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Ucraina: Timmermans, ‘guerra non sia alibi per tornare al passato’

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Roma, 21 giu. (Adnkronos) – “La situazione è molto difficile per la guerra in Ucraina che pone rischi enormi per la sicurezza alimentare in Africa e Medio Oriente. Ma usare questi problemi come alibi per non realizzare la Farm to Fork significherebbe uccidere la salute e la sopravvivenza a lungo termine della nostra agricoltura”. Lo dice al Fatto Quotidiano il vice presidente della Commissione Europea Frans Timmermans, alla vigilia dell’arrivo sul tavolo di Bruxelles della riforma che vuole dimezzare l’uso dei pesticidi in agricoltura. “La nostra prospettiva è il 2030, 2040, 2050, non domani, né l’anno prossimo – risponde Timmermans alle critiche di chi ritiene che, anche a causa della guerra in corso, non sia esattamente il momento più opportuno per parlare di tagli dei pesticidi – Se non difendiamo questa prospettiva ora, quale sarà il modello di business? Si potrà continuare con questo livello di uso dei pesticidi? Non possiamo rimandare”.

“Il 70% dei suoli della Ue è oggi in condizioni malsane – prosegue – l’80% di questi sono terreni agricoli o pascoli. Questi sono dati scientifici. Stiamo perdendo rapidamente gli impollinatori: è una minaccia per la nostra sicurezza alimentare a lungo termine più grande del conflitto in Ucraina, perché il 75% delle colture alimentari globali dipende da impollinatori animali. Abbiamo già provato con obiettivi non vincolanti e non ci hanno portato da nessuna parte. Gli obiettivi vincolanti, invece, danno certezza all’industria e al settore agricolo e i nostri cittadini ci stanno spingendo a farlo. Cresce la consapevolezza che l’ecocidio è una minaccia diretta. Qualsiasi deroga e deviazione dalla politica a lungo termine dovrebbe riguardare solo le preoccupazioni e le emergenze immediate. Poi per me, personalmente, non ha senso usare le aree protette in Europa per produrre più materie prime. Il problema è la logistica, il fatto che non è possibile portare grano e mais da Ucraina e Russia in Africa e Medio Oriente. È su questo che dobbiamo concentrare i nostri sforzi. Questo recente piano prevede di costruire silos per far partire il trasporto”.

Quanto la forte opposizione al regolamento sui pesticidi da parte del settore agricolo, Timmermans risponde che “il problema principale è come coinvolgere l’intera società nel dibattito. La politica agricola comune per 30-40 anni è stata vista come un affare di pochi eletti. Ora i cittadini si stanno svegliando come per la crisi climatica. Dobbiamo dimostrare alla comunità agricola che c’è profitto per loro. I giovani agricoltori lo capiscono davvero. Predicate bene, ma razzolate male. Cambiare il modello agricolo tradizionale è come cercare di far cambiare rotta alla più grande petroliera del pianeta. Ci vuole tempo. L’unica cosa da fare subito è evitare di tornare alla vecchia rotta, anche se vi sono delle deroghe temporanee. Dobbiamo cambiare ma con gli agricoltori a bordo. Invece gli interessi acquisiti li stanno spaventando facendogli credere che quello che stiamo facendo costerà loro la vita. Sono convinto che se non facciamo ciò che proponiamo, tra 10, 15 anni il problema della biodiversità sarà così grave che l’agricoltura non sarà più sostenibile”.

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