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	<title>pesca &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Granchio blu nuotatore: pescato in Sardegna il primo esemplare (ed è una terza specie diversa dal granchio blu)</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/granchio-blu-nuotatore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 15:31:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze]]></category>
		<category><![CDATA[Biodiversità]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[granchio blu]]></category>
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					<description><![CDATA[di Redazione Ecoseven – 25/06/2026 Per la prima volta in Sardegna è stato pescato un granchio blu nuotatore (Portunus segnis), una specie aliena diversa dal ormai noto granchio blu. L&#8217;esemplare — un maschio con carapace di circa 15 centimetri — è stato catturato nello Stagno di Tortolì, in Ogliastra, dai pescatori della laguna, e identificato dai ricercatori [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #999999;">di <a style="color: #999999;" href="https://www.ecoseven.net/author/redazione-ecoseven/" target="_blank" rel="noopener">Redazione Ecoseven</a> – 25/06/2026</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-320254 size-full" title="Granchio blu nuotatore (Portunus segnis) pescato nello Stagno di Tortolì in Sardegna" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Granchio-Blu-nuotatore.webp" alt="Granchio blu nuotatore Portunus segnis Sardegna" width="1236" height="824" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Granchio-Blu-nuotatore.webp 1236w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Granchio-Blu-nuotatore-300x200.webp 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Granchio-Blu-nuotatore-1024x683.webp 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/Granchio-Blu-nuotatore-768x512.webp 768w" sizes="(max-width: 1236px) 100vw, 1236px" /></p>
<p><strong>Per la prima volta in Sardegna è stato pescato un granchio blu nuotatore (<a href="https://fish-commercial-names.ec.europa.eu/fish-names/species/portunus-segnis_it" target="_blank" rel="noopener">Portunus segnis</a>), una specie aliena diversa dal ormai noto granchio blu. L&#8217;esemplare — un maschio con carapace di circa 15 centimetri — è stato catturato nello Stagno di Tortolì, in Ogliastra, dai pescatori della laguna, e identificato dai ricercatori dell&#8217;Università di Sassari attraverso analisi morfologiche e genetiche. Si tratta dell&#8217;esemplare più occidentale mai registrato nel Mediterraneo per questa specie, arrivata dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez. Per ora è un solo individuo e non indica un&#8217;invasione in corso, ma gli studiosi invitano alla prudenza: come il granchio blu, anche questa specie può crescere di dimensioni, riprodursi rapidamente e diffondersi. Ecco cosa significa la scoperta e perché il Mediterraneo si sta &#8220;tropicalizzando&#8221;.</strong></p>
<p>C&#8217;è un nuovo arrivato nei mari sardi, e la sua comparsa racconta molto di come stanno cambiando il Mediterraneo e la sua fauna. Non è il famigerato granchio blu — quello c&#8217;è già da anni — ma un suo &#8220;cugino&#8221; dal nome simile e dall&#8217;origine completamente diversa. La scoperta, avvenuta nello Stagno di Tortolì, è un caso scientifico interessante e un segnale ambientale che merita attenzione, senza allarmismi. Vediamo di cosa si tratta, distinguendo bene le specie in gioco.</p>
<h2>Cosa è stato trovato a Tortolì</h2>
<p>I pescatori dello Stagno di Tortolì, in Ogliastra, sono abituati a catturare il granchio blu, ormai comune nelle lagune sarde. Tra gli esemplari, però, ne hanno notato uno dall&#8217;aspetto leggermente diverso: più affusolato e con chele più sottili. Hanno fatto la cosa giusta — lo hanno consegnato agli studiosi.</p>
<p>Si trattava di un <strong>maschio di Portunus segnis</strong>, con un carapace largo circa 15 centimetri e un peso di 230 grammi. L&#8217;identificazione è stata effettuata dall&#8217;<a href="https://www.uniss.it/it" target="_blank" rel="noopener"><strong>Università di Sassari</strong></a>: l&#8217;analisi morfologica dalla dottoressa Noemi Pascale, confermata poi dagli esami genetici della professoressa Daria Sanna, del Dipartimento di Scienze Biomediche. L&#8217;esemplare era stato ricevuto dai ricercatori alla fine di settembre 2025.</p>
<p>La scoperta è avvenuta nell&#8217;ambito di un progetto di ricerca e monitoraggio sulle specie aliene invasive nelle lagune sarde, finanziato dalla <a href="https://www.ecoseven.net/ambiente/spighe-verdi-2026/" target="_blank" rel="noopener">Regione Sardegna</a> e coordinato, per l&#8217;Università di Sassari, dal professor <a href="https://www.ecoseven.net/ambiente/spighe-verdi-2026/" target="_blank" rel="noopener">Marco Casu</a>, docente di Zoologia marina. Un dato rende il ritrovamento particolarmente significativo: l&#8217;esemplare sardo è <strong>il più occidentale mai registrato nel Mediterraneo</strong> per questa specie.</p>
<h2>Attenzione a non confondersi: tre granchi diversi</h2>
<p>Qui serve chiarezza, perché i nomi si somigliano e la confusione è dietro l&#8217;angolo — al punto che gli stessi pescatori possono sbagliarsi. Nel Mediterraneo oggi convivono almeno tre granchi della stessa famiglia (i Portunidae, i &#8220;granchi nuotatori&#8221;), ma con storie diverse:</p>
<ul>
<li><strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Callinectes_sapidus" target="_blank" rel="noopener">Il granchio blu americano</a> (Callinectes sapidus):</strong> è quello noto alle cronache, arrivato dalle coste atlantiche del Nord America con le acque di zavorra delle navi. In Sardegna è presente dal 2017 ed è ormai diffuso in quasi tutte le lagune.</li>
<li><strong><a href="https://www.cnr.it/en/press-release/12142/individuata-una-seconda-specie-di-granchio-blu-nel-mar-adriatico" target="_blank" rel="noopener">Il granchio blu nuotatore (Portunus segnis)</a>:</strong> è il protagonista di questa notizia, appena comparso a Tortolì. Viene dal Mar Rosso ed è entrato nel Mediterraneo dal Canale di Suez.</li>
<li><strong><a href="https://www.ecoseven.net/economia/prezzi-dei-carburanti-oggi/" target="_blank" rel="noopener">Il granchio nuotatore o &#8220;rosso&#8221;</a> (Gonioinfradens giardi):</strong> un&#8217;altra specie lessepsiana, segnalata di recente in Sicilia orientale, anch&#8217;essa in espansione verso ovest.</li>
</ul>
<p>Il nome &#8220;granchio blu nuotatore&#8221; deriva dalla conformazione dell&#8217;ultimo paio di zampe, particolarmente sviluppate e appiattite a forma di paletta: una caratteristica comune ai Portunidae che permette a questi crostacei di nuotare attivamente e di diffondersi con facilità, anche su lunghe distanze. È proprio questa somiglianza a rendere difficile il riconoscimento immediato e a richiedere, spesso, la conferma genetica.</p>
<h2>Da dove arriva: la migrazione lessepsiana</h2>
<p>L&#8217;origine del Portunus segnis è il punto che lo distingue nettamente dal granchio blu americano, e racconta un fenomeno più ampio.</p>
<p>Mentre il Callinectes sapidus è arrivato dall&#8217;Atlantico attraverso le acque di zavorra delle navi, il granchio blu nuotatore è una <strong>specie lessepsiana</strong>: è cioè penetrato nel <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mar_Mediterraneo" target="_blank" rel="noopener">Mediterraneo</a> dal <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mar_Rosso" target="_blank" rel="noopener">Mar Rosso</a> attraverso il<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Canale_di_Suez" target="_blank" rel="noopener"> <strong>Canale di Suez</strong></a>, la stessa via seguita da molte altre specie tropicali negli ultimi decenni. Il termine deriva da <strong>Ferdinand de Lesseps</strong>, l&#8217;ingegnere che progettò il canale.</p>
<p>La prima segnalazione ufficiale di Portunus segnis nelle acque italiane risale all&#8217;agosto 2023, nell&#8217;Adriatico. L&#8217;esemplare sardo, ricevuto a fine settembre 2025, segna ora il punto più occidentale della sua avanzata nel bacino.</p>
<h2>Perché preoccupa (ma senza allarmismi)</h2>
<p>Qui serve equilibrio, ed è ciò che gli stessi studiosi raccomandano. Un solo esemplare non fa un&#8217;invasione: come ha spiegato il professor Marco Casu, il ritrovamento di un singolo animale non indica, al momento, una presenza massiccia della specie.</p>
<p>Tuttavia, il fenomeno va seguito con attenzione per una ragione precisa: il Portunus segnis condivide diverse caratteristiche con il granchio blu, quelle che hanno reso quest&#8217;ultimo così invasivo. Può raggiungere <strong>dimensioni considerevoli</strong> (il carapace arriva fino a circa 25 centimetri di larghezza), ha un&#8217;<strong>elevata capacità riproduttiva</strong> e si muove con grande facilità, sia nella fase larvale sia da adulto. Gli esemplari adulti possono compiere spostamenti in mare anche di un centinaio di chilometri, conquistando progressivamente nuove aree.</p>
<p>È inoltre dotato di <strong>chele potenti</strong>, capaci di provocare ferite, e potrebbe in futuro rappresentare un rischio per la biodiversità marina e per la pesca: come il granchio blu, potrebbe danneggiare le specie di interesse commerciale e rovinare le attrezzature da pesca.</p>
<p>L&#8217;esperienza recente invita alla prudenza proprio per questo. Come ricorda Casu, nel 2017 in Sardegna il granchio blu americano era stato segnalato con pochissimi individui nella Laguna di S&#8217;Ena Arrubia; nove anni dopo è ormai diffuso in quasi tutte le aree salmastre dell&#8217;isola. Una crescita della popolazione del nuovo arrivato potrebbe quindi svilupparsi inizialmente senza essere percepita.</p>
<h2>Cosa significa concretamente</h2>
<p>Tradotto in implicazioni pratiche, ecco i risvolti della scoperta.</p>
<p><strong>Per i pescatori</strong>, diventa cruciale saper riconoscere il Portunus segnis e distinguerlo dal granchio blu, vista la forte somiglianza. Per questo i ricercatori puntano a rafforzare i monitoraggi e a fornire agli operatori delle lagune gli strumenti per identificare la specie. Chi pesca potrà segnalare gli esemplari sospetti alle Università di Sassari e Cagliari, entrambe coinvolte nel progetto regionale sul granchio blu.</p>
<p><strong>Per la biodiversità</strong>, la presenza contemporanea di specie originariamente lontanissime — il granchio blu atlantico e quello nuotatore indo-pacifico, un tempo separati da oceani — apre interrogativi nuovi. Gli studiosi considerano difficile un&#8217;ibridazione tra le due specie, perché nei crostacei gli apparati riproduttivi devono essere perfettamente compatibili; ma, appartenendo alla stessa famiglia, una certa compatibilità nelle zone di contatto non è del tutto da escludere.</p>
<p><strong>Per il clima</strong>, infine, questa storia è un indicatore. L&#8217;arrivo del granchio blu nuotatore è un ulteriore segnale della cosiddetta <strong>tropicalizzazione del Mediterraneo</strong>: l&#8217;aumento delle temperature delle acque ha reso il bacino ospitale per specie tropicali che un secolo fa, in un mare più freddo, non sarebbero riuscite a sopravvivere e a colonizzarlo. Il monitoraggio degli organismi marini diventa così anche un modo per leggere i cambiamenti climatici in corso.</p>
<h2>FAQ – Domande frequenti</h2>
<h3>Cos&#8217;è il granchio blu nuotatore?</h3>
<p>È il Portunus segnis, una specie di granchio della famiglia dei Portunidae originaria del Mar Rosso e dell&#8217;Oceano Indiano. Il nome deriva dall&#8217;ultimo paio di zampe appiattite a forma di paletta, che gli permettono di nuotare attivamente. È stato pescato per la prima volta in Sardegna nello Stagno di Tortolì, in Ogliastra.</p>
<h3>Che differenza c&#8217;è tra il granchio blu nuotatore e il granchio blu?</h3>
<p>Sono due specie diverse, pur appartenendo alla stessa famiglia. Il granchio blu (Callinectes sapidus) è originario delle coste atlantiche americane ed è arrivato con le acque di zavorra delle navi; è già diffuso in Sardegna dal 2017. Il granchio blu nuotatore (Portunus segnis) viene invece dal Mar Rosso ed è entrato nel Mediterraneo dal Canale di Suez. Si somigliano molto e possono essere facilmente confusi.</p>
<h3>Il granchio blu nuotatore è pericoloso?</h3>
<p>Al momento è stato trovato un solo esemplare, quindi non si può parlare di invasione. Tuttavia gli studiosi raccomandano attenzione perché la specie può raggiungere grandi dimensioni (fino a 25 cm di carapace), riprodursi rapidamente e diffondersi su lunghe distanze, con possibili rischi futuri per la biodiversità marina e per la pesca, simili a quelli causati dal granchio blu.</p>
<h3>Come è arrivato in Sardegna?</h3>
<p>Il Portunus segnis è una specie lessepsiana, cioè entrata nel Mediterraneo dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez. La prima segnalazione italiana risale all&#8217;agosto 2023, nell&#8217;Adriatico. L&#8217;esemplare sardo, ricevuto dai ricercatori a fine settembre 2025, rappresenta il punto più occidentale finora raggiunto dalla specie nel Mediterraneo.</p>
<h3>Cosa c&#8217;entra il cambiamento climatico?</h3>
<p>Molto. L&#8217;arrivo di specie tropicali come il granchio blu nuotatore è favorito dall&#8217;aumento delle temperature del Mediterraneo, un fenomeno chiamato &#8220;tropicalizzazione&#8221;. Acque più calde rendono il bacino ospitale per organismi che un tempo non vi sarebbero sopravvissuti. Secondo i ricercatori, agli inizi del secolo scorso, in un mare più freddo, questa specie probabilmente non sarebbe riuscita a colonizzare le nostre acque.</p>
<h2>In breve</h2>
<p>Per la prima volta in Sardegna è stato pescato un granchio blu nuotatore (Portunus segnis), nello Stagno di Tortolì, in Ogliastra. Attenzione a non confonderlo con il granchio blu (Callinectes sapidus), già diffuso nell&#8217;isola: sono due specie diverse della stessa famiglia, con origini opposte (atlantica l&#8217;una, indo-pacifica l&#8217;altra). L&#8217;esemplare, un maschio di circa 15 cm di carapace, è stato identificato dall&#8217;Università di Sassari con analisi morfologiche e genetiche e rappresenta il punto più occidentale mai raggiunto dalla specie nel Mediterraneo. Per ora è un solo individuo e <a href="https://www.ecoseven.net/canali/scienze/la-pecora-foglia/" target="_blank" rel="noopener">non indica un&#8217;invasione</a>, ma gli studiosi invitano alla prudenza: come il granchio blu, può crescere molto, riprodursi rapidamente e spostarsi su lunghe distanze. La scoperta è un segnale della &#8220;tropicalizzazione&#8221; del Mediterraneo: il riscaldamento delle acque sta rendendo il nostro mare ospitale per specie tropicali un tempo impossibilitate a sopravvivervi. La parola d&#8217;ordine, per ora, è monitoraggio.</p>
<hr />
<p><em>Questo articolo si basa sulla notizia riportata da La Nuova Sardegna (22 giugno 2026) e sulle dichiarazioni dei ricercatori coinvolti. Fonti principali: Università di Sassari (identificazione a cura della dott.ssa Noemi Pascale e della prof.ssa Daria Sanna; progetto coordinato dal prof. Marco Casu, docente di Zoologia marina); <a href="https://www.ecoseven.net/alimentazione/ricette/insalatone-estive/" target="_blank" rel="noopener">progetto &#8220;Granchio blu R.A.S.</a>&#8221; finanziato dalla Regione Sardegna, con il coinvolgimento delle Università di Sassari e Cagliari. I dati sulla distribuzione e sulla biologia della specie sono soggetti ad aggiornamento con il progredire della ricerca.</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il Giappone ha deciso di riversare l’acqua contaminata di Fukushima nel mare</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/il-giappone-ha-deciso-di-riversare-lacqua-contaminata-di-fukushima-nel-mare/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Apr 2021 07:25:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[acqua contaminata]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[disastro di fukushima]]></category>
		<category><![CDATA[fukushima]]></category>
		<category><![CDATA[giappone]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[pesca]]></category>
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					<description><![CDATA[Parliamo di più di 1 milione di tonnellate di acqua contaminata Il governo giapponese ha annunciato la sua decisione: più di 1 milione di tonnellate di acqua contaminata dalla stazione nucleare distrutta di Fukushima verrà riversata in mare. Come è noto, il disastro nucleare di Fukushima Daiichi avvenne a seguito di un terremoto di magnitudo 9 e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-95642" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/04/pond-3776437_1280-e1618471459530.jpg" alt="acqua contaminata" width="800" height="531" /></h3>
<h3>Parliamo di più di 1 milione di tonnellate di acqua contaminata</h3>
<p><span id="more-95641"></span></p>
<p>Il governo giapponese ha <a href="http://www.asahi.com/ajw/articles/14329638" target="_blank" rel="noopener noreferrer">annunciato </a>la sua decisione: <strong>più di 1 milione di tonnellate di acqua contaminata dalla stazione nucleare distrutta di Fukushima verrà riversata in mare</strong>.</p>
<p>Come è noto, il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_nucleare_di_Fukushima_Dai-ichi" target="_blank" rel="noopener noreferrer">disastro nucleare di Fukushima Daiichi</a> avvenne a seguito di un terremoto di magnitudo 9 e successivo tsunami avvenuto l&#8217;11 marzo 2011 che causò la <strong>perdita di controllo di tre reattori con emissioni di radiazioni e esplosioni</strong> e generò l&#8217;accumulo dell&#8217;enorme quantitativo di acqua da parte dell&#8217;azienda Tokyo Electric Power Co. (Tepco) che gestisce l’impianto e che aveva usato l&#8217;acqua per raffreddare i reattori.</p>
<h4>La Corea del Sud si è opposta con forza a questa decisione.</h4>
<p>E la Cina ha chiesto di non farlo senza l&#8217;autorizzazione &#8220;da parte di altri Paesi e dell&#8217;Agenzia internazionale per l&#8217;energia atomica (Aiea)&#8221;, come spiega <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2021/04/13/fukushima-via-libera-tokyo-a-rilascio-acqua-contaminata-in-mare_a37a0d0f-057f-4d67-892d-b01163e6ebd8.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">ANSA</a>. Anche <strong>Greenpeace Giappone ha fatto sapere di essere contraria a una decisione che ignora tutti i rischi</strong> che il rilascio può comportare, compresi forti ripercussioni sull&#8217;industria della pesca di Fukushima, che da anni si oppone a un simile passo.</p>
<h4>Il lavoro per rilasciare l&#8217;acqua inizierà tra circa due anni, ha detto il governo.</h4>
<p>E si prevede che l&#8217;intero processo richiederà decenni – che è uno dei motivi per cui lo smaltimento dell&#8217;acqua contaminata dall&#8217;impianto di Fukushima Daiichi si è rivelato un problema spinoso per il Giappone.</p>
<p>&#8220;Sulla base del rigoroso rispetto degli standard normativi che sono stati stabiliti, selezioniamo il rilascio oceanico&#8221;, ha detto il governo in una dichiarazione – che vuol dire che l&#8217;acqua sarà nuovamente filtrata per rimuovere gli isotopi nocivi e sarà diluita per soddisfare gli standard internazionali.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Le vongole? Un pericolo per l’ambiente se pescate con le draghe idrauliche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Oct 2017 07:37:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Draghe idrauliche]]></category>
		<category><![CDATA[greenpeace]]></category>
		<category><![CDATA[pesca]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[Greenpeace contro MSC: le draghe idrauliche comportano un notevole impatto sugli habitat marini Le imbarcazioni usate per la pesca delle vongole potrebbero ottenere un marchio di sostenibilità ambientale da parte del MSC (Marine Stewardship Council), una scelta non condivisa da Greenpeace. Il marchio internazionale di certificazione dei prodotti ittici sostenibili aveva infatti avviato all&#8217;inizio dell&#8217;anno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-34657" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/10/images_draghe_idrauliche.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/10/images_draghe_idrauliche.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/10/images_draghe_idrauliche-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/10/images_draghe_idrauliche-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Greenpeace contro MSC: le draghe idrauliche comportano un notevole impatto sugli habitat marini</p>
<p>  <span id="more-34658"></span>  </p>
<p>Le imbarcazioni usate per la pesca delle vongole potrebbero ottenere un marchio di sostenibilità ambientale da parte del MSC (<a href="https://www.msc.org/it?set_language=it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Marine Stewardship Council</a>), una scelta non condivisa da <a href="http://www.greenpeace.org/italy/it/ufficiostampa/rapporti/La-sostenibilita-ambientale-delle-draghe-idrauliche-Non-esiste/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Greenpeace</a>.</p>
<p>Il marchio internazionale di certificazione dei prodotti ittici sostenibili aveva infatti avviato all&#8217;inizio dell&#8217;anno un processo di valutazione per la certificazione delle vongole della laguna veneta. Per Greenpeace le “vongolare” o “draghe idrauliche”, comportano un notevole impatto sugli habitat marini e gli altri organismi che li popolano.<br />Si tratta infatti di una struttura rigida trainata sui fondali che emette potenti getti d&#8217;acqua in modo da smuovere la sabbia e catturare i molluschi.</p>
<p>&#8220;Un marchio di sostenibilità per le draghe idrauliche &#8211; dichiara Serena Maso, campaigner Mare Greenpeace Italia &#8211; sarebbe una vera e propria beffa, a danno non solo dei consumatori e dell&#8217;ambiente, ma anche di quei pescatori che realmente praticano una pesca sostenibile e che ora potrebbero vedere queste flotte distruttive equiparate alla pesca artigianale&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>È la giornata mondiale delle tartarughe marine. Ancora troppe sono vittime delle reti da pesca</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/news-ambiente/e-la-giornata-mondiale-delle-tartarughe-marine-ancora-troppe-sono-vittime-delle-reti-da-pesca/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Jun 2017 08:03:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[pesca]]></category>
		<category><![CDATA[Tararughe]]></category>
		<category><![CDATA[Tartalife]]></category>
		<category><![CDATA[tartaruga]]></category>
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					<description><![CDATA[Le tartarughe sono tra le vittime della pesca, ma grazie al progetto europeo #Tartalife le cose stanno cambiando Purtroppo sono 50mila le tartarughe che ogni anno rimangono intrappoalte nelle reti da pesca ogni anno nei nostri mari. Solo una su cinque riesce a sopravvivere. I pescatori tendono a liberarle in mare, e alcune vengono curate [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-33972" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/06/images_Giornata_mondiale_tartaruga.jpg" alt="" width="550" height="314" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/06/images_Giornata_mondiale_tartaruga.jpg 550w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/06/images_Giornata_mondiale_tartaruga-300x171.jpg 300w" sizes="(max-width: 550px) 100vw, 550px" /></p>
<p>Le tartarughe sono tra le vittime della pesca, ma grazie al progetto europeo #Tartalife le cose stanno cambiando</p>
<p>  <span id="more-33973"></span>  </p>
<p>Purtroppo sono 50mila le tartarughe che ogni anno rimangono intrappoalte nelle reti da pesca ogni anno nei nostri mari. Solo una su cinque riesce a sopravvivere.</p>
<p>I pescatori tendono a liberarle in mare, e alcune vengono curate nei centri di recupero che si trovano lungo i nostri litorali.<br />Sono i dati diffusi da Legambiente in occasione della Giornata mondiale delle tartarughe marine che si celebra il 16 giugno e che vedrà il rilascio in mare di alcuni esemplari.</p>
<p>In campo per la salvaguardia di questi animali c’è anche il progetto europeo <a href="http://www.tartalife.eu/it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Tartalife</a>, condotto in collaborazione con i pescatori e promosso nelle 15 regioni italiane che si affacciano sul mare. Tartalife si prefigge di ridurre la mortalità della tartaruga marina Caretta caretta indotta dalle attività di pesca attraverso la diffusione di soluzioni tecniche innovative, la formazione dei pescatori e il rafforzamento dei Presidi di recupero/primo soccorso.</p>
<p>Il rischio maggiore per le tartarughe è rappresentato dalle reti da posta utilizzate dalla piccola pesca costiera e dalle reti a strascico, responsabili di 20mila episodi di cattura ciascuno. Tra gli attrezzi da pesca più pericolosi troviamo anche i palangari.</p>
<p>Ma c’è una buona notizia: la situazione sta migliorando: “il 70-80% delle tartarughe catturate con reti a strascico ha ottime possibilità di sopravvivenza nel momento in cui i pescatori adottano le procedure che TartaLife sta divulgando attraverso i corsi di formazione”, spiega Alessandro Lucchetti del CNR-ISMAR.</p>
<p>Anche la nidificazione migliora sulle spiagge della penisola, grazie ai 58 nidi monitorati da Legambiente la scorsa estate.</p>
<p>Per festeggiare la Giornata, alle isole Egadi sarà rilasciata in mare la tartaruga Cassiopea, curata per ingestione di plastiche nel centro di Favignana, e la tartaruga Charlotte nel parco dell&#8217;Asinara. Altri esemplari saranno rilasciati nei giorni successivi a Rimini e a Manfredonia.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Eolie: “scontro” tra delfini e pescatori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Mar 2017 09:26:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[delfini]]></category>
		<category><![CDATA[eolie]]></category>
		<category><![CDATA[pesca]]></category>
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					<description><![CDATA[I delfini danneggiano le reti e mangiano il pescato. Si cerca una soluzione anche a livello europeo Si fa sempre più dura la convivenza tra delfini e pescatori alle isole Eolie: i cetacei danneggiano le reti e mangiano quasi tutto il pescato. Per questo i pescatori hanno deciso di sospendere la pesca. Un centinaio di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-33599" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2017/03/images_delfini_eolie.jpg" alt="" width="720" height="478" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/03/images_delfini_eolie.jpg 720w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2017/03/images_delfini_eolie-300x199.jpg 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" /></p>
<p>I delfini danneggiano le reti e mangiano il pescato. Si cerca una soluzione anche a livello europeo</p>
<p>  <span id="more-33600"></span>  </p>
<p>Si fa sempre più dura la convivenza tra delfini e pescatori alle isole Eolie: i cetacei danneggiano le reti e mangiano quasi tutto il pescato. Per questo i pescatori hanno deciso di sospendere la pesca. Un centinaio di operatori del settore, con mogli e figli, hanno partecipato stamane nella sala consiliare del Comune alla riunione indetta dal Consorzio Cogepa presieduto da Salvatore Rijtano.</p>
<p>&#8220;La pesca è crollata del 70% &#8211; ha sottolineato Rijtano &#8211; non siamo contro i delfini ma una soluzione al problema va trovata&#8221;.</p>
<p>Nel corso dell&#8217;incontro, come riporta l’Ansa, sono intervenuti anche il sindaco Marco Giorgianni, il presidente del consiglio Adolfo Sabatini ed il rappresentante della categoria Antonio Gugliotta.</p>
<p>La palla ora passa a Bruxelles. La questione sarà affrontata mercoledi&#8217; 5 aprile al Parlamento Europeo in commissione Pesca.</p>
<p>Si stanno studiando anche alcuni sistemi per ovviare al problema come ad esempio l&#8217;installazione di sistemi acustici per tenere i delfini a distanza dai motopesca.</p>
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		<title>Crisi della pesca nell’Adriatico: -54% in 5 anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Dec 2016 11:55:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Adriatico]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[pesca]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[La pesca del merluzzo è cinque volte oltre al limite di sostenibilità La pesca nel Mediterraneo prosegue a ritmi difficilmente sostenibili nel lungo periodo e già si assiste a una consistente diminuzione. Nel nostro mare Adriatico si registra un crollo del 21% delle catture della pesca italiana. Ma questa è solo una media: per alcune [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-33038" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2016/12/images_Pesca_Adriatico.jpg" alt="" width="600" height="327" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/12/images_Pesca_Adriatico.jpg 600w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/12/images_Pesca_Adriatico-300x164.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>La pesca del merluzzo è cinque volte oltre al limite di sostenibilità</p>
<p>  <span id="more-33039"></span>  </p>
<p>La pesca nel Mediterraneo prosegue a ritmi difficilmente sostenibili nel lungo periodo e già si assiste a una consistente diminuzione.</p>
<p>Nel nostro mare Adriatico si registra un crollo del 21% delle catture della pesca italiana. Ma questa è solo una media: per alcune specie molto richieste la flessione è ben maggiore: si parla di un -45% per il nasello (tra il 2006 e il 2014) e addirittura di un -54% per lo scampo in soli 5 anni (2009-2014).</p>
<p>E ricordiamo che l’Adriatico sostiene la metà della pesca italiana e in questo bacino si concentra quasi la metà della flotta del nostro paese.</p>
<p>Questi dati preoccupanti sono stata diffusi dalla Commissione europea per lanciare l’allarme. Se continuiamo così non c’è futuro per il nostro mare.</p>
<p>La colpa di questo stato è della pesca intensiva che ha ha causato lo sfruttamento eccessivo di tutti gli stock ittici dell’Adriatico. Inoltre questa pratica ha alterato l’ecosistema causando la crisi della pesca. Ad esempio il merluzzo è pescato oltre cinque volte la soglia di sostenibilità.</p>
<p>Secondo un recente sondaggio condotto da Greenpeace, ripreso dall’Adnkronos, il merluzzo, dopo il tonno, è infatti il pesce preferito dagli italiani, acquistato dal 71% dei consumatori. La pesca a strascico insiste anche su aree particolarmente vulnerabili come la Fossa di Pomo, una depressione in centro Adriatico dove si trova la più importante zona di riproduzione (nursery) di scampi e nasello di tutto l’Adriatico.</p>
<p>“L’elevato sfruttamento dell’Adriatico – dice Domitilla Senni, portavoce dell’Adriatic Recovery Project &#8211; ha reso questo mare uno dei più impattati al mondo. Consentire la pesca a strascico in una delle sue zone più vulnerabili, come la Fossa di Pomo, dimostra il grado di miopia del governo italiano, che sta condannando l’Adriatico ad una rapida desertificazione”.</p>
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		<title>Attenzione al pesce proveniente dall&#8217;Antartico!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Oct 2016 08:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[antartico]]></category>
		<category><![CDATA[pesca]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[I batteri del mare a sud del mondo potrebbero contaminare i pesci con una pericolosa forma di mercurio La problematica dell&#8217;inquinamento in Antartico può sembrare un affare molto lontano da noi ma, in realtà, dovrebbe avere la nostra attenzione: tutti gli amanti del pesce dovrebbero guardarsi bene dalla possibile contaminazione del mercurio che, provenendo dai [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-32456" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2016/10/images_antarctic.jpg" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/10/images_antarctic.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/10/images_antarctic-300x225.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/10/images_antarctic-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>I batteri del mare a sud del mondo potrebbero contaminare i pesci con una pericolosa forma di mercurio</p>
<p>  <span id="more-32457"></span>  </p>
<p>La problematica dell&#8217;inquinamento in Antartico può sembrare un affare molto lontano da noi ma, in realtà, dovrebbe avere la nostra attenzione: tutti gli amanti del pesce dovrebbero guardarsi bene dalla possibile contaminazione del mercurio che, provenendo dai mari del sud, potrebbe trovare la strada dei loro piatti. Una ricerca, infatti, mostra come un certo tipo di batteri del ghiaccio può convertire il mercurio in una neurotossina ancora più potente che è dannosa per l&#8217;ambiente, la vita marina e anche le formazioni più in alto nella catena alimentare.</p>
<p>Uno <a href="http://www.nature.com/articles/nmicrobiol2016127" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio</a> pubblicato sulla rivista Nature ha raccontato come il batterio Nitrospina stia trasformando il mercurio in metilmercurio, una sostanza che può causare disturbi dello sviluppo nei neonati e nei bambini. Attraverso la <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Biomagnificazione" target="_blank" rel="noopener noreferrer">biomagnificazione</a> &nbsp;– ovvero la concentrazione di una sostanza nel tessuto adiposo degli animali che vengono poi consumati da animali più grandi –, la tossina può facilmente farsi strada nella catena alimentare umana e devastarla.</p>
<p>Il mercurio può accumularsi nell&#8217;ambiente sia naturalmente, per esempio con le eruzioni vulcaniche, sia artificialmente, per esempio con la combustione dei fossili o la fusione dell&#8217;oro. Per questo, la scoperta di questo suo processo di conversione in metilmercurio nel sud del mondo è molto importante: perché solleva questioni circa l&#8217;inquinamento in tutto il globo, tanto più che il pianeta non fa altro che surriscaldarsi.</p>
<p>Inoltre, il grande consumo di pesce fa sì che, quando gli stock ittici sono esauriti, è nei mari del sud che le aziende vanno a cercare: è importante, dunque, che questa ricerca per capire cosa succede non si fermi.</p>
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		<title>La app che ti dice quale pesce stai comprando</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/canali/scienze/scienze-della-salute/la-app-che-ti-dice-quale-pesce-stai-comprando/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Sep 2016 10:10:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienze della salute]]></category>
		<category><![CDATA[app]]></category>
		<category><![CDATA[pesca]]></category>
		<category><![CDATA[pesce]]></category>
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					<description><![CDATA[Ecco una app che ci aiuta a scegliere il pesce e ad evitare frodi Vi è mai capitato di essere davanti a un pesce che non conoscete? Magari buono, magari fresco, ma che non avete mai visto. Per evitare dubbi, e soprattutto frodi, c&#8217;è una nuova app: si chiama &#8220;Che pesce sono?&#8221; ed è stata [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-32292" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2016/09/images_Che_pesce_%C3%A8_APP.jpg" alt="" width="1024" height="683" /></p>
<p>Ecco una app che ci aiuta a scegliere il pesce e ad evitare frodi</p>
<p>  <span id="more-32293"></span>  </p>
<p>Vi è mai capitato di essere davanti a un pesce che non conoscete? Magari buono, magari fresco, ma che non avete mai visto. Per evitare dubbi, e soprattutto frodi, c&#8217;è una nuova app: si chiama &#8220;Che pesce sono?&#8221; ed è stata realizzata da Federcoopesca-Confcooperative con il contributo del Ministero delle Politiche agricole.</p>
<p>Per aiutarci nella scelta del pesce, oltre al tipo, ci saprà dare altre informazioni utili:</p>
<ul>
<li>è un pesce di stagione?</li>
<li>qual è la taglia minima commercializzabile?</li>
<li>quali sono le proprietà nutrizionali?</li>
</ul>
<p>Ricordiamo che il pesce è uno dei dieci prodotti più coinvolti nelle frodi in Europa. Il 72% di queste frodi riguardano proprio l’etichettatura e la tracciabilità.</p>
<p>Questa app si propone come un pratico e rapido strumento di verifica dei propri acquisti e rappresenta un database di indicazioni utili ai fini di un acquisto consapevole.</p>
<p><a href="https://itunes.apple.com/it/app/che-pesce-sono/id1126119540?mt=8" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Scarica Che pesce sono? per iPhone</a></p>
<p><a href="https://play.google.com/store/apps/details?id=it.rmdtmsoft.aisic" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Scarica Che pesce sono per Android</a></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Stop alla pesca nell&#8217;Adriatico: 43 giorni senza pesce fresco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jul 2016 09:14:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Adriatico]]></category>
		<category><![CDATA[pesca]]></category>
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					<description><![CDATA[Inizia la stagione del fermo pesca: il primo tratto interessato va da Trieste a Rimini La pesca nell&#8217;Adriatico si ferma fino al 5 settembre nel tratto di costa che va da Trieste a Rimini: sono gli effetti del fermo pesca biologico, attuato durante i periodi riproduttivi dei principali pesci presenti nei mari. È una misura [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-31955" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2016/07/images_Pesca_adriatico.jpg" alt="" width="1024" height="768" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/07/images_Pesca_adriatico.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/07/images_Pesca_adriatico-300x225.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2016/07/images_Pesca_adriatico-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Inizia la stagione del fermo pesca: il primo tratto interessato va da Trieste a Rimini</p>
<p>  <span id="more-31956"></span>  </p>
<p>La pesca nell&#8217;Adriatico si ferma fino al 5 settembre nel tratto di costa che va da Trieste a Rimini: sono gli effetti del fermo pesca biologico, attuato durante i periodi riproduttivi dei principali pesci presenti nei mari. È una misura presa a salvaguardia della fauna marina.</p>
<p>In questo periodo, spiega Coldiretti, si corrono alcuni rischi: &#8216;ritrovarsi nel piatto per grigliate e fritture, soprattutto al ristorante, prodotto straniero o congelato se non si tratta di quello fresco Made in Italy proveniente dalle altre zone dove non è in atto il fermo pesca, dagli allevamenti nazionali o dalla seppur limitata produzione locale dovuta alle barche delle piccola pesca che possono ugualmente operare.&#8217;</p>
<p>Per effettuare acquisti di qualità al giusto prezzo il consiglio di Coldiretti Impresapesca è dunque di verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere l’area di pesca (Gsa). Le provenienze da preferire sono quelle dalle Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta). Ma si può anche rivolgersi alle esperienze di filiera corta per la vendita diretta del pescato che Coldiretti Impresapesca ha avviato presso la rete di Campagna Amica.</p>
<p>Secondo Coldiretti Impresapesca, &#8216;l’attuale format del fermo pesca, inaugurato esattamente 30 anni fa, ha ampiamente dimostrato di essere inadeguato, poiché non tiene conto del fatto che solo alcune specie ittiche si riproducono in questo periodo, mentre per la maggior parte delle altre si verifica in date differenti durante il resto dell’anno. Da qui la proposta di Coldiretti Impresapesca di differenziare il blocco delle attività a seconda delle specie, mentre le imprese ittiche potrebbero scegliere ciascuna quando fermarsi in un periodo compreso tra il 1° luglio e il 30 ottobre.&#8217;</p>
<p>Ecco il calendario del fermo pesca nelle altre zone d&#8217;Italia: il 16 agosto ci sarà lo stop alle attività per il centro e sud Adriatico, da Pesaro a Bari, che riprenderanno il 27 settembre. Il 19 settembre si fermeranno i pescherecci a partire da Brindisi, Ionio e Tirreno (fino al 18 ottobre), mentre Sardegna e Sicilia decideranno autonomamente, con uno stop di almeno trenta giorni nel rispetto dei periodi previsti dai piani di gestione.</p>
<p><a href="https://www.ecoseven.net//?p=22630" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Pesca: un giovane spagnolo inventa le reti biodegradabili e geolocalizzabili.</a></p>
]]></content:encoded>
					
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			</item>
		<item>
		<title>In arrivo un miliardo di euro per la pesca italiana</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/news-ambiente/in-arrivo-un-miliardo-di-euro-per-la-pesca-italiana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Dec 2015 15:53:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[fondi]]></category>
		<category><![CDATA[ministero politiche agricole]]></category>
		<category><![CDATA[pesca]]></category>
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					<description><![CDATA[Approvato dalla Commissione europea il programma operativo nazionale Il fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP), unito a risorse nazionali, verrà utilizzato per finanziare progetti di innovazione, crescita e sviluppo della pesca nel nostro paese. Le priorità sono le attività di pesca e acquacoltura sostenibili in termini di consumo di risorse, ma [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-29882" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2015/12/images_igallery_resized_ambientetest_pesca-17213-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Approvato dalla Commissione europea il programma operativo nazionale<br /></span></p>
<p>  <span id="more-29883"></span>  </p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Il fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP), unito a risorse nazionali, verrà utilizzato per finanziare progetti di innovazione, crescita e sviluppo della pesca nel nostro paese.</span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">Le priorità sono le attività di pesca e acquacoltura sostenibili in termini di consumo di risorse, ma anche innovative e competitive. Il fine di questo sviluppo è anche sociale dato che con queste politiche si devono favorire l&#8217;aumento dell&#8217;occupazione e la coesione territoriale.</span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">&#8216;Vogliamo mettere in azione subito &#8211; ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina &#8211; gli strumenti del nuovo Feamp approvato, per dare risorse e strumenti concreti ai pescatori italiani. Le risorse a disposizione sono importanti e il nostro primo obiettivo è quello di tutelare il reddito di chi vive di questa attività. Allo stesso tempo puntiamo su politiche sostenibili, per tutelare la biodiversità e l&#8217;integrità dei nostri mari. Per raggiungere l&#8217;obiettivo mettiamo in campo tutte le leve a disposizione, con un lavoro più sinergico con le Regioni per evitare lo spreco di risorse che abbiamo visto in passato&#8217;</span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">&#8216;Quello dell&#8217;approvazione del piano da parte della Commissione europea è un evento di estrema importanza per il settore ittico, che attendevamo da tempo e che avviene grazie ad un attenta collaborazione del Ministero con gli uffici a Bruxelles &#8211; sottolinea  il Sottosegretario con delega alla pesca Giuseppe Castiglione-. Ora si dà la possibilità al nostro Paese di iniziare ad utilizzare il  miliardo di euro a disposizione  tra  risorse comunitarie e nazionali, per promuovere il settore della pesca e dell&#8217;acquacoltura. Investiremo nell&#8217;innovazione, nell&#8217;adeguamento tecnologico,  nella diversificazione delle  economie locali,  per promuovere l&#8217;occupazione e  il ricambio generazionale  e per consentire ai nostri operatori di affrontare con adeguati mezzi e organizzazioni un mercato di livello internazionale senza perdere le nostre tradizioni&#8217;</span></p>
<p><span style="font-size: 12.16px; line-height: 1.3em;">A livello ministeriale ci si attende una migliore sinergia tra il Governo e le Regioni per evitare gli errori del passato che hanno comportato ritardi nell&#8217;attuazione del precedente piano e la perdita di ingenti risorse.</span></p>
<p>Ma nell&#8217;Adriatico la pesca corre dei <a href="https://www.ecoseven.net//?p=29361" target="_blank" rel="noopener noreferrer">rischi se inizieranno le estrazioni petrolifere</a>.</p>
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