SpudCell è vita artificiale? Perché una cellula costruita da zero divide gli scienziati
di Redazione Ecoseven – 21/07/2026

In breve,
SpudCell è la prima cellula sintetica costruita “dal basso”, capace di nutrirsi, crescere, replicare il proprio genoma e dividersi: un risultato che il New York Times ha descritto come dotato di quasi tutti i tratti distintivi della vita. Eppure, prima ancora di conquistare le prime pagine, il lavoro era stato respinto da una delle riviste scientifiche più prestigiose del mondo. Il motivo di quel rifiuto — e ciò che rivela sul confine tra chimica e vita — è la parte della storia che quasi nessuno ha raccontato.
Il 1° luglio 2026 il gruppo guidato da Kate Adamala, biologa sintetica dell’Università del Minnesota, ha annunciato di aver costruito SpudCell, una cellula artificiale assemblata interamente a partire da componenti chimici non viventi. Lo studio, firmato tra gli altri da Nathaniel J. Gaut, Aaron E. Engelhart e dalla stessa Adamala, è stato pubblicato come preprint sulla piattaforma bioRxiv il 2 luglio 2026 con il titolo “A Chemically Defined Synthetic Cell Capable Of Growth And Replication“ e, alla data di questo articolo, non ha ancora superato la revisione paritaria (peer review).
Che cos’è SpudCell e come è stata costruita
Il nome è un doppio gioco di parole: spud in inglese significa “patata”, per via della forma tozza e irregolare che la cellula assume al microscopio, ma richiama anche lo Sputnik, il primo satellite artificiale, a suggerire l’idea di un pioniere di una nuova era.
La struttura è semplice nei principi e complessa nell’esecuzione. Si parte da un liposoma, cioè una bolla d’acqua racchiusa da una membrana di lipidi identica per composizione a quella delle nostre cellule. Dentro vengono inseriti un genoma di DNA e il macchinario minimo per leggerlo. Ciò che distingue SpudCell da tutto ciò che l’ha preceduta è un concetto: la composizione totalmente definita. Ogni singolo ingrediente al suo interno è purificato, noto e presente in quantità misurata. Nel complesso si parla di appena 150-200 tipi di molecole, contro i miliardi di una cellula naturale.
Il genoma è lungo circa 90.000 coppie di basi, distribuite non su un unico cromosoma ma su 7 anelli di DNA separati (plasmidi), con una trentina di geni presi in prestito da Escherichia coli, da virus batterici (fagi) e, in minima parte, da una medusa (per una proteina fluorescente che rende la cellula visibile). La scelta dei plasmidi separati è di design: permette di accendere, spegnere e riprogrammare le singole funzioni come moduli indipendenti.
SpudCell è vita artificiale? Cosa dice davvero la scienza
Qui sta il cuore della questione. SpudCell compie quattro operazioni che, in natura, appartengono solo alle cellule viventi: si nutre, cresce, replica il proprio genoma e si divide.
Il nutrimento è la parte più ingegnosa: la cellula esprime dal proprio genoma una proteina modificata (l’alfa-emolisina) che funge da “etichetta” molecolare sulla sua superficie. Nell’ambiente galleggiano piccoli liposomi carichi di nutrienti, marcati con una molecola complementare; quando le due etichette si agganciano, le membrane si fondono e il liposoma riversa dentro SpudCell i suoi lipidi, facendola crescere. Il punto cruciale è che l’etichetta che governa il processo è prodotta dal genoma stesso: la cellula cresce perché i suoi geni le dicono di crescere.
Nonostante questo, per la scienza SpudCell non è viva. I limiti sono precisi e riconosciuti dagli stessi autori:
- Non è metabolicamente autosufficiente: dipende interamente dalle sostanze presenti nel liquido in cui è immersa e non sa fabbricarsi da sola i ribosomi, che deve ricevere già pronti.
- La replicazione si ferma presto: dopo cinque generazioni, solo il 30% delle cellule figlie conserva il genoma completo con tutti e sette i plasmidi. Manca un citoscheletro che ripartisca ordinatamente il DNA.
- Non evolve da sola: la divisione è inefficiente e va aiutata dall’esterno; la mutazione vantaggiosa testata dai ricercatori è stata introdotta deliberatamente, non è emersa spontaneamente.
Come ha sintetizzato Roseanna Zia, biologa cellulare computazionale dell’Università del Missouri (dichiarazione riportata dalla rivista Science), si tratta di un risultato scientifico sbalorditivo; ma la stessa Science precisa che SpudCell resta lontana da una cellula vivente, perché non si divide per molte generazioni né evolve.
Bottom-up o top-down: perché SpudCell è diversa dalle cellule sintetiche precedenti
SpudCell non è la prima cellula con un genoma sintetico. Nel 2010 il gruppo di Craig Venter annunciò Mycoplasma mycoides JCVI-syn1.0, il primo batterio controllato da un genoma interamente sintetico. Ma l’approccio era opposto.
Il metodo di Venter è top-down: si parte da una cellula vivente già esistente e la si semplifica progressivamente, eliminando i geni ritenuti non indispensabili fino ad arrivare al minimo necessario per tenerla in vita.
Il metodo di Adamala è bottom-up: costruire una cellula pezzo dopo pezzo, senza partire da alcuna cellula preesistente. È una differenza sostanziale, perché ogni cellula naturale — anche la più minimale mai costruita — porta con sé una “zona d’ombra” di geni la cui funzione ancora sfugge. SpudCell no: è il primo sistema di questo tipo in cui non ci sono ingredienti sconosciuti.
Il caso Cell: perché il lavoro fu respinto prima di diventare notizia
È l’aspetto meno raccontato dalla stampa italiana, ed è quello che rende la vicenda un vero caso editoriale-scientifico.
Prima di finire online come preprint e sulle pagine del New York Times e di Science, il manoscritto era stato inviato alla rivista Cell, una delle più autorevoli al mondo. E da Cell era tornato indietro. La motivazione di uno dei revisori, riferita dalla stessa Adamala alla rivista Science, fu netta: SpudCell “non è vera biologia”, ma piuttosto un progetto di ingegneria.
A far discutere la comunità scientifica non è stato però solo il rifiuto, quanto il metodo di comunicazione. Come ricostruito da Science, Adamala inviò il manoscritto di 190 pagine ai giornalisti sotto embargo prima ancora di caricarlo su bioRxiv, dove i colleghi avrebbero potuto leggerlo e valutarlo. Kerstin Göpfrich, biologa sintetica dell’Università di Heidelberg, ha commentato che si tratta di un modo insolito di procedere. La critica non riguarda la validità del risultato, ma la sequenza “prima la stampa, poi la revisione”.
È importante saperlo quando si legge di questa scoperta: le affermazioni provengono da un preprint, non da uno studio pubblicato e validato dai pari. Il gruppo ha annunciato che sottoporrà presto il lavoro a una nuova rivista.
A cosa serve una cellula sintetica: le applicazioni future
Al di là della domanda filosofica su cosa sia “vita”, il valore di SpudCell è pratico. Il genoma modulare a sette plasmidi funziona come un’interfaccia di programmazione: ogni funzione è un modulo riscrivibile. Adamala parla di chassis, di telaio: non un prodotto finito, ma una piattaforma su cui costruire.
L’orizzonte, ancora lontano e da maneggiare con cautela, è quello di cellule progettate per fabbricare ciò che serve senza la chimica pesante dell’industria attuale: sintesi di proteine e farmaci, produzione di vaccini, degradazione di inquinanti, potenzialmente perfino carburanti. Insieme a SpudCell è nata Biotic, un’organizzazione di ricerca senza scopo di lucro che punta a creare un’infrastruttura condivisa e aperta per l’ingegneria cellulare sintetica.
FAQ – Domande frequenti
SpudCell è viva?
No. Secondo la comunità scientifica SpudCell non soddisfa i requisiti che definiscono una cellula vivente: non è metabolicamente autosufficiente, dipende dalle sostanze del liquido in cui è immersa, si replica solo per circa cinque generazioni e non è in grado di evolvere autonomamente. Compie però funzioni tipiche del vivente, come nutrirsi, crescere e dividersi.
Chi ha creato SpudCell?
SpudCell è stata sviluppata da un gruppo di ricerca dell’Università del Minnesota guidato dalla biologa Kate Adamala, insieme al collega Aaron Engelhart. Lo studio è stato pubblicato come preprint su bioRxiv il 2 luglio 2026 e non ha ancora superato la revisione paritaria.
Che differenza c’è tra SpudCell e la cellula sintetica di Craig Venter?
La cellula di Craig Venter (2010) fu ottenuta con un approccio “top-down”: partendo da un batterio vivente e semplificandolo. SpudCell usa l’approccio opposto, “bottom-up”: è costruita da zero assemblando singoli componenti chimici non viventi, senza partire da una cellula preesistente.
Perché lo studio su SpudCell è stato respinto dalla rivista Cell?
Secondo quanto riferito dalla stessa Kate Adamala alla rivista Science, la rivista Cell respinse il manoscritto dopo che uno dei revisori sostenne che SpudCell “non è vera biologia”, ma piuttosto un progetto di ingegneria. Il gruppo ha annunciato che sottoporrà il lavoro a un’altra rivista.
A cosa può servire una cellula sintetica come SpudCell?
Nelle intenzioni dei ricercatori, cellule sintetiche di questo tipo potrebbero un giorno funzionare come piattaforme programmabili per sintetizzare proteine e farmaci, produrre vaccini, degradare inquinanti o generare combustibili. Si tratta però di applicazioni ancora lontane e allo stato attuale sperimentali.
ATTENZIONE: questo articolo ha finalità puramente informative e divulgative e non costituisce una fonte scientifica primaria né un parere di esperti. Le informazioni riportate si basano su uno studio pubblicato come preprint e non ancora sottoposto a revisione paritaria (peer review): i risultati vanno pertanto considerati preliminari e potrebbero essere modificati o non confermati nel corso del processo di validazione scientifica.
Fonti principali: Gaut N.J., Deich C., Cash B., Hoog T., Engelhart A.E., Adamala K.P., “A Chemically Defined Synthetic Cell Capable Of Growth And Replication”, bioRxiv, 2 luglio 2026 (preprint, non peer-reviewed); Kupferschmidt K., “Lab-created ‘SpudCell’ marks ‘stunning’ step toward building life from scratch”, Science (AAAS), 1 luglio 2026, che riporta le dichiarazioni di Roseanna Zia (University of Missouri), Kerstin Göpfrich (Universität Heidelberg) e la ricostruzione del rigetto da parte della rivista Cell. Il claim secondo cui SpudCell sarebbe “vita artificiale creata da zero” è stato ridimensionato dalla stessa comunità scientifica: SpudCell non soddisfa i requisiti di una cellula vivente.
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