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L’Europa dice no all’etichetta sulla carne clonata (per ora)

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Il rischio esiste anche se per ora va scongiurato: il Parlamento europeo e il Consiglio europeo non trovano l’accordo sull’etichettatura obbligatoria per i cibi derivati da animali clonati. Il rischio è di ritrovarsi qualche parente della famosa pecora Dolly nel piatto, e senza saperlo!

Nessuna etichettatura obbligatoria per i cibi derivati da animali clonati. E il rischio ora è di trovarseli nel piatto (senza saperlo). Non è stato raggiunto, infatti, un accordo fra Parlamento e Consiglio europeo per regolamentare in Europa i cosiddetti “Novel Food”. Era stato il Parlamento a chiedere norme stringenti sulla diffusione di questo genere di alimenti. Il Consiglio invece aveva aperto ad una soluzione più “soft”:  etichettatura per un solo tipo di prodotto, la carne bovina, e possibile estensione agli altri cibi solo nei prossimi anni. Una soluzione che agli eletti a Strasburgo è apparsa troppo limitata poiché, secondo il Parlamento, la carne bovina rappresenta una percentuale minima del problema, rappresentato invece da alimenti derivati come formaggi, yogurt e latte. Posizioni troppo distanti che non hanno permesso di raggiungere un’intesa. “Allo stato attuale – ha spiegato la Coldiretti – non esistono norme sulle importazioni che impongano di etichettare un alimento come derivato da progenie di animali clonati. Spetta adesso alla Commissione europea prevedere regole chiare che vietino tali prodotti nell’Unione e stabiliscano norme chiare e trasparenti di etichettatura”. Anche perché, sottolinea l’organizzazione, “l’opposizione alla clonazione a fini alimentari è alta in Italia con il 61 per cento che non la ritiene sicura per le future generazioni, il 62 per cento che pensa non faccia bene alla salute e il 68 per cento che sia innaturale”. (al.sev.)

 

 

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