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Giustizia: avv. Diddi, ‘da Consulta decisioni di protezione politica’

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Milano 16 feb. (Adnkronos) – “Credo che la Corte Costituzionale tra ieri e oggi abbia fatto mostra di voler entrare nel merito dei quesiti e non soffermarsi sulla loro ammissibilità. Mi rendo conto che il distinguo tra ammissibilità e merito è molto labile, però tra ieri e oggi la Corte Costituzionale secondo me ha preso delle decisioni che sono di protezione politica”. Così all’Adnkronos l’avvocato Alessandro Diddi ha commentato la decisione della Consulta di rendere inammissibile il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati.

“La Corte Costituzionale oggi ha preso una decisione politica: non ha voluto equiparare i magistrati a tutti gli altri operatori di giustizia e a tutti gli altri cittadini. Il pubblico ministero fa un lavoro che è simile a quello del poliziotto, che se sbaglia, paga. Il magistrato, invece, se sbaglia, non paga. Francamente questa distinzione io non riesco più a capirla. Questa è una disparità di trattamento che va avanti da troppi anni e che purtroppo è una delle cause degli errori giudiziari”, osserva l’avvocato Diddi.

“L’abrogazione avrebbe determinato l’applicazione del normale regime di responsabilità che si applica a tutti i dipendenti pubblici, anche ai magistrati”, aggiunge il legale, ricordando poi che “gli italiani già nel 1988 erano stati chiamati a decidere sulla responsabilità civile dei magistrati e il quesito riguardava le stesse norme. Non c’è ragione di pensare che a distanza di trent’anni sia cambiato il parametro della valutazione dell’ammissibilità. Quindi la Corte Costituzionale, con tutto il rispetto, a mio modesto parere è entrata in una valutazione di merito, che non è il compito che le spetta sul piano della valutazione dell’ammissibilità”.

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