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Pappano: “La chiave del Barocco è che tutto danza…”

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Roma, 20 apr. (Adnkronos) – “La musica barocca ha tanti tempi, colori e ritmi, è bellissima. Ma la cosa ancor più bella, e che è la chiave di questa musica, è che tutto danza…”. Così, conversando con l’Adnkronos, il direttore musicale dell’Accademia di Santa Cecilia, Sir Antonio Pappano, racconta la sua esperienza con i brani di Antonio Vivaldi, Georg Friedrich Haendel e Arcangelo Corelli, che dirigerà domani sera alle 21 a Roma, nella chiesa di Sant’Agnese in Agone a Piazza Navona (“bellissima, enorme ma non molto profonda, che sale al cielo e dà un senso di grande legame con il Signore”), nell’ambito di un concerto straordinario per celebrare il periodo di maggiore splendore dell’arte genovese a cavallo tra il Seicento e il Settecento.

Il concerto, che è legato alla grande mostra ‘Superbarocco. Arte a Genova da Rubens a Magnasco’ ospitata dalle Scuderie del Quirinale, sarà trasmesso in streaming sul sito web di Webuild e sarà fruibile al pubblico grazie alle suggestive proiezioni in diretta a Roma, sulla facciata della Chiesa di Sant’Agnese in Agone, e a Genova, a Piazza de Ferrari sulla facciata di Palazzo Ducale.

“Io sono cresciuto come pianista e ho passato tutta la mia vita con Bach – spiega Pappano – forse meno con Vivaldi e Corelli, ma parecchio con Haendel per l’opera. E’ chiaro che non essendo un violinista sono un po’ penalizzato, ma nutro un grande amore per questa musica genuina che innesca un forte contrasto con il repertorio tardoromantico che di solito frequento. Un contrasto che per me è un Eden di gioia e di purezza”.

Il maestro anglo-italiano spiega che utilizzerà un “organico piccolo ma non minuscolo, con soltanto gli archi – senza legni e senza fiati – e con il cembalo”. E da anglo-italiano trova particolarmente affascinante Haendel, “un tedesco che viene in Italia, va a vivere in Inghilterra, scrive in italiano, in inglese e in tedesco. Era un uomo dalla cultura sterminata”, afferma, spiegando che nel concerto di domani saranno eseguiti dei brani scritti dal compositore sassone durante il suo periodo romano, tratti dall’oratorio ‘Il Trionfo del Tempo e del Disinganno’ e dall’opera ‘Aminta e Fillide’.

Quanto a Vivaldi, “è un compositore iconico – osserva Pappano – perché la sua musica è talmente internazionale, nota in tutto il mondo, da esser perfino ‘commerciale’. Quando sentiamo le ‘Quattro Stagioni’, sappiamo immediatamente dove siamo, è musica che tutti conoscono, ma è musica geniale, per la purezza di espressione, i colori, l’uso del violino e del concerto grosso. Non è il mio mondo – spiega – ma mi tocca molto e voglio farlo nel miglior modo possibile. Ho una squadra di musicisti che mi possono dare tanti suggerimenti e che mi aiutano ad imparare di più”.

E non esclude nel futuro di allargare il suo repertorio al Barocco, “un genere che è appannaggio di molti gruppi specializzati che la fanno in diverse maniere, ma è difficile capire dove stia la verità”, chiosa, aggiungendo che proprio a Londra, dove è direttore musicale della Royal Opera House, il 2 e il 5 luglio con la London Symphony farà due concerti italiani, il primo dedicato a Vivaldi e Petrassi e il secondo a Respighi e Dallapiccola.

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