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Ucraina, Florit (Euam): “Istituzioni giudiziarie non pronte ad entrare in Ue”

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Roma, 4 mag. (Adnkronos) – “Le istituzioni giudiziarie ucraine non sono pronte ad entrare nell’Ue. La corruzione non riguarda solo i giudici ma ogni aspetto della macchina giudiziaria, che risente ancora di una vecchia mentalità, dove telephone justice o party justice dominavano, retaggio della cultura russa in Europa Orientale”. Francesco Florit, giudice udinese, fino allo scorso maggio a capo in Ucraina dell’Unità giudiziale della missione consultiva dell’Unione europea (Euam – European Union Advisory Mission) interviene sul processo di accelerazione dell’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea ed all’Adnkronos afferma: “Gli ucraini stanno dimostrando adesso una dignità ed una fede nei valori europei che è straordinaria. Ci stanno dando una lezione morale bellissima. Loro muoiono per gli ideali che noi proclamiamo. Ormai quindi la decisione sarà eminentemente politica e non tecnica”.

Florit procede: “Se qualcuno mi avesse chiesto un anno fa: gli ucraini entreranno nell’Ue? Avrei risposto, non nella mia generazione. La ragione è che la corruzione in Ucraina è endemica e rischia di minare alle radici lo Stato di Diritto: affligge ogni livello, dal cancelliere per ottenere l’iscrizione del fascicolo, al giudice per ottenere l’anticipazione dell’udienza o, naturalmente, la vittoria nella causa o l’assoluzione. Il sistema della rule of law, cioè di quel sistema di regole che disciplinano l’esercizio del potere pubblico, ne esce minato. La necessità di autonomia del sistema giudiziario, come anche l’indipendenza della Corte costituzionale, sono fattori non ancora affermati pienamente. Vogliamo trovarci – domanda ironicamente il giudice – con delle istituzioni giudiziarie in Europa che hanno queste caratteristiche? Ricordo che l’Ue ha già sofferto per questi aspetti quando sono entrate Romania e Bulgaria”.

Qual è il rischio del processo in atto? “Non c’è il level play field, cioè il campo di azione uguale per tutti che impedirà ad esempio che i finanziamenti Ue vadano a finire nelle mani degli amici degli amici – risponde – Ed oltre al fattore corruzione, endemico ed ineliminabile, c’è il fatto che una parte della popolazione è filorussa. Mi è capitato di incontrare un giudice che parlava in russo e non in ucraino perché si sentiva più vicino a quel mondo. Per capirci: nel giudiziario accade quanto il presidente della Corte Costituzionale Oleksandr Tupytsky ed il giudice Oleksandr Kasminin, entrambi nominati nel 2013 dall’ex Presidente Yanukovych, filorusso, rifugiatosi a Mosca dopo il Maidan, hanno fatto attraverso due sentenze che demolivano alla radice, in maniera pretestuosa, la struttura anti-corruzione”.

Un fatto questo che innescò poi la risposta del presidente Zelensky: “‘à la guerre comme à la guerre’, ‘volete la guerra, avrete la guerra’, espressione che non ho inventato io”, rimarca Florit ricordando un suo intervento pubblicato sul mensile Questione giustizia. “Fu un problema enorme. Zelensky nottetempo introdusse un disegno di legge che annullava la decisione della Corte e la scioglieva, invitando le autorità competenti a nominare nuovi giudici. Fu la più clamorosa violazione della divisione dei poteri, bloccata fortunatamente dal Consiglio d’Europa”.

L’epilogo è chiaro: “Ci sarebbe bisogno di un nuovo giudiziario ma anche i nuovi giudici, che andranno immessi, devono imparare a gestire la propria indipendenza e a non abusarne, come purtroppo avviene nei Paesi di recente democrazia, sviluppando un meccanismo di auto-protezione, col rischio di affossare tutte le iniziative di riforma. Si tratta – conclude – di processi di cambiamento che richiedono tempo e che non possono essere assicurati se il Paese è immesso immediatamente nell’Unione”.

(di Roberta Lanzara)

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