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	<title>compostaggio &#8211; Ecoseven &#8211; Saper Vivere</title>
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	<description>Economia del Benessere e della Salute</description>
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		<title>Le etichette della frutta sono commestibili? No, e i bollini di plastica sono un problema (ma le alternative stanno arrivando)</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/alimentazione/etichette-della-frutta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 11:24:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
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					<description><![CDATA[di Redazione Ecoseven – 26/06/2026 Le etichette adesive sulla frutta non sono commestibili: è uno dei miti più diffusi, ma falso. I bollini PLU sono fatti di plastica o carta plastificata con adesivo e inchiostro &#8220;food-grade&#8221;, cioè approvati per il contatto con il cibo — il che significa &#8220;non dannosi se ingeriti per sbaglio&#8221;, non &#8220;edibili&#8221;. L&#8217;agenzia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #999999;">di <a style="color: #999999;" href="https://www.ecoseven.net/author/redazione-ecoseven/" target="_blank" rel="noopener">Redazione Ecosev</a></span><a style="color: #999999;" href="https://www.ecoseven.net/author/redazione-ecoseven/" target="_blank" rel="noopener">en</a><span style="color: #999999;"> – 26/06/2026</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-320273 size-full" title="Bollino PLU su una mela: le etichette della frutta non sono commestibili e sono fatte di plastica" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/etichette-commestibili.webp" alt="Le etichette della frutta sono commestibili? Il bollino PLU" width="1272" height="716" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/etichette-commestibili.webp 1272w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/etichette-commestibili-300x169.webp 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/etichette-commestibili-1024x576.webp 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2026/06/etichette-commestibili-768x432.webp 768w" sizes="(max-width: 1272px) 100vw, 1272px" /></p>
<p><strong>Le etichette adesive sulla frutta non sono commestibili: è uno dei miti più diffusi, ma falso. I bollini PLU sono fatti di plastica o carta plastificata con adesivo e inchiostro &#8220;food-grade&#8221;, cioè approvati per il contatto con il cibo — il che significa &#8220;non dannosi se ingeriti per sbaglio&#8221;, non &#8220;edibili&#8221;. L&#8217;agenzia statunitense FDA non li ha mai dichiarati commestibili. Il problema vero è ambientale: questi minuscoli bollini di plastica contaminano il compost e si trasformano in microplastiche. La buona notizia è che le alternative esistono e stanno per diventare obbligatorie: l&#8217;<a href="https://tipa-corp.com/blog/are-labels-on-fruit-compostable-the-truth-about-produce-labels/" target="_blank" rel="noopener">Unione Europea</a> imporrà etichette compostabili a partire dal 2028.</strong></p>
<h2>Perché si dice che le etichette della frutta sono commestibili (e perché è falso)</h2>
<p>Il mito nasce da un equivoco linguistico. I bollini sulla frutta sono realizzati con materiali &#8220;<a href="https://hbj-group.com/food-grade-quali-verifiche-effettuare-per-il-packaging-alimentare/" target="_blank" rel="noopener">food-grade</a>&#8221; o &#8220;<a href="https://learn.registrarcorp.com/fnb_dg?lead_source=Google%20Ad&amp;matchtype=b&amp;device=c&amp;utm_source=google&amp;utm_medium=cpc&amp;utm_term=us%20fda%20registration&amp;utm_content=193455653880&amp;utm_campaign=1587047730&amp;hsa_acc=2630942621&amp;hsa_cam=1587047730&amp;hsa_grp=193455653880&amp;hsa_ad=790509925156&amp;hsa_src=g&amp;hsa_tgt=kwd-357173267&amp;hsa_kw=us%20fda%20registration&amp;hsa_mt=b&amp;hsa_net=adwords&amp;hsa_ver=3&amp;gad_source=1&amp;gad_campaignid=1587047730&amp;gbraid=0AAAAAD23L1LMTvtgDhijNLGs69KGI_2Mc&amp;gclid=Cj0KCQjwxvjRBhC2ARIsAI7KJa2RjRgPm_RyQGdx3meGRrtEf6TpzWWx6lyDvZPJgIS0rSJiLOQMsFoaAu4vEALw_wcB" target="_blank" rel="noopener">FDA-compliant</a>&#8220;, e questo ha generato la diceria che fossero classificati come edibili. In realtà &#8220;idoneo al contatto alimentare&#8221; significa una cosa precisa: il materiale può toccare il cibo senza rilasciare sostanze tossiche, e una volta separato non lascia residui nocivi. È lo stesso principio della pellicola trasparente o dei sacchetti per alimenti: li usiamo a contatto con il cibo, ma non li mangiamo.</p>
<p>L&#8217;agenzia statunitense per il farmaco e l&#8217;alimentazione (<a href="https://www.fda.gov/" target="_blank" rel="noopener">FDA</a>) ha sempre e solo classificato i bollini come &#8220;non dannosi da ingerire&#8221;, mai come &#8220;commestibili&#8221;. Le due cose non coincidono. In pratica, se mordi una mela e mandi giù il bollino per sbaglio, non succede nulla di grave: l&#8217;adesivo passa attraverso l&#8217;apparato digerente senza essere assorbito. Ma non c&#8217;è alcun motivo per farlo di proposito, perché si tratta a tutti gli effetti di un pezzetto di plastica privo di valore nutritivo.</p>
<h2>Che cosa sono i bollini PLU e a cosa servono</h2>
<p>Quei numeri sul bollino non sono casuali. PLU sta per <a href="https://www.ifpsglobal.com/plu-codes" target="_blank" rel="noopener"><em>Price Look-Up</em></a>, codice di consultazione prezzo, un sistema introdotto nel 1990 e gestito a livello internazionale dall&#8217;International Federation for Produce Standards. Il codice identifica in modo univoco tipo, varietà e metodo di coltivazione del prodotto, ed è uguale in tutti i Paesi che adottano il sistema.</p>
<p>C&#8217;è un dettaglio utile da conoscere alla cassa: i codici a <strong>quattro cifre</strong> indicano prodotti convenzionali, quelli a <strong>cinque cifre che iniziano con 9</strong> indicano prodotti biologici. Per esempio, una mela Fuji convenzionale ha il codice 4131, mentre la stessa mela biologica ha il codice 94131. I bollini servono dunque a velocizzare le casse, gestire l&#8217;inventario e tracciare l&#8217;origine: una funzione commerciale reale, non un capriccio.</p>
<h2>Il vero problema: bollini di plastica e contaminazione del compost</h2>
<p>Ogni anno nel mondo si usano miliardi di questi bollini, e <strong>la maggior parte è fatta di plastica a base di petrolio</strong>, scelta perché resistente all&#8217;acqua e flessibile su bucce lisce o irregolari. Il guaio arriva a fine vita.</p>
<p>Quando si butta la buccia nell&#8217;umido senza staccare il bollino — cosa frequentissima — il pezzetto di plastica finisce negli impianti di compostaggio. Essendo minuscolo e sottile, sfugge ai vagli meccanici progettati per intercettarlo e resta nel compost finito, dove si frammenta in microplastiche. Il risultato è una contaminazione persistente di suolo e terreni agricoli. Il compostaggio, anzi, <em>concentra</em> il problema: man mano che gli ingredienti organici si riducono di volume, i frammenti di plastica restano e si accumulano.</p>
<p>Questo è diventato più urgente da quando la raccolta differenziata dell&#8217;umido si è diffusa in Europa e in Nord America: sempre più bollini entrano nel flusso dei rifiuti organici, e gli operatori del compostaggio segnalano costantemente la difficoltà di rimuovere oggetti così piccoli.</p>
<h2>Le alternative ecologiche che stanno arrivando</h2>
<p>La spinta normativa sta accelerando il cambiamento. La Francia ha vietato dal 2022 i bollini non compostabili in casa, Paesi come Nuova Zelanda e Australia hanno introdotto restrizioni sulle importazioni di prodotti privi di etichette compostabili, e l&#8217;Unione Europea renderà obbligatorie le etichette compostabili dal 2028. Ecco le soluzioni concrete su cui si sta lavorando:</p>
<ol>
<li><a href="https://www.gptgroup.it/etichette-biodegradabili-compostabili-%EF%BF%BC/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Etichette compostabili certificate</strong></a>: bollini in bioplastica che si decompongono insieme agli scarti organici, certificati secondo lo standard europeo EN 13432 per il compostaggio industriale. In alcuni casi l&#8217;intera etichetta — supporto, adesivo e inchiostro — è compostabile.</li>
<li><a href="https://www.otlas.com/blog/natural-branding-marcatura-laser-frutta-e-verdura-per-etichette-sostenibili/#:~:text=L&#039;espressione%20Natural%20Branding%20indica,e%20garantendo%20piena%20sicurezza%20alimentare." target="_blank" rel="noopener"><strong>Marchiatura laser (natural branding)</strong></a>: un raggio laser incide il codice direttamente sulla buccia rimuovendo il pigmento dello strato esterno. È un processo superficiale che non altera sapore, aroma o conservazione, e la parte marchiata resta commestibile. Elimina del tutto carta, plastica, inchiostro e adesivo.</li>
<li><a href="https://www.sistemieconsulenze.it/inchiostri-per-il-packaging-alimentare/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Inchiostri food-grade applicati sulla buccia</strong></a>: alcune aziende stampano il codice direttamente sulla scorza con inchiostri alimentari, funzionando bene su frutti dalla buccia liscia come i manghi.</li>
<li><a href="https://blog.bel.it/etichette-compostabili-quali-adesivi-e-inchiostri-utilizzare/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Adesivi compostabili in casa</strong></a>: la ricerca pubblica statunitense (USDA) ha sviluppato bollini e adesivi biodegradabili anche nel compostaggio domestico, food-safe.</li>
<li><a href="https://www.printlovers.net/etichette-compostabili-ortofrutta/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Bande compostabili al posto dei bollini</strong></a>: per prodotti come le banane, fascette di carta compostabile certificata sostituiscono il singolo adesivo.</li>
</ol>
<p>Restano alcuni nodi pratici: la marchiatura laser funziona meno bene su bucce ruvide (ananas, avocado), gli inchiostri possono sbavare a contatto con l&#8217;umidità, e le alternative compostabili devono ancora reggere bene la catena del freddo e i costi di scala. Ma la direzione è tracciata.</p>
<h2>Cosa significa concretamente per chi fa la spesa</h2>
<p>In attesa che le alternative diventino lo standard, ecco le indicazioni pratiche:</p>
<ol>
<li><strong>Stacca sempre il bollino prima di buttare la buccia nell&#8217;umido</strong>: è il gesto più importante per non contaminare il compost.</li>
<li><strong>Toglilo appena torni dalla spesa</strong>: eviti di dimenticarlo e di mangiarlo per sbaglio.</li>
<li><strong>Lava la frutta dopo aver rimosso il bollino</strong>, soprattutto se è cerata: l&#8217;adesivo può lasciare residui.</li>
<li><strong>Se tagli avocado o agrumi con il bollino</strong>, attenzione a non trascinare con il coltello residui di adesivo dalla buccia alla polpa.</li>
<li><strong>Per ridurre il problema all&#8217;origine</strong>, i mercati contadini e i prodotti sfusi spesso non hanno bollini affatto.</li>
<li><strong>Leggi il codice</strong>: cinque cifre con il 9 iniziale significa biologico, una piccola informazione utile.</li>
<li><strong>Non fare l&#8217;abitudine di ingoiarli</strong> solo perché &#8220;non fanno male&#8221;: resta plastica.</li>
</ol>
<h2>FAQ – Domande frequenti</h2>
<h3>Le etichette della frutta sono commestibili?</h3>
<p>No. I bollini sulla frutta sono fatti di plastica o carta plastificata con adesivo e inchiostro idonei al contatto alimentare, ma non sono commestibili. &#8220;Food-grade&#8221; significa che il materiale può toccare il cibo senza rilasciare sostanze tossiche, non che possa essere mangiato. L&#8217;FDA li ha sempre classificati come &#8220;non dannosi se ingeriti&#8221;, mai come edibili.</p>
<h3>Cosa succede se mangio per sbaglio il bollino di una mela?</h3>
<p>Nulla di grave. L&#8217;adesivo e la plastica non vengono assorbiti e attraversano l&#8217;apparato digerente senza causare danni nella stragrande maggioranza dei casi. Non è un&#8217;emergenza medica, ma non va fatto di proposito: il bollino non ha valore nutritivo ed è plastica.</p>
<h3>Perché i bollini della frutta sono un problema per l&#8217;ambiente?</h3>
<p>Perché la maggior parte è di plastica a base di petrolio e, essendo minuscola, sfugge ai filtri degli impianti di compostaggio. Finisce nel compost finito frammentandosi in microplastiche che contaminano suolo e terreni agricoli. Il problema cresce con la diffusione della raccolta dell&#8217;umido.</p>
<h3>Cosa significano i numeri sul bollino della frutta?</h3>
<p>Sono codici PLU (Price Look-Up) che identificano tipo, varietà e metodo di coltivazione. Quattro cifre indicano un prodotto convenzionale; cinque cifre che iniziano con 9 indicano un prodotto biologico. Per esempio 4131 è una mela Fuji convenzionale, 94131 la stessa mela biologica.</p>
<h3>Esistono etichette per la frutta davvero ecologiche?</h3>
<p>Sì. Le principali alternative sono le etichette compostabili certificate (standard EN 13432), la marchiatura laser che incide il codice direttamente sulla buccia senza adesivo, e gli inchiostri alimentari stampati sulla scorza. L&#8217;Unione Europea renderà obbligatorie le etichette compostabili dal 2028.</p>
<h2>In breve</h2>
<p>Le etichette della frutta non sono commestibili: il mito nasce dalla confusione tra &#8220;idoneo al contatto alimentare&#8221; e &#8220;edibile&#8221;. Ingoiare per sbaglio un bollino non è pericoloso, ma resta plastica senza alcun valore nutritivo. Il problema reale è ambientale: i bollini PLU di plastica contaminano il compost e generano microplastiche, un guaio aggravato dalla diffusione della raccolta dell&#8217;umido. Le soluzioni però esistono e stanno arrivando — etichette compostabili certificate, marchiatura laser sulla buccia, inchiostri alimentari — e l&#8217;Unione Europea le renderà obbligatorie in versione compostabile dal 2028. Nel frattempo, il gesto utile è semplice: staccare sempre il bollino prima di compostare la buccia.</p>
<hr />
<p><em>Informazioni a carattere divulgativo, aggiornate a giugno 2026. Fonti: documentazione tecnica e di settore sull&#8217;etichettatura PLU (International Federation for Produce Standards); Sustainable Packaging Coalition sulla marchiatura laser e le alternative compostabili; ricerca dell&#8217;USDA Agricultural Research Service sui bollini compostabili in casa; normativa UE sulle etichette compostabili (in vigore dal 2028). Le indicazioni sanitarie sull&#8217;ingestione accidentale hanno valore generale e non sostituiscono il parere di un medico in caso di dubbi specifici.</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;allarme dei lombrichi più esili</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/inquinamento/l-allarme-dei-lombrichi-piu-esili/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione 1]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Oct 2019 21:08:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[acrilico]]></category>
		<category><![CDATA[compost]]></category>
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		<category><![CDATA[digestione]]></category>
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					<description><![CDATA[Un nuovo studio ha trovato che, a causa delle microplastiche presenti nel terreno, i lombrichi stanno perdendo peso Uno studio&#160;molto interessante, pubblicato sulla rivista Environmental Science and Technology, ha esaminato l&#8217;effetto che le microplastiche presenti nel suolo hanno sulla vita dei lombrichi. I ricercatori della Anglia Ruskin University,&#160;nel Regno Unito, hanno confrontato i terreni contaminati [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-38468" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_lombrico.jpg" alt="" width="800" height="398" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_lombrico.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_lombrico-300x149.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/10/images_foto2019_Ottobre_2019_lombrico-768x382.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Un nuovo studio ha trovato che, a causa delle microplastiche presenti nel terreno, i lombrichi stanno perdendo peso</p>
<p>  <span id="more-38469"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Uno <a href="https://pubs.acs.org/doi/pdf/10.1021/acs.est.9b03304" target="_blank" rel="noopener noreferrer">studio</a>&nbsp;molto interessante, pubblicato sulla rivista <em>Environmental Science and Technology</em>, ha esaminato l&#8217;effetto che le microplastiche presenti nel suolo hanno sulla vita dei lombrichi. I ricercatori della <em><a href="https://aru.ac.uk/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Anglia Ruskin University</a>,&nbsp;<a href="https://aru.ac.uk/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"></a></em>nel Regno Unito, hanno confrontato i terreni contaminati da acido polilattico biodegradabile (PLA), polietilene ad alta densità (HDPE) e fibre di abbigliamento in microplastica (acrilico e nylon), con i terreni puliti – ovvero senza nessuno di questi additivi</p>
<p style="text-align: justify;">Ne è risultato che, in un periodo di 30 giorni, i vermi della specie <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Aporrectodea_rosea" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Aporrectodea rosea</em></a>&nbsp;che vivevano in un terreno contaminato da microplastiche perdevano in media il 3,1% del loro peso corporeo – nello stesso lasso di tempo, quelli che vivevano in un terreno pulito guadagnavano il 5,1%. Anche se il motivo preciso per cui questo avviene non è chiaro, potrebbe entrarci qualche dinamica di ostruzione e irritazione del tratto digestivo, che limita l&#8217;assorbimento dei nutrienti e riduce la crescita.</p>
<p style="text-align: justify;">I ricercatori, negli stessi diversi terreni, hanno anche piantato il loglio (<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lolium_perenne" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Lolium perenne</em></a>) e hanno scoperto che, nei terreni contaminati, anche questa pianta faceva fatica, visto che cresceva un numero minore di germogli rispetto all&#8217;altro terreno.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo studio, oltre a dimostrare una volta di più che l&#8217;accumulo della plastica non fa bene a nessuna forme di vita, ci mette anche molto in allarme perché i lombrichi sono attori fondamentali nel ciclo naturale, che scavano percorsi sotterranei che portano ossigeno alle radici delle piante e che, con il loro grande appetito, abbattono i rifiuti e generano un ricco compost.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
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		<title>Boston: compostaggio porta a porta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione Ecoseven]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jun 2019 03:34:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rifiuti e riciclo]]></category>
		<category><![CDATA[app]]></category>
		<category><![CDATA[Boston]]></category>
		<category><![CDATA[compostaggio]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>
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					<description><![CDATA[Il sindaco di Boston annuncia un programma di compostaggio capillare al fine di raggiungere le zero emissioni entro il 2050 Il sindaco di Boston, Marty Walsh, ti controlla e vuole sapere cosa fai con i tuoi rifiuti organici: diventeranno compost? Aiuterai l&#8217;ambiente con questa pratica? Per evitare di avere risposte negative a queste domande, il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-37817" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2019/06/images_garbage-4090382_1280.jpg" alt="" width="800" height="400" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/06/images_garbage-4090382_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/06/images_garbage-4090382_1280-300x150.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2019/06/images_garbage-4090382_1280-768x384.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Il sindaco di Boston annuncia un programma di compostaggio capillare al fine di raggiungere le zero emissioni entro il 2050</p>
<p>  <span id="more-37818"></span>  </p>
<p style="text-align: justify;">Il sindaco di Boston, Marty Walsh, ti controlla e vuole sapere cosa fai con i tuoi rifiuti organici: diventeranno compost? Aiuterai l&#8217;ambiente con questa pratica? Per evitare di avere risposte negative a queste domande, il primo cittadino ha annunciato un piano per garantire che il 100% dei rifiuti compostabili venga deviato dalle discariche entro il 2050.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo le stime della città, il 36% della spazzatura che i bostoniani producono dovrebbe essere compostato e il 39% dovrebbe essere riciclato. Si tratta di un&#8217;enorme quantità di rifiuti che vanno nel posto sbagliato (ovvero: discariche e inceneritori) e in definitiva equivale al 6% delle emissioni di gas serra della città. Poiché il sindaco Walsh è determinato a raggiungere l&#8217;obiettivo di una città carbon-free, ovvero con zero emissioni, entro il 2050, una revisione dei servizi di raccolta dei rifiuti nella città è il tipo di progetto che può aiutare la città a compiere importanti progressi nella giusta direzione. Quindi si è aperta una chiamata alle società disposte a fornire servizi di compostaggio porta a porta ai residenti di Boston in cambio di un canone di abbonamento, che il governo prevede di sovvenzionare.</p>
<p style="text-align: justify;">In attesa delle proposte, si guarda alle buone pratiche vicine: proprio di fronte al fiume Charles, per esempio, la vicina città di Cambridge ha iniziato già da un anno a fornire gratuitamente il compostaggio a bordo strada per i residenti. Certo, Boston ha una popolazione molto più ampia, almeno sei volte più grande, però resta comunque con i suoi progetti: la città, infatti, prevede anche di espandere la finestra temporale in cui vengono raccolti i rifiuti, di avviare un programma di raccolta tessile e, l&#8217;anno scorso, ha perfino annunciato un piano per vietare i sacchetti di plastica monouso in tutta la città. Senza contare che è una delle sette città ad aver ricevuto una sovvenzione dalla Coca-Cola per aumentare il numero di contenitori per il riciclaggio, la segnaletica e i servizi di spazzatura nei parchi cittadini.<br />Il passaggio a un sistema di smaltimento dei <a href="https://www.ecoseven.net/index.php?option=com_content&amp;view=category&amp;id=12&amp;Itemid=2432" target="_blank" rel="noopener noreferrer">rifiuti</a> più completo richiederà la rieducazione dei bostoniani su come riciclare e su cosa compostare: il sito Web della città consiglia ai residenti di scaricare l&#8217;<a href="https://www.boston.gov/trash-and-recycling-day-schedule-and-search" target="_blank" rel="noopener noreferrer">app gratuita Trash Day</a>, con la quale gli utenti possono cercare elementi specifici e imparare esattamente come eliminarli.</p>
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			</item>
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		<title>Usi la compostiera? Avrai uno sconto sulla Tari</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Oct 2014 12:20:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rifiuti e riciclo]]></category>
		<category><![CDATA[compostaggio]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>
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					<description><![CDATA[A Napoli, fare il compostaggio in casa, smaltendo fai-da-te l’umido, vi fara’ ottenere uno sconto del 30% sulla Tari   Se usi la compostiera avrai uno sconto sulla Tari. Accade a Napoli, dove 400 compostiere nuove sono state consegnate ad Asìa. Mentre 40 saranno destinate a  delle scuole, le altre saranno messe a disposizione dei [&#8230;]]]></description>
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<p class="MsoNormal">A Napoli, fare il compostaggio in casa, smaltendo fai-da-te l’umido, vi fara’ ottenere uno sconto del 30% sulla Tari</p>
<p>  <span id="more-21287"></span>  </p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Se usi la compostiera avrai uno sconto sulla <a href="https://www.ecoseven.net//?p=21074"><strong>Tari</strong></a>. Accade a Napoli, dove 400 compostiere nuove sono state consegnate ad Asìa. Mentre 40 saranno destinate a<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>delle scuole, le altre saranno messe a disposizione dei cittadini, che attraverso un bando ne potranno fare richiesta.</p>
<p class="MsoNormal">L’obiettivo è quello di incentivare i cittadini a fare il compostaggio domestico, lberandosi fai-da-te dell’umido. Chi si aggiudicherà la compostiera potrà ottenere una riduzione del 30% della parte variabile della tariffa Tari, in proporzione alla riduzione dei rifiuti. La detassazione è prevista nel regolamento comunale di Napoli, approvato in delibera nel settembre dello scorso anno.</p>
<p class="MsoNormal">La Tari, ricordiamo, è la tassa sui<a href="ambiente/rifiuti"><strong> rifiuti</strong> </a><span style="mso-spacerun: yes;"> </span>che sostituisce la tassa sui rifiuti e sui servizi, TA.R.E.S. La tassa è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte adibiti a qualsiasi uso, suscettibili di produrre rifiuti urbani e assimilati, con vincolo di solidarietà tra i componenti del nucleo familiare o tra coloro che usano in comune i locali o le aree.</p>
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		<title>Rifiuti: impariamo a fare il compostaggio</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/ambiente/rifiuti/rifiuti-impariamo-a-fare-il-compostaggio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 May 2014 12:51:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rifiuti e riciclo]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[compostaggio]]></category>
		<category><![CDATA[differenziata]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
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					<description><![CDATA[La Summer School di Viterbo avra&#8217; l&#8217;obiettivo di creare delle figure professionali esperte nella gestione differenziata dei rifiuti organici umidi, da destinare al settore agricolo. Le lezioni inizieranno il prossimo giugno Diventare esperti nella gestione differenziata di rifiuti organici ‘umidi’. E’ questo l’obiettivo della Summer School di Viterbo che ha aperto le recentemente le iscrizioni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-17166" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/05/images_igallery_resized_ambiente_compost_agricoltura_ambiente-10812-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>La Summer School di Viterbo avra&#8217; l&#8217;obiettivo di creare delle figure professionali esperte nella gestione differenziata dei rifiuti organici umidi, da destinare al settore agricolo. Le lezioni inizieranno il prossimo giugno</p>
<p>  <span id="more-17167"></span>  </p>
<p>Diventare esperti nella gestione <strong>differenziata</strong> di <strong>rifiuti</strong> organici ‘umidi’. E’ questo l’obiettivo della <a href="http://www.cefas.org/" target="_blank" rel="noopener">Summer School</a> di Viterbo che ha aperto le recentemente le iscrizioni per creare nuove figure professionali in grado utilizzare correttamente le nuove tecnologie di <strong>compostaggio</strong> per la trasformazione dei <strong>rifiuti</strong> organici in biofertilizzanti di alta qualità da destinare al settore agricolo.</p>
<p>La nuova <strong>scuola</strong> di <strong>compostaggio</strong>, a cura del Dipartimento DIBAF dell’Università della Tuscia di Viterbo e dal CeFAS (Azienda Speciale della Camera di Commercio di Viterbo), prenderà avvio il prossimo mese di giugno, e suoi corsi saranno incentrati, nello specifico, sul tema: ‘Le filiere di <strong>compostaggio</strong> di nuova generazione: prodotti e processi al servizio dell’<a href="https://www.ecoseven.net//?p=12696"><strong>agricoltura</strong></a>’. </p>
<p>Le lezioni avranno ovviamente lo scopo di trasferire ad un pubblico di tecnici e ‘decision makers’ privati e pubblici, il nuovo punto di vista della digestione aerobica della matrice organica necessario per sviluppare prodotti per l’<strong>agricoltura</strong> di alta qualità ambientale.</p>
<p>Il percorso didattico della Summer School, articolato in 64 ore complessive (suddivise tra lezioni frontali e visite agli impianti di compostaggio) affronterà compiutamente i seguenti temi: aspetti legislativi legati alla disciplina dei <a href="ambiente/rifiuti/rifiuti-le-app-che-aiutano-a-gestire-la-raccolta-differenziata"><strong>rifiuti</strong></a> e fertilizzanti, tipologie di impiantisca per il <strong>compostaggio</strong>, qualità dei prodotti ottenibili e il loro utilizzo nelle diverse produzioni agricole (ponendo sempre attenzione agli aspetti di sostenibilità ambientale). La docenza sarà a cura dei maggiori tra esperti e ricercatori nazionali sulla disciplina <strong>rifiuti</strong>, con particolare riferimento alla gestione, trasformazione e utilizzo della matrice organica.</p>
<p>(ml)</p>
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		<title>A New York le isole di rifiuti, per una citta’ piu’ pulita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Mar 2014 11:47:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rifiuti e riciclo]]></category>
		<category><![CDATA[compostaggio]]></category>
		<category><![CDATA[riciclo]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>
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					<description><![CDATA[Come risolvere il problema dei rifiuti prodotti nella Grande Mela? Con le isole di compostaggio   Sono nate a New York le isole di compostaggio: per rispondere al problema dei rifiuti della Grande Mela si è pensato di dare vita a delle isole dove destinare il 30% dei rifiuti organici prodotti in città. New York [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-16022" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2014/03/images_igallery_resized_ambientetest_isola_compost-10228-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p class="MsoNormal">Come risolvere il problema dei rifiuti prodotti nella Grande Mela? Con le isole di compostaggio</p>
<p>  <span id="more-16023"></span>  </p>
<p class="MsoNormal"> </p>
<p class="MsoNormal">Sono nate a <strong>New York</strong> le <strong>isole di compostaggio</strong>: per rispondere al problema dei rifiuti della Grande Mela si è pensato di dare vita a delle isole dove destinare il 30% dei <a href="https://www.ecoseven.net//?p=12855"><strong>rifiuti</strong> </a>organici prodotti in città. New York non si affiderà più a discariche in altri Stati ma su strutture create sulle acque antistanti. I dati mostrano che i newyorkesi producono più di 14 milioni di tonnellate di rifiuti che di solito vengono inviate nelle discariche fuori dallo Stato per una spesa annuale di 300 milioni di dollari per il trasporto su gomma. Le isole di compostaggio produrranno non solo un risparmio economico, ma anche un risparmio di Co2.</p>
<p> </p>
<p class="MsoNormal">A pensare all’<strong>isola di compostaggio</strong> sono stati i i giovani dello studio Present Architecture, che hanno così pensato ad un piano per trasformare i rifiuti organici di New York in isole polifunzionali intorno ad ognuno dei cinque distretti.</p>
<p> Ogni rete di isole nelle acque antistanti la <strong>Grande Mela</strong> sarà dotata di impianti di <strong>compostaggio</strong> a livello sotterraneo e poi ‘coperta’ con un parco pubblico pensile, dove potrebbero nascere orti comuni, strutture educative, e addirittura campi di sci di fondo durante l&#8217;inverno, stando non solo alla visione futurista dei progettisti ma anche ai rigidi e nevosi inverni newyorkesi.  Secondo gli ideatori, in totale ‘la rete aggiungerebbe 125 ettari di aree verdi pubbliche al territorio di New York riducendo traffico, rumore ed inquinamento’.</p>
<p class="MsoNormal">gc</p>
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		<title>Giardino: il compost, cosa è e come farlo in casa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Sep 2012 13:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Giardino]]></category>
		<category><![CDATA[coltivare in casa]]></category>
		<category><![CDATA[compost in casa]]></category>
		<category><![CDATA[compostaggio]]></category>
		<category><![CDATA[compostaggio casalingo]]></category>
		<category><![CDATA[fertilizzante naturale]]></category>
		<category><![CDATA[giardino]]></category>
		<category><![CDATA[orto in casa]]></category>
		<category><![CDATA[raccolta differenziata]]></category>
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					<description><![CDATA[Risultato della decomposizione di sostanze organiche di origine vegetale, il compost è un ottimo modo per ridurre gli scarti umidi in casa e ricavare terriccio naturale per le piante. Ecco come farlo in casa. Il compost è il risultato del naturale processo di decomposizione e umificazione degli scarti organici. Un elemento del tutto naturale, che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-62161" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2012/09/fresh-2386786_1280.jpg" alt="compost" width="800" height="426" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2012/09/fresh-2386786_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2012/09/fresh-2386786_1280-300x160.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2012/09/fresh-2386786_1280-768x409.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-8623" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2012/09/images_igallery_resized_ambientetest_images-5920-250-200-90-c.jpg" alt="" width="250" height="200" /></p>
<h3>Risultato della decomposizione di sostanze organiche di origine vegetale, il compost è un ottimo modo per ridurre gli scarti umidi in casa e ricavare terriccio naturale per le piante. Ecco come farlo in casa.</h3>
<p><span id="more-8628"></span></p>
<p>Il <strong>compost</strong> è il risultato del naturale processo di decomposizione e umificazione degli scarti organici. Un elemento del tutto naturale, che si forma attraverso processi presenti in natura ad opera di microrganismi, in presenza di ossigeno e con particolari reazioni chimiche.</p>
<p>Utilissimo <strong>fertilizzante naturale</strong>, apportando benefici al suolo e rendendolo più facilmente coltivabile, è anche semplice ed economico da realizzare in casa, specialmente se si ha un<strong> orto</strong> o una porzione di terreno coltivabile a propria disposizione.<br />
Curiosi? Ecco come fare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Primo Step</span></strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-8624" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2012/09/images_frutta-e-verdura.jpg" alt="umido" width="320" height="240" align="middle" border="1" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2012/09/images_frutta-e-verdura.jpg 420w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2012/09/images_frutta-e-verdura-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 320px) 100vw, 320px" /></p>
<p>Quali sono i <strong>rifiuti organici</strong> da utilizzare per il compostaggio? Iniziamo a distinguere <strong>scarti umidi</strong> (quelli di cucina) e  <strong>scarti secchi</strong> (quelli di giardino). Tra gli scarti umidi utilizziamo i residui di <strong>verdura</strong>, le bucce della <strong>frutta</strong>, i fondi di tè e di caffè. Tra quelli secchi, invece, possiamo sfruttare i fiori appassiti, i rami di potatura, le <strong>foglie secche</strong>, l&#8217;erba tagliata del prato e la segatura. Scartiamo gli avanzi di cibo di origine animale e i cibi cotti: potrebbero attirare insetti e altri animali.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Secondo step</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="text-decoration: underline;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-8625" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2012/09/images_composter.jpg" alt="composter" width="256" height="409" align="middle" border="1" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2012/09/images_composter.jpg 444w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2012/09/images_composter-188x300.jpg 188w" sizes="(max-width: 256px) 100vw, 256px" /></span></strong></p>
<p>Acquistate un <strong>contenitore</strong> adatto alle operazioni di compostaggio, reperibile nei vivai e presso i negozi per il giardinaggio. Alcuni comuni, poi, li forniscono gratuitamente ai residenti, applicando uno sconto sulla tariffa di smaltimento dei rifiuti.</p>
<h4>Il <strong>composter</strong>, in generale, è una campana in plastica, aperta alla sommità e, possibilmente, su un lato o alla base.</h4>
<p>La prima apertura servirà a inserire i rifiuti organici, quella laterale per estrarre il compost pronto per l’utilizzo. Una volta acquistato, posizionatelo in una zona non eccessivamente esposta ai <strong>raggi solari</strong> e con poca umidità, per evitare che il contenuto marcisca. Ricordatevi, inoltre, di spezzettare rametti, bucce, radici e foglie prima di metterli nel contenitore.</p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="text-decoration: underline;">Terzo Step</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-8626" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2012/09/images_compost1.jpg" alt="compostaggio-casalingo" width="325" height="325" align="middle" border="1" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2012/09/images_compost1.jpg 425w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2012/09/images_compost1-300x300.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2012/09/images_compost1-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 325px) 100vw, 325px" /></span></p>
<p>Ora aspettate. Le fasi principali in cui si sviluppa il processo di compostaggio sono tre: la prima, durante la quale la <strong>temperatura</strong> inizia a salire, dura da una a tre settimane; nella seconda, che può durare anche diversi mesi, la temperatura dovrà stabilizzarsi tra i 50° e i 60° (in questa fase occorre rimescolare la massa dalle tre alle cinque volte al mese per evitare differenze di maturazione tra l&#8217;interno e l&#8217;esterno della materia); nella terza si arriva ad uno stato di composto pronto, momento in cui la materia, dopo un processo di quattro-otto mesi, si è trasformata in humus maturo, dal colore scuro, dalla consistenza soffice e dall&#8217;odore di terriccio.<br />
A seconda del grado di maturazione, il compost è destinato a usi diversi. Dopo otto-dieci mesi si ha un compost ottimo per la preparazione delle <strong>aiuole</strong>, i vasi fioriti e la risemina di <strong>prati</strong>. Il compost maturo, invece, ottenuto dopo dodici-ventiquattro mesi di compostaggio, è ideale come terriccio per vasi da <strong>orto</strong>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-8627" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://www.ecoseven.net//wp-content/uploads/2012/09/images_vasetto-pianta-verde-h-15-1.jpg" alt="coltivare-in-casa" width="300" height="383" align="middle" border="1" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2012/09/images_vasetto-pianta-verde-h-15-1.jpg 600w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2012/09/images_vasetto-pianta-verde-h-15-1-235x300.jpg 235w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p>Il compostaggio è una pratica semplice, non impegnativa e non costosa che ha molteplici vantaggi: riduce la quantità di rifiuti organici in discarica e la formazione del percolato, sostanza che inquina le falde acquifere. Inoltre consente di ricavare terriccio naturale e fertile per le nostre piante, senza bisogno di utilizzare concimi o fertilizzanti aggiuntivi. Siete pronti?</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>F.D.</p>
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