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Governo: Mirabelli (ex Consulta), ‘non c’è legge elettorale che garantisca su chi ci governerà’

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Roma, 15 lug. (Adnkronos) – “Impossibile prevedere se con l’attuale legge elettorale qualcuno possa davvero vincere le elezioni perché la previsione è affidata a sondaggi non del tutto affidabili e perché la ripartizione delle forze politiche presenti ha mostrato che non è prefigurabile alcuna stabilità e certezza del risultato”. Parola di Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte costituzionale che all’Adnkronos ricorda: “Sarebbero due le variabili: una la legge elettorale, l’altra la riduzione del numero dei parlamentari, che alza le soglie di ingresso in Parlamento e dovrebbe portare ad una riduzione delle formazioni politiche presenti e della loro frammentazione”.

Ma in realtà non contano: “Al di là del fatto che qualsiasi riforma elettorale è comunque irrealizzabile nei tempi che restano a questa legislatura, tutte le leggi elettorali non hanno determinato l’obiettivo che ci si proponeva: sapere il giorno dopo le elezioni chi ci avrebbe governato – sottolinea – Ed a questo si aggiunge l’esperienza ultima di scandalosi numerosissimi passaggi da una forza politica all’altra, al di là delle scissioni che storicamente ci sono sempre state”. L’esito delle prossime elezioni dipenderà quindi “dai comportamenti delle forze politiche, dalle spaccature che hanno formato gruppi con posizioni ideologiche completamente diverse rispetto a quelle originarie. Cosa possibile in Italia perché l’eletto è libero, non ha vincolo di mandato e sarà giudicato per la sua condotta nelle elezioni successive”.

“Abbiamo assistito in questi ultimi anni a passaggi multipli ed incomprensibili da una forza politica all’altra in una ambulatorietà di presenza che rallenta il rapporto con l’elettorato – rimarca Mirabelli – Abbiamo visto la Lega alleata con il Movimento 5 stelle, poi la maggioranza si è codificata in senso diverso; ora abbiamo un governo di quasi unità nazionale”.

Adesso un’ipotesi Amato, in alternativa al governo Draghi: “E’ il presidente della Corte costituzionale in carica – rammenta il costituzionalista – Se accadesse, sarebbe la prima volta; si tratterebbe di una sorta di presidenza di garanzia, difficile da far percepire data la tale densità di sua storia politica. Mi chiedo se i partiti gli riconoscano questa funzione di garante visto che un nuovo governo senza una solida maggioranza parlamentare sarebbe un dramma”.

“Mi domando – sollecita Mirabelli – non sarebbe meglio se Draghi indicasse le cose minime ed essenziali da fare in questi mesi con la ferrea condizione che siano supportate da un voto largo del Parlamento? Dal punto di vista pratico con un nuovo esecutivo ci sarebbe pure un cambio di squadre. E ad un governo servono un paio di mesi per diventare pienamente operativo. Possiamo permettercelo? Chi si assume la responsabilità di far cadere il Governo in questo contesto? E da qui a mercoledì, cosa accadrà con lo spread e le borse? Draghi va convinto. Chi determinerà la non fiducia pagherà poi. Anzi – conclude – un po’ pagheremo tutti”.

(di Roberta Lanzara)

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