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Pd: De Micheli, ‘Schlein sbaglia a non ascoltare tutti’

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Roma, 7 lug. (Adnkronos) – “Nel Pd non succede nulla di nuovo. Semplicemente siamo in attesa di capire quali siano le intenzioni della segretaria, sia sul profilo politico del partito sia sul tema delle alleanze. La scorsa settimana ci sono state prove tecniche di avvicinamento al M5S. È vero che nel breve periodo riguarderà solo alleanze locali, viste le prossime scadenze elettorali, sino alle europee. Ed è anche comprensibile che io non sia affatto contraria, tutt’altro, in coerenza con la mia storia politica. Ma mi pare che si debba definire con chiarezza in che modalità, con quali forme, con che tipo di egemonia e guida quest’alleanza debba essere realizzata. Dobbiamo capire quali siano le intenzioni di questo rinnovato dialogo”. Inizia così Paola De Micheli, deputata del Partito democratico ed ex candidata alla segreteria dello schieramento per le primarie del 26 febbraio, in un’intervista sul futuro del centrosinistra con Tpi.

“Mi aspetto che il Pd mantenga una posizione culturalmente egemone, capofila della coalizione. Anzi, che ne sia la solida guida – continua l’ex ministra dei Trasporti -. Ci sono alcuni segnali confortanti sul nuovo corso. La discussione che stiamo realizzando sulle politiche industriali, del lavoro e infrastrutturali, in seno ai gruppi parlamentari e con il contributo delle Regioni e del sindacato. Poi siamo in attesa di comprendere quali siano i contenuti del ‘piano estivo, l’estate militante’ che la segretaria Schlein ha lanciato”.

De Micheli ricorda che “al Congresso gli iscritti hanno votato per Bonaccini e gli elettori per Schlein. È la prima volta che accade, per questo, ogni volta che posso, chiedo di lavorare per sanare questa anomalia. Aprendo una discussione sull’identità del Pd. Fare una sintesi che valorizzi le differenze è una responsabilità della segretaria, ovviamente. Non è un caso che continui a suggerire di aprire un vero percorso costituente, identitario, di approfondimento, dentro e fuori il partito. Ma questa non è una novità. Non c’è proprio nulla di nuovo sotto il sole. Quando Zingaretti fu eletto alla segreteria (dagli iscritti e dagli elettori, con una maggioranza del 67%), i gruppi parlamentari erano stati scelti da Renzi ed erano frutto di quella storia. Io ero vicesegretaria di Zingaretti e ben ricordo che ogni volta che le sensibilità dei gruppi e della segreteria non collimavano, Zingaretti si assumeva l’onere di fare sintesi. Sarebbe stato curioso il contrario, se una segretaria espressa da una base diversa da quella che ha formato i gruppi, fosse stata concorde a questa su ogni tema. È tutto normale”.

(Adnkronos) – Per lei, “l’intuizione del Pd, quella di tenere insieme le tradizioni del cattolicesimo democratico, del socialismo riformista e liberale e l’eredità della sinistra italiana sia assolutamente vincente. Il Pd è ancora la risposta a chi si sente di sinistra e ha un afflato sociale. Certo, c’è bisogno di una modernizzazione, io partirei dall’ispirazione del nuovo umanesimo. Credo che questa modernizzazione possa molto bene essere rappresentata dalla figura di Elly Schlein. Ma c’è bisogno di quell’approfondimento di temi e identità cui alludevo”.

“Sul nostro tavolo di lavoro ci sono questioni che arrivano dopo 16 anni, dei quali 10 trascorsi al governo e nei quali ci siamo fatti carico di responsabilità e di scelte spesso impopolari. Non possiamo continuare a rinviare il momento del chiarimento e credere che solo la forza individuale delle singole leadership sia sufficiente. Sarebbe un errore. Per questo io insisto a parlare di modernizzazione del Pd. Le analisi di opinione ci dicono che ci sono 9 milioni di italiani che chiedono una politica progressista e riformista. I nostri voti, invece, sono 5,6 milioni. La grande modernità e novità di Schlein deve portare a recuperare quei 3.4 milioni di italiani. Con dialogo e proposte”, spiega ancora la deputata dem.

E poi: “Siamo in un’epoca in cui la durezza dei fatti che si pongono alla nostra attenzione, dalla guerra all’inflazione, richiedono radicalità e nettezza di posizioni. Un moderatismo del metodo politico, che caratterizza anche il Pd, non può essere confuso con un moderatismo nelle scelte di progetto. Siamo spalle al muro. La lotta alla povertà, le scelte economiche quando si è dentro una terribile crisi inflattiva, vanno aggredite con urgenza. I moderati avranno un percorso non semplice da affrontare, dopo la scomparsa del loro leader naturale, Berlusconi. Dovranno scegliere da che parte stare, non solo per la legge elettorale”. Quanto alla segreteria, per De Micheli il più grave errore di Schlein è quello di “non ascoltare tutti”.

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