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	<title>sardegna &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Granchio blu nuotatore: pescato in Sardegna il primo esemplare (ed è una terza specie diversa dal granchio blu)</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/granchio-blu-nuotatore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 15:31:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[Biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[granchio blu]]></category>
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					<description><![CDATA[di Redazione Ecoseven – 25/06/2026 Per la prima volta in Sardegna è stato pescato un granchio blu nuotatore (Portunus segnis), una specie aliena diversa dal ormai noto granchio blu. L&#8217;esemplare — un maschio con carapace di circa 15 centimetri — è stato catturato nello Stagno di Tortolì, in Ogliastra, dai pescatori della laguna, e identificato dai ricercatori [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #999999;">di <a style="color: #999999;" href="https://www.ecoseven.net/author/redazione-ecoseven/" target="_blank" rel="noopener">Redazione Ecoseven</a> – 25/06/2026</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-320254 size-full" title="Granchio blu nuotatore (Portunus segnis) pescato nello Stagno di Tortolì in Sardegna" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Granchio-Blu-nuotatore.webp" alt="Granchio blu nuotatore Portunus segnis Sardegna" width="1236" height="824" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Granchio-Blu-nuotatore.webp 1236w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Granchio-Blu-nuotatore-300x200.webp 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Granchio-Blu-nuotatore-1024x683.webp 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Granchio-Blu-nuotatore-768x512.webp 768w" sizes="(max-width: 1236px) 100vw, 1236px" /></p>
<p><strong>Per la prima volta in Sardegna è stato pescato un granchio blu nuotatore (<a href="https://fish-commercial-names.ec.europa.eu/fish-names/species/portunus-segnis_it" target="_blank" rel="noopener">Portunus segnis</a>), una specie aliena diversa dal ormai noto granchio blu. L&#8217;esemplare — un maschio con carapace di circa 15 centimetri — è stato catturato nello Stagno di Tortolì, in Ogliastra, dai pescatori della laguna, e identificato dai ricercatori dell&#8217;Università di Sassari attraverso analisi morfologiche e genetiche. Si tratta dell&#8217;esemplare più occidentale mai registrato nel Mediterraneo per questa specie, arrivata dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez. Per ora è un solo individuo e non indica un&#8217;invasione in corso, ma gli studiosi invitano alla prudenza: come il granchio blu, anche questa specie può crescere di dimensioni, riprodursi rapidamente e diffondersi. Ecco cosa significa la scoperta e perché il Mediterraneo si sta &#8220;tropicalizzando&#8221;.</strong></p>
<p>C&#8217;è un nuovo arrivato nei mari sardi, e la sua comparsa racconta molto di come stanno cambiando il Mediterraneo e la sua fauna. Non è il famigerato granchio blu — quello c&#8217;è già da anni — ma un suo &#8220;cugino&#8221; dal nome simile e dall&#8217;origine completamente diversa. La scoperta, avvenuta nello Stagno di Tortolì, è un caso scientifico interessante e un segnale ambientale che merita attenzione, senza allarmismi. Vediamo di cosa si tratta, distinguendo bene le specie in gioco.</p>
<h2>Cosa è stato trovato a Tortolì</h2>
<p>I pescatori dello Stagno di Tortolì, in Ogliastra, sono abituati a catturare il granchio blu, ormai comune nelle lagune sarde. Tra gli esemplari, però, ne hanno notato uno dall&#8217;aspetto leggermente diverso: più affusolato e con chele più sottili. Hanno fatto la cosa giusta — lo hanno consegnato agli studiosi.</p>
<p>Si trattava di un <strong>maschio di Portunus segnis</strong>, con un carapace largo circa 15 centimetri e un peso di 230 grammi. L&#8217;identificazione è stata effettuata dall&#8217;<a href="https://www.uniss.it/it" target="_blank" rel="noopener"><strong>Università di Sassari</strong></a>: l&#8217;analisi morfologica dalla dottoressa Noemi Pascale, confermata poi dagli esami genetici della professoressa Daria Sanna, del Dipartimento di Scienze Biomediche. L&#8217;esemplare era stato ricevuto dai ricercatori alla fine di settembre 2025.</p>
<p>La scoperta è avvenuta nell&#8217;ambito di un progetto di ricerca e monitoraggio sulle specie aliene invasive nelle lagune sarde, finanziato dalla <a href="https://www.ecoseven.net/ambiente/spighe-verdi-2026/" target="_blank" rel="noopener">Regione Sardegna</a> e coordinato, per l&#8217;Università di Sassari, dal professor <a href="https://www.ecoseven.net/ambiente/spighe-verdi-2026/" target="_blank" rel="noopener">Marco Casu</a>, docente di Zoologia marina. Un dato rende il ritrovamento particolarmente significativo: l&#8217;esemplare sardo è <strong>il più occidentale mai registrato nel Mediterraneo</strong> per questa specie.</p>
<h2>Attenzione a non confondersi: tre granchi diversi</h2>
<p>Qui serve chiarezza, perché i nomi si somigliano e la confusione è dietro l&#8217;angolo — al punto che gli stessi pescatori possono sbagliarsi. Nel Mediterraneo oggi convivono almeno tre granchi della stessa famiglia (i Portunidae, i &#8220;granchi nuotatori&#8221;), ma con storie diverse:</p>
<ul>
<li><strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Callinectes_sapidus" target="_blank" rel="noopener">Il granchio blu americano</a> (Callinectes sapidus):</strong> è quello noto alle cronache, arrivato dalle coste atlantiche del Nord America con le acque di zavorra delle navi. In Sardegna è presente dal 2017 ed è ormai diffuso in quasi tutte le lagune.</li>
<li><strong><a href="https://www.cnr.it/en/press-release/12142/individuata-una-seconda-specie-di-granchio-blu-nel-mar-adriatico" target="_blank" rel="noopener">Il granchio blu nuotatore (Portunus segnis)</a>:</strong> è il protagonista di questa notizia, appena comparso a Tortolì. Viene dal Mar Rosso ed è entrato nel Mediterraneo dal Canale di Suez.</li>
<li><strong><a href="https://www.ecoseven.net/economia/prezzi-dei-carburanti-oggi/" target="_blank" rel="noopener">Il granchio nuotatore o &#8220;rosso&#8221;</a> (Gonioinfradens giardi):</strong> un&#8217;altra specie lessepsiana, segnalata di recente in Sicilia orientale, anch&#8217;essa in espansione verso ovest.</li>
</ul>
<p>Il nome &#8220;granchio blu nuotatore&#8221; deriva dalla conformazione dell&#8217;ultimo paio di zampe, particolarmente sviluppate e appiattite a forma di paletta: una caratteristica comune ai Portunidae che permette a questi crostacei di nuotare attivamente e di diffondersi con facilità, anche su lunghe distanze. È proprio questa somiglianza a rendere difficile il riconoscimento immediato e a richiedere, spesso, la conferma genetica.</p>
<h2>Da dove arriva: la migrazione lessepsiana</h2>
<p>L&#8217;origine del Portunus segnis è il punto che lo distingue nettamente dal granchio blu americano, e racconta un fenomeno più ampio.</p>
<p>Mentre il Callinectes sapidus è arrivato dall&#8217;Atlantico attraverso le acque di zavorra delle navi, il granchio blu nuotatore è una <strong>specie lessepsiana</strong>: è cioè penetrato nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mar_Mediterraneo" target="_blank" rel="noopener">Mediterraneo</a> dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mar_Rosso" target="_blank" rel="noopener">Mar Rosso</a> attraverso il<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Canale_di_Suez" target="_blank" rel="noopener"> <strong>Canale di Suez</strong></a>, la stessa via seguita da molte altre specie tropicali negli ultimi decenni. Il termine deriva da <strong>Ferdinand de Lesseps</strong>, l&#8217;ingegnere che progettò il canale.</p>
<p>La prima segnalazione ufficiale di Portunus segnis nelle acque italiane risale all&#8217;agosto 2023, nell&#8217;Adriatico. L&#8217;esemplare sardo, ricevuto a fine settembre 2025, segna ora il punto più occidentale della sua avanzata nel bacino.</p>
<h2>Perché preoccupa (ma senza allarmismi)</h2>
<p>Qui serve equilibrio, ed è ciò che gli stessi studiosi raccomandano. Un solo esemplare non fa un&#8217;invasione: come ha spiegato il professor Marco Casu, il ritrovamento di un singolo animale non indica, al momento, una presenza massiccia della specie.</p>
<p>Tuttavia, il fenomeno va seguito con attenzione per una ragione precisa: il Portunus segnis condivide diverse caratteristiche con il granchio blu, quelle che hanno reso quest&#8217;ultimo così invasivo. Può raggiungere <strong>dimensioni considerevoli</strong> (il carapace arriva fino a circa 25 centimetri di larghezza), ha un&#8217;<strong>elevata capacità riproduttiva</strong> e si muove con grande facilità, sia nella fase larvale sia da adulto. Gli esemplari adulti possono compiere spostamenti in mare anche di un centinaio di chilometri, conquistando progressivamente nuove aree.</p>
<p>È inoltre dotato di <strong>chele potenti</strong>, capaci di provocare ferite, e potrebbe in futuro rappresentare un rischio per la biodiversità marina e per la pesca: come il granchio blu, potrebbe danneggiare le specie di interesse commerciale e rovinare le attrezzature da pesca.</p>
<p>L&#8217;esperienza recente invita alla prudenza proprio per questo. Come ricorda Casu, nel 2017 in Sardegna il granchio blu americano era stato segnalato con pochissimi individui nella Laguna di S&#8217;Ena Arrubia; nove anni dopo è ormai diffuso in quasi tutte le aree salmastre dell&#8217;isola. Una crescita della popolazione del nuovo arrivato potrebbe quindi svilupparsi inizialmente senza essere percepita.</p>
<h2>Cosa significa concretamente</h2>
<p>Tradotto in implicazioni pratiche, ecco i risvolti della scoperta.</p>
<p><strong>Per i pescatori</strong>, diventa cruciale saper riconoscere il Portunus segnis e distinguerlo dal granchio blu, vista la forte somiglianza. Per questo i ricercatori puntano a rafforzare i monitoraggi e a fornire agli operatori delle lagune gli strumenti per identificare la specie. Chi pesca potrà segnalare gli esemplari sospetti alle Università di Sassari e Cagliari, entrambe coinvolte nel progetto regionale sul granchio blu.</p>
<p><strong>Per la biodiversità</strong>, la presenza contemporanea di specie originariamente lontanissime — il granchio blu atlantico e quello nuotatore indo-pacifico, un tempo separati da oceani — apre interrogativi nuovi. Gli studiosi considerano difficile un&#8217;ibridazione tra le due specie, perché nei crostacei gli apparati riproduttivi devono essere perfettamente compatibili; ma, appartenendo alla stessa famiglia, una certa compatibilità nelle zone di contatto non è del tutto da escludere.</p>
<p><strong>Per il clima</strong>, infine, questa storia è un indicatore. L&#8217;arrivo del granchio blu nuotatore è un ulteriore segnale della cosiddetta <strong>tropicalizzazione del Mediterraneo</strong>: l&#8217;aumento delle temperature delle acque ha reso il bacino ospitale per specie tropicali che un secolo fa, in un mare più freddo, non sarebbero riuscite a sopravvivere e a colonizzarlo. Il monitoraggio degli organismi marini diventa così anche un modo per leggere i cambiamenti climatici in corso.</p>
<h2>FAQ – Domande frequenti</h2>
<h3>Cos&#8217;è il granchio blu nuotatore?</h3>
<p>È il Portunus segnis, una specie di granchio della famiglia dei Portunidae originaria del Mar Rosso e dell&#8217;Oceano Indiano. Il nome deriva dall&#8217;ultimo paio di zampe appiattite a forma di paletta, che gli permettono di nuotare attivamente. È stato pescato per la prima volta in Sardegna nello Stagno di Tortolì, in Ogliastra.</p>
<h3>Che differenza c&#8217;è tra il granchio blu nuotatore e il granchio blu?</h3>
<p>Sono due specie diverse, pur appartenendo alla stessa famiglia. Il granchio blu (Callinectes sapidus) è originario delle coste atlantiche americane ed è arrivato con le acque di zavorra delle navi; è già diffuso in Sardegna dal 2017. Il granchio blu nuotatore (Portunus segnis) viene invece dal Mar Rosso ed è entrato nel Mediterraneo dal Canale di Suez. Si somigliano molto e possono essere facilmente confusi.</p>
<h3>Il granchio blu nuotatore è pericoloso?</h3>
<p>Al momento è stato trovato un solo esemplare, quindi non si può parlare di invasione. Tuttavia gli studiosi raccomandano attenzione perché la specie può raggiungere grandi dimensioni (fino a 25 cm di carapace), riprodursi rapidamente e diffondersi su lunghe distanze, con possibili rischi futuri per la biodiversità marina e per la pesca, simili a quelli causati dal granchio blu.</p>
<h3>Come è arrivato in Sardegna?</h3>
<p>Il Portunus segnis è una specie lessepsiana, cioè entrata nel Mediterraneo dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez. La prima segnalazione italiana risale all&#8217;agosto 2023, nell&#8217;Adriatico. L&#8217;esemplare sardo, ricevuto dai ricercatori a fine settembre 2025, rappresenta il punto più occidentale finora raggiunto dalla specie nel Mediterraneo.</p>
<h3>Cosa c&#8217;entra il cambiamento climatico?</h3>
<p>Molto. L&#8217;arrivo di specie tropicali come il granchio blu nuotatore è favorito dall&#8217;aumento delle temperature del Mediterraneo, un fenomeno chiamato &#8220;tropicalizzazione&#8221;. Acque più calde rendono il bacino ospitale per organismi che un tempo non vi sarebbero sopravvissuti. Secondo i ricercatori, agli inizi del secolo scorso, in un mare più freddo, questa specie probabilmente non sarebbe riuscita a colonizzare le nostre acque.</p>
<h2>In breve</h2>
<p>Per la prima volta in Sardegna è stato pescato un granchio blu nuotatore (Portunus segnis), nello Stagno di Tortolì, in Ogliastra. Attenzione a non confonderlo con il granchio blu (Callinectes sapidus), già diffuso nell&#8217;isola: sono due specie diverse della stessa famiglia, con origini opposte (atlantica l&#8217;una, indo-pacifica l&#8217;altra). L&#8217;esemplare, un maschio di circa 15 cm di carapace, è stato identificato dall&#8217;Università di Sassari con analisi morfologiche e genetiche e rappresenta il punto più occidentale mai raggiunto dalla specie nel Mediterraneo. Per ora è un solo individuo e <a href="https://www.ecoseven.net/canali/scienze/la-pecora-foglia/" target="_blank" rel="noopener">non indica un&#8217;invasione</a>, ma gli studiosi invitano alla prudenza: come il granchio blu, può crescere molto, riprodursi rapidamente e spostarsi su lunghe distanze. La scoperta è un segnale della &#8220;tropicalizzazione&#8221; del Mediterraneo: il riscaldamento delle acque sta rendendo il nostro mare ospitale per specie tropicali un tempo impossibilitate a sopravvivervi. La parola d&#8217;ordine, per ora, è monitoraggio.</p>
<hr />
<p><em>Questo articolo si basa sulla notizia riportata da La Nuova Sardegna (22 giugno 2026) e sulle dichiarazioni dei ricercatori coinvolti. Fonti principali: Università di Sassari (identificazione a cura della dott.ssa Noemi Pascale e della prof.ssa Daria Sanna; progetto coordinato dal prof. Marco Casu, docente di Zoologia marina); <a href="https://www.ecoseven.net/alimentazione/ricette/insalatone-estive/" target="_blank" rel="noopener">progetto &#8220;Granchio blu R.A.S.</a>&#8221; finanziato dalla Regione Sardegna, con il coinvolgimento delle Università di Sassari e Cagliari. I dati sulla distribuzione e sulla biologia della specie sono soggetti ad aggiornamento con il progredire della ricerca.</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>La Sardegna oltre il mare: nuraghi, borghi e set da film che pochi conoscono</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/viaggiare/la-sardegna-oltre-il-mare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Accetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 13:59:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggiare]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
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		<category><![CDATA[percorsi]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[Sardegna cinematografica]]></category>
		<category><![CDATA[Sardegna oltre il mare]]></category>
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					<description><![CDATA[Le spiagge e i percorsi della Sardegna oltre il mare offrono esperienze che uniscono natura, storia e scenari spesso utilizzati come set cinematografici. Negli ultimi cinque anni (2021-2026), la Sardegna è stata un set prediletto per diverse grandi produzioni nazionali e internazionali, tra cui il film campione d&#8217;incassi &#8220;La vita va così&#8220; di Riccardo Milani, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-319613 size-large" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Itinerari-Sardegna-1024x683.webp" alt="La Sardegna oltre il mare" width="1024" height="683" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Itinerari-Sardegna-1024x683.webp 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Itinerari-Sardegna-300x200.webp 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Itinerari-Sardegna-768x512.webp 768w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Itinerari-Sardegna.webp 1536w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
<p>Le spiagge e i percorsi della Sardegna oltre il mare offrono esperienze che uniscono natura, storia e scenari spesso utilizzati come set cinematografici. <span data-subtree="aimfl,mfl" data-copy-service-computed-style="font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 400; margin: 0px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(10, 10, 10);">Negli ultimi cinque anni (2021-2026), la Sardegna è stata un set prediletto per diverse grandi produzioni nazionali e internazionali, tra cui il film campione d&#8217;incassi &#8220;</span><strong>La vita va così</strong>&#8220;<!--TgQPHd|[]--> di Riccardo Milani, colossal come <strong>il nuovo Star Wars</strong>, e serie thriller come <strong>Iris</strong> di Sky</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Quando si pensa <a href="https://www.sardegnaturismo.it/" target="_blank" rel="noopener">alla Sardegna</a>, la mente corre quasi automaticamente al mare: acque turchesi, spiagge di sabbia bianca, calette nascoste tra le rocce. Eppure ridurre l&#8217;isola alla sua sola dimensione balneare significa rinunciare a conoscere il suo volto più autentico e sorprendente. Al di là della costa, la Sardegna custodisce un entroterra ricco di storia millenaria, paesaggi selvaggi e scenari così suggestivi da aver conquistato registi italiani e internazionali, che ne hanno fatto un vero set cinematografico a cielo aperto. Questo articolo propone un viaggio diverso, fatto di esperienze che intrecciano natura, cultura e cinema, per scoprire la parte dell&#8217;isola che spesso sfugge al turismo di massa.</p>
<h2 class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold">Un entroterra che racconta millenni di storia</h2>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">La Sardegna oltre il mare è una delle terre abitate più antiche del Mediterraneo, e il suo entroterra ne porta le tracce in modo evidente. I nuraghi, le imponenti costruzioni in pietra risalenti all&#8217;Età del Bronzo, punteggiano il paesaggio con migliaia di esemplari sparsi su tutto il territorio. Visitarli significa entrare in contatto con una civiltà arcaica e affascinante, di cui ancora oggi molti aspetti restano avvolti nel mistero.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Accanto ai siti archeologici, i borghi dell&#8217;interno conservano un&#8217;identità forte e radicata. Paesi come Orgosolo, celebre per i suoi murales che raccontano lotte sociali e vita quotidiana, o i centri della Barbagia, dove tradizioni, lingua e artigianato si tramandano da generazioni, offrono al visitatore un&#8217;immersione in una cultura viva e orgogliosa delle proprie origini.</p>
<h2 class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold">Paesaggi selvaggi tra montagne e altopiani</h2>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Lontano dalle spiagge affollate, la Sardegna oltre il mare rivela una natura aspra e maestosa. Il massiccio del Gennargentu, con le sue cime che superano i milleottocento metri, offre scenari montani inaspettati per chi associa l&#8217;isola solo al clima marino. Gli altopiani calcarei, le gole profonde e i boschi di lecci creano un ambiente ideale per il trekking e per chi cerca un contatto autentico con la natura.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Il Supramonte, con le sue pareti rocciose a picco e le grotte spettacolari, rappresenta una delle aree più affascinanti e ancora poco battute. Qui il silenzio e l&#8217;imponenza del paesaggio regalano un&#8217;esperienza che ha poco a che vedere con la cartolina balneare e molto con l&#8217;avventura e la scoperta.</p>
<h2 class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold">La Sardegna come set cinematografico</h2>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">La straordinaria varietà di paesaggi ha fatto dell&#8217;isola una location molto amata dal cinema. La posizione geografica, isolata dal resto d&#8217;Italia, ha permesso al territorio di preservare la sua bellezza naturale senza subire eccessive influenze esterne, creando un ambiente perfetto per girare film, serie TV, documentari e spot pubblicitari in un contesto autentico e suggestivo.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Tra i titoli più celebri spicca un capitolo della saga di James Bond: per le riprese fu scelta la Costa Smeralda, con scene memorabili girate tra Porto Cervo, Capriccioli e San Pantaleo. Roger Moore, alias James Bond, consacrò la Costa Smeralda a mito cinematografico, e l&#8217;Hotel Cala di Volpe divenne sfondo delle avventure dell&#8217;agente segreto più amato.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">L&#8217;isola ha però ispirato anche un cinema più intimo e autoriale. I fratelli Taviani raccontarono la Sardegna rurale e arcaica con Padre Padrone, tratto dall&#8217;autobiografia di Gavino Ledda: girato nell&#8217;entroterra logudorese, il film vinse la Palma d&#8217;Oro a Cannes, portando la cultura sarda al centro della scena internazionale. Ancora prima, Michelangelo Antonioni scelse la spiaggia rosa di Budelli per una scena del suo primo film a colori, Deserto rosso, con Monica Vitti. Anche il cult di Lina Wertmüller &#8220;Travolti da un insolito destino nell&#8217;azzurro mare d&#8217;agosto&#8221; deve molto del suo fascino visivo agli scenari sardi.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Non sorprende che l&#8217;attenzione del mondo del cinema verso l&#8217;isola sia istituzionalmente sostenuta: dal 2006 la Fondazione Sardegna Film Commission valorizza il patrimonio ambientale e storico della Sardegna attraverso la produzione cinematografica e audiovisiva.</p>
<h2 class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold">Esperienze enogastronomiche e tradizioni</h2>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Se decidi di visitare la Sardegna oltre il mare non puoi prescindere dalla sua cucina, espressione diretta del territorio e della sua storia. Il pane carasau, i formaggi di pecora come il pecorino sardo, i salumi, il porceddu arrosto e i dolci a base di miele e mandorle raccontano una cultura gastronomica legata alla pastorizia e all&#8217;agricoltura. Visitare le cantine dell&#8217;isola permette inoltre di scoprire vini di carattere come il Cannonau e il Vermentino, sempre più apprezzati a livello internazionale.</p>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]">Le feste e le sagre dei piccoli centri, con i loro costumi tradizionali, le danze e i riti che affondano le radici in epoche lontane, offrono al viaggiatore l&#8217;occasione di vivere la Sardegna più autentica, quella che resiste al tempo e che si svela solo a chi va oltre la superficie.</p>
<h2 class="text-text-100 mt-3 -mb-1 text-[1.125rem] font-bold">Conclusione</h2>
<p class="font-claude-response-body break-words whitespace-normal leading-[1.7]"><a href="https://www.ecoseven.net/viaggiare/intelligenza_artificiale_e_nuraghi/" target="_blank" rel="noopener">La Sardegna oltre il mare</a> è molto più di una destinazione balneare. È un&#8217;isola che sa unire la bellezza dei suoi paesaggi naturali alla profondità della sua storia, regalando esperienze capaci di soddisfare chi cerca cultura, avventura e autenticità. Scegliere di esplorare il suo entroterra, i suoi borghi e i luoghi resi celebri dal grande schermo significa scoprire una terra ricca di sfumature, dove ogni angolo ha una storia da raccontare. Un viaggio che, lontano dal turismo di massa, lascia ricordi destinati a durare nel tempo.</p>
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		<item>
		<title>Intelligenza artificiale e nuraghi: così la Sardegna costruisce l’Atlante digitale per arrivare all’Unesco</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/viaggiare/intelligenza_artificiale_e_nuraghi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 13:51:05 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[archeologia digitale]]></category>
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					<description><![CDATA[Intelligenza artificiale e nuraghi ovvero, la tecnologia più avanzata al servizio di una delle civiltà più antiche del Mediterraneo. In Sardegna l’intelligenza artificiale diventa uno strumento per conoscere, proteggere e valorizzare i nuraghi, cuore di una candidatura UNESCO che punta a raccontare l’Isola al mondo. Non solo medicina, logistica, e-commerce o creazione di immagini. L’intelligenza [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-319507 size-large" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Intelligenza-artificiale-e-nuraghi-1-1024x683.jpg" alt="Intelligenza artificiale e nuraghi" width="1024" height="683" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Intelligenza-artificiale-e-nuraghi-1-1024x683.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Intelligenza-artificiale-e-nuraghi-1-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Intelligenza-artificiale-e-nuraghi-1-768x512.jpg 768w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Intelligenza-artificiale-e-nuraghi-1.jpg 1500w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Intelligenza artificiale e nuraghi ovvero, la tecnologia più avanzata al servizio di una delle civiltà più antiche del Mediterraneo. In Sardegna l’intelligenza artificiale diventa uno strumento per conoscere, proteggere e valorizzare i nuraghi, cuore di una candidatura UNESCO che punta a raccontare l’Isola al mondo.</p>
<h2><strong>Non solo medicina, logistica, e-commerce o creazione di immagini</strong>.</h2>
<p>L’intelligenza artificiale sta entrando con forza anche nel campo dei beni culturali, aprendo nuove possibilità per la conservazione, la fruizione e lo studio del patrimonio storico e archeologico. Algoritmi, droni, telerilevamento e ricostruzioni digitali possono aiutare a leggere reperti, interpretare siti complessi, individuare strutture ancora sconosciute e monitorare i rischi ambientali.</p>
<p>Uno dei casi più interessanti arriva dalla Sardegna, dove il patrimonio nuragico è al centro di un progetto che unisce ricerca scientifica, innovazione tecnologica e partecipazione civica un binomio vincente, intelligenza artificiale e nuraghi. L’obiettivo è ambizioso: rafforzare il percorso per l’ingresso dei monumenti della civiltà nuragica nella lista del Patrimonio mondiale dell’<a href="https://www.unesco.it/it/" target="_blank" rel="noopener">UNESCO</a>, trasformando un’eredità millenaria in una leva culturale, turistica ed economica per l’intera Isola.</p>
<p>La candidatura è sostenuta dall’Associazione <a href="https://sardegnaversounesco.org/" target="_blank" rel="noopener"><strong>La Sardegna verso l’Unesco</strong></a>, impegnata da anni in una campagna di valorizzazione che punta a rendere i nuraghi un simbolo riconoscibile anche fuori dai confini regionali. L’idea è costruire un nuovo racconto della Sardegna, capace di attrarre visitatori durante tutto l’anno e di generare ricadute positive sulle filiere del turismo, della cultura, dell’artigianato e dei servizi. Il progetto si inserisce nel percorso di riconoscimento dei monumenti della civiltà nuragica nella World Heritage List dell’UNESCO.</p>
<p>Un passaggio chiave è stato la conferenza internazionale <strong>“Civiltà nuragica e Intelligenza Artificiale: dalle pietre alle reti neurali”</strong>, organizzata a Cagliari dall’Associazione La Sardegna verso l’Unesco. L’incontro ha riunito esperti, ricercatori e studiosi per discutere come l’IA possa contribuire allo studio dell’archeologia nuragica e alla comprensione di una civiltà ancora avvolta da molti interrogativi.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-319508 size-large" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Intelligenza-artificiale-e-nuraghi-2-819x1024.jpeg" alt="Intelligenza artificiale e nuraghi" width="819" height="1024" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Intelligenza-artificiale-e-nuraghi-2-819x1024.jpeg 819w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Intelligenza-artificiale-e-nuraghi-2-240x300.jpeg 240w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Intelligenza-artificiale-e-nuraghi-2-768x960.jpeg 768w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Intelligenza-artificiale-e-nuraghi-2.jpeg 1080w" sizes="(max-width: 819px) 100vw, 819px" /></p>
<p>In questo contesto nasce anche <strong>EIA – Ecosistema Innovativo sull’Archeologia Protostorica</strong>, un progetto pensato per avvicinare le nuove generazioni alla storia più antica della Sardegna e per usare l’intelligenza artificiale nello studio della vita quotidiana, dell’architettura e del patrimonio materiale della civiltà nuragica. Una sfida che mette insieme ciò che è antichissimo e ciò che è più avanzato: pietre millenarie, reti neurali, archivi digitali e modelli predittivi.</p>
<p>“Abbiamo voluto legare il tema dell’intelligenza artificiale alla civiltà nuragica dando vita a un esperimento unico nel suo genere”, spiega Pierpaolo Vargiu, presidente dell’Associazione La Sardegna verso l’Unesco. “Grazie alla collaborazione e agli applicativi che esperti provenienti da tutto il mondo hanno presentato sarà possibile comprendere meglio le potenzialità dell’antica civiltà sarda. Un alleato importante per lo sviluppo futuro e la crescita economica della Sardegna e per la comprensione dei tanti misteri che ancora avvolgono la civiltà nuragica”.</p>
<h2><strong>Verso l’Atlante digitale della Sardegna nuragica</strong></h2>
<p>Il cuore operativo del progetto è la costruzione di un grande <strong>Atlante digitale della civiltà nuragica</strong>, una mappatura dei monumenti più rappresentativi dell’Isola. Alla base c’è una convinzione semplice ma decisiva: si tutela davvero solo ciò che si conosce.</p>
<p>Ancora oggi, infatti, il numero esatto dei nuraghi e degli altri monumenti collegati alla civiltà nuragica non è definito in modo definitivo. Questa incertezza rende il patrimonio più fragile, perché ciò che non è censito, studiato e monitorato rischia più facilmente di essere dimenticato, danneggiato o esposto agli effetti del degrado ambientale.</p>
<p>Durante la <strong>Settimana nuragica</strong>, negli spazi dell’ex Manifattura Tabacchi di Cagliari, Regione Sardegna, Università di Cagliari, Università di Sassari, Crenos e CRS4 hanno presentato i risultati del progetto <strong>RETURN</strong> del PNRR e il geoportale <a href="https://www.nuragicreturn.com/home" target="_blank" rel="noopener"><strong>NuragicReturn</strong></a>. La piattaforma integra dati provenienti da droni, fotografie aeree, rilievi, studi scientifici e segnalazioni delle comunità locali. L’obiettivo non è solo censire i siti, ma anche valutare i rischi legati ad alluvioni, instabilità del suolo, terremoti e degrado ambientale.</p>
<p>Secondo i dati presentati, sono stati censiti <strong>10.387 monumenti in 9.410 siti</strong>: una fotografia imponente, ma ancora aperta e destinata a crescere. Il progetto prevede infatti una dimensione partecipativa: i cittadini potranno segnalare nuove strutture, correggere localizzazioni, aggiungere immagini e contribuire alla costruzione di una banca dati condivisa.</p>
<p>È questa la forza dell’archeologia partecipata: trasformare la conoscenza del territorio in un processo collettivo, dove ricercatori, istituzioni e comunità locali collaborano per proteggere un patrimonio diffuso e spesso poco visibile.</p>
<h2><strong>L’IA come strumento di tutela ambientale e culturale</strong></h2>
<p>Intelligenza artificiale e nuraghi: l’intelligenza artificiale può diventare decisiva in più fasi, dalla classificazione automatica dei manufatti alla ricostruzione virtuale delle strutture architettoniche, dalla lettura delle immagini satellitari alla previsione di nuovi siti archeologici ancora da individuare. In prospettiva, il machine learning potrà aiutare anche a riconoscere forme e anomalie del paesaggio compatibili con la presenza di resti antichi.</p>
<p>A rafforzare questo percorso c’è anche <a href="https://sardegnaversounesco.org/in-sardegna-nasce-ai-archeo-hub-primo-polo-dellintelligenza-artificiale-in-archeologia-con-sede-alla-manifattura-tabacchi/" target="_blank" rel="noopener"><strong>AI Archeo-Hub</strong></a>, presentato come un polo di ricerca dedicato all’intelligenza artificiale applicata all’archeologia, nato dalla collaborazione tra le università sarde e la Duke University. Il progetto si inserisce nella strategia più ampia di valorizzazione del patrimonio nuragico e della sua candidatura UNESCO.</p>
<p><a href="https://www.ecoseven.net/flash-news/sardegna-leconomia-dellisola-cresce-piu-del-resto-ditalia/" target="_blank" rel="noopener">La Sardegna</a>, in questo modo, può diventare un laboratorio naturale per sperimentare nuove tecnologie applicate ai beni culturali e alla tutela del territorio. I nuraghi non sono soltanto monumenti da visitare: sono anche indicatori della relazione millenaria tra comunità, paesaggio e ambiente. Proteggerli significa quindi difendere una memoria storica, ma anche leggere meglio le trasformazioni del territorio.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-319509 size-large" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Intelligenza-artificiale-e-nuraghi-3-768x1024.jpeg" alt="Intelligenza artificiale e nuraghi" width="768" height="1024" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Intelligenza-artificiale-e-nuraghi-3-768x1024.jpeg 768w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Intelligenza-artificiale-e-nuraghi-3-225x300.jpeg 225w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Intelligenza-artificiale-e-nuraghi-3-1152x1536.jpeg 1152w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Intelligenza-artificiale-e-nuraghi-3.jpeg 1200w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></p>
<h2><strong>Un patrimonio da conoscere per essere amato</strong></h2>
<p>Per Pierpaolo Vargiu, il valore del progetto va oltre la tecnologia. “Questo patrimonio non è solo un’eredità: è un’opportunità”, afferma. “Il nostro patrimonio può diventare un motore di sviluppo culturale, economico e turistico. Un diamante prezioso rimasto troppo a lungo chiuso in cassaforte”.</p>
<p>L’Atlante dei Nuraghi non è quindi soltanto una piattaforma digitale. È uno strumento identitario, un modo per restituire centralità a una civiltà che ha segnato profondamente la storia del Mediterraneo e che oggi può parlare alle nuove generazioni attraverso il linguaggio dell’innovazione.</p>
<p>La sfida è duplice: da un lato proteggere un patrimonio fragile e diffuso, dall’altro renderlo comprensibile, accessibile e vivo. Perché conoscere la civiltà nuragica significa anche dare alla Sardegna nuove occasioni di sviluppo sostenibile, unendo cultura, ambiente, ricerca e turismo responsabile.</p>
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		<title>I Borghi più Belli d’Italia: Sardegna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Jun 2024 10:00:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Isola dall’anima orgogliosa e tenace, ricca di piccoli borghi che raccontano affascinanti tradizioni La meravigliosa Sardegna, isola dall’anima orgogliosa e tenace, presenta una serie di piccoli borghi tra loro differenti e che raccontano le vicissitudini di un luogo ricco di gusto, tradizioni e paesaggi incredibilmente affascinanti. L’abbraccio del mare rappresenta il punto di partenza per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3></h3>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-125189 size-full" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/04/sardinia-3552441_1280-e1636042019767.jpg" alt="sardegna" width="800" height="450" /></p>
<h3>Isola dall’anima orgogliosa e tenace, ricca di piccoli borghi che raccontano affascinanti tradizioni</h3>
<p><span id="more-93588"></span></p>
<p>La meravigliosa <a href="https://www.ecoseven.net/viaggiare/itinerari/ricomincio-da-te-italia-itinerario-di-viaggio-la-sardegna/">Sardegna</a>, isola dall’anima orgogliosa e tenace, presenta una serie di piccoli borghi tra loro differenti e che raccontano le vicissitudini di <strong>un luogo ricco di gusto, tradizioni e paesaggi incredibilmente affascinanti</strong>.</p>
<h4>L’abbraccio del mare rappresenta il punto di partenza per scoprire alcune di queste località.</h4>
<p>E proprio nel mare che si mostra <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/carloforte/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Carloforte</strong></a>, l’unico centro abitato della piccola isola di San Pietro, nell’estrema parte occidentale d’Italia.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-93589" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/04/sardinia-4899398_1280-e1617284991577.jpg" alt="carloforte sardegna" width="800" height="533" /></p>
<p>Carloforte, isola nell’isola, è l’esempio di una <strong>comunità marinara aperta ai traffici</strong> e capace di sintetizzare le diverse culture del Mediterraneo, dai remoti fenici e cartaginesi ai naviganti greci, fino ai liguri tunisini, che vi hanno lasciato l’ultima e definitiva impronta.</p>
<p>La parte più recente dell’abitato è stata costruita in una stretta lingua sabbiosa, mentre il centro storico risale al primo periodo della colonizzazione, tra il 1738 e il 1780, costituito dai rioni di Castello, Calcinate e Cassebba e caratterizzato da stradine tortuose e gradinate.</p>
<p>Salendo dal mare verso il <strong>quartiere Castello</strong> ci si ritrova in un labirinto di vie, di strade strette, una diversa dall’altra. Le case, hanno il sapore del Mediterraneo con colori che rievocano la patria ligure o quella terra d’Africa rimasta come origine inconscia della popolazione.</p>
<p>Un insieme di sfumature e tonalità che conduce fino alle mura di cinta, o a ciò che rimane delle fortificazioni costruite a inizio Ottocento per proteggere il paese dalla violenza dei pirati. La cinta muraria chiude in un abbraccio protettivo il nucleo abitativo originario in cui, nel 1728, si insediarono le prime famiglie di tabarchini  e che qui costruirono una serie di edifici simbolici, tra cui il possente forte Carlo Emanuele, oggi adibito a <strong>Museo Civico Casa del Duca</strong>.</p>
<h4>L’ ingresso principale del borgo è l’arco di via Solferino, racchiuso tra antiche case, balconi e ballatoi.</h4>
<p>Pian piano ci si addentra nel rione <strong>Calcinate,</strong> la  parte più tipica del paese, il cui nome deriva dai forni da calce presenti qui in passato, in un saliscendi che riserva inaspettate sorprese.</p>
<p>Seguendo il profumo di salsedine si arriva sul lungomare, in prossimità del quale si trovano l’appariscente palazzo Rombi, settecentesca dimora del console francese, e il cinema-teatro Cavallera,  Sul lungomare i pescatori hanno i loro magazzini in cui continuano a rattoppare le reti e, quelli più anziani, a intrecciare le nasse.</p>
<p>Al di fuori del centro si presentano paesaggi marini di notevole bellezza con calette, insenature, scogliere e grotte sul mare. Da visitare la vicina isola di Sant’Antioco, collegata con il traghetto Carloforte-Calasetta, poco conosciuta, ma con un mare che non ha nulla da invidiare a quello della Costa Smeralda.</p>
<h4>Carloforte, però, è anche luogo di prodotti tipici ed eventi.</h4>
<p>Il tonno rosso pescato con la tonnara fissa di Carloforte, tra le più antiche del Mediterraneo, è il prodotto locale per eccellenza. Il <strong>tonno alla carlofortina</strong>, infatti, è il piatto principe di una cucina mediterranea che ha forti ascendenze liguri e arabe.</p>
<p>Decine di ricette gravitano intorno al tonno e, dalla Liguria, la cucina tabarchina ha mantenuto la presenza del pesto, delle focacce e della farinata. Tra i primi piatti si ricordano quindi  <strong>i cassulli cu pestu e i curzetti</strong>. Il <strong>Girotonno</strong>, poi, ad inizio giugno, è un evento speciale dedicato a questo gustosissimo pesce.</p>
<p>Quattro giorni di incontri culturali ed enogastronomici, musica e spettacolo, convegni e dibattiti, per esplorare il magico mondo delle tonnare, compreso l’antico, emozionante e crudele rito della mattanza.</p>
<p>Uomini, storie e sapori sulle rotte del tonno è una rassegna che, oltre a celebrare il tonno di qualità, si presenta come momento di confronto con le tradizioni culturali e culinarie degli altri Paesi in cui il tonno fa parte della tradizione gastronomica.</p>
<p>Da non perdere è anche la <strong>Sagra del Cous-cous</strong>, con la degustazione del tipico piatto maghrebino nella variante carlofortina, fatta di sole verdure, e preparato da casalinghe locali nei tre giorni della manifestazione, durante la quale si svolge anche una mostra mercato enogastronomica e dell’artigianato.</p>
<p>Ritornando sulla terraferma si raggiunge <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/sadali/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Sadali</strong> </a> l’unico paese in Sardegna ad avere come patrono San Valentino, festeggiato non il 14 febbraio, ma il 6 ottobre, nella stagione più prospera per i raccolti secondo le abitudini agropastorali locali.</p>
<h4>La <strong>chiesa di San valentino</strong> è sicuramente il monumento più importante di Sadali.</h4>
<p>La prima costruzione risale al V e VI secolo e gli ultimi lavori di restauro, svolti nel 1996, hanno portato alla luce una fornace romana utilizzata per la cottura di laterizi, completamente intatta nel suo interno.</p>
<p>Del secondo impianto, trecentesco, restano il grande portone ogivale e le arcate a sesto acuto dell’interno, mentre risale agli anni Sessanta l’ultimo rimaneggiamento, con l’aggiunta del campanile.</p>
<p>Il vecchio mulino ad acqua, alimentato dalla cascata di San Valentino, è l’unico recuperato tra gli otto mulini che erano presenti nel centro storico, tutti costruiti nella seconda metà del Seicento per volere di un nobile, il Reggente Locci, al fine di svolgere il duro lavoro sino ad allora toccato agli asini.</p>
<p>Con il rito di <strong>scuttulai su santu</strong>, “scuotere il santo”, i single si affidano a San Valentino per trovare l’amore, ma a Sadali l’evento principale, e che apre ufficialmente il Carnevale,  è <strong>Is Foghidonis</strong>,  un viaggio tra riti ancestrali.</p>
<p>I fuochi accesi in onore di Sant’Antonio e San Sebastiano riscaldano la notte di Sadali, accompagnati da performance itineranti di teatro, musica e danza. E rispettando le tradizioni della Barbagia, in questa occasione,  la maschera tipica degli Urtzos fa la sua prima apparizione.</p>
<p>Ogni prima domenica di agosto, invece, una sagra viene dedicata ad uno dei piatti tradizionali della Barbagia, come <strong>Is culurgionis</strong>, una specie di raviolo con cuore di patate, menta, aglio e pecorino fresco, dalla forma a mezzaluna dovuta alla chiusura dei bordi con le dita.</p>
<h4>Si prosegue nel territorio di Nuoro con il borgo di <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/atzara/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Atzara</strong></a>, dove mente, mani e cuore riassumono lo spirito di questo villaggio sulle pendici occidentali del Gennargentu.</h4>
<p>La mente considera ancora prezioso e intoccabile l’antico tessuto urbano di origine aragonese che caratterizza i rioni del centro storico, dove sono presenti piccole abitazioni in granito e trachite, materiali che esaltano la bellezza di finestre e balconi, come si nota passeggiando per i rioni <strong>Su Fruscu, Sa Montiga ‘e Josso</strong>, i più antichi.</p>
<p>L’uso dei conci in granito e trachite accomuna le architetture non solo delle abitazioni del centro, ma anche delle chiese e delle strutture megalitiche come il nuraghe Abbagadda che, con i resti di alcune domus de janas, sepolture preistoriche scavate nella roccia, completano il patrimonio archeologico del territorio.</p>
<p>Le mani sono quelle che intagliano il legno, tessono tappeti e arazzi su vecchi telai, lavorano le vigne del Mandrolisai e realizzano costumi come quelli che a inizio Novecento incantarono i pittori spagnoli della scuola «costumbrista» e che ancora indossano le anziane.</p>
<p>Il cuore è quello della gente di questo angolo di Barbagia, accogliente, orgogliosa delle tradizioni e del suo vino che consacra l’amicizia.</p>
<p>L’interesse acceso su Atzara è dato da un’aura artistica che si intreccia con la pittura e l’arte tessile vitivinicola. Più di un secolo fa, in questo paese dimenticato in fondo alla Barbagia, arrivarono pittori spagnoli che a Roma, in occasione del Giubileo del 1900, si erano imbattuti nei bellissimi costumi femminili e maschili della delegazione di Atzara.</p>
<p>Oggi, il <strong>museo Antonio Ortiz Echagüe</strong>, nato per diffondere la conoscenza della pittura in Sardegna e i movimenti artistici quali la “scuola di Atzara”, ospita un centinaio di opere collegate all’arrivo dei pittori costumbristi spagnoli nei primi anni del Novecento</p>
<p>Chicharro e Ortiz fecero scuola tra le vigne e le cantine, aprendo la strada a una sorta di accademia. Su queste colline sorse un cenacolo al quale presero parte alcuni importanti pittori isolani come Antonio Ballero, Giuseppe Biasi, Carmelo Floris, Mario Delitalia, mentre in seguito arrivarono Antonio de Castillo e Aurelio Galeppini, il celebre disegnatore di Tex.</p>
<h4>Il museo è anche il punto di partenza per scoprire il centro storico, per un’immersione nei colori e nella luce delle campagne amate dagli artisti.</h4>
<p>Attraversata la strada principale, si raggiunge una vasta piazza ad anfiteatro su cui si affaccia la <strong>chiesa di San Giorgio</strong>, documentata già nel 1205 e consacrata nel 1386, di forma rettangolare, con navata unica, facciata in pietra e campanile a vela.</p>
<p>Procedendo sulla via San Giorgio in breve si arriva in piazza Sant’Antioco, dove sorge l’edificio più importante di Atzara, la <strong>chiesa parrocchiale di Sant’Antioco</strong> in stile pisano-aragonese con interno gotico, impostato su eleganti archi a tre navate.</p>
<p>Magnifico il rosone aragonese finemente ornato, mentre la facciata, tutta in trachite, è di forme sarde, e l’interno custodisce due altari di legno opera di intagliatori locali, una statua lignea della Vergine, che risale al XVI secolo, e argenterie cinquecentesche.</p>
<p>Su vicoli e piazzette si affacciano i <strong>magasinos</strong>, cantine private dove, tra botti in castagno, soffitti con travi in rovere e pavimenti in terra battuta, gli abitanti accolgono le persone con una bottiglia di Mandrolisai o di Moscato.</p>
<h4>Ad Atzara, recentemente, è stato istituito il sentiero naturalistico “<strong>Le Vie dei Vigneti” (Is Camminos de Is Bingias).</strong></h4>
<p>Le prime vigne si scorgono appena fuori del paese, insieme con i boschi di roverelle e sughere.  Il vino, invece, rappresenta ancora l’elemento principale dell’economia di Atzara e, a differenza delle altre aree della Barbagia, qui non si produce solo il Cannonau.</p>
<p>Le sue uve vengono unite con un sapiente dosaggio a quelle dei vitigni Monica e Bovale, quest’ultimo giunto in Sardegna con la dominazione aragonese, per dar vita al <strong>Mandrolisai</strong>, un vino Doc di colore rosso rubino, ricco di sfumature e dal gusto secco e ben strutturato. Tra gli altri prodotti di Atzara spiccano i pregiati tappeti e, sempre più rari, gli antichi costumi dai colori vivaci, indossati ormai solo dalle anziane, col particolare copricapo chiamato tiaggiòla.</p>
<p>Il vino è anche protagonista di una sagra, la seconda domenica di maggio, in cui si celebra il prodotto principe di Atzara, l’eccellente Mandrolisai, in concomitanza con i riti religiosi per Sant’Isidoro.</p>
<p>E poi le <strong>Cortes Apertas</strong>, la terza decade di novembre, dove nei cortili (cortes) del centro storico le dimostrazioni della lavorazione del ferro, del legno, del formaggio, del pane, dei dolci, rinviano all’antica civiltà rurale.</p>
<p>Le particolarità culinarie di Atzara si possono riassumere in <strong>sa tumballa</strong>, un primo di pasta al forno in cui si uniscono pipe rigate, formaggio, uova, pan grattato e su ghisau (sugo con cubetti di carne di maiale e zafferano).</p>
<p>Quanto ai secondi piatti, la scelta è tra <strong>s’ortau</strong>, composto da salsiccia di maiale con milza, cuore e polmoni, pomodoro secco e prezzemolo, e sa <strong>pudda prena</strong>, piatto unico composto da gallina, uova e pesto di fegato, pomodori secchi, lardo, prezzemolo e zafferano, mentre tra i dolci si ricordano <strong>is bucconettes</strong> a base di mandorla, e <strong>su gattou</strong> con mandorle e zucchero.</p>
<h4>Il territorio di Nuoro ospita anche <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/posada/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Posada</strong> </a>un borgo che offre diverse attrattive per chiunque voglia immergersi nella natura più incontaminata e nella tradizione più profonda.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-125188 size-full" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/04/posada-5914680_1280-e1636041935531.jpg" alt="" width="800" height="532" /></p>
<p>Il delta del Rio Posada, infatti, e tutta la sua rete di canali e stagni, offre meravigliosi paesaggi naturali, in cui è possibile svolgere numerosi sport tra cui trekking, mountain bike, kayak, pesca sportiva e amatoriale.</p>
<p>La rigogliosa piana che circonda il borgo è continuamente irrigata e arricchita dal Rio Posada, che garantisce una costante produzione di ortaggi e frutti di rara qualità e interamente esenti da agenti inquinanti.</p>
<p>La tradizione culinaria di Posada, unita alla particolare fertilità del suo territorio, esalta al meglio il gusto e il sapore dei piatti di un tempo, tra cui, quello che caratterizza meglio l’immagine del borgo è sicuramente <strong>s’Aranzada</strong>, un dolce di difficile preparazione che solo mani sapienti riescono a realizzare e che conserva inalterata da secoli la sua ricetta originale.</p>
<p>Una passeggiata attraverso gli stretti e colorati vicoli è d’obbligo tra scorci incantevoli in cui il verde della rigogliosa piana e il celeste del mare che si fonde con il cielo offrono in ogni angolo dell’antico borgo degli scenari mozzafiato.</p>
<p>La vasta pianura dominata dal borgo riporta ai tempi antichi attraverso i Nuraghi e le Tombe dei Giganti disseminati tra le campagne, mentre il <strong>Castello della Fava</strong> domina imponente su tutto il paesaggio, e, insieme alla <strong>Chiesa di Sant’Antonio</strong>, rimanda al Medioevo, epoca che vide una fiorente rinascita e ascesa economica e politica del borgo di Posada.</p>
<h4>La scoperta dei borghi sardi continua nella parte nord dell’isola, dove si trova un’affascinante località come <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/bosa/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Bosa</strong></a>.</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un borgo fondato dai marinai e dai mercanti fenici, la cui intera vita si svolge sull’acqua. Bosa è un luogo dal fascino strano, incerto tra fiume e mare, dai colori indefinibili, dai sentimenti forti e ben radicati nella propria cultura.</p>
<p>L’acqua immobile del fiume Temo, infatti, attraversa Bosa, le barche ancorate, le vecchie concerie ottocentesche, i colli intorno e, dall’altra parte, la marina. Nel contrasto tra acqua dolce e salata, Bosa è riuscita a far convivere il pastore col pescatore, le reti a maglie larghe di quest’ultimo con le piccole reti del ricamo femminile cui ancora si dedicano le donne anziane sulla soglia di casa.</p>
<p>L’insediamento odierno ha origine dal <strong>castello dei Malaspina</strong>, fortezza militare costruita nel 1112, al cui interno si trova la <strong>chiesetta di Regnos Altos</strong> con interessanti affreschi  italo-provenzali del XIV secolo.</p>
<p>Il Castello domina il colle intorno al quale si è sviluppato il borgo medievale che corrisponde al <strong>quartiere Sa Costa</strong>, caratterizzato da un intreccio di vicoli che seguono le curve del colle, uniti da scalinate in trachite, in cui si mescolano abitazioni povere e edifici di pregio, in un amalgama urbano che è tra i più originali della Sardegna.</p>
<h4>Gli abitanti sono persone pazienti, dedite ad un artigianato del ricamo e della filigrana in oro, che necessita di gesti antichi.</h4>
<p>Questa comunità è cresciuta accumulando tesori, tra palazzi, chiese, opere d’arte e i profumi della Malvasia ricavata dai vigneti assolati, quasi nascosta nelle cantine nella parte bassa di Sa Costa, dove oggi si può degustare.</p>
<p>Nelle stradine di Sa Costa, durante il secondo fine settimana di settembre, si celebra la <strong>festa di Nostra Signora di Regnos Altos</strong>.  Alla vigilia di questa le viuzze vengono addobbate dagli uomini con frasche, canne e bandierine, mentre le donne, negli spiazzi e nei vicoli che conducono al castello, allestiscono dei piccoli altari (altarittos), ornati di fiori e preziosi ricami, sui quali poggia il simulacro della Vergine.</p>
<p>Il salotto buono del borgo è <strong>Sa Piatta</strong>, ossia il corso Vittorio Emanuele dove, vicino al Ponte Vecchio, si trova la <strong>cattedrale dell’Immacolata</strong> risalente al XV secolo, ma ricostruita ai primi dell’Ottocento, con decorazioni pittoriche di Emilio Scherer.</p>
<p>Da vedere anche la <strong>chiesa del Carmine</strong> con annesso convento, oggi sede del Comune, edificata nel 1779 in stile barocchetto piemontese. Nella penombra dell’interno risplendono i preziosi marmi policromi dell’altare maggiore, risalenti al 1791, e della cappella della Madonna di Mondovì.</p>
<p>Dirigendosi verso il mare, sulla sponda opposta del fiume, di fronte al borgo medievale di Sa Costa, si affaccia il <strong>quartiere conciario di Sas Conzas</strong>, il complesso architettonico della Bosa ottocentesca, splendido esempio di archeologia industriale.</p>
<p>Arrivati a <strong>Bosa Marina</strong>, restano da visitare la <strong>chiesa di Stella Maris</strong>, completata nel 1689, in cui sono fusi elementi gotico-catalani e forme rinascimentali, e la grande <strong>torre Aragonese dell’Isola Rossa,</strong> che sorveglia l’ampia spiaggia ed è un esempio di architettura militare del Cinquecento.</p>
<p>Poco distante da Bosa si presentano meravigliose spiagge come quelle di <strong>Cumpoltittu , Porto Alabe e Porto Foghe</strong>, mentre da Magomadas a Tresnuraghes la costa è impervia, ma molto affascinante, con scogli che si alternano a spiaggette.</p>
<p>A pochi chilometri da Bosa, lungo la strada per Alghero, si trova il <strong>sito archeologico S’Abba Druche</strong>, testimonianza di un insediamento abitativo che va dall’epoca nuragica all’età romana imperiale, mentre nei dintorni si trovano anche le <strong>Domus de Janas di Coroneddu</strong> e la necropoli ipogeica di Chirisconis.</p>
<h4>Proseguendo nella parte nord della Sardegna, ed in particolare nel territorio di Sassari, ecco <a href="https://borghipiubelliditalia.it/borgo/castelsardo/#1480496816106-48a7f6ef-54ab" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Castelsardo</strong> </a>un borgo che ha cambiato nome ad ogni dominazione.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-125189 size-full" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/04/sardinia-3552441_1280-e1636042019767.jpg" alt="" width="800" height="450" /></p>
<p>Fondato nel 1102 dalla famiglia ligure dei Doria col nome di Castel Genovese, fu chiamato Castell’Aragonese nel 1448 dagli Spagnoli che, dopo averlo conquistato, gli concessero il privilegio di diventare “città regia” e fu infine ribattezzato Castelsardo nel 1769 dai governanti sabaudi.</p>
<p>Gli insediamenti nel territorio di Castelsardo risalgono, però, a molto prima del medioevo, addirittura al neolitico, come testimoniano i numerosi nuraghi eretti nell’area circostante e le Domus de Janas.</p>
<p>Una di queste, la <strong>Roccia dell’Elefante</strong>, così chiamata per il particolare aspetto che nel tempo le hanno dato gli agenti atmosferici, risale all’età del Rame ed ha di fronte il <strong>nuraghe Paddaggiu</strong>, appartenente all’ultima fase dell’età nuragica e ancora ben conservato.</p>
<p>Un’altra testimonianza di questo periodo è il <strong>nuraghe Ispighia</strong>, situato nell’omonima località in posizione strategica sopra la vallata del fiume Frigianu.  Lo specchio di mare sul quale si affaccia Castelsardo è compreso nei parchi nazionali dell’Asinara e dell’Arcipelago della Maddalena.</p>
<p>Il territorio interno e il centro storico, invece, conservano l’impianto risalente alla sua fondazione avvenuta nel 1102, caratterizzato da innumerevoli scalini, un labirinto di stradine su cui si affacciano le tipiche abitazioni sviluppate in verticale, gli slarghi in pietra e le piazzette</p>
<p>Arroccato su un grande promontorio affacciato sul mare, Castelsardo con il suo <strong>quartiere della Cittadella,</strong> vale a dire il labirinto di stradine contorte dell’antico borgo, che offre una visione di gran fascino.</p>
<h4>Il Castello, che oggi ospita il <strong>Museo dell’Intreccio Mediterraneo</strong>, è anche sede di convegni e di eventi culturali.</h4>
<p>Il museo è dedicato alla particolare attività artigianale delle donne di Castelsardo, che si dedicano ad intrecciare cesti.</p>
<p>E proprio l’arte dell’Intreccio Mediterraneo richiama nel borgo circa 80 mila visitatori l’anno, una cifra notevole che pone questo museo al secondo posto in Sardegna per numero di presenze, preceduto solo dal Compendio garibaldino dell’Isola di Caprera.</p>
<p>Nelle giornate più limpide lo sguardo spazia dalla Corsica all’Asinara, oppure si posa proprio sulle donne che, sull’uscio di casa, con un’abilità tramandata nei secoli, si dedicano ad intrecciare cestini, chiacchierando nel loro musicale dialetto, che raccoglie le influenze linguistiche dei dominatori genovesi, aragonesi e corsi.  I pescatori più anziani, invece, costruiscono con il giunco le nasse, una sorta di cestini conici utilizzati per la pesca dell’aragosta.</p>
<p>E gli <strong>spaghetti con l’aragosta,</strong> con i ricci e, in generale, tutti i piatti a base di pesce descrivono la cucina di Castelsardo. Il periodo migliore per gustare i ricci è quello invernale, da gennaio a marzo, mentre per le aragoste è preferibile attendere l’estate, poiché nel periodo più freddo occorre rispettare il fermo biologico.</p>
<h4>Un insieme di culture che ha prodotto, alla fine, un’armoniosa sintesi che costituisce la vera peculiarità di questo borgo.</h4>
<p>Non solo nella lingua, ma anche nella gastronomia, nel folclore e nell’originale artigianato artistico si ritrova il frutto di questi incroci culturali mediterranei.</p>
<p>Tra i monumenti più importanti di Castelsardo spicca la <strong>cattedrale di Sant’Antonio Abate</strong>, patrono della città, visibile dal mare anche da diverse miglia, grazie al suo campanile in maioliche colorate. La chiesa¸ sorta nel 1503, conserva uno dei più preziosi retabli della Sardegna, realizzato dal “Maestro di Castelsardo”.</p>
<p>L’opera, anteriore al 1492, è composta di quattro elementi di polittico dipinti combinando tempera e olio su tavola con fondo d’oro, rivelando l’abilità dell’artista di padroneggiare il linguaggio figurativo fiammingo, che dà moltissima importanza alla luce.  All’interno della chiesa si ammirano anche arredi di pregio, quali gli altari settecenteschi scolpiti nel legno di ginepro.</p>
<p>Poco oltre, si trova la <strong>chiesa di Santa Maria</strong>, sede della Confraternita di Santa Croce, dalla quale prendono avvio le antichissime sacre rappresentazioni della Settimana Santa.   La chiesa custodisce alcuni notevoli tesori, come la Pieddai, una statua di legno policromo raffigurante la Madonna, e soprattutto il crocefisso ligneo del “Cristo Nero”, il più antico della Sardegna, realizzato dai benedettini nel Trecento.</p>
<p><em><strong>Alessandro Campa</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sardegna: i cambiamenti entro il 2030</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jul 2022 09:28:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura ecosostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna isola green]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna turismo sostenibile]]></category>
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					<description><![CDATA[Diventerà un’isola green e bio Meta di tantissimi turisti italiani e stranieri la Sardegna è una grande isola italiana situata nel Mar Mediterraneo e caratterizzata da circa 2000 km di costa, spiagge sabbiose e da un entroterra montuoso attraversato da sentieri escursionistici. Il suo paesaggio frastagliato è costellato da migliaia di nuraghi, misteriose rovine in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-155644" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/07/sardegna-isola-green.jpg" alt="" width="1280" height="853" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/07/sardegna-isola-green.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/07/sardegna-isola-green-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/07/sardegna-isola-green-1024x682.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/07/sardegna-isola-green-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></h3>
<h3>Diventerà un’isola green e bio</h3>
<p><span id="more-155641"></span></p>
<p>Meta di tantissimi turisti italiani e stranieri la Sardegna è una grande isola italiana situata nel Mar Mediterraneo e caratterizzata da circa<strong> 2000 km di costa, spiagge sabbiose e da un entroterra montuoso attraversato da sentieri escursionistici</strong>. Il suo paesaggio frastagliato è costellato da migliaia di <strong>nuraghi, misteriose rovine in pietra</strong> dalla forma ad alveare, costruiti nell&#8217;Età del Bronzo.</p>
<p>Da qualche tempo si sta lavorando per un primato d’eccellenza: <strong>trasformarla entro il 2030 nella prima isola totalmente naturale e biologica</strong>.</p>
<p>&#8220;<em>La Sardegna deve essere l&#8217;avamposto mondiale in cui si pratica la vita umana compatibile con la resilienza del pianeta</em> &#8211; ha spiegato il promotore dell&#8217;iniziativa Efisio Arbau &#8211;<em> occorre un metodo di lavoro per le popolazioni che ci vivono, per riprendersi quella naturalità che garantirebbe lo sfruttamento di tutto il territorio regionale, produzioni di qualità e quantità adeguate alla popolazione residente e quella dei turisti che amano la nostra terra</em>&#8220;.</p>
<h4><b>Il modello del Sikkim a cui ispirarsi.</b></h4>
<p>Quando parliamo di record, ci riferiamo a quello italiano.</p>
<p>Perché <strong>a livello mondiale è già accaduto</strong>.</p>
<p>Già nel 2016 <strong>il Sikkim è il primo stato in India ad essere certificato 100% biologico</strong> con la conversione degli ultimi 75.000 ettari di terreni agricoli prima coltivati con metodi convenzionali. Da allora<strong> gli agricoltori guadagnano il 20% in più</strong> rispetto a prima.</p>
<p>Consapevolezza del <strong>cibo sano, genuino e garantito e rispetto dell’ambiente</strong>: sono gli elementi su cui punta il presidente Efisio Arbau per il lancio della Sardegna 100% verde e autonoma.</p>
<p>La programmazione comunitaria va nella stessa direzione indicata dall’associazione: <strong>energia pulita, ritorno alla produzione delle materie prime, turismo sostenibile</strong>.</p>
<p>La conversione di tutta la Sardegna alle colture ed allevamenti biologici sarebbe comunque un <strong>primato tutto europeo</strong>.</p>
<p>Se la Sardegna diventasse un territorio totalmente green e biologico, i cittadini sardi potrebbero riscoprire la consapevolezza del cibo sano, genuino e prodotto nel rispetto del pianeta Terra.</p>
<p>Proprio per questo l’associazione <em>“La Base</em>” punta a realizzare intere filiere alimentari per uomini e animali <strong>100% green, 100% biologiche e 100% sarde</strong>.</p>
<p>D.T.</p>
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		<title>Patrimoni Unesco: 1997, Su Nuraxi di Barumini</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/viaggiare/siti-unesco/patrimoni-unesco-1997-su-nuraxi-di-barumini/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Aug 2021 06:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Siti Unesco]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro campa]]></category>
		<category><![CDATA[barumini]]></category>
		<category><![CDATA[patrimoni d'italia]]></category>
		<category><![CDATA[patrimoni unesco in italia]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[su nuraxi]]></category>
		<category><![CDATA[Su Nuraxi di Barumini]]></category>
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					<description><![CDATA[Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia Il villaggio nuragico di Su Nuraxi è un insediamento umano risalente all&#8217;età nuragica che si trova sul territorio di Barumini, in Sardegna.  Durante la fine del II millennio a.C. si sviluppò un particolare tipo di struttura difensiva megalitica nota come nuraghi, eccezionali monumenti a metà strada tra l’edilizia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 align="center"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-114741" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/08/35080129240_d947f0d56f_b-e1629181491524.jpg" alt="Su Nuraxi di Barumini" width="800" height="534" /></h3>
<h3 style="text-align: left;" align="center"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia</span></span></h3>
<p><span id="more-114739"></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il villaggio nuragico di Su Nuraxi è un insediamento umano risalente all&#8217;età nuragica che si trova sul territorio di Barumini, in <a href="https://www.ecoseven.net/viaggiare/itinerari/ricomincio-da-te-italia-itinerario-di-viaggio-la-sardegna/">Sardegna</a>.</span></span> <u></u></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Durante la fine del II millennio a.C. si sviluppò un particolare tipo di struttura difensiva megalitica nota come </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>nuraghi,</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> eccezionali monumenti a metà strada tra l’edilizia difensiva e quella civile,</span></span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">sparsi su tutto il territorio della Sardegna ed esclusivi dell’isola.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Edifici sopravvissuti fino ad oggi come una delle testimonianze più significative della cultura preistorica del bacino del Mediterraneo, che non presentano equivalenti in nessun&#8217;altra parte del mondo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Costruiti da gruppi di famiglie, i nuraghi presentavano una struttura a forma di tronco di cono, realizzati con grossi macigni a secco, dotati di sale interne e coperti da tetti a volta. Intorno alla fine dell’Età del Bronzo, la società nuragica cominciò a evolversi in modo sempre più complesso e circa 3.500 anni fa, sulla collina di Barumini, si iniziarono a costruire nuraghi e piccoli villaggi di capanne.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il nuraghe, per ragioni sociali e difensive, si trasformò così in un villaggio fortificato, che in realtà era un piccolo insediamento urbano, abitato dalle famiglie dei soldati e da artigiani. Tra il X e l’VIII secolo a.C. furono rinforzati i sistemi difensivi di Barumini e le popolazioni cercarono protezione raggruppandosi attorno a queste massicce fortezze di pietra.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>L’area archeologica del villaggio nuragico Su Nuraxi</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, divenuta<a href="http://whc.unesco.org/en/list/832" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> Patrimonio UNESCO nel 1997</a>, </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> è posizionata su un’altura e domina una vasta e fertile pianura ad ovest del comune di Barumini.</span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Un sito archeologico, tra i villaggi nuragici più grandi della Sardegna, che rappresenta l’esempio più bello e completo di questa straordinaria forma di architettura preistorica. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La zona fu abitata dal secondo millennio a.C., momento della costruzione del nuraghe, fino al III secolo a.C. Su Nuraxi fu abbandonata nel VI secolo a.C. anche se nei periodi successivi ebbe luogo un&#8217;occupazione intermittente con nuove case che furono costruite in forma diversa dai loro predecessori.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La principale caratteristica del complesso di Su Nuraxi è la sua massiccia torre centrale,</span></span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">originariamente alta oltre 18,5 metri, che presenta tre sale posizionate ognuna ad un livello differente e unite da una scala a chiocciola. La torre centrale era circondata all&#8217;interno da un recinto formato da quattro torri laterali collegate da poderose mura di pietra. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il cortile creato da queste mura fu in seguito sigillato con un tetto, limitando così l&#8217;accesso alla torre centrale. Successivamente le mura subirono degli interventi di rinforzo e nello stesso periodo fu costruito un secondo recinto che delimitava le case, semplici strutture in pietra, la maggior parte delle quali di dimensioni modeste e formate da un’unica stanza. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I nuraghi della Sardegna, di cui Su Nuraxi è l’esempio preminente, rappresentano una risposta notevole alle condizioni socio-politiche, ricorrendo in maniera fantasiosa e innovativa ai materiali e alle tecniche a disposizione di una comunità preistorica insulare.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.patrimoniomondiale.it/?p=49" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Su Nuraxi di Barumini</a> è un capolavoro del genio creativo dell’uomo ed una testimonianza unica di una civiltà scomparsa. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">In più costituisce un modello straordinario di tipologia edilizia ed insieme architettonico che illustra una particolare fase della storia umana.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La proprietà del complesso del sito archeologico di Su Nuraxi comprende tutti gli elementi necessari a dimostrare il suo eccezionale valore universale. Tracce che includono i resti archeologici delle strutture difensive centrali e del villaggio circostante, oltre a tutte le strutture del villaggio preistorico, del quale è chiaramente conservato l&#8217;impianto planimetrico originario.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La proprietà ha un alto livello di autenticità, nonostante nell&#8217;area siano stati eseguiti lavori di consolidamento strutturale e manutenzione conservativa per migliorare le condizioni di integrità delle strutture archeologiche. Gli interventi che comportano l&#8217;uso di materiali moderni come il cemento armato, il metallo e il legno sono minimi e non incidono negativamente sull&#8217;autenticità o sull&#8217;aspetto dei resti archeologici</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Sebbene utilizzate in modo intermittente fino al VI o VII secolo d.C., le strutture nuragiche sembrano essere state sepolte da allora fino all&#8217;inizio degli scavi archeologici negli anni &#8217;50. All&#8217;inizio degli anni &#8217;90, invece, è stata intrapresa una campagna di conservazione sistematica per stabilizzare e rinforzare una serie di strutture. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">.Al fine di ridurre al minimo l&#8217;impatto dei turisti, la visita del sito archeologico è consentita solo in piccoli gruppi con un accompagnatore turistico. Le autorità locali stanno cercando di razionalizzare il numero di visite in alta stagione, sviluppando una strategia di turismo culturale per l&#8217;intera regione ed offrendo incentivi per visitare la località in bassa stagione. </span></span></p>
<p align="justify"><em><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Alessandro Campa</span></span></strong></em></p>
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		<title>CAGLIARI: Capitale Italiana della Cultura 2015</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2020 19:00:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Viaggiare]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro campa]]></category>
		<category><![CDATA[Cagliari]]></category>
		<category><![CDATA[capitale italiana della cultura]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
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					<description><![CDATA[Cagliari, splendida porta d’ingresso di una regione straordinaria Una città attraversata da vicende millenarie. Il capoluogo della Sardegna custodisce nei suoi quattro quartieri storici, Castello, Stampace, Villanova e Marina, le tracce di un racconto che ne caratterizza i suoi aspetti. A partire dalle testimonianze della civiltà nuragica che a Cagliari non mancano di certo. Tra le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-72260" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/sardinia-1721608_1280.jpg" alt="cagliari" width="1280" height="853" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/sardinia-1721608_1280.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/sardinia-1721608_1280-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/sardinia-1721608_1280-1024x682.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/sardinia-1721608_1280-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></h3>
<h3><strong>Cagliari, splendida porta d’ingresso di una regione straordinaria</strong></h3>
<p><span id="more-72245"></span></p>
<p>Una città attraversata da vicende millenarie. Il <a href="https://www.ecoseven.net/viaggiare/itinerari/ricomincio-da-te-italia-itinerario-di-viaggio-la-sardegna/">capoluogo della Sardegna</a> custodisce nei suoi quattro quartieri storici, <strong>Castello, Stampace, Villanova e Marina</strong>, le tracce di un racconto che ne caratterizza i suoi aspetti.</p>
<h4>A partire dalle testimonianze della civiltà nuragica che a Cagliari non mancano di certo.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-72246" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/Nuraghe_Diana.jpg" alt="" width="572" height="428" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/Nuraghe_Diana.jpg 572w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/Nuraghe_Diana-300x224.jpg 300w" sizes="(max-width: 572px) 100vw, 572px" /></p>
<p>Tra le colline e il litorale di Quartu Sant&#8217;Elena si trovano oltre trenta insediamenti nuragici, tra cui il più bello è il <strong>Nuraghe Diana,</strong> che risale a metà del II millennio a.C. , nella prima età del Ferro.</p>
<p>La costruzione si trova su una collinetta in località <strong>Is Mortorius</strong>, da cui si gode un ampio panorama sul Golfo di Cagliari. Il nuraghe è formato da una torre centrale con copertura a thòlos a cui si aggiungono altre due torri circondate da una cortina muraria.</p>
<p>Attorno al nuraghe si vedono scavi e cunicoli opera dei cercatori del tesoro del pirata saraceno <strong>Giacomo Mugahid</strong> che, si diceva, lo avesse sotterrato tra queste mura prima di lasciare l&#8217;isola nell&#8217;attesa di rientrarvi per recuperalo e riunirsi con la propria donna.</p>
<h4>Non vi ha fatto più ritorno e mai si è saputo se un tesoro sia stato davvero trovato.</h4>
<p>Continua a vivere, però, la leggenda tramandata oralmente dello spirito della donna che vaga tra le mura del nuraghe, sorvegliando il nascondiglio e osservando il mare in attesa che il veliero del corsaro faccia ritorno nelle acque del <strong>Golfo degli Angeli.</strong></p>
<h4>I vari episodi che si sono alternati nei secoli arrivano sino all&#8217;era contemporanea.</h4>
<p>Il Nuraghe Diana, durante la seconda guerra mondiale, fu nuovamente una sentinella sul mare, questa volta a protezione delle batterie antisbarco e anti aree mimetizzate sui ruderi di una vecchia tonnara.</p>
<p>La storia e la cultura di Cagliari conducono nel centro del capoluogo isolano, tra Castello e Stampace. Qui sorge il più importante e maestoso edifico pubblico della Sardegna romana. Un capolavoro architettonico, centro culturale e sociale dell’antica <strong>Carales.</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-72247" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/Cagliari_Anfiteatro_Romano-scaled-e1605693229413.jpg" alt="" width="800" height="533" /></p>
<h4>Si tratta dell<strong>’Anfiteatro romano di Cagliari</strong>, che fu riscoperto nel Romanticismo, epoca di passione per le rovine di grandi civiltà.</h4>
<p>Durante la prima età imperiale, a Carales, sorsero quartieri, edifici pubblici e, tra fine I e inizio II secolo d.C., l’anfiteatro, costruito sulle pendici meridionali del <strong>colle di Buoncammino</strong>.</p>
<p>In origine occupava più di mille metri quadri, aveva un perimetro di 120 metri e una facciata alta venti metri, abbellita da colonne e statue. Oggi è possibile ammirare parte della cavea, le stanze per gladiatori, le celle per gli animali e l’infermeria.</p>
<p>Le gradinate, di tre ordini, accoglievano diecimila spettatori di tutte le classi sociali, che assistevano agli eventi programmati per tutta la giornata. Al mattino le lotte tra uomini e belve importate dall’Africa, a pranzo le esecuzioni capitali e, di sera, dopo i banchetti, le lotte tra gladiatori, lo spettacolo più atteso.</p>
<p>Con l’avvento del Cristianesimo queste ultime furono sempre più impopolari, tanto da essere proibite per legge nel 438 d.C. Da allora l’edificio divenne cava d’estrazione e serviva anche per il recupero di acque piovane.</p>
<h4>La forma a imbuto della cavea permetteva che defluissero in un pozzetto.</h4>
<p>Poco distante, nel quartiere Castello, tra Porta Cristina e Piazza Indipendenza, sorge l’antica sede del regio arsenale. Dal 1979, dopo un lungo restauro, è diventata la <strong>Cittadella dei Musei</strong>. Sorta su iniziativa dell’Università di Cagliari è il complesso museale più grande e completo della Sardegna, in cui compiere un viaggio fra reperti archeologici, opere pittoriche e arte orientale.</p>
<p>Una volta superato il portone bronzeo che dal 1979 chiude la porta neoclassica, ci si ritrova in un’ampia corte con aree verdi ed una serie di edifici che custodiscono preziose collezioni storico-artistiche, oltre a sale per convegni e mostre temporanee.</p>
<p>Tra questi <strong>l’ex carcere di san Pancrazio</strong>, ora galleria d’arte con ‘sala pentagonale’, che dal 1991 ospita il museo delle cere anatomiche, modellate a inizio XIX secolo da Clemente Susini. Da un ‘giardino’ in pendio si accede al <strong>Museo d’Arte Siamese</strong>.</p>
<p>Qui è esposta la più ampia collezione del genere in Europa, creata da Stefano Cardu, a cui è intitolato il museo. Fu lui stesso, nel 1914, a donare alla città oggetti pregiati acquistati durante i viaggi in Siam ed estremo Oriente, come dipinti, manoscritti, sculture buddhiste, argenteria, monete, porcellane cinesi e siamesi.</p>
<h4>A fianco il <strong>Museo Archeologico Nazionale</strong>.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-72248" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/Museo_archeologico_nazionale_di_Cagliari-scaled-e1605693428346.jpg" alt="" width="800" height="534" /></p>
<p>Le sue vetrine, articolate in quattro piani, contengono un eccezionale patrimonio di reperti. Un viaggio nel tempo tra dee madri, vasi e bronzetti nuragici, gioielli fenici e monete bizantine.</p>
<p>Il primo piano espone gli aspetti culturali della Sardegna in un arco temporale che va dal Neolitico all’alto Medioevo. Uno spazio è dedicato alla ricostruzione del <strong>tophet di Tharros</strong>, altri due piani illustrano siti della Sardegna meridionale e dell’Oristanese, mentre il quarto ospita <strong>le statue dei Giganti di Mont’e Prama.</strong></p>
<p>Poi il <strong>museo etnografico</strong>, allestito nel 1992, dove si trovano circa 1300 ‘pezzi’ esposti a rotazione tra tessuti e ricami, cassapanche, cestini, gioielli in oro e argento, ceramiche, armi antiche, stemmi nobiliari, amuleti. Questo introduce alla <strong>pinacoteca</strong>, ospitata in un edificio che si articola su tre livelli intorno alle mura spagnole ed espone dipinti che spaziano dal XIV al XX secolo, opere di artisti sardi e di scuola genovese, napoletana e romana.</p>
<p>Facendo visita alla pinacoteca è necessario soffermarsi sui dettagli delle raccolte di grande rilevanza storico-artistica, come i meravigliosi <strong>retabli,</strong> pale d’altare di tradizione ispanica, realizzati da pittori catalani, dal Maestro di Castelsardo e dalla bottega cagliaritana di Pietro Cavaro.</p>
<p>Nel cuore del capoluogo sardo si presenta il monumento più importante e famoso del quartiere Castello, la <strong>Cattedrale di Santa Maria</strong>, ovvero il <strong>Duomo di Cagliari</strong>, eretto nel XIII secolo e ristrutturato in varie fasi, luogo di culto e centro della vita politica.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-72249" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/sardinia-3419301_1280.jpg" alt="" width="1280" height="853" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/sardinia-3419301_1280.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/sardinia-3419301_1280-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/sardinia-3419301_1280-1024x682.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/sardinia-3419301_1280-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<h4>Una chiesa dalla mole imponente, lunga 35 metri, larga 34 e alta 32, costruita in forme gotico-romaniche.</h4>
<p>Tra XIII e XIV secolo i pisani la ampliarono, ma l’aspetto attuale è il risultato di interventi catalano-aragonesi durati quattro secoli. Dell’originario impianto pisano rimasero torre campanaria, controfacciata e i due portali laterali.</p>
<p>L’interno è costituito da tre navate e transetto, pavimento in marmo e cappelle arricchite da opere come il tabernacolo d’argento e la Sacra Spina. Appoggiato alla parete della navata centrale si trova il <strong>pergamo di Guglielmo</strong>, pulpito scolpito per la cattedrale di Pisa, poi trasferito a Cagliari nel 1312. Sotto l’altare, poi, il <strong>santuario dei Martiri</strong>, una cripta scavata nella roccia che conserva quasi duecento reliquie distribuite in nicchie.</p>
<h4>In cima ad un famoso colle si trova un altro importante edificio di culto, il <strong>Santuario di Nostra Signora di Bonaria</strong>.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-72250" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/Scalinata_N.S._di_Bonaria_-_Cagliari.jpg" alt="" width="780" height="522" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/Scalinata_N.S._di_Bonaria_-_Cagliari.jpg 780w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/Scalinata_N.S._di_Bonaria_-_Cagliari-300x201.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/Scalinata_N.S._di_Bonaria_-_Cagliari-768x514.jpg 768w" sizes="(max-width: 780px) 100vw, 780px" /></p>
<p>Uno dei complessi cattolici più importanti della Sardegna con il suo santuario in stile gotico-catalano risalente alla prima metà del XIV secolo, dove è custodito il simulacro di &#8220;Nostra Signora di Bonaria&#8221; protettrice dei naviganti e patrona massima della Sardegna e di Cagliari.</p>
<p>A questo si aggiunge la basilica risalente al XVIII secolo, in stile neoclassico, il cimitero-parco monumentale omonimo, magnifica galleria d’arte all’aperto, e il convento abitato e gestito dall&#8217;Ordine dei padri mercedari, che come sede parrocchiale celebrano le funzioni religiose.</p>
<p>La facciata splende su un luminoso piazzale, mentre infiniti scalini scendono dal colle quasi fino al mare de <strong>su Siccu</strong>, uno dei porti turistici di Cagliari. Ai lati della piazza risaltano monumenti bronzei, tra cui una nave in balia dei venti e la Madonna sua custode.</p>
<p>Nel chiostro del convento è presente anche il <strong>Museo di Bonaria</strong>. Tre sale con ex voto di marinai, doni di sovrani, prelati e personaggi illustri, in cui si possono trovare modellini di vascelli, corone d’oro e reliquie preziose, tra cui un’ancora d’argento offerta da Margherita di Savoia.</p>
<h4>A pochi passi la più antica chiesa del capoluogo, la <strong>Basilica di San Saturnino</strong>.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-72251" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/Basilica_di_S.Saturnino-e1605693677121.jpg" alt="" width="800" height="514" /></p>
<p>Costruita in stile bizantino-protoromanico tra V e VI secolo, insieme alla vasta necropoli, sopra cui è sorta, è uno dei più importanti complessi paleocristiani del Mediterraneo.</p>
<p>Nel quartiere di Villanova, fede e mistero si mostrano nelle sue candide pietre, in contrasto con la tragica storia del giovanissimo Saturnino, decapitato nel 304 d.C. per non aver rinnegato la fede cristiana. Dell’antichissimo edificio a croce greca, i resti dell’abside e della cupola sono ancora intatti. All’interno si resta affascinati sia dalla quiete, che dalla finezza delle decorazioni esterne della navata centrale e dell’unica porta romanica superstite.</p>
<p>La Basilica di San Saturnino, nei secoli, ha subito restauri, scavi alla ricerca di reliquie di martiri, smantellamenti per ricavarne materiale per la Cattedrale di Santa Maria e il Castello di San Michele, danneggiamenti durante la seconda guerra mondiale. Le ristrutturazioni di fine XX e inizio XXI, secolo, infine, hanno riconsegnato ai visitatori una chiesa spaziosa e luminosa che si affaccia su Piazza San Cosimo.</p>
<h4>Nel cuore e tra le strette stradine di Stampace, quartiere medioevale di Cagliari, sorge la <strong>Chiesa di Sant’Efisio Martire.</strong></h4>
<p>Uno dei più importanti e celebri edifici di culto, legato al santo più venerato nel capoluogo dell’isola e da cui parte una delle celebrazioni religiose più antiche e coinvolgenti della Sardegna.</p>
<p>L’edificio originario è duecentesco, costruito sopra una grotta che si apre nella roccia calcarea profonda nove metri che, secondo la devozione popolare, è ritenuta la prigione dove Efisio fu rinchiuso prima di essere martirizzato e decapitato sulla spiaggia di Nora nel 303 d.C. La chiesa di Sant’Efisio si affaccia su una piccola piazzetta dove si trovano anche i locali dell’arciconfraternita del Gonfalone, che cura il culto del santo.</p>
<h4>Al centro della facciata si apre il portale affiancato da due false nicchie.</h4>
<p>La decorazione di gusto piemontese riproduce quella della chiesa di Santa Restituta, distante pochi metri, costruita un secolo prima e modello per molte altre chiese sarde. Al fianco destro si innalza un campanile con cupolino coperto di maioliche, risalente al restauro cinquecentesco.</p>
<p>L’arredo è tipico di fine XVIII secolo, specie l’altare maggiore in marmi policromi, al cui centro è sistemato un tabernacolo ligneo dorato a forma di tempio che contiene le reliquie del martire guerriero.  In una cappella a destra è conservata la seicentesca statua portata tradizionalmente in processione, mentre nella cappella a lui dedicata è disposta una seconda, bellissima statua processionale del santo, opera di Giuseppe Antonio Lonis. Si presenta anche una terza statua cinquecentesca, detta<strong> Sant’Efisio sballiau</strong> (sbagliato), in quanto lo raffigura con la palma del martirio sulla mano destra invece che sulla sinistra, come da iconografia.</p>
<p>Cagliari è stata sempre crocevia di traffici marittimi e commerciali, oltre che teatro di scontri per la supremazia nel Mediterraneo.</p>
<h4>A difendere la città dalle invasioni si ergeva un <strong>sistema di torri e bastioni </strong>che nel tempo è rimasto pressoché intatto.</h4>
<p>Oggi si possono intravedere rilevanti tracce del sistema difensivo che cingeva Castello e dominava gli altri tre quartieri storici di Villanova, Stampace e Marina. Le fortificazioni, testimoni della travagliata storia della Sardegna, regalano suggestivi scorci e spettacolari panorami sulla città e sul Golfo degli Angeli.</p>
<p>Parte della cinta muraria fu demolita a fine XIX secolo, dopo che Cagliari cessò di essere una roccaforte. Di molte porte restano solo i nomi, mentre delle quattro torri rimaste in piedi la più antica, eretta dai pisani nel 1293, è la torre dello Sperone. Dallo spianamento di quest’ultima e del baluardo della Zecca sorse a inizio XX secolo il maestoso Bastione di Saint Remy, scenografica porta d’accesso tra Villanova e Castello.</p>
<p>Uno dei simboli del capoluogo sardo, il<strong> Bastione di Saint Remy.</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-72252" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/bastion-san-remy-526144_1280.jpg" alt="" width="1280" height="960" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/bastion-san-remy-526144_1280.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/bastion-san-remy-526144_1280-300x225.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/bastion-san-remy-526144_1280-1024x768.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/bastion-san-remy-526144_1280-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Deve il nome al barone di Saint Remy, primo viceré piemontese, si affaccia su piazza Costituzione, all’incrocio tra due vie storicamente destinate a passeggiate e shopping come via Garibaldi e via Manno.</p>
<p>L’imponente struttura è composta da colonne in calcare di colore bianco e giallo con capitelli in stile corinzio. Lo scalone principale si distende dalla piazza con diverse rampe che si riuniscono a mezza altezza in un ampio pianerottolo.</p>
<p>Da qui si accede alla passeggiata coperta, che si sviluppa con vasti e luminosi ambienti dai colori vivaci. Sotto un grande arco, che domina tutta la costruzione, si trova un’ulteriore scala con due rampe circolari che conduce fino alla terrazza Umberto I da cui si gode di un magnifico panorama su tutta la città e verso il mare.</p>
<h4>A Cagliari si trovano anche palazzi storici di notevole importanza.</h4>
<p>Primo fra tutti <strong>Palazzo Regio</strong>, antica residenza del rappresentante del re durante le dominazioni aragonese, spagnola e sabauda e attualmente sede della Prefettura della Città metropolitana di Cagliari.</p>
<p>Il palazzo ha origini trecentesche e divenne sede del viceré dal 1337, per volere di Pietro IV d&#8217;Aragona. Nel corso dei secoli l&#8217;edificio subì diverse modifiche e ampliamenti. Particolarmente significativi furono i restauri settecenteschi.</p>
<p>Nel 1730, ad opera degli ingegneri piemontesi de Guibert e de Vincenti fu realizzato lo scalone d&#8217;onore che conduce al piano nobile. La facciata ovest, col portale principale in asse con lo scalone, venne sistemata entro il 1769, come si può osservare dall&#8217;iscrizione posta sulla lunetta della porta finestra che si apre sul balcone centrale.</p>
<p>Tra il 1799 e il 1815 il palazzo fu residenza ufficiale della famiglia reale e della corte, in esilio da Torino, occupata da Napoleone. Poi, nel 1885, il palazzo divenne proprietà della Provincia, che vi stabilì la sua sede di rappresentanza e curò i restauri degli ambienti interni, al fine di adeguarli alla nuova funzione.</p>
<h4><strong>Palazzo Accardo</strong>, invece, fu realizzato tra il 1899 e il 1901 su progetto dell&#8217;ingegnere Dionigi Scano.</h4>
<p>Una serie di arcate formano le aperture del piano terra, riprese in asse dalle finestre dei tre livelli superiori, ciascuno con un ricche decorazioni e con balconi in parte sporgenti, in parte a filo della facciata. Molto particolare la fascia decorativa sottostante il cornicione, realizzata in cotto con dentelli e figure femminili. Di singolare interesse è il legame tra materiali differenti come pietra, cemento e cotto.</p>
<p>Un altro bellissimo edificio si trova nel quartiere della Marina ed è <strong>Palazzo Civico</strong>, che si erge di fronte al porto come un baluardo di pietra bianca, elegante per forme e colori e in perfetta sintonia con gli altri antichi palazzi vicini. Palazzo Civico ha rappresentato un cambiamento epocale della città di Cagliari.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-72254" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/Palazzo_Civico_Baccaredda-scaled-e1605694235331.jpg" alt="" width="800" height="533" /></p>
<p>Nel 1896 il consiglio comunale deliberò che la sede della principale istituzione cittadina uscisse dalle mura e scendesse verso il porto. I lavori furono realizzati in pietra calcarea e su modelli gotico-catalani, con decori in stile Liberty.</p>
<h4>Il trasferimento fu espressione di una nuova idea politica, tipica della borghesia commerciale.</h4>
<p>Cagliari si propose come città moderna, in cui confronto e apertura presero il posto dell’atteggiamento aristocratico orgoglioso e diffidente dell’epoca.</p>
<p>Il palazzo si può visitare come un museo. Sette arcate più quella centrale, da cui si accede al cortile, caratterizzano l’ingresso che si apre con un porticato. Sulla sommità regnano due torrette ottagonali, alte 38 metri, mentre agli angoli si innalzano quattro obelischi decorati con le teste dei Quattro Mori. I prospetti sono ornati da opere bronzee di Andrea Valli e raffigurano un’aquila che regge lo stemma della città, due leoni e le rappresentazioni allegoriche di Agricoltura, Commercio e Industria.</p>
<p>Nella <strong>sala del Consiglio</strong> si possono ammirare tre imponenti tele di Filippo Figari. La vicina <strong>sala della Giunta </strong>ospita il Gonfalone e il retablo dei Consiglieri, Nella <strong>sala dei Matrimoni</strong> un’altra opera del Figari che raffigura il matrimonio in Sardegna e pregevoli arredi artigianali. Nella <strong>sala del Sindaco,</strong> poi, si presenta un grande arazzo fiammingo e in quella <strong>Sabauda</strong> tre opere del Marghinotti: i ritratti di Vittorio Emanuele II e di Carlo Alberto e il suo arrivo a Cagliari nel 1840.</p>
<h4>La passeggiata culturale può essere brevemente interrotta da una piccola visita alle spiagge di Cagliari.</h4>
<p>Il<strong> Poetto</strong> è l’immensa e bellissima spiaggia cittadina, otto chilometri di litorale tra Cagliari e Quartu Sant’Elena con sabbia soffice, mare azzurro e fondale basso per decine di metri.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-72255" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/cagliari-660256_1280.jpg" alt="" width="1280" height="960" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/cagliari-660256_1280.jpg 1280w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/cagliari-660256_1280-300x225.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/cagliari-660256_1280-1024x768.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/cagliari-660256_1280-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Il Poetto, oggi, è l’indiscusso mare dell’hinterland cagliaritano, una delle spiagge cittadine maggiori d’Europa, oltre che più belle e frequentate dell’Isola. Una delle mete preferite dei visitatori del capoluogo, sia in estate che in qualsiasi giornata di sole nel resto dell’anno.</p>
<p>A pochi chilometri dal centro cittadino si viene conquistati da <strong>Calamosca</strong>.  Una spiaggia di sabbia e ciottoli racchiusa in un’incantevole insenatura bagnata da un mare cristallino e riparata da due imponenti promontori.</p>
<p>A est <strong>Capo sant’Elia</strong>, dominato da un antico faro, a ovest l’affascinante <strong>Sella del Diavolo</strong>, nome derivante dalla sua particolare forma che la leggenda attribuisce alla caduta di Lucifero sulla sua sommità dopo la cacciata dal Paradiso.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-72256" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/Cagliari_-_Sella_del_Diavolo_-_Capo_SantElia-e1605694452160.jpg" alt="" width="800" height="600" /></p>
<p>La vicinanza con le decine di attrazioni culturali e monumentali del centro storico di Cagliari fa apprezzare ancor di più la meravigliosa insenatura. E poi, a Calamosca, si trovano locali notturni all’aperto, ideali per il divertimento estivo, oltre ai ristoranti dove assaggiare specialità di mare.</p>
<h4>Proprio queste fanno parte della cultura gastronomica di Cagliari.</h4>
<p>La cucina cagliaritana è ricca di influenze genovesi e catalane, e si basa su materie prime offerte principalmente dall&#8217;immensa risorsa costituita dal mare.</p>
<p>I piatti tipici della cucina di mare sono la <strong>fregula cun cocciula</strong>, (vongole con la fregola, pasta tipica della Sardegna, costituita da piccole palline di grano duro e acqua, lavorate a mano e tostate nel forno) e <strong>le cocciula e cozzas a schiscionera</strong>, vongole e cozze cucinate in tegame con aglio, olio d&#8217;oliva e prezzemolo e spolverate con pan grattato.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-72257" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/Fregola_sarda_de_Chef_koketo-e1605694527695.jpg" alt="" width="800" height="600" /></p>
<p>Seguono altri piatti di mare come <strong>sa cassola</strong>, una gustosa zuppa di pesce, <strong>l’aragosta alla campidanese,</strong> bollita e condita con olio d&#8217;oliva e succo di limone, <strong>sa burrida</strong>, pesce gatto lessato in salsa di pomodoro e aceto, o in salsa agrodolce con prezzemolo e noci, e <strong>su scabbecciu</strong>, pesce fritto e condito con salsa agrodolce.</p>
<p>E poi una regina delle tavole sarde come <strong>la bottarga</strong>, uova di muggine, cefalo o tonno salate, pressate ed essiccate, servite a fette sottili e condite con olio d&#8217;oliva o grattugiate come condimento.</p>
<p>I primi piatti della cucina cagliaritana sono presentati da <strong>su mazzamurru</strong>, a base di pane raffermo e sugo di pomodoro, i celebri <strong>malloreddus</strong>, tipici gnocchetti di semola aromatizzati con verdure o zafferano, e quasi sempre conditi con sugo di pomodoro, pecorino sardo grattugiato e salsiccia a pezzetti.</p>
<h4>Poi le <strong>impanadas</strong>, calzoni farciti con carne e verdure.</h4>
<p>Gli <strong>angiulottus o culurgiones</strong>, una specie di ravioli ripieni di ricotta e verdure oppure carne, e il <strong>succu,</strong> una minestra di semola condita da zafferano. I secondi a base di carne, invece, sono legati alla tradizione contadina, come <strong>su porceddu</strong>, il maialino arrosto, <strong>l&#8217;agnello arrosto o in umido</strong>, condito con una salsina a base di pomodori secchi tritati, aglio e olio di oliva,</p>
<p>I dolci più rinomati sono le <strong>pardulas</strong> a base di formaggio, i <strong>candelaus</strong>, confezionati con sfoglie di pasta di mandorle aromatizzate all&#8217;arancia, le <strong>seadas</strong>, ravioli dolci fritti ricoperti di miele, e le <strong>pabassinas,</strong> dolcetti a base di uva passa.</p>
<h4>I piatti tradizionali vengono rigorosamente accompagnati da vini locali come <strong>il Nuragus, il Nasco, il Malvasia e  il Girò</strong>.</h4>
<p>Un’altra tradizione culturale è rappresentata da un evento che chiama a raccolta partecipanti da tutta la regione. Dal primo al 4 maggio la <strong>festa di Sant’Efisio</strong> è la celebrazione più sentita dell’intera isola, una coinvolgente processione di costumi, canti e preghiere.</p>
<p>Cagliari viene attraversata da un corteo di 3500 persone in abiti tradizionali e al loro seguito oltre duecento cavalieri, i Campidanesi, i Miliziani e la Guardiania. Un incontro di colori e suoni delle <strong>launeddas e de is goccius</strong>, i canti devozionali.</p>
<h4>Efisio, nato in Asia Minore nel III secolo d.C, fu un ufficiale dell’esercito romano.</h4>
<p>Secondo la tradizione, si convertì in seguito alla visione di una croce splendente nel cielo e sentendo la voce di Cristo che lo rimproverava per la sua missione sanguinaria.</p>
<p>Di stanza in Sardegna, mentre i suoi soldati combattevano i barbari, divenne difensore del cristianesimo, disobbedendo a Diocleziano. L’imperatore ne comandò il martirio nel 303 d.C. Prima di essere giustiziato, come estremo atto di fede, promise di proteggere per sempre Cagliari e i suoi cittadini.</p>
<p>Durante questo particolare evento si rievocano le vicende di inizio IV secolo del santo guerriero e si scioglie il voto perpetuo a lui rivolto durante la pestilenza del 1652. Inizia così un viaggio nella cultura di un popolo, tra fede e autenticità, con una processione maestosa di 65 chilometri, tra le più antiche e lunghe del mondo, che appassiona i sardi che la vivono da sempre e migliaia di turisti sedotti dall’atmosfera di passione.</p>
<h4>La processione parte a mezzogiorno dalle viuzze del quartiere storico di Stampace.</h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-72258" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/Sagra_SantEfisio_CA_1-scaled-e1605694696687.jpg" alt="" width="800" height="416" /></p>
<p>Il corteo sfila su un tappeto colorato di fiori rosa, rossi e gialli ed essenze profumate seguendo il rituale de <strong>sa ramadura. </strong>Il cigolio delle <strong>traccas</strong>, i carri ornati da fiori e frutta, e i canti delle confraternite accompagnano il cocchio, trainato da due buoi con le corna addobbate di corone di fiori<strong>.</strong> I confratelli del Gonfalone sfilano in abito penitenziale, col saio azzurro, mentre le consorelle in nero, col velo in testa.</p>
<p>Tante le tappe del tragitto che si snoda dal luogo di prigionia sino a quello del martirio, <strong>la spiaggia di Nora</strong>, dove è presente la chiesetta romanica intitolata al santo.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-72259" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/11/Chiesa_di_SantEfisio_di_Nora_-_Pula_-_Sardinia_-_Italy_-_03-scaled-e1605694804129.jpg" alt="" width="800" height="415" /></p>
<p>Il rientro, dopo varie celebrazioni, avviene il 4 maggio in tarda serata. E a Stampace vicoli e stradine si riempiono di nuovo di migliaia di fedeli, che al termine della festa  si lasciano con un augurio.</p>
<p><strong><em>Alessandro Campa</em></strong></p>
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		<title>RICOMINCIO DA TE, ITALIA: ITINERARIO DI VIAGGIO, LA SARDEGNA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2020 06:00:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Itinerari]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[itinerari di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[ricomincio da te]]></category>
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					<description><![CDATA[La Sardegna come non l’avete mai vista. Un viaggio alla scoperta delle spiagge più belle, di luoghi nascosti, tradizioni culinarie e culturali Un desiderio di rinascita. La voglia di ripartire dalle piccole abitudini quotidiane, ma anche di realizzare scelte più ragionate ed impegnative. Tra queste l’organizzazione di un viaggio, di una vacanza o di un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-60434" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/06/cala-goloritze-2277644_1280.jpg" alt="sardegna" width="800" height="450" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/06/cala-goloritze-2277644_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/06/cala-goloritze-2277644_1280-300x169.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/06/cala-goloritze-2277644_1280-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3>La Sardegna come non l’avete mai vista. Un viaggio alla scoperta delle spiagge più belle, di luoghi nascosti, tradizioni culinarie e culturali</h3>
<p><span id="more-60425"></span></p>
<p><strong>Un desiderio di rinascita</strong>. La voglia di ripartire dalle piccole abitudini quotidiane, ma anche di realizzare scelte più ragionate ed impegnative. Tra queste l’organizzazione di un viaggio, di una vacanza o di un semplice weekend per staccare la spina.</p>
<p>Quest’anno l’approccio al turismo sarà diverso, ma non per questo meno coinvolgente e stimolante.</p>
<p>Da situazioni difficili, a volte, possono nascere occasioni inaspettate. Ancora di più se si vive in Italia che, con la sua immensa varietà, offre degli scenari incantevoli.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>SARDEGNA</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-60426" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/06/sardinia-2277633_1280.jpg" alt="sardegna" width="800" height="450" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/06/sardinia-2277633_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/06/sardinia-2277633_1280-300x169.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2020/06/sardinia-2277633_1280-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Un’isola dalla forte identità che si presenta con acque cristalline, spiagge dorate e paesaggi incantevoli. Ma anche con culture antiche e importanti tradizioni.</p>
<p><strong>Il viaggio alla scoperta della Sardegna</strong> inizia proprio dal suo capoluogo, ottima base per visitare da una parte all’altra la costa meridionale.</p>
<h4><strong>Cagliari</strong> e i suoi quartieri sono pieni di storia e cultura.</h4>
<p>A partire dal <strong>quartiere Castello</strong>, caratterizzato da antichi bastioni e vivaci stradine su cui si affacciano le dimore nobiliari di Palazzo Regio.</p>
<p><strong>La scalinata del bastione di Saint Remy lo collega a Villanova</strong>, che accoglie i visitatori tra le bellezze del chiostro di San Domenico e la basilica di Nostra Signora di Bonaria, tempio cristiano della Sardegna.</p>
<p><strong>Poi il quartiere della Marina</strong>, dagli incantevoli edifici e portici di via Roma, compreso il Palazzo Civico.</p>
<p>Poco distante dal centro storico <strong>l’Anfiteatro</strong>, una delle maggiori testimonianze romane della Sardegna.</p>
<p><strong>E poi il mare, con il Poetto</strong>, spiaggia fiancheggiata da percorso pedonale e pista ciclabile.</p>
<p>Altra attrazione naturalistica <strong>è il parco di Molentargius-Saline</strong>, da percorrere in mountain bike osservando il volo dei fenicotteri rosa. Non si può lasciare Cagliari senza aver provato una specialità culinaria come <strong>la fregola con le vongole</strong>.</p>
<h4>Da qui ci si sposta verso il mare, a <strong>Villasimius, </strong>in una costa formata da un anello di spiagge, intervallate da piccole scogliere e dal promontorio di Capo Carbonara.</h4>
<p><strong>Sul versante orientale</strong> rare bellezze che vanno da Porto Giunco fino alle spiagge di Simius e Traias, e poi ancora Rio Trottu e Manunzas, che contornano Punta Molentis, altra meraviglia di Villasimius.</p>
<p>Si raggiunge <strong>Costa Rei </strong>percorrendo il Sarrabus, affascinante territorio tra montagna, collina e mare. La macchia mediterranea nasconde angoli di Costa Rei, come Cala Pira, piccola baia incorniciata da dune ricoperte da ginepri e circondata da una fitta pineta.</p>
<p>Si prosegue raggiungendo la spiaggia di <strong>Porto Corallo, </strong>adornata da una vegetazione che arriva fino all&#8217;arenile. Il nome richiama la presenza di colonie di coralli, raccolti fin da epoche remote e usati per la preparazione di oggetti decorativi.</p>
<p>Dall’altra parte della costa si trova <strong>Pula, </strong>piena di ricchezze naturali e culturali, con a pochi passi dal paese le rovine della prima città fenicia in Sardegna.</p>
<p>Nelle vicinanze <strong>la spiaggia di Nora</strong>, delimitata dal promontorio della <strong>torre del Coltellazzo</strong> e poco distante la <strong>spiaggia de su Guventeddu</strong>, ottima per kite e wind surfisti anche nei mesi invernali.</p>
<p>Il litorale di Santa Margherita di Pula si presenta con una serie di calette di sabbia bianca e graniti rosati, in cui si trovano Cala Marina e Cala d’Ostia. Un’ area dove rilassarsi, con alle spalle una grande pineta che si estende sino alla stupenda Chia.</p>
<p>Poi <strong>Teulada, </strong>nel basso Sulcis, dove oltre a spiagge e mare incantevoli, è viva la tradizione artigiana, dai ricami di abiti e tappeti ai manufatti in ceramica, pelle e sughero.</p>
<h4>Un istmo artificiale collega l’isola di <strong>Sant’Antioco</strong> alla Sardegna, rinomata cittadina dell’arcipelago del Sulcis.</h4>
<p>Porticcioli e case colorate descrivono l’anima di mare del paese. <strong>Portixeddu</strong> è la spiaggetta più vicina alla città, mentre <strong>Capo Sperone</strong> è l’estrema punta a sud con mare azzurro e distese di peonie rosa.</p>
<p>Più avanti la solitaria spiaggia <strong>s’Ega de is Tirias</strong>, da cui visitare in mountain bike o barca il litorale fino a Portu de su Trigu.</p>
<p>Da Portoscuso si arriva sull’altra <strong>isola</strong>, quella <strong>di San Pietro</strong>, visitando <strong>Carloforte</strong>, l’unico centro abitato. Un’enclave ligure e un paese che conserva lingua e cultura dei fondatori, le famiglie di pescatori provenienti dall’isola tunisina di Tabarka. Il paese conquista con vicoli, scorci colorati e vedute sul mare.</p>
<p><strong>A nord-ovest si trova</strong> il fiordo che si chiude con l’incantevole <strong>Cala Fico</strong>, <strong>mentre a sud</strong> le scogliere a strapiombo della <strong>Conca e Le Colonne</strong>, due faraglioni emergenti dall’acqua, simbolo di Carloforte.</p>
<p><strong>Un’ esperienza da provare è la cucina carlofortina,</strong> e fra maggio e giugno assistere al <strong>Girotonno, un evento gastronomico</strong> con competizioni culinarie e live cooking.</p>
<p>Non da meno è la vivace sagra del cus cus tabarkino il 25 aprile. Si ritorna sulla terra scoprendo <strong>Iglesias, </strong>territorio protagonista della storia mineraria sarda, di cui è centro principale. Da qui, infatti, parte <strong>il cammino minerario di santa Barbara</strong> con tappe da percorrere a piedi o in mountain bike.</p>
<p><strong>Il museo dell’Arte Mineraria</strong> ne ripercorre l’evoluzione con ricostruzioni di ambienti minerari ed esposizione di macchine originali. Le miniere sono oggi patrimonio d’archeologia industriale del parco Geominerario della Sardegna.</p>
<h4>Il percorso <strong>prosegue nella parte occidentale dell’isola</strong>, sulla <strong>Costa Verde</strong>, un insieme d’immense spiagge e imponenti scogliere.</h4>
<p><strong>Il mare della Costa Verde raramente è calmo</strong> e il vento costante alza onde lunghe e alte, meta ideale per surfisti. Non solo mare e natura, ma anche viva testimonianza del lavoro dei minatori attraverso monumenti dell’archeologia industriale.</p>
<p><strong>Un lungo trekking tra le antiche vie minerarie del Sulcis-Iglesiente</strong>. Costeggiando la spiaggia di Fontanamare si scopre <strong>Nebida.</strong> Del complesso della vecchia miniera di piombo e zinco restano oggi il piccolo villaggio minerario e la maestosa laveria in mattoni che si affaccia sulla <strong>costa di Masua</strong>, tra cui spicca <strong>lo scoglio di Pan di Zucchero</strong>, monumento naturale di 132 metri modellato dal tempo. Il complesso di <strong>Masua </strong>si presenta con un villaggio minerario sul ripido pendio di Punta Cortis, in cui fare visita al museo delle Macchine da miniera.</p>
<p>Dopo questo piccolo viaggio storico- industriale si visita la spiaggetta di <strong>Porto Flavia</strong>, che si affaccia sul mare cristallino al fianco dei resti della struttura mineraria.</p>
<p>Altro scenario di archeologia industriale è <strong>Buggerru</strong>, borgo fatto di case disposte a ventaglio con sbocco sul mare della valle del monte Caitas, canale che ha dato nome alla miniera Malfidano, la più importante dell’epopea mineraria di inizio ventesimo secolo. Alla destra del porto la spiaggia di Buggerru e vicino al paese la splendida insenatura di Cala Domestica, incastrata tra falesie calcaree.</p>
<h4>Da visitare la spiaggia di <strong>Piscinas</strong>, nel territorio di Arbus, capolavoro della Costa Verde.</h4>
<p>Una località quasi isolata con centri abitati lontani e poche strutture ricettive. Dopo aver percorso sentieri sterrati e sabbiosi, si presenta all’improvviso la sua immensa distesa dorata, di cui un ampio tratto è divenuto <strong>la spiaggia naturista più grande in Europa</strong>.</p>
<p>Si arriva poi a <strong>Oristano, </strong>ammirando i monumenti del centro storico come il palazzo d’Arcais e l’insieme di vari stili architettonici che presentano il Duomo. A questa visita si aggiunge la gradevole compagnia <strong>di pranzi a base di malloreddus alla salsiccia e mustazzolus come dolce</strong>.</p>
<p>Dopo è suggerita una passeggiata a Torregrande, spiaggia oristanese per eccellenza, e al centro del golfo un moderno porto turistico da cui partire alla scoperta delle spiagge dell’area marina della penisola del Sinis.</p>
<p>Durante il periodo di Carnevale, Oristano presenta un evento atteso tutto l’anno: <strong>la Sartiglia</strong>, giostra equestre di origine medioevale con protagonisti cavalieri che rievocano il glorioso passato della città.</p>
<p>Nelle vicinanze si trova <strong>Cabras</strong>, paese di origini antichissime che conserva alcune testimonianze di storia antica, <strong>tra cui la città di Tharros</strong>, fondata dai fenici nell’VIII secolo a.C. su un precedente villaggio nuragico.</p>
<h4>Un’ altra attrazione sono le <strong>pescherie del paese</strong>, dove trovare pescato di qualità come il muggine, dalle cui uova si ricava la prelibata bottarga.</h4>
<p>La costa sulla quale si affaccia Cabras disegna l’area marina protetta della penisola del Sinis, che si estende fra la baia di Is Arenas e il golfo di Oristano, comprendendo l’isola di Mal di Ventre e l’isolotto del Catalano.</p>
<p><strong>Il Sinis</strong> è un concentrato di ecosistemi naturali in cui si susseguono paesaggi di acqua marina e laguna e dove sono diffuse incredibili testimonianze culturali. Qui avvenne la <strong>scoperta dei Giganti di Monte’e Prama</strong>, imponenti colossi in pietra di 3.000 anni fa che ora si possono vedere al museo civico di Cabras.</p>
<p>Segue la località di <strong>Fordongianus,</strong> sulla sponda sinistra della valle del Tirso, dove sorgono le calde e curative Aquae Ypsitanae, terme romane risalenti al I secolo d.C., oggi attrazione archeologica. Il territorio è anche noto per le <strong>cave di trachite rossa, verde e grigia</strong>, usata dagli scalpellini locali per costruire e decorare le case.</p>
<p><strong>La scoperta dell’isola continua all’interno della sua anima</strong>, <strong>la Barbagia</strong>, enorme territorio che occupa i versanti del massiccio montuoso del Gennargentu, al centro dell’Isola, e i rilievi minori attorno.</p>
<h4>Si parte da <strong>Seulo,</strong> borgo di montagna che fa parte di <strong>una delle cinque aree del mondo in cui si vive più a lungo nella media</strong>.</h4>
<p>Il segreto, probabilmente, è la <strong>cucina, che si basa su antiche ricette di matrice pastorale.</strong> Seulo si trova ai piedi del monte Perdedu, che il fiume Flumendosa separa dal Gennargentu. Seguendo il suo corso si possono fare escursioni fra profonde gole, rupi calcaree e vallate ricoperte di lecci e macchia mediterranea. <strong>Non mancano le tradizioni che si manifestano a giugno con</strong> sa tundimenta seulese, una sagra dedicata alla tosatura delle pecore, e <strong>a luglio con</strong> la sagra de su casu in filixi, un particolare formaggio.</p>
<p>Poi <strong>Belvì</strong>, piccolo centro agropastorale a 660 metri d’altezza, con le pendici del Gennargentu a est , circondato da boschi di agrifogli, castagni, ciliegi e noccioli. Il centro abitato si presenta con strade strette e tortuose ed esempi di architettura rurale.</p>
<h4><strong>Un suo simbolo sono i caschettes</strong>, dolci fatti a mano un tempo riservati alle cerimonie.</h4>
<p>Si tratta di creazioni di pasta violada farcite con nocciole e miele e aromatizzate all’arancio. Poi a giugno la sagra delle ciliegie, insieme a una mostra d’artigianato, dove vengono esibite le arti di intaglio del legno e di lavorazione del ferro.</p>
<p>Proseguendo verso nord ecco <strong>Gavoi</strong>, prezioso borgo nel cuore della Sardegna a quasi 800 metri d’altezza, con il vicino lago di Gusana, ottimo per escursioni in canoa e per pesca sportiva. Camminando per le vie del centro, fatto di raffinate case in granito, si possono gustare prelibatezze come il famoso pecorino fiore sardo dop. Oppure andare alla ricerca di scorci con balconi fioriti, da cui artisti di tutto il mondo, ad inizio luglio, si esibiscono in occasione del festival <strong>“L’Isola delle storie”, la più famosa rassegna letteraria della Sardegna. </strong></p>
<p>Segue <strong>Mamoiada</strong>, accogliente centro al confine tra Gennargentu e Supramonte, nei cui rilievi si sviluppano i &#8216;sentieri dei pastori&#8217;, strade della transumanza divenute itinerari di trekking e biking. Attorno al paese intensi profumi di vigne, da cui le cantine locali ottengono i vini Cannonau e Granazza. A questi si accompagna una <strong>cucina di tradizione agropastorale</strong> con maccarrones de busa, porcetto arrosto, fave con lardo a cui si aggiunge l’arte dolciaria con orulettas (chiacchiere) e s’aranzada.</p>
<h4><strong>Un evento da ammirare è il carnevale</strong>, una delle più antiche celebrazioni popolari dell’isola.</h4>
<p>I protagonisti sono i <strong>Mamuthones</strong> che portano una maschera nera con tratti marcati e indossano pelli ovine su cui caricano trenta chili di campanacci. Sfilano con passo cadenzato e l’antica danza è ritmata dagli Issohadores in elegante corpetto rosso e maschera bianca.</p>
<p>Restando in tema di storia e tradizioni una tappa obbligata è <strong>Orgosolo, </strong>un paese che rivela un grande legame con usi e costumi di un tempo. Oltre ad essere la <strong>patria del canto a Tenore</strong>, è anche un borgo famoso per i particolari murales che decorano stradine, piazze e case del centro storico. Raccontano di vita quotidiana, tradizioni pastorali, ma anche dissenso, malessere e lotte popolari.</p>
<h4>Un patrimonio di <strong>150 opere da ammirare</strong> per stile e vivacità di colori.</h4>
<p>Non molto distante un monumento naturale da scoprire, il canyon di Gorroppu, uno dei più profondi d’Europa, con 22 chilometri percorribili per un lungo tratto e pareti alte 450 metri. Il percorso continua con una passeggiata nel centro storico di <strong>Nuoro, </strong>ammirando antiche case in pietra, cortili e portici.</p>
<p><strong>Fra i quartieri storici da visitare c’è Séuna</strong>, un tempo dimora di contadini e artigiani, e Santu Pedru, che ospitava pastori e proprietari terrieri.</p>
<h4>Qui si trova <strong>il museo su Grazia Deledda</strong> e casa natale della scrittrice che aprì i confini della Sardegna al mondo.</h4>
<p>Merita attenzione anche il <strong>museo della Vita e delle Tradizioni popolari sarde</strong>, un profilo della cultura tradizionale con elementi rappresentativi come i costumi. Ma per vederli dal vivo si deve partecipare alla sagra del Redentore, l’ultima domenica di agosto, con la sfilata di gruppi folk provenienti da tutta la Sardegna.</p>
<p>L’avventura in Barbagia si conclude con <strong>Bitti</strong>, paese a oltre 500 metri di altitudine con grandi e basse case in pietra disposte ad anfiteatro e intrecciate in stretti vicoli. Località in cui la produzione lattiero-casearia, in particolare di pecorino, è una tradizione raccontata anche nel museo della Civiltà contadina e pastorale, allestito in una casa padronale nel centro del paese.</p>
<h4><strong>Dal centro dell’isola si prosegue verso la costa orientale sarda</strong> dove si incontra <strong>Orosei,</strong> cittadina nella valle del Cedrino vicinissima al mare.</h4>
<p>La costa si presenta con sabbia bianca alternata a strapiombi. Come a Cala Liberotto, baia amata da surfisti e appassionati di immersioni. Poco distante Cala Ginepro e vicina al paese la Marina di Orosei, arenile con le belle spiagge di su Petrosu e Cala di Osalla, distesa dorata immersa nel verde.</p>
<p>Il centro storico di Orosei è disseminato da chiese e una particolare visita merita il <strong>museo Don Nanni Guiso</strong>, che raccoglie teatrini in miniatura di tutta Europa. Le feste hanno antiche radici e nelle sagre emergono i sapori di mare assieme a dolci come le <strong>seadas</strong> cosparse di miele di corbezzolo. Tradizioni e arte manifatturiera unite a mare splendido e montagne del Supramonte.</p>
<p>A <strong>Dorgali</strong> è possibile.  Lungo le vie del centro storico si passeggia fra case di pietra vulcanica e botteghe, in cui  i gioielli in filigrana, le ceramiche e i tappeti portano alla scoperta della vocazione artigiana del borgo.</p>
<p>Poco fuori dal paese il golfo di Orosei dove un’intrigante discesa conduce sino alle insenature della <strong>frazione di Cala Gonone</strong>, attrazione di appassionati di natura e avventura.</p>
<h4>Attraverso un <strong>affascinante trekking</strong> oppure via mare si arriva alla spiaggia di <strong>Cala Luna</strong>, una delle meraviglie del Mediterraneo, delimitata da un bosco di oleandri.</h4>
<p><strong>Da Cala Gonone è anche possibile fare un’escursione guidata</strong> alle cavità naturali delle <strong>Grotte del Bue Marino</strong>, tra stalattiti e stalagmiti, dentro le quali si svolge il Cala Gonone Jazz concerto dal fascino unico.</p>
<p>Si prosegue raggiungendo <strong>Baunei</strong>, nel cuore dell’altopiano del Golgo, da dove è possibile avere un panorama che si estende dal Gennargentu al golfo di Orosei. Qui è presente <strong>una rampa di lancio per parapendio</strong> e attorno all’abitato si estende <strong>il Supramonte di Baunei</strong>, con sentieri di trekking, che vanno dalla montagna al mare, e pareti verticali ideali per l’arrampicata sportiva.</p>
<p>Poi il litorale di Baunei, sulla cui costa si trova <strong>Santa Maria Navarrese</strong>, di fronte all’isolotto d’Ogliastra. Dal suo porto si raggiungono le acque di <strong>Cala Goloritzè</strong>, che sgorgano da sorgenti sottomarine, e Cala Sisine che si mostra alla fine di un antico letto di fiume ricoperto da alberi secolari, una località di mare con aspetto di montagna.</p>
<h4><strong>Spiagge tropicali, boschi e macchia mediterranea </strong>danno accesso a <strong>Tortolì.</strong></h4>
<p>A questo paesaggio si aggiunge una peculiarità: una striscia di porfido rosso parallela alla costa. <strong>Le Rocce Rosse</strong> sono il monumento naturale della frazione <strong>di Arbatax</strong>, che vengono fuori da acque verdi smeraldo e regalano un incredibile combinazione di colori.</p>
<p>Dietro le Rocce Rosse il <strong>Lido di Orrì,</strong> tra insenature nascoste e spiaggette, come Cala Ginepro, sabbia fine, sassolini levigati e un boschetto di ginepri. Vivere un’esperienza in Ogliastra ammirando la natura, ma anche gustando culurgiones e zuppe, porcetto e agnello arrosto, insieme ad un bicchiere di Cannonau.</p>
<h4><strong>Partendo da Orosei in direzione nord si arriva in una Sardegna conosciuta</strong>, che però non smette mai di regalare emozioni.</h4>
<p>Iniziando da <strong>Budoni</strong>, paese racchiuso tra le colline e dotato di un favoloso borgo di pietra.  Per chi ama il fascino antico, gli stazzi di San Pietro sono un percorso indietro nel tempo, fatto di antiche abitazioni pastorali costruite con pietre millenarie, che presentano l’immagine del borgo sardo di campagna nell’Ottocento.</p>
<p>Fra sabbia candida e macchia mediterranea la zona offre le località di <strong>Baia Sant’Anna e Cala Budoni.</strong></p>
<p>Restando sul mare si succedono le spiagge di <strong>San Teodoro</strong>, il cui territorio celebra altre meraviglie costiere come <strong>la spiaggia di Coda Cavallo</strong>.</p>
<p>Da qui lo sguardo volge verso l’imponenza di <strong>Tavolara</strong>, una montagna calcarea e granitica che spunta dal mare, <strong>alta 560 metri</strong> e lunga quattro chilometri, dalle incantevoli tonalità di colori.</p>
<h4>E poi si aggiungono località meno famose, ma che meritano una visita <strong>come Baia Salinedda e Cala Suaraccia</strong>.</h4>
<p>Ma <strong>San Teodoro è anche gioia per il palato</strong>. Ad un bicchiere di Vermentino di Gallura si accompagnano prodotti tipici. Dalla zuppa gallurese con pane, formaggio e brodo di manzo ai dolci, <strong>cucciuléddi milàti</strong> (fagottini al miele) e <strong>niuléddha</strong>, con mandorla e arancia grattugiata.</p>
<p>La città di <strong>Olbia</strong> si sporge su un golfo incantevole, che racchiude l’area marina di Tavolara e permette l’accesso alla <strong>Costa Smeralda</strong>.</p>
<h4>Per chi volesse provare l’esperienza di un tipo di vacanza esclusiva e lussuosa, da qui si possono raggiungere le vicine <strong>Porto Cervo e Porto Rotondo</strong>.</h4>
<p>Sulla costa olbiese si presentano le insenatur di Porto Istana e il Lido di Pittulongu. Accanto si trova la spiaggia dello Squalo, il Pellicano e più a nord Rocce e Bados, al confine con Golfo Aranci.</p>
<p>Nelle vicinanze due bellezze naturali importanti. <strong>Caprera, </strong>che oltre ad essere una splendida isola riserva naturale, deve la sua fama come <strong>ultima residenza di Giuseppe Garibaldi</strong>. E proprio nel Compendio Garibaldino si trovano oggetti quotidiani, beni e cimeli dell’eroe dei due mondi. Caprera è collegata alla Maddalena da un ponte di 600 metri.</p>
<p><strong>La Maddalena, </strong>isola maggiore dell’arcipelago delimitata da insenature e calette con entroterra collinare. Luogo meraviglioso con panorami imperdibili. Da qui si può partire alla scoperta di altre isole vicine come Santo Stefano, Budelli e la celebre spiaggia Rosa.</p>
<p><strong>Santa Teresa di Gallura</strong>, invece, è una cittadina che segue l’andamento di due insenature e si affaccia sulle scogliere di Bonifacio.</p>
<h4>Altre splendide spiagge ruotano attorno al borgo, come <strong>Cala Sambuco e Cala Balcaccia. </strong></h4>
<p><strong>Percorrendo </strong>la parte che unisce la penisola promontorio alla terraferma, si arriva alle spiagge di <strong>Rena di Ponente e Rena di Levante</strong>. Visitando entrambe si può godere sempre del mare calmo.</p>
<p>Poi nella parte occidentale del capo si trova <strong>Cala Lunga- Valle della Luna, </strong>simbolo di Santa Teresa, dove emergono calette nascoste tra pareti di granito modellate dalla natura.</p>
<p><strong>Sempre a nord dell’isola, ma nella zona occidentale</strong>, ecco <strong>Tempio Pausania, </strong>cittadina con particolare centro storico fatto di edifici e pavimentazioni in granito e viali alberati. Qui si trova <strong>Piazza Faber, intitolata a Fabrizio De André</strong>, con un’installazione progettata in collaborazione con Renzo Piano.</p>
<h4>Al cantautore, che <strong>visse a lungo nella tenuta dell’Agnata</strong>, è dedicato l’evento Incontri.</h4>
<p>La città è celebre per la lavorazione di <strong>granito e sughero</strong>, ma anche per soddisfare il palato, tra <strong>vini quali Vermentino, Karana e Moscato</strong>, e dolci come li casgiatiniù a Pasqua e i papassini a Natale.</p>
<h4>Segue <strong>Sassari</strong>, un centro caratterizzato da edifici signorili, luoghi d’arte e cultura.</h4>
<p>La testimonianza preistorica più imponente è l’altare di <strong>monte d’Accoddi</strong>, piramide a gradoni che ricorda i santuari mesopotamici, edificato nel IV millennio a.C. Da non dimenticare le tradizioni. La penultima domenica di maggio si svolge la Cavalcata Sarda, sfilata di costumi tradizionali. E <strong>la cucina</strong>, con la favata e le ‘monzette’, lumachine cotte con la pastella. Poi il mare, con la distesa di sabbia di Platamona, nel golfo dell’Asinara, storicamente spiaggia dei sassaresi.</p>
<p><strong>Posizionato nell’estrema parte nord-occidentale della Sardegna</strong>, <strong>Stintino </strong>sembra voler abbracciare l’Asinara.</p>
<h4>Proprio in quel punto si trova la <strong>spiaggia de La Pelosa</strong>, con un fondale limpido e bassissimo per decine di metri.</h4>
<p>A fianco <strong>la Pelosetta</strong>, racchiusa da un isolotto dominato da una torre aragonese. <strong>La storia di Stintino è legata a pesca e lavorazione del tonno</strong>. E proprio queste sono alla base della tradizione culinaria. Nei ristoranti della costa o delle stradine del borgo sono da provare il polpo in agliata, la zuppa d’aragosta e la bottarga di tonno.</p>
<p><strong>Dirigendosi più a sud</strong> si incontra <strong>Alghero</strong>, con un centro storico pieno di vicoli, case antiche e mura gialle che ricordano le origini catalane del paese. <strong>La Riviera del Corallo è il suo litorale</strong>, dato che qui vive la maggiore colonia di corallo della qualità più pregiata.</p>
<p>Buona parte della costa è protetta dall’area marina di <strong>Capo Caccia &#8211; Isola Piana</strong>, dove poter visitare la <strong>grotta di Nettuno</strong>, da raggiungere via terra tramite l’Escala del Cabirol, e via mare con imbarcazioni che partono dal porto turistico. <strong>La fama di Alghero per il corallo</strong> si nota nella locale <strong>arte manifatturiera</strong>, dove viene unito all’oro in uno speciale legame artistico.</p>
<h4>Poco distante uno dei borghi più caratteristici della Sardegna: <strong>Bosa</strong>.</h4>
<p>Il <strong>quartiere sa Costa</strong> regala un’immagine indimenticabile. Case variopinte si innalzano sulle pendici del colle di Serravalle, dominato dal <strong>castello dei Malaspina</strong>, da raggiungere a piedi e dall’alto godersi il panorama di tutta la cittadina.</p>
<p>Il paese è situato sul <strong>Temo</strong>, unico fiume navigabile in Sardegna, e nella foce di questo si trovano il porto turistico fluviale e accanto Bosa Marina, assieme alle <strong>spiagge di s’Abba Druche e Portu Managu </strong>che completano lo scenario di bellezze costiere. In compagnia di un calice di Malvasia, uno dei vini dolci sardi più amati, si ammira la tradizione artigiana di Bosa e le sue eccellenze: gioielli di corallo, cesti di asfodelo e tessuti.</p>
<p>Alessandro Campa</p>
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		<title>Sardegna, al via la “sagra” del Surf con 300 tra i migliori atleti italiani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Oct 2017 10:56:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fiere ed Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Capomanno]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[Surf]]></category>
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					<description><![CDATA[Un week end per scoprire il surf a Cap Mannu, tra musica, sport, arte, fotografia, degustazione di prodotti tipici Il surf la farà da protagonista questo fine settimana in Sardegna, in un evento ribattezzato “sagra del surf” dagli stessi organizzatori: si terrà il 14 e 15 ottobre a Capo Mannu. Ma se nello spirito sarà [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-34666" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/10/images_sagra-del-surf-capomannu-manifesto-2017-770x430.jpg" alt="" width="770" height="430" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/10/images_sagra-del-surf-capomannu-manifesto-2017-770x430.jpg 770w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/10/images_sagra-del-surf-capomannu-manifesto-2017-770x430-300x168.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/10/images_sagra-del-surf-capomannu-manifesto-2017-770x430-768x429.jpg 768w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /></p>
<p>Un week end per scoprire il surf a Cap Mannu, tra musica, sport, arte, fotografia, degustazione di prodotti tipici</p>
<p>  <span id="more-34667"></span>  </p>
<p>Il surf la farà da protagonista questo fine settimana in Sardegna,<a href="https://www.lasagradelsurf.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> in un evento ribattezzato “sagra del surf” dagli stessi organizzatori</a>: si terrà il 14 e 15 ottobre a Capo Mannu. Ma se nello spirito sarà una sagra, la competizione si annuncia di livello.</p>
<p>In occasione dei <a href="http://www.surfingfisw.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">FISW</a> Surf Games, prima edizione del Campionato Italiano Assoluto FISW Surfing &#8211; principale appuntamento agonistico italiano di surf che accoglierà nella marina di San Vero ben 300 tra i migliori atleti italiani di shortboard, longboard, SUP Wave e bodyboard &#8211; la scuola di surf IS BENAS Surf Club in collaborazione con il Comune di San Vero Milis ha organizzato una due giorni non-stop fitta di eventi per celebrare la ‘cultura del mare’.</p>
<p>“Abbiamo scelto il nome ‘sagra’ &#8211; dichiara Alessandro Staffa, Presidente dell’IS BENAS Surf Club – perché volevamo che questo evento fosse caratterizzato innanzitutto dall’accessibilità, dalla possibilità che chiunque possa avvicinarsi a questo sport, per abbattere anche gli stereotipi sul surf e sui surfisti. La Sagra del Surf intende essere la prima vera festa per tutti, aperta, divertente, accogliente, in ‘classico stile italiano’, quindi sagra…con l’obiettivo, magari un giorno, di far diventare anche il nostro surf un prodotto tipico locale!”.</p>
<p>Il programma dell’evento è davvero ricco e prevede la perfetta alternanza tra attività sportive, con lezioni di surf gratuite tenute dalle tantissime scuole che hanno aderito al progetto, attività culturali, ambientali, musica e degustazioni guidate dei migliori prodotti enogastronomici della Sardegna. Non mancheranno inoltre attività sportive legate a discipline molto vicine per identità al surf, come il SUP, il windsurf, la vela, il surf skate e il kite surf, e ad altre che con esso condividono la stessa voglia di divertirsi e far divertire, come il bike e il calisthenics.<br />Particolare attenzione al tema dell’ambiente e dell’ecosostenibilità, tematica particolarmente cara a chi il mare lo vive e lo rispetta, come i surfisti.</p>
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		<title>Fari in concessione in Sardegna, in arrivo il bando per aprire hotel, bar e musei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jun 2017 10:04:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Fari]]></category>
		<category><![CDATA[Fari Sardegna]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
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					<description><![CDATA[Si attende il bando per chi vuole dare nuova vita a un faro in quest&#8217;isola meravigliosa In Sardegna ci sono dei fari abbandonati in luoghi meravigliosi che potrebbero rappresentare l’inizio di una nuova vita per chi volesse investire in questa regione. Ora sono lasciati a loro stessi e fatiscenti, ma entro la fine di quest’anno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-34068" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/06/images_Fari_Sardegna.jpg" alt="" width="587" height="440" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/06/images_Fari_Sardegna.jpg 587w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/06/images_Fari_Sardegna-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 587px) 100vw, 587px" /></p>
<p>Si attende il bando per chi vuole dare nuova vita a un faro in quest&#8217;isola meravigliosa</p>
<p>  <span id="more-34069"></span>  </p>
<p>In Sardegna ci sono dei fari abbandonati in luoghi meravigliosi che potrebbero rappresentare l’inizio di una nuova vita per chi volesse investire in questa regione. Ora sono lasciati a loro stessi e fatiscenti, ma entro la fine di quest’anno verranno messi a bando.</p>
<p>Il programma di valorizzazione integrato riguarda il vecchio faro di Razzoli, il faro di Punta Filetto nell&#8217;isola di Santa Maria, l&#8217;ex stazione di vedetta di Marginetto nell&#8217;arcipelago di La Maddalena, l&#8217;ex faro di Capo d&#8217;Orso a Palau, l&#8217;ex stazione segnali di Capo Sperone a Sant&#8217;Antioco, l&#8217;ex stazione semaforica di Arzachena, l&#8217;ex stazione di vedetta di Capo Figari a Golfo Aranci &#8211; da cui Guglielmo Marconi inviò il primo segnale radio &#8211; l&#8217;ex stazione di Punta Falcone a Santa Teresa di Gallura, l&#8217;ex stazione semaforica di Punta Scorno e il faro di Capo Comuni a Siniscola, noto per essere stato una delle location del cult cinematografico &#8220;Travolti da un&#8217;insolito destino nell&#8217;azzurro mare d&#8217;agosto&#8221; firmato da Lina Wertmuller.</p>
<p>Serve prima un’intesa tra la Regione e l’Agenzia del Demanio che dovrà stimare il valore del bene, i costi per la ristrutturazione &#8211; che saranno a carico dei privati &#8211; e i canoni di concessione o locazione, al massimo 50 anni.</p>
<p>Per ristrutturare tutti i fari, secondo una stima del 2013 della Conservatoria delle Coste, servirebbero complessivamente oltre 13 milioni di euro.</p>
<p>Coloro che si aggiudicheranno i fari avranno alcune limitazioni per i lavori. &#8220;Tutti i fari &#8211; ha spiegato l&#8217;assessore al Patrimonio Cristiano Erriu all’Ansa &#8211; si trovano all&#8217;interno di parchi o aree marine protette, all&#8217;interno quindi della fascia protetta dei 300 metri dal mare, e rientrano tra i beni tutelati dal piano paesaggistico regionale&#8221;.</p>
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