<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>sicurezza &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
	<atom:link href="https://www.ecoseven.net/tag/sicurezza/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.ecoseven.net</link>
	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
	<lastBuildDate>Tue, 21 Jul 2026 09:28:13 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0.2</generator>
	<item>
		<title>Batterie al litio e incendi: perché si innescano e come proteggersi in casa e in viaggio</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/batterie-al-litio-e-incendi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 09:28:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[batterie al litio]]></category>
		<category><![CDATA[ICAO]]></category>
		<category><![CDATA[incendio]]></category>
		<category><![CDATA[power bank]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione incendi]]></category>
		<category><![CDATA[RAEE]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[thermal runaway]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ecoseven.net/?p=320960</guid>

					<description><![CDATA[di Redazione Ecoseven – 21/07/2026 In breve, le batterie al litio che alimentano smartphone, monopattini, power bank e auto elettriche possono, in rari casi, incendiarsi da sole: non serve una fiamma esterna, basta un difetto o un urto per innescare una reazione a catena chiamata thermal runaway. È lo stesso fenomeno che i vigili del fuoco [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="https://www.ecoseven.net/author/redazione-ecoseven/" target="_blank" rel="noopener">Redazione Ecosev</a><a href="https://www.ecoseven.net/author/redazione-ecoseven/" target="_blank" rel="noopener">en</a> – 21/07/2026</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-320961 size-full" title="Batterie al litio rischio incendio cosa sapere" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/batterie-al-litio-2.webp" alt="batterie al litio" width="1236" height="824" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/batterie-al-litio-2.webp 1236w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/batterie-al-litio-2-300x200.webp 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/batterie-al-litio-2-1024x683.webp 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/batterie-al-litio-2-768x512.webp 768w" sizes="(max-width: 1236px) 100vw, 1236px" /></p>
<p><strong>In breve,</strong></p>
<p>le <strong>batterie al litio</strong> che alimentano smartphone, monopattini, power bank e auto elettriche possono, in rari casi, incendiarsi da sole: non serve una fiamma esterna, basta un difetto o un urto per innescare una reazione a catena chiamata <em>thermal runaway</em>. È lo stesso fenomeno che i vigili del fuoco indicano all&#8217;origine del maxi rogo che l&#8217;8 luglio 2026 ha distrutto un deposito logistico a Milano. Ma la parte che conta davvero è un&#8217;altra: la maggior parte di questi incendi domestici si può prevenire con poche precauzioni precise, e c&#8217;è un errore comunissimo che quasi tutti commettono ricaricando i dispositivi.</p>
<p>Le segnalazioni di incidenti legati alle batterie al litio sono in forte aumento. L&#8217;Agenzia dell&#8217;Unione Europea per la Sicurezza Aerea (<strong>EASA</strong>) ha definito il 2025 un anno record per eventi che hanno coinvolto batterie al litio a bordo degli aerei, mentre l&#8217;Autorità britannica per l&#8217;aviazione civile (<strong>CAA</strong>) ha riferito che gli episodi rilevati nei bagagli in stiva sono passati da circa 316 nel 2024 a 643 nel 2025, con una media di due incidenti a settimana.</p>
<h2>Perché le batterie al litio prendono fuoco</h2>
<p>Una batteria agli ioni di litio contiene un <strong>elettrolita liquido infiammabile</strong>: un sale di litio disciolto in un solvente organico, che serve a trasportare gli ioni tra i due elettrodi. È un componente efficiente ma delicato. Quando la batteria viene danneggiata, sovraccaricata o esposta a temperature elevate, può innescarsi il cosiddetto <strong>thermal runaway</strong> (fuga termica): una reazione interna che si autoalimenta, producendo calore, gas infiammabili e nuove combustioni, anche in assenza di una fiamma esterna.</p>
<p>È questa la caratteristica che rende gli incendi da litio diversi e insidiosi: la batteria diventa contemporaneamente combustibile e innesco, e continua a bruciare anche dopo un primo spegnimento. Nel caso del deposito BRT (ex Bartolini) di via Don Minzoni a Milano, secondo i primi accertamenti dei vigili del fuoco coordinati dalla Procura di Milano, all&#8217;origine del rogo — divampato l&#8217;8 luglio 2026 e propagatosi su oltre 8.000 metri quadrati — ci sarebbe stato il surriscaldamento di un pacco di circa 10 chili di batterie al litio.</p>
<h2>Quali sono i segnali di una batteria al litio pericolosa</h2>
<p>Le batterie al litio danneggiate danno quasi sempre avvisaglie prima di cedere. I segnali da non ignorare sono:</p>
<ul>
<li><strong>Rigonfiamento</strong>: se il dispositivo o la batteria appaiono gonfi, deformati o &#8220;a cuscino&#8221;, è un segnale di allarme grave.</li>
<li><strong>Calore anomalo</strong>: una batteria che scotta al tatto durante o dopo la ricarica non è normale.</li>
<li><strong>Odore</strong>: un odore chimico, dolciastro o di plastica bruciata indica un problema interno.</li>
<li><strong>Perdite o macchie</strong>: tracce di liquido o aloni sono sintomo di un involucro compromesso.</li>
<li><strong>Comportamento elettrico anomalo</strong>: la batteria si scarica troppo in fretta o non tiene più la carica.</li>
</ul>
<p>In presenza di uno di questi segnali, il dispositivo va spento, allontanato da materiali infiammabili e non più ricaricato.</p>
<h2>Come prevenire gli incendi da batterie al litio in casa</h2>
<p>La prevenzione domestica passa da abitudini semplici. Ecco cosa fare e cosa evitare.</p>
<p><strong>Cosa fare:</strong></p>
<ul>
<li>Usare <strong>solo il caricabatterie originale</strong> o certificati compatibili con il dispositivo.</li>
<li>Ricaricare su <strong>superfici rigide e non infiammabili</strong> (evitare letti, divani, moquette).</li>
<li>Staccare il dispositivo quando è carico, senza lasciarlo in ricarica tutta la notte incustodito.</li>
<li>Conservare le batterie a <strong>temperatura ambiente</strong>, lontano da fonti di calore e luce solare diretta.</li>
<li><a href="https://www.ecoseven.net/ambiente/rifiuti/cavi-inutilizzati-valore-riciclo/" target="_blank" rel="noopener">Smaltire le batterie</a> esauste nei punti di raccolta <strong>RAEE</strong>, mai nell&#8217;indifferenziato.</li>
</ul>
<p><strong>Cosa evitare:</strong></p>
<ul>
<li>Non ricaricare monopattini, e-bike o dispositivi di grandi dimensioni <strong>di notte o mentre si è assenti</strong>.</li>
<li>Non usare batterie o caricabatterie <strong>danneggiati, contraffatti o non certificati</strong>.</li>
<li>Non esporre le batterie a urti, schiacciamenti o forature.</li>
<li>Non lasciare i dispositivi in <strong>auto sotto il sole</strong> o in ambienti molto caldi.</li>
</ul>
<h2>Batterie al litio in aereo: le regole aggiornate</h2>
<p>Il trasporto aereo è l&#8217;ambito dove le regole sono diventate più stringenti, proprio per il rischio di incendio. Dal <strong>27 marzo 2026</strong> l&#8217;Organizzazione per l&#8217;aviazione civile internazionale (<strong>ICAO</strong>) ha introdotto norme più severe, recepite dalle compagnie e valide per i voli da e per l&#8217;Italia (dove si applicano anche <a href="https://www.enac.gov.it/passeggeri/cosa-portare-bordo/trasporto-di-batterie-al-litio/" target="_blank" rel="noopener">le indicazioni ENAC</a>). I punti fondamentali:</p>
<ul>
<li><strong>Solo bagaglio a mano</strong>: power bank, batterie di ricambio e sigarette elettroniche non possono mai viaggiare nel bagaglio in stiva, dove un eventuale incendio non sarebbe raggiungibile dall&#8217;equipaggio.</li>
<li><strong>Protezione dai cortocircuiti</strong>: ogni batteria di scorta va protetta singolarmente (confezione originale, custodia o nastro sui contatti).</li>
<li><strong>Limiti di capacità</strong>: fino a 100 Wh senza autorizzazione; tra 100 e 160 Wh serve l&#8217;approvazione della compagnia. La maggior parte dei power bank da 10.000–20.000 mAh rientra sotto i 100 Wh.</li>
<li><strong>Divieto di ricarica in volo</strong>: i power bank non vanno usati per caricare dispositivi durante il volo.</li>
</ul>
<p>Le regole della singola compagnia possono essere più restrittive dello standard IATA, quindi conviene sempre verificarle prima di partire.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>FAQ – Domande frequenti</h2>
<h3>Perché le batterie al litio prendono fuoco da sole?</h3>
<p>Le batterie al litio contengono un elettrolita liquido infiammabile. Se la batteria è danneggiata, sovraccaricata o surriscaldata, può innescarsi il thermal runaway: una reazione interna che si autoalimenta producendo calore e gas infiammabili, capace di generare fiamme anche senza una fiamma esterna.</p>
<h3>Come capire se una batteria al litio sta per esplodere?</h3>
<p>I principali segnali di pericolo sono il rigonfiamento o la deformazione della batteria, un calore eccessivo al tatto, un odore chimico o di bruciato, eventuali perdite di liquido e un rapido calo della capacità di carica. In presenza di questi sintomi il dispositivo va spento e non più ricaricato.</p>
<h3>È pericoloso lasciare il telefono in carica tutta la notte?</h3>
<p>Il rischio principale non è il sovraccarico, gestito dai circuiti moderni, ma il fatto di lasciare in ricarica per ore un dispositivo incustodito: se la batteria è difettosa e si innesca un incendio, nessuno può intervenire in tempo. È sconsigliato soprattutto per dispositivi grandi come monopattini ed e-bike.</p>
<h3>Si possono portare le batterie al litio e i power bank in aereo?</h3>
<p>Sì, ma solo nel bagaglio a mano, mai in stiva. Dal 27 marzo 2026 le regole ICAO impongono di proteggere ogni batteria dai cortocircuiti e vietano di usare i power bank per ricaricare dispositivi durante il volo. Il limite standard è 100 Wh senza autorizzazione.</p>
<h3>Come si spegne un incendio da batteria al litio?</h3>
<p>Un piccolo dispositivo può essere raffreddato con abbondante acqua, che abbassa la temperatura e contrasta il thermal runaway. Per incendi più grandi (monopattini, e-bike, auto) è indispensabile allontanarsi e chiamare i vigili del fuoco: questi roghi possono riaccendersi e richiedono interventi specializzati.</p>
<hr />
<p><em>ATTENZIONE: questo articolo ha finalità informative e non sostituisce le indicazioni dei produttori, dei vigili del fuoco o delle autorità competenti. In caso di batteria rigonfia, danneggiata o surriscaldata non tentare di smontarla o forarla e rivolgersi ai canali di smaltimento RAEE; in caso di principio d&#8217;incendio allontanarsi e contattare i vigili del fuoco (115). Le regole per il trasporto aereo possono variare da compagnia a compagnia: verificare sempre le condizioni del proprio vettore prima di partire. </em></p>
<p><em>Fonti principali: Vigili del Fuoco e Procura di Milano, primi accertamenti sull&#8217;incendio del deposito BRT di via Don Minzoni, Milano, 8–11 luglio 2026 (ricostruzione riportata da ANSA); <a href="https://www.easa.europa.eu/it/light/topics/dangerous-goods-when-flying" target="_blank" rel="noopener">EASA (Agenzia dell&#8217;Unione Europea per la Sicurezza Aerea)</a> e CAA (Civil Aviation Authority, Regno Unito), dati 2024–2025 sugli incidenti da batterie al litio a bordo; ICAO, aggiornamento normativo sul trasporto di batterie al litio in vigore dal 27 marzo 2026.</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Direttiva CER: cosa succede alle infrastrutture critiche italiane dopo la scadenza del 17 luglio</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/direttiva-cer-cosa-succede/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 14:51:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[adattamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[direttiva CER]]></category>
		<category><![CDATA[infrastrutture critiche]]></category>
		<category><![CDATA[NIS2]]></category>
		<category><![CDATA[resilienza]]></category>
		<category><![CDATA[rischio climatico]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ecoseven.net/?p=320859</guid>

					<description><![CDATA[di Redazione Ecoseven – 15/07/2026 In breve La Direttiva CER impone all&#8217;Italia di adottare entro oggi, 17 luglio 2026, l&#8217;elenco ufficiale dei soggetti critici: gli operatori pubblici e privati che gestiscono i servizi essenziali del Paese — energia, trasporti, acqua, sanità, alimenti — e senza i quali la vita quotidiana si ferma. Da quel momento parte un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <a href="https://www.ecoseven.net/author/redazione-ecoseven/" target="_blank" rel="noopener">Redazione Ecosev</a><a href="https://www.ecoseven.net/author/redazione-ecoseven/" target="_blank" rel="noopener">en</a> – 15/07/2026</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-320860 size-full" title="Direttiva CER: la resilienza delle infrastrutture critiche agli eventi climatici estremi diventa obbligo" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/Direttiva-CER.webp" alt="direttiva CER
" width="1036" height="691" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/Direttiva-CER.webp 1036w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/Direttiva-CER-300x200.webp 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/Direttiva-CER-1024x683.webp 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/07/Direttiva-CER-768x512.webp 768w" sizes="(max-width: 1036px) 100vw, 1036px" /></p>
<p><strong>In breve</strong></p>
<p><strong>La Direttiva CER impone all&#8217;Italia di adottare entro oggi, 17 luglio 2026, l&#8217;elenco ufficiale dei soggetti critici: gli operatori pubblici e privati che gestiscono i servizi essenziali del Paese — energia, trasporti, acqua, sanità, alimenti — e senza i quali la vita quotidiana si ferma. Da quel momento parte un orologio: dieci mesi dalla notifica per valutare i rischi, redigere un piano di resilienza e adottare misure concrete. Per la prima volta la tenuta di ponti, reti elettriche e sistemi idrici davanti ad alluvioni, frane e ondate di calore smette di essere una buona pratica e diventa un obbligo di legge con sanzioni. Il percorso, però, arriva a questa scadenza con un precedente che dice molto su quanto sarà rispettata.</strong></p>
<h2>Cos&#8217;è la Direttiva CER e chi riguarda</h2>
<p>La<a href="https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/direttiva-cer-obblighi-e-strategie-per-le-entita-critiche/" target="_blank" rel="noopener"> <strong>Direttiva (UE) 2022/2557</strong>,</a> nota come Direttiva CER (<em>Critical Entities Resilience</em>), è entrata in vigore il 17 gennaio 2023 e ha abrogato la precedente direttiva 2008/114/CE. L&#8217;Italia l&#8217;ha recepita con il <strong>Decreto Legislativo 4 settembre 2024, n. 134</strong>, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 223 del 23 settembre 2024 e in vigore dall&#8217;8 ottobre 2024.</p>
<p>Il cambio di prospettiva rispetto al passato è sostanziale. La direttiva del 2008 ragionava per &#8220;infrastrutture critiche europee&#8221;; la CER ruota attorno al concetto di <strong>soggetto critico nazionale</strong>: l&#8217;operatore, pubblico o privato, che fornisce servizi indispensabili per la società, l&#8217;economia, la sicurezza pubblica e l&#8217;ambiente.</p>
<p>I settori coperti dalla direttiva sono <strong>undici</strong>: energia, trasporti, banche, infrastrutture dei mercati finanziari, salute, acqua potabile, acque reflue, infrastrutture digitali, pubblica amministrazione, spazio, e produzione, trasformazione e distribuzione di alimenti. L&#8217;Italia, in sede di recepimento, ne ha aggiunto uno ulteriore rispetto all&#8217;elenco europeo.</p>
<p>Un chiarimento necessario, perché è la confusione più diffusa: <strong>la CER non si occupa di cybersicurezza</strong>. Direttiva e decreto sono orientati alla resilienza rispetto a eventi, di origine naturale o antropica — terrorismo, criminalità, ma anche imperizia — che incidono sulla <strong>dimensione fisica</strong> delle infrastrutture. La dimensione cibernetica è materia della Direttiva NIS2, recepita con il D.Lgs. 138/2024. Il D.Lgs. 134/2024 esclude esplicitamente dal proprio ambito le materie già coperte da NIS2.</p>
<p>C&#8217;è poi un&#8217;eccezione tecnica rilevante: per il settore bancario, quello delle infrastrutture dei mercati finanziari e quello delle infrastrutture digitali, la CER si applica solo parzialmente, perché le misure concrete di resilienza, la notifica degli incidenti e la vigilanza sono disciplinate da normative settoriali (Regolamento DORA e Direttiva NIS2).</p>
<h2>Cosa scade il 17 luglio 2026</h2>
<p>Il D.Lgs. 134/2024 costruisce un percorso a tappe, e il 17 luglio 2026 è quella decisiva.</p>
<table>
<thead>
<tr>
<th>Scadenza</th>
<th>Adempimento</th>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr>
<td><strong>17 luglio 2025</strong></td>
<td>Adozione della Strategia nazionale per la resilienza dei soggetti critici da parte della Presidenza del Consiglio, e completamento della valutazione del rischio dello Stato</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>17 gennaio 2026</strong></td>
<td>Individuazione, da parte delle Autorità Settoriali Competenti, dei soggetti ritenuti critici per ciascun settore</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>17 luglio 2026</strong></td>
<td><strong>Adozione dell&#8217;elenco ufficiale dei soggetti critici</strong></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>+10 mesi dalla notifica</strong></td>
<td>Termine entro cui i soggetti critici devono conformarsi agli obblighi</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>L&#8217;atto che formalizza l&#8217;elenco è un <strong>DPCM</strong>. Da quel momento partono le notifiche agli interessati, e da lì decorrono i dieci mesi.</p>
<p>I criteri con cui le Autorità Settoriali individuano un soggetto critico sono tre e devono ricorrere tutti: il soggetto fornisce uno o più servizi essenziali; opera sul territorio italiano, o vi è situata in tutto o in parte la sua infrastruttura critica; un incidente avrebbe effetti negativi rilevanti sulla fornitura di quel servizio essenziale o di altri servizi che ne dipendono.</p>
<p>L&#8217;ultimo criterio è quello che allarga il perimetro più di quanto sembri: conta anche l&#8217;effetto a cascata. Un soggetto può risultare critico non per ciò che fa direttamente, ma per ciò che si ferma se lui si ferma.</p>
<h2>Il precedente che pesa: la Strategia nazionale arrivata con undici mesi di ritardo</h2>
<p>Qui sta il dato che il calendario ufficiale non racconta.</p>
<p>La <strong>Strategia Nazionale per la Resilienza dei soggetti critici</strong>, prevista dall&#8217;articolo 6 del D.Lgs. 134/2024 con scadenza al <strong>17 luglio 2025</strong>, è stata pubblicata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri l&#8217;<strong>11 giugno 2026</strong>: quasi undici mesi dopo il termine di legge, e appena un mese prima della scadenza per l&#8217;elenco dei soggetti critici.</p>
<p>Non è un dettaglio procedurale. La Strategia è il documento che le Autorità Settoriali Competenti avrebbero dovuto usare come riferimento per individuare i soggetti critici entro il 17 gennaio 2026 — cioè <strong>cinque mesi prima che la Strategia esistesse</strong>.</p>
<p>La Strategia traduce il mandato del decreto in tre obiettivi: comprendere lo stato attuale della resilienza dei soggetti critici; conseguire e mantenere un livello elevato di resilienza; promuovere la cooperazione tra gli attori coinvolti a livello nazionale, europeo e internazionale.</p>
<p><a href="https://www.ecoseven.net/categoria/ambiente/" target="_blank" rel="noopener">Alcune misure</a> attuative erano partite prima della pubblicazione del documento: il Tavolo Permanente sulla Resilienza per il settore Salute (giugno 2025), la mappatura delle infrastrutture critiche subacquee (luglio 2025), il tavolo di raccordo tra Punto di Contatto Unico e Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ottobre 2025).</p>
<p>Come ha osservato Agenda Digitale commentando la pubblicazione della Strategia, è con il DPCM che formalizza l&#8217;elenco e con l&#8217;avvio delle notifiche che si potrà cominciare a misurare la distanza tra le intenzioni e i fatti.</p>
<h2>Cosa devono fare i soggetti critici nei dieci mesi</h2>
<p>Gli obblighi sono definiti dagli articoli 13-16 del D.Lgs. 134/2024 e riguardano quattro ambiti:</p>
<ul>
<li><strong>Valutazione del rischio</strong>: individuare i rischi naturali e antropici che possono perturbare la fornitura dei servizi essenziali</li>
<li><strong>Misure di resilienza</strong>: individuarle e attuarle concretamente, non dichiararle</li>
<li><strong>Controllo dei precedenti personali</strong> dei propri collaboratori</li>
<li><strong>Notifica degli incidenti</strong> alle autorità competenti</li>
</ul>
<p>L&#8217;articolo 17 è dedicato ai soggetti critici di particolare rilevanza europea, cioè quelli che forniscono servizi essenziali in sei o più Stati membri.</p>
<p>La governance è articolata: l&#8217;alta direzione spetta al Presidente del Consiglio, affiancato dal <strong>Comitato Interministeriale per la Resilienza (CIR)</strong>. Ogni settore ha la propria <strong>Autorità Settoriale Competente</strong> — il MASE per energia e acque, il MIT per i trasporti, il Ministero della Salute per la sanità — coordinate dal <strong>Punto di Contatto Unico</strong> presso la Presidenza del Consiglio.</p>
<p>Qui emerge una complicazione pratica per gli operatori. NIS2 e CER hanno autorità di riferimento diverse, strutture di governance diverse e soglie di notifica degli incidenti diverse. Un numero rilevante di soggetti ricadrà sotto entrambe. La stessa Strategia segnala che l&#8217;Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale opera su un doppio binario, essendo al contempo autorità unica per NIS2 e Autorità Settoriale Competente per le infrastrutture digitali in ambito CER.</p>
<h2>Perché il clima entra in una direttiva nata dopo Nord Stream</h2>
<p>La Direttiva CER matura in un contesto preciso: il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream nel settembre 2022, considerato tra i più gravi attacchi alle infrastrutture critiche europee dalla Seconda Guerra Mondiale. La minaccia che l&#8217;ha generata era geopolitica, non meteorologica.</p>
<p>Ma l&#8217;impianto della direttiva è <strong>all-hazards</strong>: copre i rischi di origine naturale accanto a quelli antropici. Ed è per questa via che alluvioni, frane, ondate di calore e siccità entrano, per la prima volta, in un obbligo normativo che riguarda la tenuta delle infrastrutture.</p>
<p>È il punto sollevato da <strong>Roberto Carnicelli</strong>, CEO della climate tech italiana <strong>Eoliann</strong>, in una nota diffusa il 13 luglio 2026: &#8220;Per anni abbiamo parlato di infrastrutture critiche come se fossero eterne — ponti, reti elettriche, sistemi idrici pensati per durare un secolo, progettati per un clima che non esiste più. Oggi il legislatore ci chiede di dimostrare che sappiamo quanto siamo esposti, non di dichiararlo a parole&#8221;.</p>
<p>Carnicelli individua anche il nodo tecnico che la norma non risolve: &#8220;Si può normare l&#8217;obbligo di essere resilienti, ma non si può normare la capacità di misurarlo&#8221;.</p>
<p>È un&#8217;osservazione che va al cuore del problema dei prossimi dieci mesi. La valutazione del rischio richiesta dal decreto presuppone strumenti per stimare probabilità, intensità e impatto degli eventi su asset specifici. Sul mercato esistono piattaforme di climate risk analytics che integrano dati satellitari e modellazione — la stessa Eoliann ne sviluppa una, Airis, con il supporto dell&#8217;ESA — ma la loro accuratezza predittiva è materia di valutazione tecnica caso per caso, non un dato acquisito.</p>
<p>Il decreto, del resto, non prescrive strumenti: attribuisce agli operatori la responsabilità del risultato. Come sceglierli, e come dimostrare che la valutazione è solida, è esattamente ciò che si giocherà nei dieci mesi dalla notifica.</p>
<h2>Cosa significa concretamente</h2>
<p><strong>Per chi gestisce infrastrutture:</strong></p>
<ul>
<li>Verificare se il proprio settore rientra tra gli undici della direttiva e monitorare la notifica dall&#8217;Autorità Settoriale Competente di riferimento</li>
<li>Non attendere la notifica per iniziare la valutazione del rischio: dieci mesi sono un termine stretto per mappare gli asset, prioritizzare gli interventi e redigere il piano di resilienza</li>
<li>Verificare la doppia esposizione CER/NIS2: gli obblighi non si sovrappongono ma coesistono, con autorità e soglie diverse</li>
<li>Considerare che il criterio dell&#8217;effetto a cascata può rendere critico un soggetto che non si percepisce tale</li>
</ul>
<p><strong>Per i cittadini:</strong></p>
<ul>
<li>La direttiva riguarda la continuità dei servizi da cui dipende la vita quotidiana: acqua potabile, elettricità, trasporti, sanità, catena alimentare</li>
<li>Non introduce obblighi per i privati cittadini, ma definisce standard di tenuta per chi fornisce quei servizi</li>
<li>L&#8217;efficacia si misurerà in occasione del prossimo evento estremo, non nelle dichiarazioni di conformità</li>
</ul>
<h2>FAQ – Domande frequenti</h2>
<h3>Cos&#8217;è la Direttiva CER?</h3>
<p>La Direttiva (UE) 2022/2557, nota come CER (Critical Entities Resilience), è la normativa europea sulla resilienza dei soggetti critici, entrata in vigore il 17 gennaio 2023 e recepita in Italia con il D.Lgs. 4 settembre 2024, n. 134. Impone agli Stati membri di identificare gli operatori pubblici e privati che forniscono servizi essenziali e di garantire che siano in grado di prevenire, assorbire e superare eventi negativi di carattere fisico, di origine naturale o antropica. Sostituisce la precedente direttiva 2008/114/CE.</p>
<h3>Cosa scade il 17 luglio 2026 per la Direttiva CER?</h3>
<p>Il 17 luglio 2026 è il termine entro cui l&#8217;Italia deve adottare, con DPCM, l&#8217;elenco ufficiale dei soggetti critici, individuati dalle Autorità Settoriali Competenti entro il precedente termine del 17 gennaio 2026. Dall&#8217;adozione dell&#8217;elenco partono le notifiche agli interessati: da quel momento i soggetti critici hanno dieci mesi per conformarsi agli obblighi previsti dagli articoli 13-16 del D.Lgs. 134/2024.</p>
<h3>Quali settori rientrano nella Direttiva CER?</h3>
<p>Undici settori: energia, trasporti, banche, infrastrutture dei mercati finanziari, salute, acqua potabile, acque reflue, infrastrutture digitali, pubblica amministrazione, spazio, e produzione, trasformazione e distribuzione di alimenti. In sede di recepimento l&#8217;Italia ha aggiunto un settore ulteriore rispetto all&#8217;elenco della direttiva. Per il settore bancario, le infrastrutture dei mercati finanziari e le infrastrutture digitali la CER si applica solo parzialmente, perché le misure concrete sono disciplinate dal Regolamento DORA e dalla Direttiva NIS2.</p>
<h3>Che differenza c&#8217;è tra Direttiva CER e NIS2?</h3>
<p>La CER disciplina la resilienza fisica e organizzativa dei soggetti critici rispetto a eventi naturali, incidenti, terrorismo e criminalità; la NIS2 (Direttiva UE 2022/2555, recepita con D.Lgs. 138/2024) disciplina la sicurezza cibernetica. Il D.Lgs. 134/2024 esclude esplicitamente dal proprio ambito le materie coperte da NIS2, per evitare sovrapposizioni. Le due normative hanno autorità di riferimento diverse: la CER prevede un&#8217;Autorità Settoriale Competente per ciascun settore, coordinate dal Punto di Contatto Unico presso la Presidenza del Consiglio; la NIS2 individua l&#8217;Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale come autorità unica.</p>
<h3>Cosa devono fare i soggetti critici una volta notificati?</h3>
<p>Entro dieci mesi dalla notifica devono adempiere agli obblighi degli articoli 13-16 del D.Lgs. 134/2024: effettuare la valutazione dei rischi che possono perturbare la fornitura dei servizi essenziali, individuare e attuare misure di resilienza adeguate, effettuare il controllo dei precedenti personali dei collaboratori e notificare gli incidenti alle autorità competenti. Il decreto attribuisce agli operatori la responsabilità del risultato, senza prescrivere gli strumenti tecnici con cui raggiungerlo.</p>
<hr />
<p><em>ATTENZIONE: questo articolo ha finalità informative e divulgative, non costituisce consulenza legale e non sostituisce l&#8217;esame diretto della normativa. Gli operatori che ritengano di rientrare nell&#8217;ambito di applicazione del D.Lgs. 134/2024 devono fare riferimento esclusivamente al testo del decreto, agli atti delle Autorità Settoriali Competenti di riferimento e, se ricevuta, alla notifica dello status di soggetto critico, avvalendosi di consulenza specialistica per la valutazione del proprio caso. Le date indicate sono i termini fissati dalla normativa: l&#8217;effettiva adozione degli atti e la decorrenza delle notifiche vanno verificate presso le fonti ufficiali. Le dichiarazioni attribuite a Roberto Carnicelli sono tratte da una nota stampa diffusa dall&#8217;azienda il 13 luglio 2026; i riferimenti a piattaforme commerciali di analisi del rischio climatico sono citati come esempio del mercato esistente e non costituiscono valutazione, verifica o raccomandazione delle prestazioni dichiarate dai singoli fornitori, che non sono state sottoposte a verifica indipendente.</em></p>
<p><em>Fonti principali: Direttiva (UE) 2022/2557 del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 dicembre 2022, relativa alla resilienza dei soggetti critici; Decreto Legislativo 4 settembre 2024, n. 134, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 223 del 23 settembre 2024, di attuazione della Direttiva CER; Presidenza del Consiglio dei ministri, Strategia Nazionale per la Resilienza dei soggetti critici, pubblicata l&#8217;11 giugno 2026 in attuazione dell&#8217;articolo 6 del D.Lgs. 134/2024; Direttiva (UE) 2022/2555 (NIS2), recepita con D.Lgs. 4 settembre 2024, n. 138; Regolamento (UE) 2022/2554 (DORA); nota stampa Eoliann del 13 luglio 2026, per le dichiarazioni di Roberto Carnicelli.</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Colpo di sonno alla guida: 7 errori da evitare d&#8217;estate</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/mobilita/colpo-di-sonno-alla-guida/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 10:25:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Auto]]></category>
		<category><![CDATA[colpo di sonno]]></category>
		<category><![CDATA[colpo di sonno in estate]]></category>
		<category><![CDATA[errori da evitare]]></category>
		<category><![CDATA[guida sicura]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ecoseven.net/?p=319689</guid>

					<description><![CDATA[Il colpo di sonno alla guida è una delle cause più sottovalutate di incidente stradale, e d&#8217;estate il rischio aumenta sensibilmente: il caldo, i lunghi viaggi verso le località di vacanza, le partenze notturne per evitare il traffico e le giornate iniziate troppo presto mettono il corpo alla prova proprio quando serve la massima lucidità. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-319690 size-large" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/colpo-di-sonno-alla-guida-1024x683.webp" alt="colpo di sonno alla guida" width="1024" height="683" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/colpo-di-sonno-alla-guida-1024x683.webp 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/colpo-di-sonno-alla-guida-300x200.webp 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/colpo-di-sonno-alla-guida-768x512.webp 768w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/colpo-di-sonno-alla-guida.webp 1536w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Il colpo di sonno alla guida è una delle cause più sottovalutate di incidente stradale, e d&#8217;estate il rischio aumenta sensibilmente: il caldo, i lunghi viaggi verso le località di vacanza, le partenze notturne per evitare il traffico e le giornate iniziate troppo presto mettono il corpo alla prova proprio quando serve la massima lucidità. La cosa più importante da capire è che il colpo di sonno non si combatte con la forza di volontà: arriva in modo insidioso, spesso senza che ce ne accorgiamo, e l&#8217;unico rimedio reale è prevenirlo. Ecco i sette errori più comuni che lo favoriscono, e come evitarli.</p>
<h2>Ecco 7 errori che devi assolutamente evitare per non rischiare il colpo di sonno alla guida</h2>
<h3 class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold">1. Ignorare i primi segnali di sonnolenza</h3>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Il primo errore è il più diffuso: pensare di poter &#8220;resistere ancora un po&#8217;&#8221;. Sbadigli ripetuti, palpebre pesanti, difficoltà a mantenere la corsia, lo sguardo che si fissa nel vuoto, il non ricordare gli ultimi chilometri percorsi sono tutti segnali che il cervello sta cedendo. Non vanno mai ignorati: quando compaiono, l&#8217;unica risposta sicura è fermarsi. Il colpo di sonno può durare pochi secondi, ma a 130 km/h in pochi secondi si percorrono decine di metri senza controllo.</p>
<h3 class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold">2. Partire dopo una notte corta</h3>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">In estate è frequente mettersi in viaggio all&#8217;alba dopo aver dormito poche ore, magari per la fretta di arrivare al mare o per evitare le code. Affrontare un lungo tragitto con un debito di sonno accumulato è uno degli errori più pericolosi, perché la stanchezza non fa che aumentare chilometro dopo chilometro così come il rischio di subire realmente un colpo di sonno alla guida. Una notte di riposo adeguato prima della partenza vale più di qualsiasi accorgimento preso durante il viaggio.</p>
<h3 class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold">3. Guidare nelle ore più critiche</h3>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Non tutte le ore sono uguali. I momenti in cui il nostro orologio biologico spinge naturalmente verso il sonno sono le prime ore del pomeriggio, soprattutto dopo pranzo, e la fascia centrale della notte fino all&#8217;alba. D&#8217;estate, le partenze notturne per sfuggire al caldo e al traffico cadono proprio in queste finestre critiche. Quando possibile, conviene pianificare il viaggio nelle ore di maggiore vigilanza ed evitare di guidare nei momenti in cui il corpo chiede riposo.</p>
<h3 class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold">4. Sottovalutare il caldo in abitacolo</h3>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal"><a href="https://www.ecoseven.net/alimentazione/fitness/7-consigli-per-allenarsi-con-il-caldo/" target="_blank" rel="noopener">Il caldo è un fattore aggravante</a> specifico dell&#8217;estate. Un abitacolo surriscaldato, l&#8217;aria stagnante e la disidratazione riducono l&#8217;attenzione e accentuano la sonnolenza. L&#8217;errore è guidare in una vettura troppo calda o non bere a sufficienza. Mantenere l&#8217;abitacolo fresco e ventilato, fare ricambi d&#8217;aria regolari e bere acqua durante le soste aiuta a restare lucidi. Anche un colpo di calore lieve può manifestarsi come stanchezza improvvisa.</p>
<h3 class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold">5. Non fare pause regolari</h3>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Tirare dritto per arrivare prima è un classico, ma è un errore. La regola condivisa è fermarsi almeno ogni due ore di guida, anche solo per pochi minuti: scendere dall&#8217;auto, sgranchirsi, respirare aria fresca e rimettere in movimento la circolazione. Le pause non sono tempo perso, ma il modo più efficace per spezzare l&#8217;accumulo di stanchezza e ripartire più vigili.</p>
<h3 class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold">6. Affidarsi ai &#8220;rimedi&#8221; che non funzionano</h3>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">Aprire il finestrino, alzare il volume della musica, schiaffeggiarsi le guance: sono tutti trucchi che danno un&#8217;illusione di vigilanza per pochi istanti, ma non risvegliano davvero un cervello che chiede sonno. Affidarsi a questi espedienti per proseguire è un errore pericoloso, perché maschera il problema senza risolverlo. Se il sonno si fa sentire, nessun accorgimento sostituisce una vera sosta.</p>
<h3 class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold">7. Non concedersi un pisolino quando serve</h3>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal">L&#8217;errore finale che commette chi rischia un colpo di sonno alla guida è considerare la sosta per dormire una perdita di tempo o un segno di debolezza. Quando la sonnolenza è forte, il rimedio più efficace in assoluto è fermarsi in un&#8217;area di servizio sicura e concedersi un breve riposo di una quindicina di minuti. Un caffè può dare un aiuto, ma il suo effetto richiede tempo per manifestarsi: l&#8217;ideale è berlo e poi riposare brevemente, così da ripartire davvero rigenerati. Nessuna scadenza vale quanto arrivare a destinazione sani e salvi.</p>
<h2 class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold">In conclusione</h2>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal"><a href="https://www.menscpz.it/blog-single-sonnolenza-guida.html" target="_blank" rel="noopener">Il colpo di sonno alla guida</a> si previene con il buon senso più che con i rimedi dell&#8217;ultimo minuto: arrivare riposati alla partenza, evitare le ore critiche, tenere l&#8217;abitacolo fresco, fare pause regolari e — soprattutto — fermarsi davvero quando il corpo lo chiede. D&#8217;estate, con il caldo e i lunghi spostamenti, questi accorgimenti contano ancora di più. Guidare sicuri significa ascoltare i segnali del proprio corpo e non anteporre mai la fretta alla sicurezza, propria e degli altri.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal"><em>ATTENZIONE!!! Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce le indicazioni delle autorità competenti in materia di sicurezza stradale. In caso di stanchezza alla guida, l&#8217;unica scelta sicura è interrompere il viaggio e riposare.</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Covid19: voglia di vacanze sì, ma in sicurezza</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/viaggiare/covid19-voglia-di-vacanze-si-ma-in-sicurezza/</link>
					<comments>https://www.ecoseven.net/viaggiare/covid19-voglia-di-vacanze-si-ma-in-sicurezza/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2020 11:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggiare]]></category>
		<category><![CDATA[accoglienza sicura]]></category>
		<category><![CDATA[alberghi]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[federalberghi]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ecoseven.net/?p=58408</guid>

					<description><![CDATA[Come si sono organizzati gli albergatori per curare l’accoglienza ai tempi del Covid19? Le conseguenze della pandemia che ha colpito l’Italia e il resto del mondo, si sono abbattute rovinosamente su tutti i settori dell’economia. Ma sicuramente a pagare il prezzo più alto dell’infuriare del coronavirus è stato proprio il Turismo, il comparto che rappresenta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-58410" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/05/hotel-1330850_1280.jpg" alt="covid19" width="796" height="487" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/05/hotel-1330850_1280.jpg 796w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/05/hotel-1330850_1280-300x184.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/05/hotel-1330850_1280-768x470.jpg 768w" sizes="(max-width: 796px) 100vw, 796px" /></h3>
<h3>Come si sono organizzati gli albergatori per curare l’accoglienza ai tempi del Covid19?</h3>
<p><span id="more-58408"></span></p>
<p>Le conseguenze della pandemia che ha colpito l’Italia e il resto del mondo, si sono abbattute rovinosamente su tutti i settori dell’economia. Ma sicuramente a pagare il prezzo più alto dell’infuriare del coronavirus è stato proprio il <strong>Turismo,</strong> il comparto che rappresenta il <strong>13 del PIL del nostro Paese </strong>e che ha subito una battuta d’arresto di proporzioni inaudite, provocando una crisi degna di uno scenario di guerra.</p>
<p>Dopo il periodo più drammatico in cui il bilancio delle vittime morte con il covid19 hanno reso necessarie delle restrizioni severe, poi racchiuse nella scelta del lock-down, si sta gradualmente passando alla cosiddetta fase2, quella cioè in cui si riaprirà, con le dovute cautele, alle attività commerciali ed anche al movimento turistico.</p>
<p>In questi mesi di oscurità totale, sulle strutture alberghiere si è abbattuto un autentico tsunami che ha costretto molti imprenditori dell’ospitalità ad optare per la chiusura. <strong>Va ricordato infatti che non vi è stato alcun dpcm che abbia imposto la chiusura degli hotel in Italia, piuttosto è stata chiesta dal governo la disponibilità degli albergatori a mettere a disposizione le proprie strutture per l’emergenza.</strong></p>
<p>Chi ha chiuso, sostanzialmente, lo ha fatto per necessità, non avendo la liquidità per poter sostenere dipendenti e spese generali mancando a causa del lock down la materia prima, ovvero la clientela nazionale ed internazionale.</p>
<p><strong>Con la fase2</strong>, gli italiani potranno ricominciare a <strong>sognare quanto meno di poter viaggiare nel proprio paese e</strong><strong> gli albergatori</strong> cercheranno di tenere testa alla crisi con tutti gli sforzi possibili, dal momento che le condizioni non sono ancora sufficienti per una reale ripresa. Posto che si dovrà rinunciare inevitabilmente a turismo straniero, che peraltro rappresenta il 50% circa degli introiti legati al settore, è chiaro che si dovrà puntare mai come ora sul turismo italiano, con gli incentivi adeguati e con una particolare attenzione alla sicurezza.</p>
<p><strong>Come si sono organizzati gli albergatori per curare l’accoglienza in tempi di covid19?</strong> Innanzitutto si farà riferimento alle norme vigenti, dettate principalmente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.</p>
<p>Inoltre ogni regione ha in qualche modo legiferato in materia, proponendo dei protocolli relativi al proprio territorio. In primis ciò che viene evidenziato è <strong>l’obbligo di rispettare regole rigidissime in merito alla sanificazione degli ambienti ed alla tutela dei clienti e dei dipendenti delle strutture</strong>. Vi è inoltre anche un <strong>tema di responsabilità</strong>, dal momento che in caso di contagio verificatosi all’interno di un hotel, <strong>sarà l’albergatore in prima persona a risponderne in termini legali.</strong></p>
<p>Detto ciò, è nota la forza d’animo degli imprenditori della ricettività, che sono in gran parte pronti a partire con la fase 2.</p>
<p><strong>A questo proposito sarà un vantaggio per chi viaggia e per gli operatori del settore sapere che Federalberghi</strong>, ovvero la Federazione degli albergatori di maggior peso in Italia che consta di 27 mila associati, ha realizzato <strong>il marchio &#8216;Accoglienza Sicura&#8217;</strong>, <strong>che include un set di strumenti di comunicazione</strong> che le imprese associate possono utilizzare per sottolineare l’attenzione dedicata alla tutela della salute degli ospiti e dei collaboratori e per rammentare a tutti le precauzioni da adottare al fine di svolgere in sicurezza le normali attività quotidiane. <strong>Questi gli strumenti a disposizione</strong>:</p>
<ul>
<li><strong>Bollo</strong>, per comunicare e valorizzare l’attenzione che l’azienda dedica alla tutela della salute;</li>
<li><strong>Depliant</strong>, per fornire informazioni sulle modalità di utilizzo dei dispositivi di protezione individuale;</li>
<li><strong>Cartelli</strong>, per rammentare sinteticamente i comportamenti da tenere e le precauzioni da adottare;</li>
<li><strong>Firma/Web</strong>, da apporre in calce a tutte le email e da pubblicare sul sito internet della struttura.</li>
</ul>
<p>Si tratta di un servizio che può agevolare senz’altro gli operatori del settore. Ed è utile sapere che il marchio ‘Accoglienza Sicura’ e gli strumenti per l’informazione di ospiti e collaboratori sono disponibili nelle associazioni territoriali aderenti a Federalberghi.</p>
<p><em>Barbara Bonura</em></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ecoseven.net/viaggiare/covid19-voglia-di-vacanze-si-ma-in-sicurezza/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>5</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>22 MARZO: GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/acqua/22-marzo-giornata-mondiale-dellacqua/</link>
					<comments>https://www.ecoseven.net/ambiente/acqua/22-marzo-giornata-mondiale-dellacqua/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2020 07:08:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[22 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[COVID19]]></category>
		<category><![CDATA[giornata mondiale dell'acqua]]></category>
		<category><![CDATA[potabilità]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.ecoseven.net/?p=49808</guid>

					<description><![CDATA[Qual è la condizione dell’acqua potabile in Italia? La nostra acqua del rubinetto è sicura anche rispetto al COVID19? Con 34,2 miliardi di metri cubi, 9,4 dei quali per uso civile, l’Italia si conferma, tra i 28 Paesi dell’Unione Europea, quello con il maggior prelievo di acqua potabile. L’inizio del nuovo anno, poi, ha segnato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-49809" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/drops-of-water-578897_1280.jpg" alt="giornata mondiale dell'acqua" width="798" height="442" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/drops-of-water-578897_1280.jpg 798w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/drops-of-water-578897_1280-300x166.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/03/drops-of-water-578897_1280-768x425.jpg 768w" sizes="(max-width: 798px) 100vw, 798px" /></h3>
<h3>Qual è la condizione dell’acqua potabile in Italia? La nostra acqua del rubinetto è sicura anche rispetto al COVID19?</h3>
<p><span id="more-49808"></span></p>
<p><strong>Con 34,2 miliardi di metri cubi, 9,4 dei quali per uso civile, </strong>l’Italia si conferma, tra i 28 Paesi dell’Unione Europea, quello con il maggior prelievo di acqua potabile.</p>
<p>L’inizio del nuovo anno, poi, ha segnato un <strong>-75% delle precipitazioni rispetto al 2019</strong>, con una <strong>temperatura superiore di 1,65 gradi</strong> rispetto alla media storica.</p>
<p><strong>Come si è mosso il settore in questo periodo di emergenza pandemia e quanto è sicura la nostra rete idrica?</strong></p>
<p>“In questi giorni di emergenza legata al coronavirus – <strong>spiega il presidente di Utilitalia, Giovanni Valotti</strong> &#8211; i servizi pubblici essenziali dell’acqua, insieme a quelli di ambiente, energia e gas, sono regolari e garantiti, e continueranno ad esserlo da parte di tutte le imprese associate alla Federazione. La rapida organizzazione dei servizi rispetto alle attività operative e la disponibilità di tutti i dipendenti dei diversi settori, cui va il nostro ringraziamento, insieme all’adozione dello smart working e alla gestione digitale di diverse funzioni di contatto con la clientela, stanno consentendo continuare ad assicurare servizi fondamentali per tutti i cittadini. <strong>L’acqua del rubinetto, come hanno confermato recentemente l’Istituto Superiore di Sanità e il Ministero della Salute, è di ottima qualità e assolutamente sicura rispetto ai rischi di trasmissione del virus</strong>: si tratta di un bene da preservare e, una volta finita l’emergenza, sarà necessario tornare a ragionare sulle azioni da mettere in campo per salvaguardarla, anche perché ci stiamo lasciando alle spalle un inverno eccezionalmente siccitoso”.</p>
<p>Il numero di investimenti infrastrutturali che dovrebbero essere realizzati per contrastare i fenomeni di siccità sono <strong>734, pari a 50 euro per abitante l’anno per un periodo di 4 anni:</strong> si tratta di serbatoi, nuovi approvvigionamenti, riutilizzo delle acque reflue, riduzione delle dispersioni e interconnessioni tra acquedotti.</p>
<p>Tra gli investimenti già pianificati, il <strong>75% sono destinati a interventi per la costruzione di collegamenti di schemi idrici (3,1 miliardi) e per la riduzione delle dispersioni (2,3 miliardi).</strong> Seguono gli investimenti per nuovi approvvigionamenti (606 milioni), per serbatoi e invasi (359 milioni), per dissalatori (202 milioni) e per il riuso delle acque reflue (43 milioni).</p>
<p>La realizzazione di tali interventi comporterebbe <strong>una maggiore quantità di acqua disponibile</strong> – intesa come acqua recuperata o come acqua supplementare prodotta &#8211; <strong>stimata in 1,7 miliardi di mc/anno</strong>.</p>
<p><em>“Gli eventi siccitosi e quelli alluvionali – </em><strong>continua Valotti</strong><em> &#8211; non possono più essere considerati avvenimenti eccezionali ma eventi dalla ricorrenza ciclica, pertanto devono essere affrontati con interventi e processi strutturali sostenibili nel lungo periodo.</em>”.</p>
<p>Restano comunque elementi di criticità rispetto allo <strong>stato delle infrastrutture (rete idrica)</strong>, dovute in prevalenza alla vetustà delle reti e degli impianti: <strong>le perdite di rete sono superiori al 42%,</strong> mentre il <strong>60% delle infrastrutture è stato messo in posa oltre 30 anni fa</strong> (percentuale che sale al 70% nei grandi centri urbani); il 25% di queste supera i 50 anni (arrivando al 40% nei grandi centri urbani).</p>
<p>Negli ultimi anni gli <strong>investimenti </strong>realizzati dagli operatori industriali sono saliti fino a <strong>44 euro annui per abitante </strong>(con un aumento vicino al 30% negli ultimi 7 anni), ma per raggiungere i migliori standard europei bisognerebbe salire a 80 euro. Al momento il tasso nazionale di rinnovo della rete si attesta a <strong>3,8 metri per chilometro</strong>, il che vuol dire che al livello attuale di investimenti occorrerebbero <strong>250 anni</strong> per sostituire l’intera rete.</p>
<h4>Quale può essere allora la soluzione per compensare periodi siccitosi?</h4>
<p>Il <strong>riuso di acque depurate in agricoltura</strong>. Specialmente quando la sofferenza maggiore riguarda l’approvvigionamento da acque superficiali &#8211; cioè fiumi, laghi, bacini, e sorgenti – esposte al caldo e in generale ai cambiamenti climatici.</p>
<p>Ogni anno in Europa vengono “trattati” nei depuratori più di 40 miliardi di metri cubi di acque reflue, ma ne vengono “riusati” soltanto 964 milioni.</p>
<p><strong>In Italia – dove si trattano e si riusano ogni anno solo il 2% delle acque reflue</strong>. Andrebbero applicati all’acqua gli <strong>stessi principi dell’economia circolare</strong> per ottenere effetti virtuosi.</p>
<p><strong>La siccità invernale, poi, è in costante crescita e con essa </strong>la crisi idrica nazionale soprattutto in Puglia, Basilicata e Sicilia. L’Italia ha visto negli ultimi anni il susseguirsi di situazioni climatiche estreme, in termini di temperature raggiunte nonché di scarsità di precipitazioni. Ciò ha causato diffusi regimi idrologici di magra, la <strong>mancata ricostituzione delle scorte naturali</strong> (nevai, ghiacciai, falde, laghi) e una maggiore richiesta di acqua per qualunque attività umana.</p>
<p>L’acqua, un bene essenziale in esaurimento, dovrà essere sempre di più oggetto di una nuova e più radicata cultura antispreco e del riuso ed <strong>elemento trainante del green new deal</strong></p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ecoseven.net/ambiente/acqua/22-marzo-giornata-mondiale-dellacqua/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>4</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il pulsante «anti-panico» di Tinder</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/scienze-della-salute/il-pulsante-anti-panico-di-tinder/</link>
					<comments>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/scienze-della-salute/il-pulsante-anti-panico-di-tinder/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Feb 2020 14:49:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[antipanico]]></category>
		<category><![CDATA[incontro]]></category>
		<category><![CDATA[noonlight]]></category>
		<category><![CDATA[pulsante]]></category>
		<category><![CDATA[pulsante antipanico]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Tinder]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.mignani.it/?p=39105</guid>

					<description><![CDATA[L&#8217;app di incontri annuncia l&#8217;inserimento di nuove modalità per difendersi meglio durante e dopo gli incontri In un mondo perfetto, la cosa peggiore che potrebbe accadere durante un appuntamento su Tinder è che le due persone che hanno deciso di incontrarsi dal vivo non si piacciano, che non scatti insomma la famosa scintilla. In realtà, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-39104" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2020/02/images_dicembre_2019_gennaio_2020_dating-3373115_1280.jpg" alt="" width="799" height="481" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/02/images_dicembre_2019_gennaio_2020_dating-3373115_1280.jpg 799w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/02/images_dicembre_2019_gennaio_2020_dating-3373115_1280-300x181.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/02/images_dicembre_2019_gennaio_2020_dating-3373115_1280-768x462.jpg 768w" sizes="(max-width: 799px) 100vw, 799px" /></p>
<h2>L&#8217;app di incontri annuncia l&#8217;inserimento di nuove modalità per difendersi meglio durante e dopo gli incontri</h2>
<p>  <span id="more-39105"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">In un mondo perfetto, la cosa peggiore che potrebbe accadere durante un appuntamento su Tinder è che le due persone che hanno deciso di incontrarsi dal vivo non si piacciano, che non scatti insomma la famosa scintilla.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, però, i lati negativi degli appuntamenti online sono ben altri: vanno dall&#8217;essere vittima di catfishing a trovarsi in pericolo fisico.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio per questo, l&#8217;app di incontri più famosa al mondo, ha <a href="https://blog.gotinder.com/tinder-introduces-safety-updates/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">annunciato</a>&nbsp;diverse nuove funzionalità che tendono a riportare la realtà degli incontri di Tinder più verso l&#8217;idea di quel mondo perfetto in cui, al massimo, si decide di non rivedersi mai più.</p>
<p style="text-align: justify;">Una delle nuove funzionalità di Tinder è l&#8217;integrazione con <a href="https://www.noonlight.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Noonlight</a>, un&#8217;app di sicurezza personale. La funzione offrirà agli utenti di Tinder la possibilità di caricare online molti dettagli sull&#8217;appuntamento a cui stanno andando, in modo che potranno premere un pulsante anti-panico se durante l&#8217;incontro dovesse succedere qualcosa di pericoloso.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo modo, l&#8217;app potrà contattare i servizi di emergenza e fornirgli i dati sulla posizione dell&#8217;utente e gli altri dettagli sull&#8217;appuntamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;altra funzionalità permette di verificare fotograficamente le persone, in modo da scoraggiare il catfishing – che significa che una persona sta usando un&#8217;identità diversa dalla sua per spingere qualcuno a incontrarla.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa funzione consentirà agli utenti di Tinder di inviare diversi selfie in tempo reale che l&#8217;app utilizzerà per verificare le foto del profilo. Se i tratti corrispondono, il profilo dell&#8217;utente verrà aggiornato con un segno di spunta blu, che segnala che l&#8217;account è stato verificato.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, un appuntamento potrà comunque andare malissimo, ma quello è perché l&#8217;amore è difficile.</p>
<p style="text-align: justify;">E contro questa verità non ci sono nuove funzionalità che tengano.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/scienze-della-salute/il-pulsante-anti-panico-di-tinder/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>7</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Corse registrate su Uber</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/viaggiare/corse-registrate-su-uber/</link>
					<comments>https://www.ecoseven.net/viaggiare/corse-registrate-su-uber/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Dec 2019 15:32:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggiare]]></category>
		<category><![CDATA[corse]]></category>
		<category><![CDATA[passeggeri]]></category>
		<category><![CDATA[registrare]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Uber]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.mignani.it/?p=38771</guid>

					<description><![CDATA[Come mai Uber ha annunciato che inizierà a registrare gli audio dei suoi viaggi? Presto, sia i conducenti che i passeggeri Uber avranno la possibilità di registrare l&#8217;audio delle corse in auto. Secondo quanto raccontato dal Washington Post, l&#8217;obiettivo dichiarato da Uber riguardo a questa possibile registrazione è quello di aumentare la sicurezza dei passeggeri, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-38770" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/12/images_dicembre_2019_uber.jpg" alt="" width="797" height="485" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/12/images_dicembre_2019_uber.jpg 797w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/12/images_dicembre_2019_uber-300x183.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/12/images_dicembre_2019_uber-768x467.jpg 768w" sizes="(max-width: 797px) 100vw, 797px" /></p>
<h3>Come mai Uber ha annunciato che inizierà a registrare gli audio dei suoi viaggi?</h3>
<p><span id="more-38771"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Presto, sia i conducenti che i passeggeri Uber avranno la possibilità di registrare l&#8217;audio delle corse in auto. Secondo quanto raccontato dal <a href="https://www.washingtonpost.com/technology/2019/11/20/uber-plans-start-audio-recording-rides-us-safety/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Washington Post</a>, l&#8217;obiettivo dichiarato da Uber riguardo a questa possibile registrazione è quello di aumentare la sicurezza dei passeggeri, ma è facile immaginare che, oltre a puntare quello, Uber stia puntando anche a proteggere i propri interessi.</p>
<p style="text-align: justify;">A partire da dicembre, questa nuova funzionalità verrà lanciata in diverse città del Messico e del Brasile, ma prima di pensare a implementarla anche negli altri stati, Uber dovrà capire, luogo per luogo, come affrontare eventuali violazione delle leggi sul consenso alla registrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che succederà, comunque, è che Uber emetterà un «avviso generale» agli utenti sulla possibilità che vengano registrati, ma poi non verrà detto, né al conducente né al passeggero, se l&#8217;altro abbia deciso e richiesto di registrare quella corsa specifica.</p>
<p style="text-align: justify;">«Al termine del viaggio, all&#8217;utente verrà chiesto se tutto è a posto e sarà in grado di segnalare un incidente di sicurezza e inviare la registrazione audio a Uber con pochi tocchi», ha scritto un dirigente di Uber in un&#8217;email spedita al Washington Post . A quel punto, «il file audio crittografato verrà inviato agli agenti dell&#8217;assistenza clienti di Uber che lo useranno per comprendere meglio un incidente e intraprendere le azioni appropriate».</p>
<p style="text-align: justify;">Il punto è che la cattiva condotta dei conducenti è stata a lungo una spina nel fianco di Uber, con la compagnia che riceveva accuse su accuse per qualsiasi cosa – dalle molestie sessuali allo stupro. Per questo, molto probabilmente, la questione, oltre che di sicurezza, è di protezione dell&#8217;azienda dalle responsabilità: se ci fosse un&#8217;accusa, grazie alla registrazione potrebbe essere possibile scagionare il guidatore o avere prove per esonerarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, sapere che potrebbero essere registrati potrebbe spingere i conducenti con cattive intenzioni a comportarsi in modo inappropriato.</p>
<p style="text-align: justify;">E la privacy? Beh, quello è un altro discorso ancora che andrà affrontato stato per stato.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ecoseven.net/viaggiare/corse-registrate-su-uber/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>5</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il recupero dei LEGO</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/rifiuti/il-recupero-dei-lego/</link>
					<comments>https://www.ecoseven.net/ambiente/rifiuti/il-recupero-dei-lego/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Oct 2019 18:40:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rifiuti e riciclo]]></category>
		<category><![CDATA[filantropia]]></category>
		<category><![CDATA[giocattoli]]></category>
		<category><![CDATA[impresa e sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[lego]]></category>
		<category><![CDATA[plastica]]></category>
		<category><![CDATA[qualità]]></category>
		<category><![CDATA[Recupero]]></category>
		<category><![CDATA[riciclo]]></category>
		<category><![CDATA[riuso]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.mignani.it/?p=38568</guid>

					<description><![CDATA[La LEGO sta pulendo e riconfezionando i vecchi mattoncini per darli in beneficenza ai bambini Niente obsolescenza programmata per quanto riguarda i pezzi di costruzione della LEGO: i mattoncini di plastica più famosi del mondo, infatti, sono estremamente resistenti, hanno un sistema di connessione che non è mai cambiato del corso del tempo e in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-38567" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Lego.jpg" alt="" width="812" height="417" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Lego.jpg 812w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Lego-300x154.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_Lego-768x394.jpg 768w" sizes="(max-width: 812px) 100vw, 812px" /></p>
<p style="text-align: left;">La LEGO sta pulendo e riconfezionando i vecchi mattoncini per darli in beneficenza ai bambini</p>
<p>  <span id="more-38568"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Niente obsolescenza programmata per quanto riguarda i pezzi di costruzione della <a href="https://www.lego.com/it-it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">LEGO</a>: i mattoncini di plastica più famosi del mondo, infatti, sono estremamente resistenti, hanno un sistema di connessione che non è mai cambiato del corso del tempo e in più, nonostante siano in plastica, riescono comunque ad avere dei record di sostenibilità.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;azienda danese, infatti, si è sempre distinta per le sue mosse <em>green</em>: a partire dagli investimenti nell&#8217;eolico <em>offshore</em>, passando per le relazioni interrotte con le compagnie petrolifere, fino ad arrivare al piano di sostituzione della plastica dei mattoncini con materiali sostenibili – un obiettivo che vuole essere portato a termine entro il 2030.</p>
<p style="text-align: justify;">Recentemente, la Società ha anche lanciato un programma pilota negli Stati Uniti che si chiama <a href="https://www.lego.com/en-us/campaigns/replay" target="_blank" rel="noopener noreferrer">LEGO<em> Replay</em></a>&nbsp;e che fonde la sostenibilità con la filantropia: in pratica, le famiglie possono prendere i loro vecchi LEGO, stampare un&#8217;etichetta di spedizione gratuita dal partner <a href="https://givebackbox.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">LEGO </a><em><a href="https://givebackbox.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Give Back Box</a>&nbsp;</em>e inviarli. A quel punto, i mattoncini verranno ispezionati, ordinati e puliti, per poi spedirli a <em>Teach For America </em>e<em> Boys and Girls Club</em> di Boston.<br />Lo sviluppo del programma ha richiesto tre anni, tempo che il <em>team</em> ci ha messo per assicurarsi che fossero soddisfatti i più alti standard di qualità e sicurezza e che tutto fosse allineato alle normative statunitensi.</p>
<p style="text-align: justify;">I giocattoli inviati a <em>Teach For America</em> andranno nelle aule di tutto il paese, mentre quelli inviati ai <em>Boys &amp; Girls Club</em> di Boston sono diretti ai loro programmi di doposcuola. Il progetto pilota si concluderà nella primavera del 2020, a quel punto il gruppo LEGO valuterà una sua possibile espansione.<br />La speranza è che arrivi presto anche da noi, in modo da poter dare ad altri bambini i mattoncini con cui, quando eravamo piccoli, abbiamo cercato di costruire i nostri sogni.&nbsp;In questo modo la longevità della plastica diventerà un vero vantaggio.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ecoseven.net/ambiente/rifiuti/il-recupero-dei-lego/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>15</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Basta test sugli animali!</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/animali/basta-test-sugli-animali/</link>
					<comments>https://www.ecoseven.net/ambiente/animali/basta-test-sugli-animali/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Sep 2019 00:32:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Animali]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Epa]]></category>
		<category><![CDATA[laboratorio]]></category>
		<category><![CDATA[mammiferi]]></category>
		<category><![CDATA[prodotti chimici]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza chimica]]></category>
		<category><![CDATA[Sperimentazione animale]]></category>
		<category><![CDATA[test su animali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.mignani.it/?p=38343</guid>

					<description><![CDATA[L&#8217;EPA promette la fine delle sperimentazioni L&#8217;Environmental Protection Agency (EPA) ha annunciato un progetto che potrebbe rendere molto felici gli animalisti: vuole ridurre i test sugli animali e interrompere il finanziamento dei test sui mammiferi entro il 2035. L&#8217;amministratore dell&#8217;EPA, Andrew Wheeler, ha promesso di diminuire i nuovi test sui mammiferi del 30% entro il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-38342" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/09/images_foto2019_Settembre_2019_Test_su_animali_CUT.jpg" alt="" width="803" height="417" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/09/images_foto2019_Settembre_2019_Test_su_animali_CUT.jpg 803w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/09/images_foto2019_Settembre_2019_Test_su_animali_CUT-300x156.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/09/images_foto2019_Settembre_2019_Test_su_animali_CUT-768x399.jpg 768w" sizes="(max-width: 803px) 100vw, 803px" /></p>
<p>L&#8217;EPA promette la fine delle sperimentazioni</p>
<p>  <span id="more-38343"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;<em>Environmental Protection Agency</em> (<a href="https://www.epa.gov/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">EPA</a>) ha annunciato un progetto che potrebbe rendere molto felici gli animalisti: vuole ridurre i test sugli animali e interrompere il finanziamento dei test sui mammiferi entro il 2035. L&#8217;amministratore dell&#8217;EPA, Andrew Wheeler, ha promesso di <strong>diminuire i nuovi test sui mammiferi del 30% entro il 2025</strong> e ha anche promesso un finanziamento di 4,25 milioni di dollari per lo sviluppo di soluzioni alternative (e non animali), per testare la sicurezza chimica dei prodotti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente, sono in molti a mettere in dubbio le motivazioni dell&#8217;agenzia federale. Il <em>Natural Resources Defense Council</em> (<a href="https://www.nrdc.org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">NRDC</a>), per esempio, ha suggerito che questa decisione, più che per aiutare gli animali, abbia a che fare con la riduzione dei costi, visto che le aziende chimiche necessarie per eseguire i test sugli animali sono molto costose.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il punto controverso non è solo questo, alcuni scienziati temono che la modellistica matematica e gli altri approcci di sperimentazione non animale non replicheranno efficacemente il sistema fisiologico umano e che, quindi, diventi più difficile identificare le componenti chimiche nei prodotti e difendere la nostra salute.</p>
<p style="text-align: justify;">Associazioni come <em>People for the Ethical Treatment of Animals</em> (<a href="https://www.peta.org.uk/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">PETA</a>), invece, che lavorano da sempre per impedire che gli animali siano costretti a ingerire o inalare sostanze chimiche tossiche, si dicono fiduciose: pensano che i moderni modelli alternativi proteggeranno efficacemente non solo l&#8217;uomo, ma anche gli animali e l&#8217;ambiente.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ecoseven.net/ambiente/animali/basta-test-sugli-animali/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>5</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Force of Nature</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/economia-ambientale/force-of-nature/</link>
					<comments>https://www.ecoseven.net/ambiente/economia-ambientale/force-of-nature/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Sep 2019 18:52:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[candeggina]]></category>
		<category><![CDATA[detergente green]]></category>
		<category><![CDATA[disinfettante]]></category>
		<category><![CDATA[ecologico]]></category>
		<category><![CDATA[Force of Nature]]></category>
		<category><![CDATA[naturale]]></category>
		<category><![CDATA[pulizia]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[stati uniti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.mignani.it/?p=38309</guid>

					<description><![CDATA[Il dispositivo che trasforma l&#8217;acqua del rubinetto in un potente detergente green Non è facile tenere la casa pulita senza utilizzare prodotti chimici: infatti, sono molte le aziende che cercano di fare innovazione in questo senso e rendere la pulizia ecologica un mondo più semplice e accessibile. Non ultimo, è arrivato Force of Nature, che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-38308" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/09/images_foto2019_Settembre_2019_Force_of_Nature_CUT.jpg" alt="" width="802" height="407" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/09/images_foto2019_Settembre_2019_Force_of_Nature_CUT.jpg 802w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/09/images_foto2019_Settembre_2019_Force_of_Nature_CUT-300x152.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/09/images_foto2019_Settembre_2019_Force_of_Nature_CUT-768x390.jpg 768w" sizes="(max-width: 802px) 100vw, 802px" /></p>
<p>Il dispositivo che trasforma l&#8217;acqua del rubinetto in un potente detergente green</p>
<p>  <span id="more-38309"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Non è facile <a href="https://www.ecoseven.net/ambiente/inquinamento/fare-le-pulizie-inquina-quanto-le-auto.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">tenere la casa pulita</a> senza utilizzare prodotti chimici: infatti, sono molte le aziende che cercano di fare innovazione in questo senso e rendere la pulizia ecologica un mondo più semplice e accessibile. Non ultimo, è arrivato <strong><em><a href="https://www.forceofnatureclean.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Force of Nature</a></em></strong>, che sta facendo qualcosa di totalmente diverso da quanto visto prima.</p>
<p>Aggiungendo elettricità a una soluzione di sale, aceto e acqua, infatti, il dispositivo venduto negli Stati Uniti e in Canada da <em>Force of Nature</em> produce <strong>un detergente e disinfettante naturale multiuso, efficiente come la candeggina</strong>.<br />La sostanza che viene fuori da questo apparecchio è acqua elettrolizzata e contiene due potenti ingredienti: idrossido di sodio, che è un detergente privo di schiuma e un grasso (che si trova in questo prodotto in una concentrazione dello 0,0000003%, anche se alcune grandi marche ne contengono fino al 5%) e acido ipocloroso, che pulisce e deodora efficacemente come la candeggina, senza essere tossico (sul sito, si spiega che è la stessa sostanza prodotta dai globuli bianchi per mantenerci in salute, nonché l&#8217;ingrediente attivo nei prodotti per la cura delle ferite).</p>
<p style="text-align: justify;">A differenza dell&#8217;aceto naturale, che non può essere usato su tutte le superfici e comporta dei rischi per alcune parti del nostro corpo (come gli occhi e l&#8217;esofago), quest&#8217;acqua elettrolizzata <strong>può fare quasi tutte le pulizie necessarie, senza darci pensieri per quanto riguarda la sicurezza</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il kit di Force of Nature permette di produrre due lotti da 350 ml di prodotto alla volta e ogni lotto può essere usato per due settimane, ovvero il periodo di tempo in cui l&#8217;acido ipocloroso rimane più attivo. Per produrre il detergente, si deve riempire l&#8217;elettrolizzatore con acqua di rubinetto e ci si deve spremere dentro una capsula di attivatore, poi basta collegarlo alla corrente, premere start e attendere 9 minuti, dopodiché la soluzione è pronta per l&#8217;uso. Insieme a questo prodotto è possibile usare gli stessi panni e i medesimi strumenti di pulizia che si usano con i normali detergenti.</p>
<p>Finora questa metodologia richiedeva enormi attrezzature accessibili solo a grandi aziende, ma <em>Force of Nature</em> ha cambiato le cose: è il primo dispositivo al mondo che consente di produrre acqua elettrolizzata a casa propria.<br />Per il momento, questo prodotto <strong>non è ancora in vendita in Italia</strong>, ma speriamo arrivi presto.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.ecoseven.net/ambiente/economia-ambientale/force-of-nature/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>7</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
