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Giulia Murada, una figlia d’arte a Milano Cortina: “Sudoku, parole crociate e un papà coach per il mio sogno alle Olimpiadi”

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(Adnkronos) – Sudoku, parole crociate e la carica di papà Ivan. Giulia Murada, 27 anni, si avvicina al suo esordio alle Olimpiadi così: “Sono davvero emozionata, fiera di essere qua a rappresentare lo sci alpinismo perché è uno sport che amo e che merita tanto – racconta al termine dell’allenamento mattutino ai piedi della Stelvio di Bormio -. Spero che piaccia alla gente, che in tanti possano appassionarsi”. Domani, giovedì 19 febbraio, l’azzurra si cimenterà nella sprint donne a Milano Cortina 2026. E per il suo sport sarà un debutto olimpico. Da affrontare con tranquillità, senza paura: “Aspetto questo momento da giorni, sarà fondamentale la concentrazione. Giocherò in casa, ci saranno tanti spettatori e non mancherà quindi la pressione. In queste situazioni cerco sempre di isolarmi”. Per dare il meglio: “Tra le batterie e le semifinali passeranno tre ore e dovrò allentare la tensione. Magari con le parole crociate o un po’ di sudoku”. Il modo perfetto per ricaricare le batterie. Il bello è che Giulia è una figlia d’arte. Suo padre Ivan, pioniere dello sci alpinismo in Italia, è stato campione del mondo a squadre nel 2002 con Graziano Boscacci. E proprio papà, che oggi è anche il suo allenatore, le ha trasmesso la grande passione per la fatica: “Ho iniziato grazie a lui, avevo 14 anni. Sciavo, ma non è che mi piacesse così tanto. Una volta ho provato ad andare in salita e mi sono innamorata della fatica. La discesa preferisco guadagnarmela”.  Nata ad Albosaggia, paesino di nemmeno tremila anime in provincia di Sondrio, domani a Bormio Giulia andrà a caccia di una medaglia olimpica storica, dopo tanti podi in Coppa del Mondo: “Vengo dalla patria dello sci alpinismo, la densità di praticanti è alta e ci tengo a far bella figura. Non mi nascondo, siamo alle Olimpiadi e nessuno è venuto qua per partecipare e basta. La mia stagione è stata fin qui molto positiva, voglio tenermi le porte aperte per sognare”. In una gara particolare, diversa dalle altre. Più breve e intensa, secondo il format previsto dalle Olimpiadi: “Alla fine è una giornata, può succedere di tutto. So che è difficile e non è scontato, anche perché le mie avversarie sono forti e arriveranno tutte al top della condizione. Ci credo, ci provo”. Giulia chiarisce anche che in una finale di un paio di minuti ci sarà poco da gestire: “Bisognerà partire forte, chiaro. Non ci sono da fare molti conti perché tutti daranno il massimo. Servirà fare però molta attenzione ai cambi, per una sciocchezza si può buttar via tutto. E non bisognerà sottovalutare la discesa”.  Su questo, papà Ivan ha lavorato con attenzione nelle ultime settimane: “Il suo ruolo di padre-coach? È così da sempre e lo trovo perfetto, c’è molta trasparenza tra noi. Tanto dialogo. Non abbiamo problemi a discutere e nemmeno a litigare quando necessario. So che lui ci tiene, mi fido al 100% dei suoi consigli”. Domani dovrà farlo di nuovo. Nel giorno dei giorni. (di Michele Antonelli, inviato a Bormio) 
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