva delle cartelle uno "schiaffo in faccia alle persone e alle imprese oneste". Anche per la Uil "non ci sono state risposte rispetto alle nostre piattaforme", fa presente Bombardieri, ricordando che alcune tra le priorità poste all'esecutivo sono – questa volta – sono "condivise con Confindustria". E tra queste, c'è proprio la necessità di "intervenire sui salari detassando gli aumenti contrattuali e spostare le risorse già previste per il 2027 per il rinnovo dei contratti nel pubblico impiego al rinnovo immediato dei contratti". Un punto questo che, però, sembra essere complicato, lasciando aperta la porta, piuttosto, ad un rafforzamento degli incentivi di secondo livello. C'è poi la "certezza della contrattazione", e della lotta ai contratti pirata e ai sindacati gialli e l'annoso problema dell'energia, "che costa troppo per cittadini e aziende", insieme ad "piano di politiche industriali triennale". Di pensioni, conferma Bombardieri, "non si è parlato" ma "il trattamento di fine rapporto è salario differito quindi se qualcuno ha preso un colpo di sole è un problema: quei soldi non si toccano, sono dei lavoratori", ha aggiunto, riferendosi all'idea, ventilata nelle settimane passate, di utilizzare il Tfr come rendita per raggiungere la soglia minima di pensione. Di diverso avviso Fumarola, che definisce il tavolo "importante" e dichiarando che la Cisl è "abbastanza soddisfatta". Per via Po, infatti, è positiva l'apertura su sanità e Iperf. Sulla prima "abbiamo insistito perché potessero essere aggiunte delle risorse e Giorgetti ci ha detto che stanno lavorando in questa direzione", mentre sulla seconda, "il ministro ha confermato che c'è un lavoro sulla riduzione dell'Irpef al 33% per i redditi fino al 50mila euro", aggiungendo che "ci possono essere dei margini perché si superi la soglia dei 50mila". Ma anche la segretaria Cisl conferma che, sulle pensioni, per ora non si sa nulla. Rispetto invece ai salari "si deve intervenire sulla contrattazione di secondo livello, se aumentiamo la produttività questa può essere redistribuita" e per farlo "vanno rinnovati i contratti". (di Martina Regis) 
—economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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