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Al via il Festival ‘La Macchina dei sogni’ di Cuticchio

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Palermo, 11 ott. (Adnkronos) – È dedicata a Dante Alighieri la 38esima edizione del Festival teatrale “La Macchina dei Sogni”, diretto da Mimmo Cuticchio. Nel 700esimo anniversario della morte del poeta, la prima cantica della “Divina Commedia”, l’Inferno, diventa fonte di ispirazione del Festival che ne rilancia la grande attualità: i mali della società di ieri e di oggi e i valori universali di giustizia, libertà e amore. Un’ispirazione chiara fin dal titolo del Festival, Sulle vie dell’Inferno, che è anche quello dello spettacolo cardine de “La Macchina dei Sogni”, firmato da Cuticchio. Il Festival, con il sostegno degli assessorati regionali dei Beni culturali e del Turismo, della Fondazione Sicilia e del ministero della Cultura, anche quest’anno si articola fra eventi di teatro, musica e laboratori. Nel programma, che parte il 21 ottobre e andrà avanti fino al 31, tra la sede del Museo archeologico regionale Antonino Salinas, il Real Teatro Santa Cecilia e il Laboratorio Teatrale di via Bara all’Olivella, tornano sempre i numeri 3, 9 e i loro multipli proprio come nella Divina Commedia. Il Festival si articola in tre parti come le cantiche del poema, tre sono gli spettacoli di teatro di figura, tre sono le repliche dello spettacolo di Cuticchio, tre le giornate del laboratorio rivolto ai giovani attori.

«“La Macchina dei Sogni” non è solo un evento immaginifico – dice Alberto Samonà, assessore regionale dei Beni culturali e dell’identità siciliana – è uno strumento per penetrare la nostra più profonda sicilianità, per farci ritrovare come in un gioco di specchi. Un modo di conoscere la Storia e le tante storie che costituiscono il nostro presente. Il tema di quest’anno, dedicato all’Inferno, cantato dal sommo poeta, è un’occasione per indagare con strumenti a noi familiari l’inferno dell’essere umano, così ben rappresentato da Dante ma che trova in ogni epoca e luogo espressioni analoghe. Cuticchio è un innovatore, un geniale interprete della tradizione siciliana e il suo racconto arriva perché è diretto, parla la nostra lingua, sente le nostre emozioni e le trasporta su un palcoscenico che non è luogo di esposizione di pupi, ma spazio vivo in cui l’animo umano rappresenta tutte le sue espressioni. La Regione Siciliana, ancora una volta, è presente in modo fattivo, poiché fra i Pupi della nostra tradizione e la sapienza dell’Alighieri si intreccia una narrazione che è confronto costante nel nome della Cultura e dell’identità».

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