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Mafia: processo trattativa, difesa Dell’Utri, ‘è innocente, pentito Brusca inattendibile’

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Palermo, 20 lug. (Adnkronos) – “Marcello Dell’Utri è perfettamente innocente, a suo carico, in termini fattuali, non c’è nulla. Non c’entra nulla. Questo processo è, per molti peculiari aspetti, di portata storica. Mi sono reso conto che si agitano questioni di fondo che superano largamente le posizioni dei singoli imputati, che sono la carne viva su cui il processo opera e agisce”. Inizia così l’arringa difensiva dell’avvocato Tullio Padovani, uno dei legali dell’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri nel processo d’appello sulla trattativa tra Stato e mafia. In primo grado Dell’Utri, che è venuto una sola volta alle udienze, è stato condannato a dodici anni di carcere per minaccia a corpo politico dello Stato. E la Procura generale, alla fine della requisitoria, ha chiesto la conferma della condanna.

“Questi imputati – prosegue ancora l’avvocato -stanno qui a simboleggiare una vicenda, la posta in gioco è più alta. In questo processo si tocca un punto nevralgico dello stato di diritto. Si tocca un nodo nevralgico”. In primo grado nella sentenza del 20 aprile 2018, la Corte d’Assise presieduta da Alfredo Montalto aveva inflitto anche 28 anni di carcere al boss Leoluca Bagarella, 12 anni agli ex vertici del Ros Mario Mori e Antonio Subranni. Condannato a 12 anni il boss Antonino Cinà, mentre ad 8 l’ex ufficiale del Ros Giuseppe De Donno. Tutti quanti a processo per violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato (reato previsto dall’articolo 338 del Codice penale).

Nella ricostruzione dell’accusa “un ruolo decisivo in questa situazione di convivenza gattopardesca lo ha avuto anche Marcello Dell’Utri, che nella fase di elaborazione di un progetto di un nuovo soggetto politico, e poi nella fase elettorale – 1993/1994 – ha curato la tessitura di relazioni e poi la propaganda con cosa nostra e ‘Ndrangheta alle quali ha dovuto fare promesse, poi tramutatesi in richieste veicolate al presidente del Consiglio”. La Procura generale aveva parlato di “menti raffinatissime che avevano sostenuto la coabitazione tra il potere criminale e le istituzioni, avviando la trattativa”. “Se è vero, come ha sostenuto la difesa, che Dell’Utri non ha veicolato alcuna richiesta dei mafiosi all’amico Berlusconi divenuto premier, perché questi non è venuto a riferirlo a questa Corte? – si sono chiesti i Pg Giuseppe Fici e Sergio Barbiera- Tutto questo a fronte di prove che documentano oltre ogni ragionevole dubbio che Marcello Dell’Utri, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, ha sostituito Salvo Lima come uomo di confine tra uomini di cosa nostra e lo Stato, possiamo concludere, anche in ragione del silenzio di Berlusconi che effettivamente Dell’Utri ha trasmesso le minacciose richieste del popolo della criminalità organizzata”.

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