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Appello Favo: stop diseguaglianze in cure per cancro gastrointestinale

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Roma, 11 giu. (Adnkronos Salute) – “Si assiste, oggi, a un’evidente disomogeneità nel trattamento dei tumori gastrointestinali a livello nazionale, in particolare quando la malattia è in fase avanzata”. Lo denuncia la Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (Favo), che lancia un appello a Istituzioni e decisori politici perché sia garantita una continuità terapeutica in tutte le fasi della malattia, in modo equo e accessibile a tutti i malati sull’intero territorio.

Intanto Favo, con il coinvolgimento delle principali associazioni pazienti di riferimento per queste patologie e con l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), ha creato un gruppo di lavoro per analizzare i bisogni clinici ancora insoddisfatti dei pazienti con tumori gastrointestinali e per definire le priorità di intervento per migliorarne l’assistenza, da condividere con le istituzioni. L’emergenza Covid-19- spiega una nota – concentra ancora su di se molti degli sforzi sanitari. Con un rischio concreto che vengano sottovalutati o ignorati i bisogni dei pazienti più fragili come quelli affetti da cancro. E tra questi, in particolare, le persone affette da tumori gastrointestinali (stomaco, pancreas, colon-retto), neoplasie molto aggressive che costituiscono tre fra le prime 5 cause di morte oncologica nel nostro Paese.

Da una prima ricognizione delle esperienze riportate dalle associazioni coinvolte nel gruppo di lavoro, spiega la nota, “la situazione è tutt’altro che confortante: mancanza di metodi di screening per il tumore gastrico e del pancreas, tempi lunghi dell’iter diagnostico con conseguenti diagnosi tardive, assenza di terapie per lo stadio metastatico, disomogeneità nella presenza delle strutture di cura di eccellenza sul territorio nazionale e scarsa attenzione alla continuità terapeutica-assistenziale ospedale-domicilio”.

“Ad oggi i pazienti con tumori gastrointestinali – afferma Francesco De Lorenzo, presidente Favo – non ricevono ovunque trattamenti equi e di qualità sia per quanto concerne le terapie che l’assistenza. Diagnosi tardive, differenze regionali nella presa in carico, poche terapie disponibili per il trattamento delle fasi avanzate, carenze nel supporto psicologico, nutrizionale e riabilitativo: è necessario dunque mettere a punto un approccio integrato e multidisciplinare con percorsi diagnostici terapeutici dedicati all’interno di centri specializzati collegati alle reti oncologiche in grado di assicurare una presa in carico complessiva del paziente qualsiasi sia lo stadio in cui viene diagnosticata la malattia”.

Le istituzioni, nello specifico il ministero della Salute, “possono agire sollecitando le Regioni a selezionare i Centri di riferimento, obiettivo che in Italia può essere tranquillamente raggiunto come già avvenuto per le Breast Unit, ad esempio – afferma Pierpaolo Sileri, viceministro della Salute – bisogna però che vengano identificati Centri ad alti volumi di attività, in grado di trattare patologie ad elevata morbilità e mortalità i cui trattamenti sono spesso gravati da serie complicanze; infatti, la scarsa esperienza di un Centro di cura accresce inevitabilmente il rischio di morte e di complicanze per il paziente”.

I pazienti segnalano anche un problema di accesso ai farmaci per il trattamento delle neoplasie con diagnosi tardiva. Le terapie in questa fase devono essere considerate essenziali quanto quelle utilizzate nei primi stadi di malattia.

“Abbiamo esigenza di garantire una ripresa veloce delle attività diagnostiche e di cura per recuperare la sospensione delle attività durante l’epidemia Covid ed agire per garantire equità di trattamento, diritti e certezza all’accesso. Una risposta delle istituzioni attraverso strade di natura legislativa si può percorrere ed è un percorso lungo e complesso”, sottolinea Elena Carnevali (Pd), della Commissione Affari Sociale della Camera.

“A mio avviso – conclude – è preferibile partire con una fase ricognitiva/ispettiva sullo stato dell’arte dei temi sollevati dalle associazioni. In secondo luogo, bisogna aumentare la consapevolezza dei politici nazionali e locali sui bisogni reali di questi pazienti ad alta complessità. Ci sono problematiche che non possono più rimanere inevase. Penso alle differenze in termini di diritto ed erogazione dei servizi nel Paese, alla necessità di definire Pdta omogenei sull’intero territorio nazionale e c’è il grave problema irrisolto delle diagnosi tardive. Per quanto mi riguarda lavorerò per presentare un’interrogazione in Commissione Affari Sociali su queste tematiche, è un impegno che ho assunto e che intendo portare avanti”.

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