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	<title>Siti Unesco &#8211; Ecoseven</title>
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	<description>Notizie sulla mobilità ecosostenibile</description>
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		<title>Agrigento si prepara a vivere un anno da protagonista come Capitale Italiana della Cultura 2025.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jan 2025 14:08:13 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Siti Unesco]]></category>
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					<description><![CDATA[Scopriamo la nuova identità visiva e la campagna &#8220;Lasciati abbracciare dalla Cultura&#8221;. Agrigento si prepara a vivere un anno da protagonista come Capitale Italiana della Cultura 2025. Recentemente, presso la sede del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, è stata presentata la nuova identità visiva e la campagna di comunicazione intitolata &#8220;Lasciati abbracciare [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-245202" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2025/01/agrigento2-1024x746.jpg" alt="" width="1024" height="746" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2025/01/agrigento2-1024x746.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2025/01/agrigento2-300x219.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2025/01/agrigento2-768x559.jpg 768w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2025/01/agrigento2-1536x1119.jpg 1536w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2025/01/agrigento2.jpg 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<h2>Scopriamo la nuova identità visiva e la campagna &#8220;Lasciati abbracciare dalla Cultura&#8221;.</h2>
<p><span id="more-245200"></span></p>
<p class="p2">Agrigento si prepara a vivere un anno da protagonista come <strong>Capitale Italiana della Cultura 2025</strong>. Recentemente, presso la sede del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, è stata presentata la nuova identità visiva e la campagna di comunicazione intitolata &#8220;Lasciati abbracciare dalla Cultura&#8221;.</p>
<p class="p2">Il messaggio della campagna è già visibile su testate giornalistiche nazionali e in luoghi di grande affluenza turistica, come le stazioni ferroviarie di Milano e Roma.</p>
<p class="p2">Inoltre, un video promozionale è stato trasmesso sui principali canali televisivi nazionali, aumentando la visibilità dell&#8217;iniziativa.</p>
<p><strong>Guarda il video</strong> https://agrigento2025.org/</p>
<p>La campagna è stata realizzata dalle società Qubit Italy e Carmi e Ubertis Milano,<br />
selezionate tramite un bando pubblicato dal Parco Archeologico.</p>
<p>Durante la conferenza stampa, il direttore del Parco Archeologico, Roberto Sciarratta, ha sottolineato l&#8217;importanza di questa campagna per colmare eventuali ritardi nella promozione del territorio, ringraziando la Regione Siciliana e il presidente Renato Schifani per il sostegno fornito. L&#8217;assessore alla Cultura del Comune di Agrigento, Costantino Ciulla, ha sottolineato come questo riconoscimento rappresenti un&#8217;opportunità di rilancio e riscatto per l&#8217;intera provincia, esprimendo la volontà di guardare al futuro con ottimismo.</p>
<p>Il sindaco di Agrigento, Franco Miccichè, ha dichiarato: &#8220;Sarà un anno intenso di iniziative, avvenimenti e tante occasioni di valorizzazione e promozione del nostro inestimabile patrimonio storico, artistico, paesaggistico e culturale&#8221;. Ha inoltre lanciato un appello ai cittadini, alle istituzioni e alle associazioni locali affinché collaborino per rendere Agrigento all&#8217;altezza di questa prestigiosa designazione.</p>
<p><strong>La Fondazione Agrigento 2025 ha annunciato che il programma ufficiale degli eventi </strong><strong>sarà presentato a Roma il prossimo 14 gennaio</strong>, alla presenza del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli. Tra le anticipazioni, sono previste collaborazioni con il Museo Egizio e i Musei Vaticani, oltre a spettacoli e attività culturali. Inoltre, il 18 gennaio, Agrigento avrà l&#8217;onore di accogliere il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.</p>
<p><strong>La nuova identità visiva di Agrigento 2025</strong> si ispira alle <strong>quattro radici di Empedocle</strong>: acqua, terra, aria e fuoco. Questi elementi, fondamentali per la vita, sono rappresentati nel logo ufficiale attraverso simboli stilizzati e colori specifici, formando insieme la lettera &#8220;A&#8221; di Agrigento. Il design è stato curato da due studi internazionali di design, Qubit Italy e Carmi e Ubertis Milano, con l&#8217;obiettivo di riflettere le relazioni, le trasformazioni culturali e l&#8217;eredità straordinaria del luogo.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2025/01/logo-unesco-agrigento.png" alt="" width="213" height="97" /></p>
<p>Agrigento si appresta dunque a vivere un anno ricco di eventi e iniziative, con l&#8217;obiettivo di lasciare, oltre il 2025, una città più interessante e consapevole del suo valore culturale, grazie al contributo di tutti i cittadini e alla comunicazione positiva che accompagnerà questo percorso.</p>
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		<title>Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025: una celebrazione di storia, arte e rinascita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Jan 2025 10:04:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Siti Unesco]]></category>
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					<description><![CDATA[Preparati a scoprire una città che unisce passato, presente e futuro in un abbraccio senza tempo. Agrigento, la città dei templi e delle suggestioni senza tempo, si prepara a vivere un anno straordinario come Capitale Italiana della Cultura 2025. Questa prestigiosa nomina, assegnata dal Ministero della Cultura, rappresenta non solo un riconoscimento del suo straordinario [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignnone size-large wp-image-245131" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2025/01/agrigento-1024x628.jpg" alt="" width="1024" height="628" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2025/01/agrigento-1024x628.jpg 1024w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2025/01/agrigento-300x184.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2025/01/agrigento-768x471.jpg 768w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2025/01/agrigento-1536x942.jpg 1536w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2025/01/agrigento.jpg 2000w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<h2>Preparati a scoprire una città che unisce passato, presente e futuro in un abbraccio senza tempo.</h2>
<p><span id="more-245130"></span></p>
<p class="p2">Agrigento, la città dei templi e delle suggestioni senza tempo, si prepara a vivere un anno straordinario come <strong>Capitale Italiana della Cultura 2025</strong>. Questa prestigiosa nomina, assegnata dal Ministero della Cultura, rappresenta non solo un riconoscimento del suo straordinario patrimonio storico e archeologico, ma anche un&#8217;opportunità unica per rilanciare il territorio attraverso arte, innovazione e sostenibilità.</p>
<h3>Un patrimonio universale</h3>
<p class="p1">Situata nel cuore della Sicilia, Agrigento ospita una delle aree archeologiche più importanti del mondo: la Valle dei Templi, dichiarata Patrimonio dell&#8217;Umanità dall&#8217;UNESCO. Questo sito, con i suoi maestosi templi dorici, testimonia la grandezza della Magna Grecia e attira ogni anno migliaia di visitatori da tutto il mondo.<br />
La nomina a Capitale della Cultura 2025 arriva come un coronamento di secoli di storia, ma anche come stimolo per trasformare Agrigento in un centro di innovazione culturale.<br />
L&#8217;obiettivo non è solo quello di celebrare il passato, ma di proiettare la città verso il futuro, rendendola un laboratorio di sperimentazione artistica e sociale.</p>
<h3>Il Programma culturale: tradizione e innovazione</h3>
<p>Per il 2025, Agrigento sta pianificando un ricco calendario di eventi che abbracciano arte, musica, teatro e letteratura. Tra le iniziative più attese:</p>
<ul>
<li><strong>Mostre ed eventi immersivi</strong>: esposizioni di opere d&#8217;arte che dialogano con il paesaggio archeologico, sfruttando tecnologie come la realtà aumentata per far rivivere la storia in modo innovativo.</li>
<li><strong>Festival internazionali</strong>: collaborazioni con artisti e intellettuali di fama mondiale per mettere Agrigento al centro del panorama culturale globale.</li>
<li><strong>Laboratori e percorsi educativi</strong>: attività dedicate ai giovani per sensibilizzarli sul valore del patrimonio culturale e ambientale.</li>
<li><strong>Progetti di rigenerazione urbana</strong>: riqualificazione di spazi pubblici per creare luoghi di incontro e di scambio culturale.</li>
</ul>
<h3>Agrigento e la sostenibilità</h3>
<p>Uno degli aspetti chiave del progetto per il 2025 è l&#8217;impegno verso la <strong>sostenibilità ambientale e sociale</strong>. L&#8217;intera programmazione sarà orientata a minimizzare l&#8217;impatto ecologico degli eventi, promuovendo pratiche di turismo responsabile e l&#8217;uso di energie rinnovabili. La città punta a diventare un esempio di come cultura e sostenibilità possono convivere, offrendo ai visitatori un&#8217;esperienza autentica e rispettosa dell&#8217;ambiente.</p>
<h3>Un&#8217;opportunità per l&#8217;intera Sicilia</h3>
<p>La nomina di Agrigento a Capitale Italiana della Cultura rappresenta anche una straordinaria occasione per l&#8217;intera Sicilia. L&#8217;evento stimolerà il turismo, l&#8217;economia e la coesione sociale, rafforzando l&#8217;immagine dell&#8217;isola come meta culturale di eccellenza. Il coinvolgimento di altre città siciliane nel programma culturale consentirà di valorizzare il ricco mosaico di tradizioni e bellezze che caratterizzano la regione.<br />
Il 2025 sarà un anno indimenticabile per Agrigento e per tutti coloro che avranno il privilegio di vivere questa esperienza unica. La città si prepara ad accogliere il mondo con il suo straordinario patrimonio e la sua visione per il futuro, dimostrando che la cultura è il motore più potente per la rinascita e lo sviluppo.<br />
Agrigento ti aspetta: preparati a scoprire una città che unisce passato, presente e futuro in un abbraccio senza tempo.</p>
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		<item>
		<title>Patrimoni Unesco: 2021, Padova Urbs Picta- Giotto, la Cappella degli Scrovegni ed i cicli pittorici del Trecento</title>
		<link>https://www.ecoseven.net/viaggiare/siti-unesco/patrimoni-unesco-2021-padova-urbs-picta-giotto-la-cappella-degli-scrovegni-ed-i-cicli-pittorici-del-trecento/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Feb 2022 07:00:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Siti Unesco]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro campa]]></category>
		<category><![CDATA[cappella degli scrovegni]]></category>
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		<category><![CDATA[siti unesco in italia]]></category>
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					<description><![CDATA[Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia La città di Padova, piccolo scrigno d’arte e bellezza in Veneto, torna a far parlare di sé nello scenario dei patrimoni della cultura mondiale. Dopo l’Orto Botanico che rappresenta la nascita della scienza botanica, degli scambi scientifici e della comprensione del rapporto tra natura e cultura, è il turno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: left;" align="center"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-135468" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/02/padua-4358416_1280.jpg" alt="padova" width="800" height="533" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/02/padua-4358416_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/02/padua-4358416_1280-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/02/padua-4358416_1280-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3 style="text-align: left;" align="center">Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia</h3>
<p><span id="more-135465"></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La città di Padova, piccolo scrigno d’arte e bellezza in <a href="https://www.ecoseven.net/viaggiare/itinerari/ricomincio-da-te-italia-itinerari-di-viaggio-tra-le-regioni-della-penisola-il-veneto/">Veneto</a>,</span></span> <u></u><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">torna a far parlare di sé nello scenario dei patrimoni della cultura mondiale. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Dopo l’<a href="https://www.ecoseven.net/viaggiare/siti-unesco/patrimoni-unesco-1997-lorto-botanico-di-padova/">Orto Botanico</a></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> che rappresenta la nascita della scienza botanica, degli scambi scientifici e della comprensione del rapporto tra natura e cultura, è il turno di un insieme di capolavori che si possono ammirare all’interno di alcuni tra i più importanti edifici di culto della città.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Padova Urbs Picta- Giotto, la Cappella degli Scrovegni ed i cicli pittorici del Trecento, </b></span></span><span style="color: #0563c1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">rappresenta il progetto di un sito seriale entrato a pieno titolo tra i<a href="http://whc.unesco.org/en/list/1623" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> Patrimoni UNESCO nel luglio 2021 </a>. </span></span></span></span><u></u></p>
<p align="justify"><span style="color: #0563c1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Otto complessi edilizi religiosi e secolari, <a href="http://www.unesco.it/it/PatrimonioMondiale/Detail/1182" target="_blank" rel="noopener noreferrer">all’interno delle mura della città di Padova</a>, </span></span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">che ospitano una selezione di cicli di affreschi dipinti tra il 1302 e il 1397 da diversi artisti, per committenti differenti e all’interno di edifici dalle diverse destinazioni.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Cicli pittorici che, nel loro insieme, illustrano come, solo in un secolo, l’arte dell’affresco si sia sviluppata di pari passo con un nuovo impeto creativo e una nuova comprensione della rappresentazione spaziale, mantenendo unità di stile e contenuto. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I luoghi della città di Padova in cui si è sviluppato questo sito seriale Patrimonio dell’Umanità sono: la Cappella degli Scrovegni, la Chiesa degli Eremitani, il Palazzo della Ragione, la Cappella della Reggia Carrarese, il Battistero della Cattedrale, la Basilica e il Convento di Sant’Antonio, l’Oratorio di San Giorgio e l’Oratorio di San Michele.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Cappella degli Scrovegni</b></span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Ex cappella privata divenuta sito museale, si trova nel centro storico di Padova e ospita un noto ciclo di affreschi di Giotto dei primi anni del XIV secolo,</span></span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">considerato come uno dei capolavori dell’arte occidentale e l’inizio di uno sviluppo rivoluzionario nella storia della pittura murale.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Intitolata a Santa Maria della Carità, la meravigliosa cappella fu commissionata da Enrico degli Scrovegni, che agli inizi del Trecento aveva acquistato da un nobile decaduto, Manfredo Dalesmanini, l&#8217;area dell&#8217;antica arena romana di Padova. Qui provvide a edificare un sontuoso palazzo, di cui la cappella era oratorio privato e futuro mausoleo familiare. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Chiamò ad affrescare la cappella </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>il fiorentino Giotto</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, il quale, dopo aver lavorato con i francescani di Assisi e di Rimini, era a Padova chiamato dai frati minori conventuali ad affrescare la sala del Capitolo, la cappella delle benedizioni e probabilmente altri spazi nella Basilica di Sant&#8217;Antonio. Il lavoro di Giotto fu racchiuso in un arco di tempo compreso tra il 25 marzo 1303 e il 25 marzo 1305, in cui venne dipinta l&#8217;intera superficie interna dell&#8217;oratorio con un progetto iconografico e decorativo unitario.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;aula si presenta interamente affrescata su tutte e quattro le pareti. Giotto stese gli affreschi su tutta la superficie, organizzati in quattro fasce dove sono composti i pannelli con le storie vere e proprie dei personaggi principali divisi da cornici geometriche. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La forma asimmetrica della cappella, con sei finestre solo su un lato, determinò il modulo della decorazione. Il ciclo pittorico, incentrato sul tema della salvezza, ha inizio dalla </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>lunetta in alto sull&#8217;Arco Trionfale</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, quando Dio decide la riconciliazione con l&#8217;umanità affidando all&#8217;Arcangelo Gabriele il compito di cancellare la colpa di Adamo con il sacrificio di suo figlio fatto uomo. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Prosegue con le </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Storie di Gioacchino ed Anna</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> (primo registro, parete sud), le </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Storie di Maria</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> (primo registro, parete nord), ripassa sull&#8217;Arco Trionfale con le </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>scene dell&#8217;Annunciazione</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> e </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>della Visitazione,</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> cui seguono le </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Storie di Cristo</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> (secondo registro, pareti sud e nord). L&#8217;ultimo riquadro della Storia Sacra è la Pentecoste. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Subito sotto si apre il quarto registro delle due pareti laterali, quello più in basso, riporta il percorso con </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>allegorie a monocromo</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> che simboleggiano i </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Vizi sulla sinistra</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> (Stultitia, Inconstantia, Ira, Iniusticia, Infidelitas, Invidia, Desperatio) e le </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Virtù sulla destra</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> (quattro cardinali, Prudencia, Fortitudo, Temperantia, Iusticia,), alternate a specchiature in finto marmo. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Vizi e virtù corrispondenti si fronteggiano a coppia, in modo da simboleggiare il percorso verso la beatitudine, da effettuarsi superando con la cura delle virtù gli ostacoli posti dai vizi corrispondenti, seguendo uno schema filosofico-teologico di ascendenza agostiniana.</span></span></p>
<p><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La controfacciata è interamente occupata dal magnifico </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Giudizio Universale</span></span></strong><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>.</strong> </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Al centro esatto c&#8217;è la mandorla iridata con Cristo Giudice. Ai due lati i dodici apostoli, seduti in trono, creano un piano che taglia la scena in orizzontale. Nella parte superiore Giotto dipinge le schiere angeliche, in quella inferiore, a destra, l&#8217;orrore dell&#8217;Inferno e, a sinistra, due processioni di eletti disposte in parallelo su piani sovrapposti. </span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b> chiesa degli Eremitani</b></span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Dedicata ai</span></span><b> </b><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Santi Filippo e Giacomo, è un luogo di culto cattolico medievale presente in piazza Eremitani a Padova, costruita a partire dal 1264 come chiesa dell&#8217;Ordine degli eremitani di sant&#8217;Agostino.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo la tradizione la costruzione fu compiuta sotto la guida di fra&#8217; Giovanni degli Eremitani, mentre l&#8217;edificio, straordinario esempio dello stile &#8220;classicheggiante&#8221; che si sviluppò nella Padova di età comunale, conserva insigni opere d&#8217;arte, tra cui i primi lavori pittorici di Andrea Mantegna.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La chiesa attuale fu completata attorno al 1306 da fra&#8217; Giovanni degli Eremitani con la realizzazione del soffitto ligneo e della facciata, caratterizzata dalla pseudo-loggia con archi di pietra, che corre anche lungo il lato meridionale.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La facciata a capanna, all’esterno, è aperta in alto da un rosone, mentre la parte inferiore presenta uno pseudo loggiato in pietra a cinque arcate. Il portale laterale meridionale, di epoca rinascimentale, è decorato da dodici altorilievi che raffigurano i mesi, opera del fiorentino Niccolò Baroncelli e risalente al 1422.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;interno è costituito da una navata unica, con soffitto a carena di nave rifatto nel secondo dopoguerra seguendo il modello originale. Nella </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>cappella della famiglia Cortellieri</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, situata sul lato desto della navata, sono visibili alcuni resti di un ciclo pittorico realizzato da </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Giusto de&#8217; Menabuoi</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> attorno al 1370, raffigurante la Gloria di Sant&#8217;Agostino con le Virtù e con le Arti Liberali. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La cappella maggiore è decorata da un </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>ciclo di affreschi di Guariento</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> che dopo le distruzioni belliche ricopre solo la parete sinistra (settentrionale), con le </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Storie di san Filippo e sant&#8217;Agostino</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> nei tre registri superiori, mentre nello zoccolo a monocromo si trovano le </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>allegorie dei Pianeti e delle Età dell&#8217;uomo.</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> L&#8217;attività pittorica di Guariento nell&#8217;abside maggiore è da far risalire per via stilistica agli anni 1361-1365.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel braccio destro del transetto della chiesa degli Eremitani si trova la </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Cappella Ovetari</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, celebre per aver ospitato un ciclo di affreschi di Andrea Mantegna, dipinto tra il 1448 e il 1457. Opera chiave del Rinascimento padovano, il ciclo è anche una delle vittime più illustri nel patrimonio artistico italiano.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Durante la seconda guerra mondiale, infatti, la cappella venne bombardata e gli affreschi vennero quasi completamente distrutti (si salvarono solo due scene staccate in precedenza e pochi frammenti). Oggi è comunque possibile farsene un&#8217;idea mediante foto d&#8217;epoca, in bianco e nero, e tramite alcuni frammenti sparsi che sono stati ricomposti in occasione di un capillare restauro concluso nel 2006.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Tra il presbiterio e la Cappella Ovetari è posta la piccola </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Cappella Dotto,</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> sulla cui parete destra ospita il monumento funebre di Francesco Dotto, mentre la cappella dedicata ai santi Cosma e Damiano, ma conosciuta come </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Cappella Sanguinacci</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, si trova ala sinistra dell’altare maggiore. Sulla parete di destra in alto vi è l&#8217;affresco con la Madonna e Santi, opera del Maestro del Coro Scrovegni, risalente circa al quarto decennio del XIV secolo.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Palazzo della Ragione </b></span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Era l&#8217;antica sede dei tribunali cittadini e del mercato coperto di Padova,</span></span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">ruolo che ebbe non solo in età comunale, ma, sia pure con uso ridotto, anche durante la signoria Carrarese e tutta la dominazione Veneziana, fino al 1797. Fu però anche sede commerciale, unica funzione questa che mantenne nel tempo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La forma attuale è opera di frate Giovanni degli Eremitani che, tra il 1306 e il 1309, fece alzare la grande volta in legno a due calotte ed aggiungere il porticato e le logge coprendo le scale. Il tetto fu rifatto a capriate in legno di larice, senza colonne centrali e ricoperto da piastre di piombo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il piano superiore è occupato dalla più grande sala pensile del mondo, detto </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>&#8220;Salone&#8221;</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> (misura 81 metri per 27 ed ha un&#8217;altezza di 27 metri) con soffitto ligneo a carena di nave, mentre il piano inferiore ospita invece lo storico mercato coperto della città.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il Salone è decorato da un </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>grandioso ciclo di affreschi a soggetto astrologico</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, completati tra il 1425 e il 1440. Gli affreschi, dovuti a Niccolò Miretto e Stefano da Ferrara, si svolgono nelle &#8220;tre fasce superiori&#8221; delle quattro pareti su oltre 200 metri lineari. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il punto di partenza è l&#8217;angolo sud-est, parete su piazza delle Erbe, dove sta il segno dell&#8217;Ariete, corrispondente all&#8217;equinozio di primavera. Il tema astrologico è diviso in dodici comparti corrispondenti ai mesi, articolati ciascuno in tre fasce di nove ripiani. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nella &#8220;fascia inferiore&#8221; sono raffigurate le insegne dei giudici, simboleggiate da animali, a cui si aggiungono le quattro virtù cardinali e le tre virtù teologali, i Santi protettori di Padova (come santa Giustina e Antonio di Padova) e i dottori della Chiesa.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Al grande salone si accedeva attraverso quattro scalinate che prendevano il nome dal mercato che si svolgeva ai loro piedi. Il Salone, infatti, divide le due grandi piazze, </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>delle Erbe e della Frutta</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, principali sedi dei mercati padovani. L&#8217;antico edificio venne demolito nel 1873 e sostituito dall&#8217;attuale palazzo, che porta lo stesso nome, progettato da Camillo Boito. </span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b> Loggia dei Carraresi</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Un edificio storico situato in via Accademia e costituisce l&#8217;ultima parte sopravvissuta per intero della </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Reggia Carrarese</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, la grande residenza dei Da Carrara, signori di Padova. Il complesso della Reggia, fatto costruire fra il 1339 e il 1343, comprendeva un </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Palazzo di ponente </b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">(più antico) e un </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Palazzo di levante</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, collegati fra loro mediante un edificio centrale.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Dal Palazzo di ponente partiva il cosiddetto traghetto alle mura, un passaggio sopraelevato, percorribile anche a cavallo, che univa la Reggia alla cinta muraria, al Castello e alla Torlonga. Questo permetteva al Signore un più facile spostamento, oltre che una maggior possibilità di fuga in caso di pericolo.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La Loggia è ciò che resta del Palazzo di ponente ed è tuttora sede </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>dell&#8217;Accademia Galileiana di Scienze, Lettere ed Arti.</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> Nelle sue sale è esposta la famosa mappa di Padova realizzata in china e acquarellata a seppia dal cartografo e accademico Giovanni Valle nel 1784, che si avvalse per primo dei calcoli trigonometrici per le sue piante.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel corso dei secoli, il complesso degli edifici della Reggia ha subito demolizioni e modifiche, e il fronte della loggia è l&#8217;unica struttura rimasta quasi intatta. Caratterizzata da un doppio ordine di nove colonne in marmo rosa di Verona disposte su due livelli, la loggia fu realizzata su disegno di Domenico da Firenze e fu voluta da Ubertino da Carrara. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nelle stanze retrostanti si trova la </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Sala delle Adunanze</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> dove è presente ciò che resta della Cappella privata, terminata prima del 1354 quando fu ospite il futuro imperatore Carlo IV. Qui si trovano alcuni </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>affreschi del Guariento</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> raffiguranti episodi biblici</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La copertura era decorata di blu con stelle d&#8217;oro e aveva al centro tondi lignei raffiguranti La Madonna con il Bambino e i quattro Evangelisti. Tra le pareti e il soffitto erano disposte cinquanta tavole dipinte con le Gerarchie Angeliche, in parte conservate ai Musei Civici di Padova. </span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>battistero del Duomo </b></span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Un edificio di culto ubicato accanto al Duomo di Padova, dedicato a San Giovanni Battista. La costruzione dell&#8217;edificio iniziò nel XII secolo su probabili preesistenze, mentre negli anni &#8217;70 del XIV secolo fu restaurato e adattato a mausoleo di Francesco il Vecchio da Carrara e della moglie Fina Buzzaccarini che ne commissionò la decorazione, affidando il lavoro a Giusto de&#8217; Menabuoi, che trovò in seguito sepoltura all&#8217;esterno dell&#8217;edificio. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Conserva al suo interno uno dei più importanti cicli ad affresco del XIV secolo, capolavoro di Giusto de Menabuoi. L’autore, rispetto alle esperienze precedenti, a Padova venne colpito dalle ordinate fissità romaniche e bizantine, come testimonia il grande Paradiso nella cupola del Battistero. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La scena è organizzata attorno a un Cristo Pantocratore, dove ruota un&#8217;ipnotica raggiera a più strati con angeli e santi, le cui aureole in file ordinate ricordano, guardate dal basso, le punzonature di una magnifica oreficeria. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Al centro del Paradiso c&#8217;è anche la Madre di Dio orante affrescata in perfetto asse simmetrico con il Cristo Pantocratore. I dipinti che coprono le pareti raffigurano episodi della vita di san Giovanni Battista (a sinistra dell&#8217;ingresso), di Maria e di Gesù.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nella parete adiacente all&#8217;altare è rappresentata la Crocifissione, quindi la discesa dello Spirito Santo, affrescata sulla cupola dell&#8217;altare, mentre sulle pareti attorno a questo, nell&#8217;abside, sono affrescate figure mostruose e immagini tratte dall&#8217;Apocalisse di Giovanni.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nelle Storie di Cristo e del Battista, sulle pareti, compaiono delle architetture finemente calcolate, dove il pittore inserì le sue solenni e statiche immagini. Più libera appare invece la raffigurazione negli episodi di contorno, come nelle Nozze di Cana, dove una schiera di servitori si muove con naturalezza nella stanza, a differenza degli statici commensali. </span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b> complesso della basilica di Sant&#8217;Antonio di Padova </b></span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Uno dei principali luoghi di culto cattolici della città. Conosciuta a livello mondiale come Basilica del Santo, è una delle più grandi chiese del mondo ed è visitata annualmente da milioni di pellegrini, che ne fanno uno dei santuari più venerati dell’universo cristiano.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La struttura è caratterizzata da una perfetta armonizzazione di diversi stili: la facciata a capanna romanica, i contrafforti che si sviluppano fino a diventare archi rampanti in stile gotico che, in parallelo, scandiscono con regolarità lo spazio. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">E poi le cupole in stile bizantino, ed i due campanili gemelli che, invece, richiamano quasi dei minareti. Il complesso delle cupole rievoca non solo la Basilica di San Marco a Venezia, ma anche l&#8217;architettura romanica francese del Périgord che a sua volta rimanda a moduli bizantini.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nella basilica sono presenti cinque arcate rientranti, quella centrale è sormontata da una nicchia contenente la statua del santo e sotto si apre la porta maggiore Nella lunetta del portale maggiore è presente una copia di Nicola Lochoff dell&#8217;affresco di Andrea Mantegna con raffigurazione di Sant&#8217;Antonio e san Bernardino che adorano il monogramma di Cristo. L&#8217;affresco originale, staccato, si conserva nel vicino convento. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nella nicchia si può vedere la Statua in pietra di sant&#8217;Antonio, copia fatta nel 1940 da Napoleone Martinuzzi per sostituire l&#8217;originale trecentesco di Rinaldino di Francia, molto deturpato dagli anni e dalle intemperie ed ora conservato nel Museo Antoniano.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel corso del XX secolo vengono affrescate nuovamente le cappelle laterali, molto deteriorate dall&#8217;incuria e dal trascorrere dei secoli. Il 29 maggio 2012 la basilica è stata danneggiata da una delle scosse di terremoto che hanno colpito il territorio dell&#8217;Emilia-Romagna con distacchi su oltre tre m² di intonaco decorati dal Casanova. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I frammenti sono stati raccolti e messi al sicuro, sotto controllo della Soprintendenza. Tutto il deambulatorio che corre attorno al presbiterio è stato protetto, così che eventuali altri distacchi non possano colpire i pellegrini</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>oratorio di San Giorgio</b></span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Si trova in piazza del Santo e venne fatto costruire dal marchese di Soragna Raimondino Lupi, come cappella sepolcrale di famiglia dopo che si era stabilito a Padova nel 1376. La cappella venne edificata verosimilmente dal 1377, mentre il ciclo pittorico, commissionato ad Altichiero dopo la morte del marchese Raimondino Lupi, venne concluso nel 1384 dal nipote Bonifacio Lupi. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;edificio è caratterizzato da una facciata a capanna con mattoni a vista, decorata da tre bassorilievi con San Giorgio che uccide il drago e lo stemma del lupo rampante della famiglia Lupi di Soragna. La struttura architettonica interna è molto simile alla cappella degli Scrovegni, con un&#8217;aula dalle pareti lisce coperta da volta a botte. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Gli affreschi sono stati eseguiti da </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Altichiero da Zevio</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">. Il soffitto è dipinto con un cielo stellato attraversato da fasce con motivi floreali, dove sono inseriti busti di santi e cinque tondi per fascia con i simboli degli Evangelisti, dei Profeti e dei Dottori della Chiesa.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le due pareti di lato sono divisi in due fasce sovrapposte: a sinistra sono raffigurate </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>scene della Vita di San Giorgio</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, a destra </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>scene della Vita e martirio di Santa Caterina d&#8217;Alessandria</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, in alto, e di </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Santa Lucia</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> in basso. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La controfacciata presenta </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>scene dell&#8217;Infanzia di Cristo</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> e la parete di fondo è dominata da una grande Crocefissione, sovrastata da un&#8217;Incoronazione di Maria tra cori angelici. Ciascuna scena è contornata da grandi campiture, che ne mettono in risalto la spettacolarità. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Lo stato di conservazione non è ottimo, ma nelle parti meglio conservate si può ammirare come la stesura pittorica sia raffinatissima, con giochi di luce, morbide sfumature e brillanti accostamenti, con vertici assoluti per l&#8217;arte trecentesca. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il ciclo dell&#8217;Oratorio di San Giorgio, nel complesso, si pone come importante ponte tra la grande tradizione trecentesca e i successivi sviluppi rinascimentali. In questi affreschi convivono la potenza espressiva di Giotto con l&#8217;atmosfera cortese del Gotico internazionale.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L’</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>oratorio di San Michele </b></span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Sorse vicino alla Torlonga del Castello Carrarese fuori dalle mura più antiche della città. Venne edificato nel 1397 sulle rovine della Chiesa dei Santi Arcangeli, danneggiata nel 1390 da un incendio scatenato dagli scontri tra Carraresi e Visconti durante la presa della città di Padova da parte di Francesco II Novello da Carrara.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Dopo l’accaduto la famiglia de Bovi decise di costruire una cappella dedicata alla Beata Vergine Maria aprendo un varco nella navata settentrionale della Chiesa. Mediante un’iscrizione su una lapide, collocata sul muro interno, di fronte all’ingresso della cappella, è possibile conoscere: la data di costruzione, 1397, il nome del committente, Pietro di Bartolomeo de Bovi e il nome dell’artista che affrescò la cappella, Jacopo da Verona. Si tratta della </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Cappella Bovi</b></span></span>, <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">ultimo esempio di pittura ad affresco nella Padova trecentesca, il cui ciclo pittorico ruota attorno alla vita della Vergine.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;ambiente in cui opera </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Jacopo da Verona</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> risente, a distanza di quasi un secolo, di quelle ricerche di Giotto che avevano indelebilmente influenzato l&#8217;arte pittorica del Trecento. Da un lato, il suo stile fu visto come mera imitazione dei grandi maestri del suo tempo, mentre dall&#8217;altro si è resa nota una sua originalità.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Una narrazione piacevole e fluente, che sa evocare scene di origine sacra, in un contesto ambientale vicino allo spettatore del tempo, accompagnata dalla raffigurazione di una quotidianità di azioni e dalla rappresentazione di particolari familiari e cronachistici. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Osservando i ritratti di Jacopo da Verona si intravede un’affinità con l’arte di Altichiero e, per il suo realismo nelle figure umane, con Giotto. Oltre ad Altichiero però, lo stile di Jacopo mostra rimandi ad altri pittori, di cui Jacopo poté ammirare le opere durante il soggiorno a Padova.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Tra questi il toscano, ma di formazione lombarda, Giusto de’ Menabuoi e il bolognese Jacopo Avanzi, con il quale spesso Jacopo da Verona venne confuso. Quindi la bravura stilistica di questo artista sembra risiedere nel condensare l’insegnamento dei grandi maestri della pittura del XIV secolo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Jacopo da Verona segnò l’ultima felice espressione figurativa del grande Trecento padovano, facendo emergere, come valori stilistici, la sua grande abilità nella ritrattistica e un’interpretazione narrativa, vivace e affabile della vita quotidiana.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel 1808 la struttura costruita dai de Bovi fu declassata ad Oratorio e questo causò il suo declino fino alla definitiva chiusura al pubblico nel 1815. Per la riapertura al culto, nel 1871, l’edificio subì un completo restauro con diverse modifiche architettoniche. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">A cavallo tra Ottocento e Novecento, gli affreschi della parte settentrionale e occidentale furono staccati e applicati su telai in legno. La struttura fu riaperta negli anni Novanta e gli affreschi furono restaurati e riposizionati nell’Oratorio grazie a dei telai inseriti nelle pareti. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel 2000 l’Oratorio venne riaperto al pubblico in occasione della mostra “Giotto e il suo tempo”, ma dati i costanti problemi di umidità, l’edificio, e con esso gli incredibili affreschi all’interno, fu oggetto di un importante restauro.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Quest’ultimo, nonostante un’ulteriore chiusura del sito, ha permesso il consolidamento della copertura dell’edificio, un lavoro di drenaggio dell’umidità, il lavaggio dei muri esterni, il rifacimento degli intonaci danneggiati e l’opera di scavo archeologico. L’Oratorio, oggi, è regolarmente aperto al pubblico e visitabile. </span></span></p>
<p align="justify"><em><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Alessandro Campa</span></span></strong></em></p>
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		<title>Patrimoni Unesco: 2021, le grandi città termali d’Europa: Montecatini Terme</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jan 2022 07:00:57 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[alessandro campa]]></category>
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					<description><![CDATA[Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia Un’eccezionale testimonianza della cultura termale. Piccole, ma preziose località nate intorno a sorgenti di acque minerali naturali. Una dimostrazione ancora attuale della cultura europea delle terme, che si è sviluppata agli inizi del XVIII secolo per durare fino agli Anni Trenta del Novecento. Queste sono “ Le Grandi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: left;" align="center"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-134707" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/01/italy-4104924_1280.jpg" alt="città termali " width="800" height="533" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/01/italy-4104924_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/01/italy-4104924_1280-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/01/italy-4104924_1280-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3 style="text-align: left;" align="center">Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia</h3>
<p><span id="more-134706"></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Un’eccezionale testimonianza della cultura termale. Piccole, ma preziose località nate intorno a sorgenti di acque minerali naturali. Una dimostrazione ancora attuale della cultura europea delle terme, che si è sviluppata agli inizi del XVIII secolo per durare fino agli Anni Trenta del Novecento. </span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Queste sono </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>“ Le Grandi città termali d’Europa”, </b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">sito transnazionale inserito tra i <a href="http://whc.unesco.org/en/list/1613" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Patrimoni UNESCO</a>.</span></span></h4>
<p align="justify"><span style="color: #0563c1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La loro straordinaria evoluzione ha portato alla nascita di grandi resort internazionali che hanno influenzato la tipologia urbana attorno a complessi di edifici termali come il <em>kurhaus</em> e il <em>kursaal</em>, (stanze dedicate alla terapia) colonnati e gallerie progettati per sfruttare le risorse naturali di acqua minerale e per consentirne l&#8217;uso pratico per la balneazione. </span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #0563c1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le strutture correlate includono giardini, sale riunioni, casinò, teatri, hotel e ville, nonché infrastrutture di supporto specifiche per le terme. Questi complessi sono tutti integrati in un contesto urbano complessivo che include un ambiente ricreativo e terapeutico accuratamente gestito in un paesaggio pittoresco. </span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #0563c1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le Grandi Città termali d’Europa rappresentano un importante interscambio di idee innovative che hanno dato impulso a progressi nel campo della medicina e della balneologia e all’incremento delle attività ricreative attraverso la valorizzazione delle sorgenti naturali. </span></span></span></span></p>
<p align="justify"><span style="color: #0563c1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">A questo si aggiunge lo sviluppo di città, quartieri, parchi, architetture e infrastrutture dedicati alla salute e al tempo libero, che hanno influenzato la crescita e la popolarità delle città termali in tutta Europa e in altre parti del mondo.</span></span></span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="color: #0563c1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Questo particolare sito transnazionale comprende 11 città, situate in sette nazioni europee. </span></span></span></span></h4>
<p align="justify"><span style="color: #0563c1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L’Italia viene splendidamente rappresentata da </span></span></span></span><span style="color: #0563c1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Montecatini Terme</b></span></span></span></span><span style="color: #0563c1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, mentre l’Austria da </span></span></span></span><span style="color: #0563c1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Baden bei Wien</b></span></span></span></span><span style="color: #0563c1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, il Belgio da </span></span></span></span><span style="color: #0563c1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Spa </b></span></span></span></span><span style="color: #0563c1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">e il Regno Unito da </span></span></span></span><span style="color: #0563c1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Città di Bath</b></span></span></span></span><span style="color: #0563c1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">. A queste seguono la Germania con le località di </span></span></span></span><span style="color: #0563c1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Bad Ems, Baden Baden e Bad Kissingen</b></span></span></span></span><span style="color: #0563c1;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, e la Repubblica Ceca dove si trovano </span></span></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Františkovy Lázně, Karlovy Vary e Mariánské Lázně. </b></span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Montecatini Terme si inserisce come emblema dell’ultimo vivace periodo di sviluppo e prosperità delle città termali europee, ovvero l’inizio del XX secolo. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le terme di Montecatini si trovano in un&#8217;area della <a href="https://www.ecoseven.net/viaggiare/itinerari/ricomincio-da-te-italia-itinerari-di-viaggio-tra-le-regioni-della-penisola-la-toscana/">Toscana</a></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> chiamata <strong>Valdinievole</strong>, famosa per ospitare una delle più grandi zone umide dell&#8217;entroterra italiano: </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>il Padule di Fucecchio</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Conosciute da secoli, le Terme di Montecatini devono la loro fama alle acque che fluiscono dalle profondità del suolo e che, dopo un lungo tragitto attraverso depositi di calcare e argilla, sgorgano in stabilimenti termali immersi in parchi meravigliosi.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Anche se le sue acque termali venivano apprezzate già dai Romani, i primi insediamenti urbani intorno all’area centrale della spa si devono al Granduca di Toscana Pietro Leopoldo, che diede anche l’ordine di costruire i bagni dal 1773 al 1783.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Tra l’Ottocento e il Novecento, la fama delle acque curative raggiunse il suo l&#8217;apice che durò per tutto il XX secolo. Personaggi illustri tra cui Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini, Vittorio Emanuele II si recavano a Montecatini Terme per trascorrervi periodicamente lunghi periodi. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">In quel periodo la città godeva di particolare prosperità e si iniziò ad abbellire con parchi fioriti e ville, edifici e opere d&#8217;arte in stile liberty, per accogliere al meglio artisti, intellettuali e aristocratici, non solo italiani, ma anche europei. L&#8217;offerta turistica si perfezionò e si arricchì. Oltre alle cure, infatti, fu prevista la specifica costruzione di strutture per il relax, il divertimento e lo sport, attraverso ristoranti, teatri, locali notturni e un casinò.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Questo favorì anche la nascita dei maggiori complessi termali di Montecatini come le </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Terme Excelsior </b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">del</span></span><b> </b><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">1968.</span></span></h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-134708" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/01/italy-3603920_1280.jpg" alt="" width="800" height="468" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/01/italy-3603920_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/01/italy-3603920_1280-300x176.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/01/italy-3603920_1280-768x449.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Un primo edificio, dedicato ad ospitare il casinò, venne inaugurato il 27 giugno 1907 e venne progettato da Giulio Bernardini. Nel 1968 questa prima struttura venne demolita per essere ricostruita su disegno di Sergio Brusa Pasquè, con una tipica architettura che trae ispirazione dal rinascimento fiorentino.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La sorgente </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>La Fortuna</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> venne scoperta nel 1853, mentre risale al 1910 la costruzione delle Terme La Fortuna, un fabbricato ad un piano a pianta rettangolare, inserito in un giardino paesaggistico, mentre in una cava di travertino, nel 1860, vennero scoperte le </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Terme La Salute</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">. Ricostruite tra il 1922 e il 1929, si sviluppano su 7 250 metri quadrati.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Terme Tettuccio</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> del 1928 presentano la particolarità di di essere &#8220;aperte&#8221; seppur con l&#8217;esclusione di alcuni locali. Il primo complesso venne progettato da Gaspare Maria Paoletti tra il 1779 e il 1781, mentre nel 1929 vennero riprogettate con ispirazione tardo-rinascimentale.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">All’interno del Parco del Tettuccio si trovano le </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Terme Regina</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Vennero fondate nel 1773, ma l&#8217;attuale complesso venne realizzato tra il 1923 e il 1927, in stile neorinascimentale, su progetto di Ugo Giovannozzi.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Al centro del parco termale si trovano le </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Terme Tamerici</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> caratterizzate da quattro edifici distinti. La fonte termale venne scoperta nel 1843, mentre gli edifici che la compongono vennero parzialmente demoliti nel 1909 per essere poi ricostruiti nel 1911.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Terme Leopoldine</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, infine, attualmente chiuse, furono così chiamate in onore del granduca Leopoldo II d&#8217;Asburgo-Lorena. Vennero iniziate nel 1775, ma il complesso odierno risale al restauro effettuato tra il 1919 e il 1926. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Montecatini è un’oasi perfetta in cui cercare armonia e benessere. Le sue acque purissime e ricche di minerali consentono un gran numero di trattamenti, a base di acqua e fango termale, e immersioni nella piscina termale alimentata da sorgente d’acqua alla temperatura di 33 gradi. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le fonti sono alimentate da quattro sorgenti che nascono da una falda a 60-80 metri di profondità e, durante il loro viaggio verso la superficie, si arricchiscono gradualmente dei sali minerali che conferiscono loro il caratteristico sapore salino. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Sono costituite prevalentemente da solfati e cloruri di magnesio e sodio e rientrano nel gruppo delle acque salso-solfate-alcaline, di facile assorbimento da parte dell&#8217;organismo. Le sorgenti, inoltre, danno il nome ad altrettante differenti acque suddivise in acque forti, medie e deboli.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Tra queste </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>l’Acqua Leopoldina</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, (acqua forte) viene usata per la Cura idropinica, terapia storica delle Terme di Montecatini, basata sull&#8217;assunzione in dosi prescritte dal medico. </span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Un&#8217;acqua purificante, con azione diretta sulla parete intestinale, e su tutte le patologie legate a un cattivo funzionamento dell&#8217;apparato gastroenterico. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L’</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Acqua Regina</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, (acqua media) agisce prevalentemente sul ripristino del flusso biliare, indicata quindi per le disfunzioni delle vie biliari e l&#8217;insufficienza epatica, mentre </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>l’Acqua Tettuccio</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, (acqua debole) favorisce la depurazione del fegato, utile nei dismetabolismi e nell&#8217;ipercolesterolemia.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L’</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Acqua Rinfresco</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, (acqua debole), favorisce la diuresi, l&#8217;eliminazione delle scorie e il ripristino dei sali minerali, usata anche per la fango-balneoterapia e, infine, nei vari stabilimenti viene praticata anche la riabilitazione motoria in acqua, per la cura delle patologie dell&#8217;apparato locomotore. </span></span></p>
<p align="justify"><strong><em><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Alessandro Campa</span></span></em></strong></p>
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		<title>Patrimoni Unesco: 2021, i Portici di Bologna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jan 2022 07:00:45 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[alessandro campa]]></category>
		<category><![CDATA[bologna]]></category>
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					<description><![CDATA[Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia Bologna la Dotta, per la più antica università del mondo occidentale. Ma anche Bologna la Ghiotta, per le prelibatezze che la tipica cucina emiliana offre in questa splendida città. In qualunque modo la si voglia chiamare, Bologna racchiude un fascino incredibile, capoluogo di una regione ancor più sensazionale [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: left;" align="center"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-133790" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/01/bologna-gce41a9516_1280.jpg" alt="portici di bologna" width="800" height="535" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/01/bologna-gce41a9516_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/01/bologna-gce41a9516_1280-300x201.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/01/bologna-gce41a9516_1280-768x514.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3 style="text-align: left;" align="center">Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia</h3>
<p><span id="more-133789"></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Bologna la Dotta, per la più antica università del mondo occidentale. Ma anche Bologna la Ghiotta, per le prelibatezze che la tipica cucina emiliana offre in questa splendida città. In qualunque modo la si voglia chiamare, Bologna racchiude un fascino incredibile, capoluogo di una regione ancor più sensazionale come l’<a href="https://www.ecoseven.net/viaggiare/itinerari/ricomincio-da-te-italia-itinerari-di-viaggio-tra-le-regioni-della-penisola-l-emilia-romagna/">Emilia Romagna</a>.</span></span> <u></u></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Qui la cultura e la bellezza hanno disegnato i contorni della città, caratterizzata dai suoi splendidi portici, particolarità architettonica unica nel suo genere, che sembra proteggere l’insieme di meraviglie di cui Bologna può essere fiera. </span></span></p>
<h4><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Portici di Bologna</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> sono un bene seriale che comprende dodici parti componenti costituite da insiemi di portici e circostanti aree edificate, costruiti dal XII secolo fino a oggi. </span></span></h4>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Considerati i più rappresentativi tra i portici cittadini, che si estendono per un totale di 62 chilometri, e per via della loro rilevanza artistico-culturale, sono diventati, nel 2021, bene culturale <a href="http://www.unesco.it/it/PatrimonioMondiale/Detail/1187" target="_blank" rel="noopener noreferrer">patrimonio dell&#8217;umanità dell&#8217;UNESCO</a>. </span></span><u></u></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Alcuni dei portici sono realizzati in legno, altri in pietra o mattoni, coprendo strade, piazze, vialetti e camminamenti, su uno o su entrambi i lati di una strada. La proprietà comprende edifici porticati che non formano una strutturale successione continua con altri edifici e, quindi, non fanno parte di un percorso o passaggio coperto completo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I portici di Bologna nacquero in maniera pressoché spontanea, probabilmente nell&#8217;alto medioevo, come una proiezione, all&#8217;inizio abusiva, di edifici privati su suolo pubblico allo scopo di aumentare gli spazi abitativi.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Fin dal 1100, infatti, quando la crescita dell’Università spinse a inventarsi un nuovo spazio urbano, i portici diventarono un luogo di socialità e commercio, salotto all’aperto simbolo stesso dell’ospitalità bolognese.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I portici di Bologna rappresentano un importante patrimonio architettonico e culturale per la città e ne sono simbolo insieme alle numerose torri. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Non esiste al mondo un&#8217;altra città che abbia tanti portici quanto Bologna: i porticati, tutti insieme, misurano in lunghezza più di 38 chilometri solo nel centro storico, raggiungendo i 53 km fuori dalle mura cittadine.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Questo tipo di architettura offriva riparo dalle intemperie e dal sole, permettendo di percorrere le strade con qualsiasi condizione atmosferica. Costituivano, inoltre, anche un mezzo per l&#8217;espansione di attività commerciali e artigiane, e rendevano meglio abitabili i pianterreni, isolandoli dalla sporcizia e dai liquami delle strade.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I portici selezionati, nel loro insieme, riflettono diverse tipologie, funzioni urbane e sociali e fasi cronologiche. Definiti proprietà privata ad uso pubblico, i portici sono diventati espressione ed elemento dell&#8217;identità urbana di Bologna.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">A seguito del minuzioso lavoro svolto dal Comune di Bologna</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> i seguenti portici rientrano a pieno titolo tra i <a href="http://www.comune.bologna.it/portici/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Patrimoni UNESCO</a>, che ne ha riconosciuto 12 tratti per un’estensione di 62 km. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>I Portici residenziali di Santa Caterina </b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">rappresentano una via porticata risalente al XII – XIII secolo con l&#8217;affermarsi dei Comuni e della crescita della città. Una zona residenziale, con spazi domestici popolari e portici lignei architravati.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La prima documentazione sull&#8217;origine del nome risale al 1296, mentre lo storico Giuseppe Guidicini, in Cose notabili della città di Bologna, ricorda che la via era abitata da « prostitute, becchini, bottegai e artigiani» il che testimonia fin dall&#8217;antichità il carattere popolare della strada. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La stessa via, durante il XVIII secolo, fu anche chiamata Borgo degli Sbirri perché vi abitavano coloro che erano i responsabili dell&#8217;ordine pubblico. Ciò che è certo è che la strada fu sempre identificata come Borgo di Santa Caterina, fino alla riforma toponomastica del 1873/78, in cui Borgo fu soppresso e rimase solo Via Santa Caterina.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Altre fonti permettono di verificare il mantenimento dell&#8217;assetto morfologico, ovvero il caratteristico lotto residenziale stretto e lungo per metà occupato dall&#8217;abitazione, spesso dotata di patio per motivi di illuminazione, e per l&#8217;altra metà dal cortile interno. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le case con portico architravato ligneo erano considerate fino ad allora edilizia minore cioè di scarso valore storico urbanistico. Al contrario, queste parti di città sono elevate ad esempio particolarmente significativo di tessuto ultrasecolare che, nel caso di Santa Caterina, si trova solo su di un lato della strada.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b> Piazza porticata di via Santo Stefano </b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">risale al XIII – XIV secolo ed in origine rappresentava lo spazio aperto antistante la basilica, assumendo in seguito funzione residenziale commerciale e di rappresentanza di famiglie nobiliari.</span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel corso dei secoli successivi e fino ai giorni nostri, la piazza ha subito varie trasformazioni, in particolare dovute all&#8217;andamento scosceso del terreno, che converge verso l&#8217;ingresso principale alla Basilica, situato nel punto più basso. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le modifiche delle quote, la creazione di sbalzi o di piani inclinati continui ha influito in modo determinante nel rapporto tra edifici e spazi aperti, e le varie soluzioni che si sono succedute nel tempo hanno anche cambiato il ruolo del portico che di questo rapporto è il fulcro.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;iconografia storica documenta varie soluzioni volte a proteggere l&#8217;ingresso della Basilica, fino all&#8217;intervento realizzato nel 1934, probabilmente conseguente ai restauri dell&#8217;edificio sacro. Fu creato un dislivello tra il piano principale della piazza e il sagrato vero e proprio, raccordati da una scala di sette gradini. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel 1991, invece, fu inaugurato il progetto di Luigi Caccia Dominioni, che realizzò un grande catino continuo, privo di salti di quota, eliminando dunque la scala e la balaustra, ripistinando anche l’originaria pavimentazione in ciottoli.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Portici del Baraccano</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> rappresentano un percorso porticato della fine del XV secolo, esempio di introduzione della prospettiva nella progettazione urbana. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nasce con funzione cerimoniale e devozionale e costituisce un raccordo scenografico tra elementi religiosi all&#8217;interno della città.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Complesso Monumentale del Baraccano</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> è un insieme di edifici storici di natura civile e religiosa che si trova in un&#8217;area vicina ai Giardini Margherita. Fanno parte del complesso il santuario della Madonna del Baraccano e una serie di edifici civili lungo la via Santo Stefano. La chiesa e l&#8217;intero complesso prendono il nome dal barbacane, il torrione di guardia che sorgeva vicino all&#8217;ingresso di porta Santo Stefano. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La Compagnia spirituale del Baraccano gestiva, fin dal 1416, un ricovero per accogliere i pellegrini, i cui compiti principali erano quelli caritativi e assistenziali nei confronti di vecchi, orfani e viandanti. Questa, nei primi anni del XVI secolo, trasformò l&#8217;ospizio in Conservatorio delle Putte, mantenendo la funzione assistenziale, ma cambiando i beneficiari, in quanto accoglieva, educava e metteva a frutto le capacità domestiche e artigianali di ragazze povere e orfane per assicurare loro una dote e un futuro inserimento sociale.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel 1779 su progetto di Giuseppe Jarmorini la parte verso via Santo Stefano del grande arco fu restaurato in stile barocco e vi fu aggiunta la scultura di una Madonna con il Bambino. La strada verso la Chiesa di San Giuliano fu provvista di portico continuo solo nel 1726, mentre il porticato di quella più settentrionale era già completato. </span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;assetto odierno della facciata è stato raggiunto grazie al progetto dell&#8217;architetto Angelo Venturoli risalente ai primi del 1800, di cui ci sono giunti diversi disegni. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;architetto lavorò a Bologna a cavallo tra i due secoli, principalmente adattando edifici preesistenti allo stile neoclassico, tra i quali appunto quello del Baraccano. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il Conservatorio del Baraccano continuò la propria attività fino alla metà del XX secolo, quando scomparvero le istituzioni ecclesiastiche di assistenza e beneficenza, e i loro compiti vennero assunti dallo Stato.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il complesso fu così acquistato dal Comune di Bologna e dopo un periodo di ristrutturazione l&#8217;edificio venne adibito a sede del Quartiere. Il legame del complesso del Baraccano con la città è sempre stato molto forte, non tanto per l&#8217;indubbia qualità architettonica, quanto per il ruolo che questo svolgeva nella vita e nell&#8217;immaginario dei suoi abitanti.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b> Strada porticata di via Galliera e via Manzoni </b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">del XV – XVI secolo, era un percorso di collegamento con la cattedrale su cui si attestano importanti palazzi nobiliari. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;area è stata interessata da una densa stratificazione di antichi manufatti. In corrispondenza dell&#8217;attuale via Manzoni, la presenza della prima cerchia urbana in pietra selenite e delle fortificazioni ad essa attestate ha definito in modo stabile la configurazione dei luoghi.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il dislivello planimetrico, che si accentua nella parte terminale fino all&#8217;incrocio tra le vie Manzoni e Galliera e diventa una vera e propria salita in corrispondenza di via Porta di Castello, segnala l&#8217;assetto delle costruzioni dopo la distruzione del Castello, avvenuta nel 1115.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Un&#8217;importante opera edilizia è stata intrapresa tra il XV e il XVI secolo dalle più ricche famiglie bolognesi, le quali crearono spazi che manifestassero il loro status nella società. Il mezzo per raggiungere l&#8217;obiettivo fu quello di ingaggiare i più famosi architetti del tempo, affinché questi ne curassero le forme e gli assetti.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il portico, in linea con i regolamenti urbanistici, fu elemento sempre presente nella struttura architettonica, eccezion fatta per il Palazzo Aldrovandi Montanari, situato al civico n. 8. Il suo è un esempio di edificio che si allontana dai circostanti.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Fino all&#8217;Ottocento via Galliera è stata la strada più nobile di Bologna poiché percorso obbligato per tutti quei visitatori in ingresso da nord. Successivamente con la riforma toponomastica del 1873-78 e la creazione di via dell&#8217;Indipendenza, via Galliera venne ristretta alla estensione attuale e suddivisa in due tratti generando l&#8217;attuale via Manzoni.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Un collegamento tra due delle piazze principali della città, con una storica vocazione agli scambi commerciali e culturali è rappresentato dai</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b> Portici del Pavaglione e di Piazza Maggiore </b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">risalenti alla metà del XVI secolo. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">A partire dall&#8217;inizio del 1400, tutti gli interventi insistenti sugli isolati che costituiscono il fronte est di piazza Maggiore, da via degli Orefici a via dei Musei, si ponevano come obiettivo principale sia il completamento della piazza sia, soprattutto, la valorizzazione finanziaria degli immobili presenti.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Gli edifici già esistenti su questo prospetto appartenevano alla tipologia edilizia medioevale, in buona parte in legno, con portici retti da pilastri di tronchi squadrati. Acquisiti dai Banchieri, vennero abbattuti e sostituiti con nuovi edifici in muratura, in stile gotico.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Sotto il portico, i Banchieri aprirono i loro uffici e proprio da questi &#8220;banchi&#8221; il portico prende il nome. La costruzione del portico dei Banchi riveste un particolare interesse urbanistico perché completa il volto della piazza Maggiore senza operare sventramenti e limitandosi a rivestire le preesistenze architettoniche.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La ristrutturazione della facciata dei Banchi non fu mossa solo da ragioni estetiche, ma si pose come un&#8217;iniziativa urbanistica finalizzata a creare un&#8217;asse a prevalente destinazione mercantile e finanziaria, proprio in un&#8217;area dove da tempo si stavano insediando le funzioni economiche e culturali più prestigiose della città.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il portico, che si estende da via dei Musei a via Farini, in continuazione con il portico di Palazzo dei Banchi, era costituito da due proprietà: il primo tratto, compreso tra le vie de&#8217; Musei e de&#8217; Foscherari, apparteneva all’Ospedale della Morte, da cui il tratto porticato prende il nome, mentre il secondo, da via de&#8217; Foscherari a via Farini, al Palazzo dell&#8217;Archiginnasio, dove il portico è detto </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>del Pavaglione</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">. </span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il nome Pavaglione deriva probabilmente dal nome del tendone che riparava i banchi della fiera dei folicelli (bachi) da seta, in quanto Bologna fu la maggiore produttrice di seta in Europa per oltre 4 secoli fino alla metà del 1700. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I grandi interventi voluti da Pio IV, dal legato Carlo Borromeo e dal vice legato Pier Donato Cesi, per trasformare Bologna in senso classico e “romano”, avevano avuto inizio con la costruzione della nuova sede dello Studio, poi nominata </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>l&#8217;Archiginnasio.</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> L’istituzione delle Scuole di San Petronio, maturata nel clima politico del Concilio di Trento, aveva come obiettivo di unificare le sedi dello studio che erano sparse in varie parti della città. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Per la realizzazione delle scuole dei legisti e degli artisti si individuò un’area già occupata da case in cui si tenevano lezioni da ormai oltre un secolo e mezzo, pur essendo la stessa area destinata all&#8217;ampliamento della Chiesa di San Petronio, che con la costruzione del nuovo edificio fu reso definitivamente impossibile.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel 1803, su ordine di Napoleone, la sede dell&#8217;Università fu trasferita in Palazzo Poggi, sede dell&#8217;Istituto delle arti e delle scienze, in via Zamboni. Nel 1808 il Governo cedette l&#8217;edificio dell&#8217;Archiginnasio al Comune, affinché vi collocasse le Scuole Pie, ma quando il Municipio pensò di fabbricare locali appositi per queste scuole, nell&#8217;Archiginnasio fu invece collocata la Biblioteca Comunale, che ancora oggi occupa quasi tutto il Palazzo. </span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Portici accademici di via Zamboni </b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">sono una strada porticata del XVIII secolo, nel cuore della città universitaria, edificata sui modelli antichi ripresi nella realizzazione dei nuovi edifici settecenteschi. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il suo perimetro include tratti porticati eterogenei per quanto riguarda il periodo di realizzazione (dal XVI al XX secolo), ma che trovano continuità in un disegno urbanistico del XVIII secolo. Per questo motivo, pur nella loro diversità, risultano essere i più rappresentativi tra i portici Settecenteschi della città.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;antico nome di questa via era </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Strada San Donato</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">. L’appellativo della via rimase il medesimo fino al 1867, quando una delibera consiliare del 12 giugno di quell&#8217;anno, ne mutò il nome in via Zamboni. Un atto che volle ricordare lo sfortunato rivoluzionario bolognese Luigi Zamboni che nel 1794, assieme a Giovanni Battista de Rolandis, tentò l’insurrezione contro il governo pontificio, mentre il San Donato, che diede l’antico nome alla strada, è quello a cui è dedicata la chiesa che si trova al numero 10.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nei primi secoli del millennio questa area, essendo fuori dalla seconda cerchia di mura, era a tutti gli effetti campagna, fino a quando l’antica famiglia gentilizia dei Bentivoglio decise di stabilire qui il proprio centro di potere, costruendo un grandioso palazzo e molte fabbriche a servizio. Il Palazzo venne raso al suolo nel 1507, da una rivolta popolare fomentata dalle famiglie rivali dei Bentivoglio, in particolare dai Marescotti, e con l’approvazione di Papa Giulio II. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Pochi anni più tardi, la famiglia Poggi, il cui prestigio si stava fortemente affermando in città, ricevette l’autorizzazione dal senato bolognese per ampliare la sua residenza su strada San Donato. Giovanni Poggi aveva ottenuto la carica di cardinale e disponeva delle ricchezze necessarie per pianificare un intervento su larga scala.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel 1755, a seguito di una serie di eventi che avevano portato alla chiusura di alcuni teatri in edifici pubblici e privati, il Comune decideva di procedere alla costruzione di un teatro in pietra, proprio nel luogo in cui, più di due secoli prima, venne distrutto Palazzo Bentivoglio. </span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Ma il disegno del teatro in stile barocco si rivelò troppo ambizioso nelle sue dodici arcate, nel doppio ordine architettonico, nel rivestimento di facciata, tanto da rimanere sulla carta per quasi due secoli. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Intanto, nel 1756, venne completatala Biblioteca del vicino Palazzo Poggi, mentre nel 1805, quando Napoleone diede l’ordine di trasferire lo studio, che aveva sede nel Palazzo dell’Archiginnasio, sopra al portico del Pavaglione, la scelta di Palazzo Poggi fu del tutto conseguente e naturale al fatto che lo stesso fosse da tempo luogo vocato alle scienze e alle arti. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel corso del XIX si procedette al collegamento con palazzo Malvezzi e, soprattutto, al completamento della facciata su via Zamboni, terminato nel 1931. A causa della saturazione del lotto chiamato ad ospitare la totalità degli edifici universitari, si rese poi necessario innestare due ali che si affiancarono al nucleo originario di palazzo Poggi e della Biblioteca. </span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Portici trionfali di Strada Maggiore</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> rappresentano tutte le fasi di trasformazione urbana e risultano essere un palinsesto davvero singolare dell’opera sempre aggiornata del linguaggio architettonico di ogni epoca.</span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La Strada Maggiore, infatti fu sempre, per monumentalità e vicende, un’arteria emergente nel tessuto urbano del centro storico bolognese. In ogni tempo fu una via molto percorsa, essendo l’unica strada per la quale ci si incamminava direttamente per recarsi a Roma senza uscire dallo Stato della Chiesa: </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Pertanto dalla Porta Maggiore, che era la più bella e la più ampia di tutte le porte cittadine del XIII secolo, transitarono papi, imperatori e re, e lungo il percorso della via si incamminarono le carovane dei mercanti e dei pellegrini avviati verso la Città Eterna o verso i centri della Romagna e delle Marche.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Non a caso sorsero sulla Strada Maggiore alcuni degli edifici civili e religiosi che sono fra i più interessanti e belli di Bologna. L’itinerario stesso segnato da questa via ha una sua suggestione ambientale, cui concorrono le ampie arcate degli antichi portici, nonché la varietà dei colonnati e delle scenografie architettoniche da essi inquadrate in un ritmico gioco di luci e ombre.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Sotto questi portici si susseguirono vivaci scambi sociali e commerciali. La storia della strada e dei suoi portici si spiega attraverso la storia di alcuni monumenti sacri e profani che fittamente si affacciano sui due lati della strada</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Ma oltre ai più importanti portici di proprietà religiosa, vi erano molte case nobiliari come ad esempio i portici delle case Sampieri, Poggi, Socini, Garagnani, fino alla casa fatta costruire nel 1824-1827 dal compositore Rossini.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Portici di Piazza Cavour e via Farini</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> si inseriscono in una grande piazza cittadina a funzione pubblica istituzionale, con forte accentuazione degli elementi decorativi e del verde urbano, realizzata nell’ambito delle grandi trasformazioni urbane di fine Ottocento.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L’epoca post unitaria, fino all’inizio del 1900, fu particolarmente vivace per Bologna. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Qui, come in molte altre città italiane, sull’onda della riorganizzazione delle grandi capitali europee, ebbe luogo una fondamentale ristrutturazione urbanistica, sostenuta sia da una nuova emergente spinta speculativa, sia da impeti rinnovativi dettati da un positivismo igienista. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Piazza Cavour fu pensata per dare un giusto respiro e dignità agli edifici sedi delle nuove istituzioni nazionali e locali, in particolare le banche. L’area della piazza in origine era occupata dal Palazzo Labella e da Casa Benati, prosecuzione dell’attuale via de’ Poeti</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel gennaio 1860, pochi mesi prima dell’effettiva annessione di Bologna al Regno di Sardegna, il commissario Luigi Carlo Farini incaricò del progetto della piazza l’ingegnere capo del municipio Coriolano Monti, il quale stabilì la forma regolare della piazza e la presenza obbligatoria dei portici. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L’impianto del giardino, invece, venne affidato nel 1870 al torinese Pietro Ceri, che realizzò secondo i canoni dell’epoca una piazza giardino di forma regolare, con aiuole e vialetti cinti da una cancellata. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La costruzione di via Farini risale al 1860, subito dopo l’abbandono della città da parte delle truppe austriache. Il tracciato ha origine da un’accurata operazione urbanistica che unificò quattro tronchi stradali consecutivi che corrispondevano al tratto che va da Piazza Galvani a Piazza de’ Calderini.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Un luogo importante per la città di Bologna è il </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Portico devozionale di San Luca, </b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">che rappresenta un percorso religioso coperto del XVII – XVIII secolo. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La storia del portico di San Luca è strettamente legata alla devozione dei bolognesi per la sacra immagina della Beata Vergine, custodita all’interno del Santuario posto in cima al Monte della Guardia. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Per comprendere la nascita e lo sviluppo di questa grandiosa opera è indispensabile inquadrarla dal punto di vista storico e devozionale. Il </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Monte della Guardia</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, già dall’anno Mille, è sede di una fondazione eremitica creata da Angelica Bonfantini e custode di un’immagine della Vergine che la tradizione affida all’evangelista Luca.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il culto cittadino della Madonna si delineò gradualmente fino al 1433 quando, per iniziativa di Graziolo Accarisi, membro del Consiglio cittadino degli Anziani, iniziarono i trasporti celebrativi in città dell’antica immagine. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Con l&#8217;intensificarsi del culto, le processioni diventarono un appuntamento annuale. </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Fino al XVII secolo, il percorso aveva inizio al Santuario sul Monte della Guardia, dove un gruppo di membri della Confraternita di Santa Maria della Morte si recava a prelevare l&#8217;immagine, scendendo quindi in città lungo la via di Casaglia, raggiungendo lo sbocco della valle del rio Meloncello e proseguendo per via Saragozza.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il fulcro di devozione si spostò dal centro della città alle colline circostanti, in zone isolate dove sono collocati antichi eremi abbaziali. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Luoghi lontani che diventano a poco a poco raggiungibili grazie alla costruzione di strade adatte ad accogliere processioni e pratiche devozionali. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">In questo contesto di valori ed esigenze, oltre che di esperienze di fede, prese corpo, a partire dal Seicento, la necessità di fare la processione anche in diversi periodi dell’anno. </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Vennero così eseguite importanti realizzazioni monumentali, quali appunto il portico che lega la città al santuario e la ricostruzione imponente del santuario stesso ad opera dell’architetto pubblico Carlo Francesco Dotti.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Tra XVII e XVIII secolo venne realizzato il portico di San Luca, un percorso cerimoniale coperto lungo circa quattro km, che dalle mura della città permetteva di raggiungere il Santuario collinare. Nel 1675 furono costruiti i primi otto archi dalla cima del colle verso valle, che fu poi completato solo ai primi del Settecento sotto la direzione di Giovanni Antonio Conti. </span></span></p>
<p align="justify"><em><strong>Alessandro Campa </strong></em></p>
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		<title>Patrimoni Unesco: 2013, Ville e giardini medicei in Toscana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jan 2022 07:00:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Siti Unesco]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro campa]]></category>
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					<description><![CDATA[Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia I Medici, un&#8217;antica famiglia italiana di origine toscana che, a partire dal XV secolo e fino al XVIII secolo, fu protagonista centrale nella storia d&#8217;Italia e d&#8217;Europa. Una supremazia politica che si consolidò dopo il 1434, rendendo questa dinastia una delle più famose e rilevanti in tutta la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: left;" align="center"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-132967" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/01/florence-2664605_1280.jpg" alt="ville medicee" width="800" height="535" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/01/florence-2664605_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/01/florence-2664605_1280-300x201.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/01/florence-2664605_1280-768x514.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3 style="text-align: left;" align="center">Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia</h3>
<p><span id="more-132966"></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I <strong>Medici</strong>, un&#8217;antica famiglia italiana di origine toscana che, a partire dal XV secolo e fino al XVIII secolo, fu protagonista centrale nella storia d&#8217;Italia e d&#8217;Europa. Una supremazia politica che si consolidò dopo il 1434, rendendo questa dinastia una</span></span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">delle più famose e rilevanti in tutta la penisola.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le origini della ricchezza dei Medici erano legate alla loro attività di <strong>banchieri</strong> che permisero a questa famiglia di acquisire notevoli proprietà fondiarie, una solida rete di sostenitori dentro e fuori Firenze, e legami su scala internazionale presso le corti francesi, inglesi, imperiali e pontificie.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le fortune finanziarie e politiche dei Medici furono alla base di un vasto mecenatismo che ebbe un effetto decisivo sulla storia culturale e artistica dell&#8217;Europa moderna. Un elemento architettonico ed estetico che ne deriva è sicuramente rappresentato dalle ville medicee, tra le più originali del Rinascimento italiano, che si presentano in profonda armonia con i loro giardini e l&#8217;ambiente rurale. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Ville e i giardini medicei in Toscana</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, <a href="http://whc.unesco.org/en/list/175," target="_blank" rel="noopener noreferrer">divenute Patrimonio UNESCO nel 2013</a>,</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> per il particolare valore rappresentativo e la rilevanza culturale, artistica e paesaggistica, <strong>sono dodici ville e due giardini ornamentali</strong> distribuiti nel paesaggio toscano. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">In un periodo di quasi tre secoli, realizzate tra il XV ed il XVII secolo, rappresentano un originale sistema di costruzioni rurali dedicate al tempo libero, alle arti e alla conoscenza.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le ville medicee costituirono il primo esempio del legame tra architettura, giardini e ambiente e divennero un riferimento indelebile per le residenze principesche in tutta Italia e in Europa.</span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le ville manifestano innovazione nella forma e nella funzione, rappresentano un nuovo tipo di residenza principesca differente sia dalle fattorie di proprietà di ricchi fiorentini del periodo che dai castelli, emblema del potere feudale.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La villa con giardino è un risultato esemplare del programma culturale dell’Umanesimo e del Rinascimento fiorentino, dove il rapporto tra sede politico-amministrativa e possedimenti fondiari circostanti è armonico rispetto al paesaggio, votato ai canoni estetici dell’epoca e pensato per svolgersi in condizioni di pace. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le Ville e i giardini medicei si trovano principalmente tra il territorio di Firenze, ma sono racchiuse anche in altre province toscane. </span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Una delle più antiche è </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Villa di Careggi</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, a Firenze.</span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Posizionata sulla collina omonima, la dimora ha il carattere prevalentemente agreste di villa-fattoria, la cui estrema vicinanza alla città poteva consentire la cura degli affari pubblici e privati dei Medici. Il cortile ha una forma trapezoidale che segue il profilo del palazzo, il quale a sua volta era stato edificato seguendo il percorso della via principale che lo costeggiava. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Dal cortile si accede al salone del piano terreno, un ambiente che risale ai primi del Seicento, interamente decorato ed affrescato, con, in particolare, 16 lunette che presentano vedute immaginarie, paesaggi, giardini, fontane.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Una scala porta al piano interrato, dove si trova un ninfeo, fatto realizzare dal cardinale Carlo de’ Medici nel Seicento, utilizzando una parte delle cantine della villa. Al primo piano a sinistra della scalinata principale si apre il salone del Camino, dominato dal caminetto, ornato da bassorilievi e datato 1465. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Poco oltre si apre lo studiolo di Lorenzo il Magnifico, situato nell’angolo sud-est della villa, un piccolo ambiente con volta a botte, decorato sulle pareti e sul soffitto con affreschi a grottesche.</span></span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Lorenzo il Magnifico elesse Careggi a sua residenza preferita e vi riunì l’Accademia Neoplatonica come centro culturale e artistico di eccellenza del primo Rinascimento.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Sempre a Firenze </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Villa della Petraia</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> si erge con la sua inconfondibile torre in posizione dominante sulle pendici di Monte Morello degradanti verso la pianura, offrendo una splendida vista su Firenze. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il lato sud si affaccia sul giardino formale che si sviluppa su tre piani a terrazza sfruttando il pendio del sito: piano dei Parterres, piano del Vivaio e piano della Figurina.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nonostante le modifiche apportate soprattutto nel XVIII e XIX secolo, il giardino mantiene ancora intatte le geometrie dell’originario impianto cinquecentesco, che si deve a Ferdinando I dei Medici, che si occupò della piena ristrutturazione, trasformando il preesistente edificio medievale medievale in quella che divenne il modello della villa di campagna toscana. Al piano terra fu realizzato il cortile, da sempre fulcro dell’edificio, con le soprastanti logge affrescato con due splendidi cicli pittorici</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Molto vicina a questa si trova </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Villa di Castello</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, situata lungo la direttrice di un antico acquedotto romano che riforniva la città di Firenze dell’acqua della Val di Marina. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel XIV secolo la Villa era detta “Il Vivaio” per le grandi vasche collocate nella zona dell’attuale piazzale d’ingresso.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il progetto generale venne affidato a Niccolò Pericoli detto il Tribolo, responsabile anche della realizzazione dell’imponente impianto idraulico che, conducendo l’acqua dalla sovrastante sorgente della Castellina, avrebbe alimentato le numerose fontane.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Punti salienti del ricco e articolato progetto decorativo elaborato dal Tribolo sono la fontana di Ercole e Anteo e la straordinaria Grotta degli Animali o del Diluvio. Fra le più celebri in Europa, la grotta, era animata in origine da spettacolari giochi d’acqua, nella perfetta simulazione di una grotta naturale in cui sono assemblati gruppi scultorei di animali in marmi policromi.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il <strong>Giardino della Villa di Castello</strong> si può definire a pieno titolo un primo modello del giardino all’italiana cinquecentesco, realizzato come parte significativa di un complessivo programma di rinnovamento e abbellimento della Villa di Castello.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Oggi la villa è sede dell’Accademia della Crusca e dell’Opera del Vocabolario Italiano. I suoi ambienti interni sono per questo visitabili solo su prenotazione in occasioni speciali, mentre il giardino è visitabile liberamente.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Uno splendido simbolo della città di Firenze è il </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Giardino di Boboli.</b></span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Luogo di rappresentanza del potere e del fasto della famiglia medicea, teatro della vita di corte per sontuosi allestimenti scenici e per battute di caccia tra le più famose in Europa. I giardini furono costruiti tra il XVI e il XIX secolo e furono ampliati dalle successive dinastie regnanti, occupando un’area di oltre 30 ettari, solo in parte pianeggiante. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Raro esempio di stile rococò in Toscana è l’edificio della <strong>Kaffeehaus</strong>, da cui si gode una stupefacente vista su Firenze e la valle dell’Arno. Grande importanza ricopre all’interno del giardino la statuaria, che mescola reperti archeologici di grande qualità ad opere plastiche contemporanee alle dinastie regnanti, sempre integrate in maniera puntuale al disegno dello spazio verde. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Tra i diversi architetti che contribuirono a incidere sull’immagine del giardino, come del Palazzo, si distingue la figura del geniale <strong>Bernardo Buontalenti</strong>, a cui si deve la realizzazione della Grotta Grande, uno dei capolavori del manierismo europeo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Questa splendida area rappresenta uno fra i più importanti e antichi esempi di giardino formale all’italiana nel mondo, incentrato sulle geometrie arboree e sul sapiente inserimento di statue, grotte e vasche monumentali scenografiche. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Un vero museo all’aperto, sia per l’impostazione architettonico-paesaggistica che per la collezione di sculture come per l’antica collezione botanica, che vanta specie e varietà altrimenti disperse.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Poco distante dal capoluogo fiorentino si trova</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b> Villa Medici di Fiesole</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Un esempio in cui l’idea di residenza di campagna si scioglie dal tradizionale concetto di fortezza e castello evolvendo in una forma indipendente. Il suo rapporto privilegiato con il paesaggio attraverso il nuovo utilizzo di logge e terrazzamenti apre le porte alle future ville Rinascimentali.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La dimora introduce una semplicità della struttura che accorda economia, necessità e bellezza basata sull’armonia delle geometrie. Villa Medici è stata costruita fra il 1451 e il 1457 per Giovanni, figlio di Cosimo Il Vecchio e precursore del nipote Lorenzo il Magnifico.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Lo stesso Lorenzo ereditò la villa nel 1469 usandola come dimora estiva. Qui riunì umanisti come Pico della Mirandola, Marsilio Ficino e Poliziano, i quali spesso cantarono le lodi del posto. La Villa, proprio durante uno dei ritrovi dell’Accademia Platonica, fu teatro della famosa Congiura De’ Pazzi, complotto contro Lorenzo il Magnifico che non andò a buon fine.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">A Barberino del Mugello, nella provincia fiorentina si trova </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Villa Cafaggiolo</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, una delle più antiche proprietà medicee. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L’edificio originario, tra il 1443 e il 1451, venne trasformato per volontà di Cosimo il Vecchio e ad opera dall’architetto Michelozzo di Bartolomeo, in un imponente palazzo fortificato, dai volumi strategicamente articolati, munito di torri, mura con aperture per gli archibugi e le balestre, ponte levatoio e fossati, approntati per la difesa e il controllo militare del territorio.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il complesso architettonico e paesaggistico di Cafaggiolo racconta ancora oggi la sua storia e la sua evoluzione nel tempo, da presidio difensivo per la famiglia Medici a residenza signorile di campagna finalizzata alla villeggiatura, al riposo, alla cura delle attività agresti.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il Parco della Villa di Cafaggiolo, dopo l’abbattimento della torre di guardia e della doppia cinta fortificata avvenuto a metà Settecento, si fonde oggi con mirabile equilibrio con la grande tenuta circostante ancora punteggiata da edifici agricoli.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Castello del Trebbio</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, invece, ha sede a San Piero a Sieve, sempre in provincia di Firenze.</span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Conserva intatta l’impronta geniale dell’architetto fiorentino Michelozzo che, su commissione di Cosimo il Vecchio che ne entrò in possesso nel 1428, intervenne sul Castello.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I suoi lavori resero omogenee le strutture preesistenti con altri locali di nuova edificazione e realizzando una comoda residenza di campagna già orientata alla nuova concezione della villa signorile che ancora oggi si può ammirare corredata dalla loggia e dal bel giardino pergolato</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La provincia di Firenze ospita anche </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Villa di Poggio Imperiale</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, di cui si hanno prime notizie già nel 1427 quando allora si chiamava Palazzo Baroncelli, dal nome della famiglia dei proprietari precedenti. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Durante il Cinquecento l’impianto architettonico dell’originario nucleo Baroncelli venne modificato, trasformando il suo aspetto fortilizio in un palazzo dalla distribuzione più misurata e compatta verso Firenze e aperta verso la campagna con due cortili e un giardino murato. Fino al 1576, fu la Villa prediletta da Isabella de’ Medici, la raffinata figlia di Cosimo I, che la scelse per svolgervi attività culturali e la arredò con numerose opere d’arte. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel Seicento l’antico Palazzo Baroncelli assunse la connotazione di reggia principalmente con Maria Maddalena d’Austria, che la fece ampliare significativamente e le cambiò anche il nome in Villa del Poggio Imperiale dedicandola alle future granduchesse di Toscana. La Villa del Poggio Imperiale diventava così proiezione ideale e spaziale della politica d’immagine della Corte, fuori dalle mura urbane, tra città e campagna.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La poderosa </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Villa di Cerreto Guidi</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> sorge in posizione dominante su un poggio e fu edificata su disposizione del duca Cosimo I de’ Medici quale residenza di caccia e punto di controllo strategico sul territorio circostante.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L’arredo della villa è stato ricostituito con l’intenzione di riproporre il gusto sofisticato e multiforme delle raccolte medicee. Accanto a un cospicuo e significativo nucleo di ritratti medicei, provenienti dalle Gallerie Fiorentine, si segnala quello a figura intera di Cosimo nell’abito dell’incoronazione quale Granduca (1570) e il ritratto di Isabella de’ Medici.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Dal 2002 la villa accoglie, inoltre, il Museo storico della caccia e del territorio, comprendente curiose testimonianze iconografiche e una raccolta di armi, principalmente da caccia e da tiro. Nei suggestivi ambienti sottostanti i ponti medicei sono esposti marmi d’epoca romana e medievale.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">A Francesco I de’ Medici si deve la costruzione della villa e del </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Giardino di Pratolino</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> a Vaglia, in provincia di Firenze. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel primo assetto del parco, esteso per 20 ettari, vennero delineati un asse longitudinale e un asse trasversale con la villa nel punto di intersezione.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Pratolino divenne celebre per le meraviglie che i visitatori provavano nell’ammirare organi idraulici, macchine simulanti il canto degli uccelli, giochi d’acqua, e tanti teatrini di automi mossi dall’energia idrica che vi formavano un complesso fantastico. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le sue grotte furono descritte infinite volte da illustri viaggiatori, disegnate e incise da celebri artisti e rilevate da tecnici idraulici desiderosi di imitarle. In più la diffusione delle incisioni di Stefano della Bella con gli scorci più suggestivi del parco, diede un grande contributo per la consacrazione del Pratolino come modello europeo dell’arte dei giardini.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nella provincia di Lucca, invece, ecco </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Palazzo di Seravezza.</b></span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La sua costruzione rientrava nel progetto di consolidamento dei confini dello Stato voluti da Cosimo I, e trovava una motivazione specifica nella presenza in Versilia di importanti giacimenti marmiferi e di miniere di ferro e di argento. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nei decenni a cavallo tra il XVI e il XVII secolo l’edificio ospitò spesso rappresentanti della corte medicea che erano soliti ritirarsi a Seravezza durante l’estate.</span></span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> Nel palazzo trovano oggi sede fissa la “Biblioteca Sirio Giannini”, l’“Archivio Storico Comunale” e il “Museo del Lavoro e delle Tradizioni Popolari della Versilia Storica“. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il piano nobile è riservato a importanti mostre di fotografia e arte moderna e contemporanea, mentre le “Scuderie”, restaurate all’inizio di questo secolo, ospitano il teatro ed il cinema comunale.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nella zona di Pistoia, a Quarrata, si trova </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Villa La Magia. </b></span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Fu acquistata da Francesco I dei Medici che proprio in quegli anni stava proseguendo il piano paterno di espansione territoriale delle proprietà private. Villa La Magia rappresentava un presidio sulle pendici del Montalbano che rafforzava il potere della casa fiorentina. La Magia diventerà parte della costellazione di ville che comprende la villa di Poggio a Caiano e quella di Artimino</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il periodo di massimo splendore della villa risale alla fine del 1500, quando il Buontalenti elaborò il progetto di ristrutturazione della villa e la realizzazione di uno spettacolare lago, mentre nel Settecento iniziò la costruzione delle limonaie di ponente e di levante.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il territorio di Prato ospita </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Villa di Poggio a Caiano.</b></span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Progettata da Giuliano da Sangallo per Lorenzo il Magnifico, come esempio di architettura rinascimentale che fondesse la lezione dei classici con elementi caratteristici dell’architettura rurale toscana.</span></span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La costruzione iniziò alla metà del nono decennio del XV secolo e proseguì senza sosta fino alla morte del Magnifico nel 1492. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Posta sulla cima del poggio e rialzata dalla piattaforma del portico che ne accentua l’emergenza, la villa protesa verso il paesaggio si presenta come simbolo dell’opera ordinatrice dell’uomo sulla natura. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Al piano nobile è molto sorprendente la maestosa Sala di Leone X, nella quale si preserva quasi integro uno dei più rilevanti cicli di affreschi toscani del Cinquecento, realizzato da Pontormo, Andrea del Sarto, Franciabigio e Alessandro Allori. Al secondo piano, nel Museo della Natura Morta, sono esposti circa 200 dipinti per la maggior parte appartenenti alle collezioni medicee, mentre all’esterno della villa si estendono il giardino e il parco.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Villa di Artimino</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, chiamata anche La Fernanda, fu costruita nel 1596 per volere del Granduca Ferdinando I de’ Medici, su disegno di Bernardo Buontalenti. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La villa, nata come residenza di caccia, venne ultimata in soli quattro anni e rappresentava una sorta di anello di congiunzione fra le diverse proprietà fondiarie della famiglia, un luogo dedicato alle arti e alla poesia.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L’aspetto architettonico dell’edificio è singolare e presenta una componente militare che dona maestosità e austerità, alleggerita da elementi più eleganti come la sinuosa scalinata d’ingresso in pietra serena. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nei secoli, fra le mura de La Ferdinanda, sono passati nomi illustri, tra cui Galileo Galilei che venne qui invitato da Ferdinando I per istruire il figlio Cosimo, mentre nelle sale della villa, nella loggia e nella deliziosa cappella sono ben conservati gli affreschi contemporanei alla struttura, realizzati da Domenico Cresti detto il Passignano.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.patrimoniomondiale.it/?p=845" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Le ville ed i giardini medicei in Toscana</a> sono testimonianza di una sintesi dell&#8217;aristocratica residenza rurale, alla fine del Medioevo, che rese materiale una serie di nuove ambizioni politiche ed economiche. Le ville e i giardini medicei, insieme ai paesaggi toscani di cui fanno parte, hanno dato un primo e decisivo contributo alla nascita di una nuova estetica e stile di vita.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La proprietà, infatti, costituisce <strong>un sito che testimonia l’influenza esercitata dalla famiglia Medici sulla cultura europea moderna</strong> attraverso il mecenatismo delle arti. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel complesso è un modello dell&#8217;organizzazione tecnica ed estetica dei giardini in associazione con il loro ambiente rurale, dando origine a un gusto paesaggistico specifico dell&#8217;Umanesimo e del Rinascimento.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le nobili residenze medicee costituiscono esempi eminenti della villa aristocratica di campagna dedicata al tempo libero, alle arti e alla conoscenza. Nonostante alcune riserve dovute alle modifiche apportate ad alcuni siti e al loro ambiente, la proprietà seriale costituisce un insieme con sufficiente integrità che testimonia in modo credibile e soddisfacente il suo eccezionale valore universale.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le componenti dei siti difatti testimoniano la conservazione dell&#8217;autenticità delle forme architettoniche, degli stili, dei materiali decorativi e dell’uso rispettoso dei luoghi basati sulle conquiste e sugli ideali dei Medici. </span></span></p>
<p><em><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Alessandro Campa</span></span></strong></em></p>
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		<title>Patrimoni Unesco: 2013, Monte Etna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jan 2022 07:00:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia Il Monte Etna, chiamato anche Mongibello, è un sito iconico che comprende 19.237 ettari disabitati sulla costa orientale della Sicilia. L’altezza massima del cono vulcanico oggi supera i 3300 metri su 40 km di diametro di base, con un serbatoio magmatico che si trova a 20 km di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: left;" align="center"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-132272" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/01/etna-g9337b2c3e_1280.jpg" alt="monte etna" width="800" height="450" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/01/etna-g9337b2c3e_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/01/etna-g9337b2c3e_1280-300x169.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2022/01/etna-g9337b2c3e_1280-768x432.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3 style="text-align: left;" align="center"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia</span></span></h3>
<p><span id="more-132271"></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il <strong>Monte Etna</strong>, chiamato anche <strong>Mongibello</strong>,</span></span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">è un sito iconico che comprende 19.237 ettari disabitati sulla costa orientale della Sicilia. L’altezza massima del cono vulcanico oggi supera i 3300 metri</span></span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">su 40 km di diametro di base, con un serbatoio magmatico che si trova a 20 km di profondità sotto la superficie terrestre. </span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Tali dimensioni lo rendono il vulcano terrestre più imponente d’Europa e dell’intera area mediterranea. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Negli ultimi tre millenni, l’attività vulcanica si è manifestata con colate laviche fluide e lente e piccole esplosioni che interessano solo la bocca eruttiva. Una testimonianza straordinaria dei principali periodi dell’evoluzione della terra e di processi geologici in atto, nei quali si sviluppano significative caratteristiche della superficie terrestre.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Secondo il mito, l’attività di ceneri ed eruzioni laviche del vulcano sarebbero il ‘respiro’ infuocato del gigante Encelado, sconfitto da Atena e intrappolato per l’eternità in una prigione sotterranea sotto il Monte Etna, e i terremoti sarebbero causati dal suo rigirarsi tra le catene.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;</span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Etna</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, la montagna più alta dell&#8217;isola del Mediterraneo e lo stratovulcano più attivo del mondo, per il suo eccezionale valore naturalistico, geologico, biologico ed ecologico è diventato<a href="http://whc.unesco.org/en/list/1427" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> Patrimonio UNESCO nel 2013. </a></span></span><u></u></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La storia eruttiva del vulcano può essere fatta risalire a 500.000 anni fa e almeno 2.700 anni di questa sono stati documentati.</span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L’Etna è anche uno dei vulcani più studiati e monitorati al mondo e riveste un’importanza scientifica e culturale globale, per la vulcanologia, la geofisica e altre discipline di scienze della terra.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il vulcano sostiene anche importanti ecosistemi terrestri tra cui flora e fauna endemiche e la sua attività lo rende un laboratorio naturale per lo studio dei processi ecologici e biologici. Il variegato e accessibile insieme di elementi vulcanici come crateri sommitali, coni di scorie, colate e grotte laviche, assieme alla depressione della Valle de Bove hanno reso l&#8217;Etna una destinazione privilegiata per la ricerca e l&#8217;istruzione.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.patrimoniomondiale.it/?p=849" target="_blank" rel="noopener noreferrer">L’Etna è uno dei vulcani più attivi del mondo</a> e uno straordinario esempio di processi geologici continui e formazioni vulcaniche. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Lo stratovulcano è caratterizzato dalla quasi continua attività eruttiva dai crateri del suo vertice e abbastanza frequenti eruzioni e colate laviche dai crateri e fessure sui suoi fianchi.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Oggi l&#8217;Etna è uno dei vulcani meglio studiati e monitorati al mondo, mentre i confini della proprietà sono chiaramente definiti e racchiudono le più importanti caratteristiche geologiche dell&#8217;Etna. La proprietà comprende pochissime infrastrutture, tra cui alcuni sentieri di bosco e di montagna, alcuni rifugi alpini di base lungo le principali piste forestali e oltre cinquanta piccole stazioni di monitoraggio sismico e un osservatorio scientifico.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La proprietà non ha popolazione permanente, è priva di strade e il suo uso è limitato alla ricerca.</span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> Non sono consentiti né previsti progetti di costruzione all&#8217;interno della proprietà, ad eccezione dell&#8217;eventuale manutenzione dell&#8217;osservatorio. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L&#8217;accesso del pubblico alla cima dell&#8217;Etna può essere ufficialmente vietato per motivi di sicurezza, nonostante questo regolamento sia stato difficile da applicare e alcune attività da svolgere in questo luogo richiedono un&#8217;autorizzazione preventiva.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I pericoli naturali derivanti dall&#8217;attività vulcanica della proprietà rappresenteranno sempre un rischio per alcune caratteristiche e strutture dell’ambiente circostante. Alcune attività necessitano di un continuo monitoraggio per evitare impatti negativi come l&#8217;erosione e il disturbo della fauna selvatica, a cui si aggiungono limitati interventi selvicolturali per ridurre il rischio di incendi boschivi e mantenere le vie di accesso. </span></span></p>
<p><em><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Alessandro Campa</span></span></strong></em></p>
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		<title>Patrimoni Unesco: 2011, siti palafitticoli preistorici delle Alpi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Dec 2021 07:00:11 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[alessandro campa]]></category>
		<category><![CDATA[Alpi]]></category>
		<category><![CDATA[palafitte]]></category>
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		<category><![CDATA[patrimoni unesco in italia]]></category>
		<category><![CDATA[siti palafitticoli delle alpi]]></category>
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					<description><![CDATA[Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia Un simbolo delle prime comunità agricole europee. Un’immagine che illustra in modo dettagliato e preciso la quotidianità in 4000 anni di storia. Sono i Siti palafitticoli preistorici dell&#8217;arco alpino, una serie di 111 aree archeologiche localizzate sulle Alpi o nelle immediate vicinanze. I siti archeologici palafitticoli si trovano [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: left;" align="center"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-131776" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/12/lake-3582833_1280.jpg" alt="Siti palafitticoli preistorici delle Alpi" width="800" height="528" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/12/lake-3582833_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/12/lake-3582833_1280-300x198.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/12/lake-3582833_1280-768x507.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3 style="text-align: left;" align="center"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia</span></span></h3>
<p><span id="more-131769"></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Un simbolo delle prime comunità agricole europee.</span></span><b> </b><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Un’immagine che illustra in modo dettagliato e preciso la quotidianità in 4000 anni di storia. Sono i <strong>Siti palafitticoli preistorici dell&#8217;arco alpino</strong>, una serie di 111 aree archeologiche localizzate sulle Alpi o nelle immediate vicinanze.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I siti archeologici palafitticoli si trovano in Svizzera, Austria, Francia, Germania, Italia e Slovenia e sono composti da resti di insediamenti preistorici di palafitte intorno alle Alpi e situati sulle rive di laghi e aree umide che, nonostante siano databili dal 5000 al 500 a.C., godono di una eccellente conservazione dei materiali organici.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Queste straordinarie condizioni di conservazione, insieme ad indagini e ricerche archeologiche, hanno consentito un’eccezionale e dettagliata ricostruzione del mondo delle prime società agricole in Europa, fornendo informazioni precise sull’agricoltura, la zootecnia e lo sviluppo della metallurgia per un periodo di oltre quattro millenni.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le <strong>palafitte</strong>, organizzate in gruppi o in villaggi, erano delle capanne sostenute da pali e dotate di una piattaforma di legno orizzontale che si ergevano direttamente su un lago, una palude, un corso d’acqua oppure sulla sponda di uno di essi. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Vivere in villaggi come questi aveva diversi vantaggi: permetteva di adattarsi alle variazioni dei livelli dei corsi d’acqua o dei laghi, consentiva di rimanere vicino alle fonti di acqua e di cibo e garantiva la possibilità difendersi da nemici e animali selvatici.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Lo scavo dei <strong>siti palafitticoli</strong>, oltre alla puntuale analisi degli abitati, ha consentito anche il recupero di numerosi reperti, spesso in ottimo stato di conservazione tra cui pettini in osso, aghi e arnesi per la tessitura, zappe, aratri, statuette votive, asce e lame, che testimoniano le abitudini e le attività praticate dall’uomo preistorico europeo e contribuiscono all’ individuazione delle influenze e delle contaminazioni culturali tra le diverse aree.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Gli scavi sono stati condotti solo in alcuni dei siti ed hanno permesso di comprendere in che modo le comunità interagivano con l&#8217;ambiente e il tipo di vita condotta nell’Europa alpina durante l&#8217;età neolitica e del bronzo.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>I Siti palafitticoli preistorici delle Alpi</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, nel 2011, sono stati inseriti nell&#8217;elenco dei <a href="http://whc.unesco.org/en/list/1363" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Patrimoni UNESCO </a></span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Gli insediamenti sono un gruppo unico di siti archeologici eccezionalmente ben conservati e culturalmente ricchi, che costituiscono una delle fonti più importanti per lo studio delle prime società agrarie della regione.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le <strong>diciannove aree archeologiche</strong> selezionate sul territorio italiano sono dislocate in Lombardia, Veneto, Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Gli agglomerati palafitticoli sono situati in prevalenza nei pressi del Lago di Garda, in cui sono presenti più di trenta abitati, distribuiti sulle coste del lago e degli attigui bacini. Numerose palafitte sorgono anche nei pressi dei piccoli laghi alpini del Trentino e dei bacini del Piemonte, come anche nella pianura Padana e nel Friuli.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I siti palafitticoli costituiscono straordinarie informazioni riguardanti la vita, l’allevamento e la tecnologia di antichi popoli, scomparsi senza lasciare numerose testimonianze in Italia. Al di là della straordinaria importanza storico-culturale del sito, esso costituisce un perfetto esempio di collaborazione trans-nazionale che ha permesso la realizzazione di una cooperazione e condivisione eccezionale.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I<a href="https://www.patrimoniomondiale.it/?p=449" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> Siti palafitticoli preistorici delle alpi</a> rappresentano una delle più importanti fonti archeologiche per lo studio delle prime società agrarie in Europa tra il 5000 e il 500 a.C. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le condizioni di conservazione in ambiente umido hanno permesso la sopravvivenza di materiali organici che contribuiscono in modo straordinario a comprendere in generale i cambiamenti significativi durante il Neolitico e l’Età del Bronzo in Europa, ed in particolare le interazioni fra i gruppi umani delle regioni intorno alle Alpi. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I siti hanno fornito una visione unica della vita domestica e degli insediamenti di una trentina di diversi gruppi culturali nel paesaggio lacustre alpino che ha permesso alle palafitte di prosperare. Le prove archeologiche rivelate consentono una comprensione unica del modo in cui queste società hanno interagito con il loro ambiente, in risposta alle nuove tecnologie e anche all&#8217;impatto del cambiamento climatico.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel complesso, la serie e i suoi confini riflettono pienamente gli attributi di eccezionale valore universale. Il monitoraggio dei siti è fondamentale per garantire la loro continua integrità, mentre i resti fisici sono ben conservati e documentati. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La capacità dei siti di mostrare il loro valore è, tuttavia, difficile</span></span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">in quanto sono per lo più completamente nascosti sott&#8217;acqua. Un contesto che, in una certa misura, è compromesso in quei siti che sopravvivono in ambienti intensamente urbanizzati.</span></span></p>
<p><em><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Alessandro Campa</span></span></strong></em></p>
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		<title>Patrimoni Unesco: 2011, i longobardi in Italia. Luoghi di potere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Dec 2021 11:46:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Siti Unesco]]></category>
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		<category><![CDATA[patrimoni dell'unesco in italia]]></category>
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					<description><![CDATA[Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia Dall’Ungheria al Friuli, dalla Lombardia all’Umbria, dalla Campania alla Puglia.  A partire dal 568 d.C. i Longobardi varcarono le Alpi per avventurarsi nell’Italia centrale e meridionale, regnando per più di due secoli su tutta la penisola. Una popolazione di origine germanica, convertita al Cristianesimo, che assimilò e mise [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: left;" align="center"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-131229" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/12/cividale-del-friuli.jpg" alt="longobardi cividale del friuli" width="800" height="533" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/12/cividale-del-friuli.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/12/cividale-del-friuli-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/12/cividale-del-friuli-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3 style="text-align: left;" align="center"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia</span></span></h3>
<p><span id="more-131228"></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: medium;">Dall’Ungheria al <a href="https://www.ecoseven.net/viaggiare/itinerari/ricomincio-da-te-italia-itinerario-di-viaggio-il-friuli-venezia-giulia/">Friuli</a>,</span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">dalla <a href="https://www.ecoseven.net/viaggiare/itinerari/ricomincio-da-te-italia-itinerari-di-viaggio-tra-le-regioni-della-penisola-la-lombardia/">Lombardia</a> </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">all’<a href="https://www.ecoseven.net/viaggiare/itinerari/ricomincio-da-te-italia-itinerario-di-viaggio-l-umbria/">Umbria</a>,</span></span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">dalla <a href="https://www.ecoseven.net/viaggiare/itinerari/ricomincio-da-te-italia-itinerari-di-viaggio-tra-le-regioni-della-penisola-la-campania/">Campania </a></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">alla <a href="https://www.ecoseven.net/viaggiare/itinerari/ricomincio-da-te-italia-itinerario-di-viaggio-la-puglia/">Puglia</a>.</span></span> <u></u></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">A partire dal 568 d.C. i <strong>Longobardi</strong> varcarono le Alpi per avventurarsi nell’Italia centrale e meridionale, regnando per più di due secoli su tutta la penisola. Una popolazione di origine germanica, convertita al Cristianesimo, che assimilò e mise in pratica i valori materiali e culturali ereditati dalla fine del mondo romano.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Le loro produzioni artistiche furono segnate dalla continuità, per via del ricorso ai modelli e alle maestranze della tradizione romano-bizantina, ma anche dall’innovazione, perché gli apparati decorativi dell’intervento longobardo furono il risultato di una nuova combinazione di quelle tecniche e di quei modelli.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Una delle manifestazioni pratiche di tale fenomeno di integrazione e sintesi fu l’uso e il reimpiego che i Longobardi fecero dei resti e materiali architettonici più antichi, derivanti da necropoli o edifici abbandonati soprattutto di epoca romana.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Prodigiose fortezze, antiche chiese ed affascinanti monasteri costituiscono il sito de </span></span><a href="http://whc.unesco.org/en/list/1318" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>I Longobardi in Italia, Luoghi del Potere</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, divenuto Patrimonio UNESCO nel 2011</span></span></a><span style="color: #0000ff;"><u><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">,</span></span></u></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> che risale al periodo compreso tra 568-774 d.C. e racchiude sette gruppi di edifici di notevole importanza distribuiti su tutto il territorio italiano. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La proprietà seriale testimonia il ruolo principale dei Longobardi nello sviluppo spirituale e culturale del cristianesimo europeo medievale, in particolare rafforzando il movimento monastico e sviluppando la cultura longobarda in Italia, dove governarono vasti territori dal VI all&#8217;VIII secolo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La sintesi longobarda degli stili architettonici segnò <strong>il passaggio dall&#8217;antichità al medioevo europeo</strong>, attingendo all&#8217;eredità dell&#8217;antica Roma, alla spiritualità cristiana, all&#8217;influenza bizantina e al nord Europa germanico. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><strong>I Longobardi realizzarono uno schema culturale, architettonico e artistic</strong>o, unico per diversità monumentale e stilistica e per i vari usi secolari e religiosi, divenendo una delle radici principali degli inizi del mondo europeo medievale e dell&#8217;istituzione del cristianesimo occidentale.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La proprietà seriale rappresenta il nodo centrale del rimanente patrimonio edilizio e artistico dei Longobardi Italia, che <strong>ebbero anche un ruolo determinante nella trasmissione</strong> al nascente mondo europeo delle opere classiche di letteratura, tecnica, architettura, scienza, storia e diritto.</span></span></p>
<h2 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">In Italia i simboli rappresentativi del potere Longobardo sono sparsi in varie regioni. </span></span></h2>
<h4><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">A partire dal nord con </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>il tempietto longobardo a Cividale del Friuli</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, in provincia di Udine.</span></span></h4>
<p align="justify"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-131229" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/12/cividale-del-friuli.jpg" alt="longobardi cividale del friuli" width="800" height="533" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/12/cividale-del-friuli.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/12/cividale-del-friuli-300x200.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/12/cividale-del-friuli-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Si tratta della più importante e meglio conservata testimonianza architettonica dell&#8217;epoca longobarda. La sua rilevanza segna la convivenza di <strong>motivi architettonici prettamente longobardi con una ripresa dei modelli classici</strong>, creando una sorta di continuità aulica ininterrotta tra l&#8217;arte romana e l&#8217;arte longobarda.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Stucchi nordici, architetture classiche ed elementi carolingi caratterizzano questa struttura che si presenta con una volta a crociera affrescata e un basso presbiterio contraddistinto da numerosi fregi. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Proprio questi ultimi risultano essere la parte più interessante, liberamente sovrapposti agli elementi architettonici dell&#8217;edificio come le finestre. Qui si trovano sei figure a rilievo di Sante, in stucco, eccezionalmente ben conservate: le loro monumentali figure sono da collegare ai modelli classici, riletti secondo la cultura longobarda</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">A Brescia, invece, si trovano </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>il monastero di Santa Giulia con la basilica di San Salvatore</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Fondata nel 753 come chiesa del monastero femminile, la basilica di San Salvatore, con transetto a tre absidi, era interamente decorata da stucchi e affreschi, tanto da costituire, insieme al Tempietto di Cividale, uno dei più ricchi e meglio conservati apparati ornamentali dell&#8217;Alto Medioevo. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">In gran parte perduta la decorazione della cripta, anch&#8217;essa a tre absidi, si è parzialmente conservato il corredo liturgico marmoreo. Oggi è sede del “Museo della città”, che raccoglie rari ed importanti reperti ed ospita numerose mostre inerenti a periodi storici ed artistici.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">A Torba, nella provincia di Varese, il </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>castrum di Castelseprio</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> è un significativo esempio di avamposto militare.</span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Trasformato dai Longobardi in stazione commerciale è, inoltre, caratterizzato dalla presenza della celebre chiesa di Santa Maria Foris Portas che conserva uno dei più illustri cicli pittorici dell’Alto Medioevo. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Del monastero si conserva la torre, edificata dagli Ostrogoti e riadattata a fini monastici dai Longobardi, e la piccola chiesa intitolata alla Vergine, mentre della grande basilica di Castelseprio, a tre navate con abside centrale, rimangono soltanto ruderi. Santa Maria foris portas, invece, si è conservata intatta, incluse ampie porzioni dei suoi affreschi absidali che costituiscono uno dei più ampi reperti di pittura murale dell&#8217;intero Alto Medioevo.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>tempietto del Clitunno a Campello</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, nella zona di Perugia.</span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">È una piccola chiesa a forma di tempietto corinzio, che presenta al suo interno elementi scultorei longobardi ed esempi di epigrafi monumentali che, nel Rinascimento, gli hanno consentito di divenire oggetto di studio di grandissimi artisti, il <strong>Palladio</strong> primo fra tutti. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">In passato era ritenuto essere <strong>un sacello romano riconsacrato come chiesa</strong>, ma la presenza di una croce al centro del timpano, coerente e integrata al resto della decorazione scolpita, sembra provare che, sin dall’inizio, fu un edificio di culto cristiano. La maggior parte degli ornamenti scolpiti, a differenza di altre opere architettoniche longobarde, sono manufatti originali e non reimpieghi di elementi di età romana.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">A Spoleto si presenta un capolavoro di architettura sacra come la </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>basilica di San Salvatore</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">.</span></span></h4>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-131235" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/12/umbria-3686918_1280.jpg" alt="spoleto longobardi" width="800" height="530" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/12/umbria-3686918_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/12/umbria-3686918_1280-300x199.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/12/umbria-3686918_1280-768x509.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">In origine una basilica paleocristiana che venne profondamente rinnovata dai Longobardi nell&#8217;VIII secolo, è caratterizzata da tre navate e presenta un presbiterio tripartito coperto da una volta ottagonale. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L’edificio basilicale è simbolo del linguaggio classico, molto evidente nelle colonne, nel frontone e nei tre portali, mentre l&#8217;interno ha perduto l&#8217;originale decorazione a stucco e pittorica, ma conserva la ricca trabeazione con fregio dorico, impostata su colonne anch&#8217;esse doriche o corinzie.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>chiesa di Santa Sofia</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">, a Benevento, è caratterizzata da un imponente portale romanico e da una pianta centrale che si ispira all’omonima chiesa di Costantinopoli. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Un esagono interno è circondato da otto pilastri di pietra calcarea, dando vita a complessi giochi prospettici impreziositi da volte irregolari e cicli pittorici altomedievali. Degli affreschi originari, che ricoprivano tutto l&#8217;interno della chiesa, sono rimasti alcuni frammenti nelle due absidi laterali.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>santuario Garganico di San Michele</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> a Monte Sant’Angelo, nella provincia di Foggia, è la massima espressione in Italia del culto dell’Arcangelo ed esempio per il resto d’Europa. Nel 709, infatti, in Normandia fu consacrato il santuario di Mont-Saint-Michel, su una piccola altura nel cuore di un’immensa baia periodicamente invasa dalla marea, ancora oggi un luogo molto suggestivo che richiama visitatori da tutto il mondo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il santuario Garganico è caratterizzato da un livello superiore, che presenta un portale romanico e comprende il campanile, e da uno inferiore, in cui sono presenti il museo devozionale e le cripte, che, oltre ad evidenziare in modo notevole l’influenza longobarda, conducono alla grotta dove, secondo la tradizione, l&#8217;arcangelo Michele sarebbe apparso. San Michele Arcangelo divenne così una delle principali mete di pellegrinaggio della cristianità, tappa di una variante della Via Francigena che conduceva in Terra Santa. </span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I <a href="https://www.patrimoniomondiale.it/?p=453" target="_blank" rel="noopener noreferrer">luoghi del potere longobardo in Italia</a> sono una testimonianza esemplare della sintesi culturale ed artistica che ebbe luogo in Italia dal VI all’VIII secolo tra la tradizione romana, la spiritualità Cristiana, le influenze bizantine e i valori mutuati dal mondo germanico. La stessa sintesi segna la transizione tra l’Antichità e il Medioevo europeo.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I luoghi Longobardi del potere esprimono forme artistiche e monumentali nuove e straordinarie, che nel loro insieme costituiscono una serie culturale unica e chiaramente identificabile. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La loro eredità nelle strutture culturali e spirituali della cristianità medievale europea risulta molto rilevante, avendo potenziato significativamente il movimento monastico e avendo contribuito alla creazione di una meta significativa dei grandi pellegrinaggi come Monte Sant’Angelo.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">I siti includono tutti gli elementi necessari per esprimere il valore universale eccezionale della serie, in particolare attraverso l&#8217;adeguato stato di conservazione dei suoi componenti. Le condizioni di autenticità degli elementi monumentali, decorativi ed epigrafici presentati sono adeguate e sono accompagnate da una dettagliata documentazione architettonica, artistica, archeologica e storica che giustifica sia la loro selezione che la loro originalità. </span></span></p>
<p align="justify"><em><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Alessandro Campa</span></span></strong></em></p>
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		<title>Patrimoni Unesco: 2010, Monte San Giorgio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Dec 2021 07:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Siti Unesco]]></category>
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		<category><![CDATA[fossili]]></category>
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					<description><![CDATA[Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia Monte San Giorgio, una piramide rocciosa alta 1097 metri, sorge a cavallo tra la Lombardia e il Canton Ticino, tra i due rami meridionali del Lago di Lugano, Porto Ceresio, in Italia, e Capolago, in Svizzera. Monte San Giorgio rappresenta la testimonianza di un ambiente lagunare tropicale, abitato da [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: left;" align="center"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-130145" src="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/12/bre-g6b8d8d70b_1280.jpg" alt="monte san giorgio" width="800" height="600" srcset="https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/12/bre-g6b8d8d70b_1280.jpg 800w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/12/bre-g6b8d8d70b_1280-300x225.jpg 300w, https://www.ecoseven.net/wp-content/uploads/2021/12/bre-g6b8d8d70b_1280-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></h3>
<h3 style="text-align: left;" align="center"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Viaggio tra i Patrimoni Unesco in Italia</span></span></h3>
<p><span id="more-130143"></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Monte San Giorgio, una piramide rocciosa alta 1097 metri, sorge a cavallo tra la <a href="https://www.ecoseven.net/viaggiare/itinerari/ricomincio-da-te-italia-itinerari-di-viaggio-tra-le-regioni-della-penisola-la-lombardia/">Lombardia</a></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> e il Canton Ticino, tra i due rami meridionali del Lago di Lugano, Porto Ceresio, in Italia, e Capolago, in Svizzera.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Monte San Giorgio rappresenta la testimonianza di un ambiente lagunare tropicale, abitato da rettili, pesci e crostacei. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Data la vicinanza della laguna alla terraferma, i resti includono anche residui terrestri di insetti e piante, risultando una fonte estremamente ricca di fossili.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel Medioevo, il Monte San Giorgio era famoso per l’<strong>ittiolo</strong>, estratto da materiale organico fossile oleoso e usato come farmaco per la pelle, mentre nell’Ottocento iniziarono scavi nella zona alla ricerca di combustibili fossili, che si prestavano a diversi utilizzi industriali. </span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Ma solo nel 1863, con l’abate Antonio Stoppani, considerato uno dei padri della geologia italiana, si attuò la prima campagna di scavo paleontologico nella zona.</span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Dal XIX secolo ad oggi sono stati rinvenuti 21.000 esemplari fossili di pesci, invertebrati marini, rettili e piante che hanno permesso di studiare la storia e l’evoluzione di numerose specie animali e vegetali, alcune delle quali esclusive del Monte San Giorgio.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Nel 2010, </span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Monte San Giorgio</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"> è diventato <a href="http://whc.unesco.org/en/list/1090" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Patrimonio naturale UNESCO </a></span></span><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">completando il riconoscimento che era stato attribuito nel 2003 alla parte in territorio svizzero.</span></span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">L’estensione italiana del sito comprende i comuni di Besano, Clivio, Porto Ceresio, Saltrio e Viggiù ricoprendo una superficie di 2.064,48 ettari.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il Monte San Giorgio, caratterizzato dalla presenza di almeno sei livelli fossiliferi di eccezionale qualità,</span></span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">rappresenta la migliore testimonianza di una storia geologica risalente a 230-245 milioni di anni fa.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Lo studio della proprietà e la gestione disciplinata della risorsa hanno creato un corpo ben documentato e catalogato di esemplari di eccezionale qualità, alla base di una ricca letteratura geologica associata.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;"><a href="https://www.patrimoniomondiale.it/?p=298" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Monte San Giorgio</a> costituisce una testimonianza straordinaria dei principali periodi dell’evoluzione della terra, comprese testimonianze di vita, di processi geologici in atto e di sviluppo delle caratteristiche fisiche della superficie terrestre.</span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La proprietà comprende l&#8217;intero affioramento triassico medio del Monte San Giorgio, incluse tutte le principali aree, mentre la successione fossilifera del Monte San Giorgio rappresenta il principale riferimento su scala mondiale per tutti i futuri studi paleontologici riguardanti le faune marine triassiche.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Il sito, infatti, ha prodotto molti e ben differenziati resti fossili, spesso di eccezionale completezza e conservazione, fornendo il principale punto di riferimento, rilevante per le future scoperte di resti marini del Triassico in tutto il mondo.</span></span> <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Gli esemplari fossili più significativi sono esposti nei musei di Besano (Italia) e di Meride (Svizzera).</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Monte San Giorgio <strong>si presenta come un sito fossile</strong> che soddisfa pienamente i requisiti di integrità e le principali caratteristiche che manifestano il suo eccezionale valore universale sono le esposizioni di rocce fossilifere accessibili, con strati intatti che si trovano in molte parti della proprietà.</span></span></p>
<h4 align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La principale esigenza gestionale in relazione ai valori del Monte San Giorgio è la protezione delle aree fossili. </span></span></h4>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Sebbene queste aree siano generalmente di difficile accesso, è importante garantire la loro accessibilità per lo scavo scientifico legale gestito, un requisito fondamentale per mantenere i valori di questa proprietà come area di riferimento mondiale per la ricerca paleontologica.</span></span></p>
<p align="justify"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">La proprietà beneficia di protezione legale sia in Italia che in Svizzera, che fornisce una base efficace per la cura delle sue risorse geologiche. Il mantenimento efficace di questa cooperazione transfrontaliera è un requisito fondamentale per la protezione del sito, mentre il personale con responsabilità specifica per la gestione dell’area è presente in entrambi i paesi e collabora efficacemente per garantire una gestione pienamente coordinata della proprietà. </span></span></p>
<p><em><strong><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">Alessandro Campa</span></span></strong></em></p>
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