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Dal Pc all’ aratro, al G20 Bill Gates parla di agricoltura. E invoca una Rivoluzione Verde

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Il 75 per cento di tutti gli affamati del mondo vive in zone rurali. Prendere esempio da Cina e Brasile che hanno fatto fruttare gli aiuti ricevuti per ridurre fame e povertà

A scendere in campo per l’agricoltura sarà Bill Gates in persona. Al G20 di Cannes il fondatore di Microsoft non parlerà di informatica, ma di agricoltura. Il miliardario “rivale” di Steve Jobs, già da qualche anno è molto attivo in una serie di progetti nei Paesi più poveri del mondo, come Etiopia, Kenya e Somalia. Praticamente in quel “Sud del mondo” in cui la malnutrizione è ancora il primo problema da superare.

Secondo gli ultimi dati della Fao infatti, sono 925 i milioni di affamati nel mondo, dei quali il 98 per cento vive nei Paesi in via di sviluppo. Ma il dato che maggiormente induce a riflessione è che il 75 per cento di tutti gli affamati del mondo vive in zone rurali. Vale a dire in economie che dipendono totalmente o quasi – come quella asiatica o africana – dal settore primario. Anche perché non ci sono alternative di reddito o di impiego. L’esempio da seguire, secondo Gates, è quello del Brasile e della Cina. I cosiddetti paesi Bric che sono stati in grado di far “fruttare” gli aiuti ricevuti dai paesi sviluppati per ridurre la povertà del proprio territorio. Praticamente quella che invoca Bill Gates è una nuova Rivoluzione verde.

Termine coniato per l’approccio innovativo nato in Messico nel 1944 che tendeva a incrementare la produzione agricola attraverso l’accoppiamento di varietà vegetali geneticamente selezionate a sufficienti dosi di fertilizzanti, acqua ed altri prodotti agrochimici. Anche perché il miglior investimento per ridurre la povertà – ha dimostrato di recente la Banca Mondiale – è quello di lavorare verso lo sviluppo dell’agricoltura. Sempre a patto che i “venti grandi” del mondo mantengano tutti gli impegni presi per la promozione alimentare stanziati nel G8 del 2009, quando era presente per l’Italia Luca Zaia. Ovvero 22 miliardi di dollari.

Nereo Brancusi


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