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Consumare molte fibre può davvero ripristinare la diversità del microbioma intestinale?

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Le fibre, l’intestino e la nostra salute: che legame c’è?

Gli scienziati si stanno impegnando molto per cercare di ripristinare la salute umana nei Paesi occidentali: l’idea è che sia necessario un cambiamento evolutivo nella dieta per recuperare le specie microbiche perse.

I ricercatori del1a University of Alberta hanno recentemente dato un contributo al dibattito, dicendo appunto che l’assunzione di fibre alimentari può essere un percorso che permetterà un passo in avanti nel tentativo di recuperare la biodiversità microbica. Il fatto che i nutrienti per i microbi intestinali che assumiamo con la nostra dieta siano insufficienti può essere tranquillamente collegato alla perdita di alcune specie di batteri che sono benefiche nelle società industrializzate e che non fanno altro che incidere sulla nostra salute metabolica e  immunologica.

Anche se si aspettano ancora altri dati per confermare questa tesi, quello che è noto è che molti occidentali consumano la metà della quantità di fibre raccomandate dalle linee guida dietetiche e questo gap è un problema perché la fibra alimentare è la fonte primaria di alimentazione per i batteri intestinali. L’idea di aumentare i livelli di fibre non è per niente nuova, ma gli scienziati affermano che è questa la via che va intrapresa.

All’inizio di quest’anno, un ricercatore della Stanford University ha scoperto con un esperimento sui topi nutriti con una tipica dieta occidentale (ad alto contenuto di grassi e carboidrati e povera di fibre) che questi trasferivano una diversità microbica molto bassa alle generazioni future. Le estinzioni delle specie microbiche, infatti, si verificano nel giro di pochissime generazioni, quindi, anche se è un passo importante, la sola reintroduzione delle fibre non porterà a un ritorno immediato della diversità microbica.

Bisogna fare uno sforzo più ampio, uno sforzo che venga da tutti: dagli scienziati, dai responsabili politici delle normative sui cibi e da noi. Bisogna trovare un modo di aiutare la ricerca innovativa che lavora sulla prevenzione delle malattie, modulando la presenza delle diverse comunità microbiche negli esseri umani, così come bisogna concentrarsi su una dieta che aiuti il nostro organismo. Per la nostra salute e per noi.

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