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**Referendum: Repubblica, divorzio, maggioritario, riforme, 76 anni di sì e no**

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Roma, 16 feb. (Adnkronos) – La prima volta fu il 2 giugno del 1946 per scegliere tra Monarchia e Repubblica, l’ultima il 20 settembre del 2020 per confermare la riduzione del numero dei parlamentari. In mezzo tante altre consultazioni, nella stragrande maggioranza dei casi di natura abrogativa, che hanno cambiato la storia politica, economica e sociale del Paese. In totale gli italiani per 21 volte sono stati chiamati alle urne per i referendum, interpellati complessivamente su 73 quesiti, visto che in alcuni casi lo stesso giorno si è votato su più questioni.

Come detto la data d’esordio è il 2 giugno 1946, quando un referendum sancisce il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica. Poi, inserita nella Costituzione la possibilità di referendum abrogativo previsto dall’articolo 75 e attuato con la legge 352 del 1970, trascorrono ventotto anni prima che gli elettori siano nuovamente chiamati ad esprimersi in una consultazione referendaria. Il 12 maggio 1974 gli italiani dicono no all’abrogazione della legge sul divorzio.

E dopo quella consultazione, lo strumento referendario diviene una costante nel panorama politico italiano. L’11 giugno 1978 si tratta di rispondere sì o no all’abrogazione della legge Reale e di quella relativa al finanziamento pubblico ai partiti: in entrambi i casi i due provvedimenti escono confermati.

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