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Le cicatrici possono diventare opere d’arte. Scopriamo come

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Trasformare i traumi in tatuaggi è quello che fa un artista di Vancouver per aiutare le persone grazie al proprio talento 

Sulla nostra pelle restano i segni di tutta la vita che ci tocca, tutte le esperienze attraverso le quali passiamo ci rimangono impresse addosso: dai più piccoli graffi alle più grandi violenze, dai tagli ai traumi, passando per le operazioni e gli incidenti di percorso, tutto ci ricorda cosa è stato.

L’artista canadese Auberon Wolf prende questi segni e li trasforma in qualcos’altro: attraverso i tatuaggi, cerca di disegnare un progetto di guarigione per le persone che hanno qualcosa da superare. 

I suoi clienti si portano dietro cicatrici da interventi chirurgici, tentativi di suicidio e abusi, violenze non solo fisiche ma anche psicologiche: per guarire dentro e fuori queste persone hanno bisogno di sentirsi a proprio agio dentro la pelle che abitano, di trasformare le debolezze in strumenti di bellezza e di potere. 

Wolf ha 29 anni ed ha raccontato che, anche se così giovane, essa stessa ha subito varie forme di violenza (aggressioni sessuali, incidenti in auto e in bicicletta, la presenza al Dawson College di Montreal durante la sparatoria del 2006) che l’hanno portata ad avere un passato di autolesionismo: nel coprire i segni che la vita la obbligava a portarsi dietro ha capito l’intensità del potersi reinventare, del ridisegnarsi, la leggerezza del non dover sempre spiegare a tutte le persone incontrate da dove provenivano le cicatrici che aveva sulle braccia.

La sofferenza che diventa arte: sono questo i girasoli geometrici coloratissimi che coprono un taglio sul braccio, oppure i convolvoli intorno alle costole che racchiudono in una forma floreale i dolori di un aborto spontaneo, o il mazzo di fiori in omaggio di una madre defunta che copre le due cicatrici provenienti da due diversi incidenti – di cui uno è stato un tentativo di suicidio.

Auberon ha raccontato che per lei ormai è diventato lo scopo della vita: insieme alla persona che viene tatuata sceglie i tempi del percorso e lo personalizza, per affrontare il dolore nel modo più giusto. Per il cliente quel tatuaggio deve essere un compimento, un traguardo e, insieme, un nuovo punto di partenza.

 

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