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**Pd: flop M5S apre dibattito alleanze tra dem, ma Letta rivendica ‘noi sempre più centrali’**

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Roma, 13 giu. (Adnkronos) – “Sarà un test per il campo largo”, ripeteva ancora venerdì sera, in chiusura di campagna elettorale, Enrico Letta. Il test c’è stato e non è andato bene, complice il tracollo dei 5 Stelle anche laddove erano previste percentuali ben più alte, vedi Palermo. Il Pd guadagna comuni, si attesta primo partito nel voto di lista ma si scopre anche più ‘solo’, con alleati in caduta libera come i 5 Stelle e la concorrenza al centro di Carlo Calenda e del suo polo riformista.

Tanto basta per far scattare il dibattito sulle alleanze nel Pd. Parte il ‘solito’ Andrea Marcucci. “Il Pd per competere deve avviare un dialogo con Azione, Italia Viva ed i civici”. Anche il senatore Alessandro Alfieri, coordinatore di Base Riformista, parla di “campanello d’allarme”, di “crollo clamoroso” e “preoccupante” dei 5 Stelle su cui riflettere.

Tuttavia dal Nazareno non nascondono che, sebbene ci sia molto da lavorare, allo stesso tempo il Pd primo partito è sempre “più centrale” per la costruzione di qualunque alternativa alla destra. “L’unico argine a evitare la vittoria delle destre è un centrosinistra, un campo progressista attorno al Pd”, scandisce Letta. I 5 Stelle, è la riflessione tra i dem, hanno i loro guai e non hanno opzioni se non seguire il Pd. E anche il polo riformista di Calenda è tutto da costruire (“non esiste”, è drastico un dirigente dem) e senza il Pd non va da nessuna parte. Quanto a Matteo Renzi poi viene dato ormai a destra. Calenda, si sottolinea, almeno “ha presentato due liste e ha gareggiato, Renzi si è nascosto tra i civici solo per governare e prendere poltrone”.

Certo il risultato positivo dell’area Calenda riaccende antiche perplessità sui grillini. Sempre Marcucci: “I candidati dem vanno bene come a Padova, a Verona e a Lucca anche senza l’alleato 5 stelle- continua- mentre nelle città in cui si è misurato il campo largo, i risultati sembrano insufficienti. Mi auguro che di fronte a queste evidenze, il Pd arrivi alle giuste contro misure”.

Per Alfieri un dialogo con Calenda è possibile ma “lo sforzo deve avvenire da entrambe le parti. Io credo che ci siano le condizioni per dialogare. Ma non a tavolino, il dialogo lo si fa sui temi”, è la tesi di Alfieri che guarda anche allo “straordinario successo dei civici. Dobbiamo parlare a una fetta di elettorato che può avere nel Pd un punto di rifermento importante”.

Anche perchè con Calenda le cose non sono semplici. E il risultato positivo delle amministrative potrebbe rafforzare la volontà di Azione di correre sola con il suo polo riformista. Basta vedere la replica di Calenda a Letta: “Enrico, ‘argine alle destre’ non è una proposta politica. E dopo una legislatura dove tutti si sono alleati con tutti e Salvini ha governato con il tuo alleato Conte, è davvero poco credibile. Questo non è il nostro modo di concepire la politica perché conduce all’ingovernabilità”.

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