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Ranci: ‘Concorrenza e interazione Ue grande vantaggio per Paese’

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Roma, 17 nov. (Adnkronos) – “Complessivamente si può dire che la legge istitutiva dell’Arera e la sua realizzazione sia stata un successo. È vero che è sempre difficile dire cosa sarebbe stata la storia se non si fossero verificate queste condizioni, però in questo caso credo che sarebbe difficile immaginare che sarebbe andata meglio mantenendo i monopoli che c’erano”. È quanto racconta all’Adnkronos Pippo Ranci, il primo presidente dell’Autorità per l’Energia dal dicembre 1996 e il dicembre del 2003 in occasione dei 25 anni dell’Arera.

“La liberalizzazione soggetta alle regole dell’autorità e anche a una politica molto prudente del governo – rileva Ranci – ha mostrato che le imprese pubbliche che c’erano e hanno perso il monopolio oggi vanno benissimo e sono sorte altre imprese. Ci sono stati alti e bassi di mercato, entrate e uscite di imprese ma complessivamente si è formato un livello di concorrenza evidente e anche un’interazione europea che altrimenti sarebbe stata difficile con i monopoli nazionali. Queste due grandi trasformazioni, la concorrenza e l’interazione europea, sono un grande vantaggio per il paese e un passo avanti su una strada che sarebbe stato sciocco non intraprendere”.

Sulla propria esperienza personale come presidente dell’Autorità Ranci ricorda: “io ho vissuto la parte iniziale, quella anche più entusiasmante perché c’era qualcosa di nuovo che veniva largamente condiviso dal pubblico. Abbiamo avuto una stagione in cui c’erano aspettative di miglioramento, un miglioramento della qualità del servizio che indubbiamente c’è stato. Ho avuto la fortuna di iniziare una stagione nuova, un pezzettino di pubblica amministrazione che prima non c’era. Penso che questo sia stato buono, ha fornito un po’ di entusiasmo e di buon lavoro pubblico, non perfetto perché nulla lo è, ma buono”.

Sull’entusiasmo e sull’esempio del buon lavoro pubblico Ranci lancia una proposta: “mi viene da pensare che bisognerebbe organizzare ogni tanto eventi di questo genere che diano alla pubblica amministrazione, che generalmente è un po’ depressa, l’entusiasmo del partire di nuovo. Naturalmente non bisogna improvvisare perché altrimenti il partire di nuovo sarebbe un disastro, non bisogna fare slogan o una semplice infornata di assunzioni”.

“Inoltre – sottolinea – le autorità erano un modello che si è realizzato in molti paesi europei nello stesso tempo, dalla fine degli anni Novanta. Quindi abbiamo avuto anche la circostanza fortunata e preziosa di cominciare a lavorare con un compito affine che avevano i nostri colleghi che iniziavano a lavorare in Spagna, Portogallo, Svezia e Germania e ci siamo consultati, quindi è stata anche una stagione in cui si è cominciato a costruire le amministrazioni pubbliche di stampo europeo nei paesi membri, amministrazioni che si guardavano e si parlavano”, conclude Ranci.

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