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World Energy Outlook: scenari cupi per il futuro

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L’International Energy Agency ha reso pubblico il World Energy Outlook (WEO): il consumo di energia aumenterà del 33 per cento, anche grazie all’accresciuto fabisogno di giganti come la Cina. Questo sguardo al futuro aiuterà ad impostare la rotta del cambiamento?

 

“Senza un cambiamento coraggioso di direzione politica, il mondo rimarrà bloccato in un sistema energetico insicuro, inefficiente e ad alto tenore di carbonio”, inizia così il comunicato con cui l’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), presenta la sintesi del World Energy Outlook 2011, il documento che guarda al futuro, prevedendo la  direzione in cui si evolverà la richiesta, la disponibilità e quindi i costi dell’energia nell’arco temporale che intercorre tra il 2010 e il 2035.

La domanda dell’energia aumenterà di un terzo e i Paesi non OCSE contribuiranno per il 90% allo sviluppo demografico globale e per il 70% all’aumento dell’attività economica globale.  Gli scenari delineati mostrano la Cina quale  più grande consumatore di energia: entro il 2035 la previsione è che consumi il 70% in più rispetto agli Stati Uniti.

La quota di combustibili fossili nel consumo mondiale di energia primaria passerebbe dall’81% di oggi al 75% nel 2035 (solo il gas naturale, tra i combustibili fossili, aumenterà la sua % nel mix energetico mondiale), mentre  lo sfruttamento delle fonti rinnovabili crescerebbe fino a rappresentare, nel 2035, il 50% della potenza elettrica installata.

Triste, ma prevedibile, il quadro tratteggiato per quanto concerne la quota di mercato del petrolio:  l’aumento della domanda di combustibili per i trasporti e dei costi dell’upstream manterranno elevato il prezzo del barile di petrolio,  che si porterà mediamente a 120$ nel 2035.

Il Nucleare? Anche dopo l’incidente di Fukushima le politiche energetiche dei paesi che puntavano maggiormente sul nucleare (Cina, India, Russia, Corea del Sud) non sono cambiate. Nel 2035 si prevede che l’incremento di energia da fonte nucleare sarà del 70%. In realtà  il WEO 2011 propone un’ipotesi alternativa: il “Low nuclear case”. Secondo tale previsione non sarebbero più costruiti nuovi reattori in area OCSE e la crescita nucleare nei paesi non OCSE viene limitata al 50% rispetto a quanto previsto in precedenza, con il conseguente aumento del consumo di fonti fossili e del loro prezzo.

E mentre si fanno largo le diverse ipotesi,  l’accesso all’energia rimane un problema per più di un miliardo di persone:  1.3 miliardi di individui non hanno accesso all’energia elettrica e 2.7 miliardi di persone cucinano i propri cibi con biomassa tradizionale.

 In attesa del cambio di rotta.

(GC)

 

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combustibili fossili, energia, fonti rinnovabili, gas naturale, IEA, nucleare, OCSE, petrolio, WEO

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