Quanto costa una badante convivente nel 2026: dallo stipendio al costo reale
di Redazione Ecoseven – 16/07/2026

In breve,
il costo di una badante convivente h24 nel 2026 non è lo stipendio che si legge nelle tabelle. Il minimo contrattuale per il livello CS — quello dell’assistenza a una persona non autosufficiente — è di 1.193,84 euro al mese. Ma quella cifra è meno di quanto la famiglia spenderà davvero, e la differenza non è un dettaglio: è quasi un terzo in più. A generarla sono voci che quasi nessuno mette in conto al primo preventivo, e una di queste — la più costosa — si paga quattro volte l’anno in un’unica soluzione.
Sono circa 817mila gli assistenti familiari regolarizzati in Italia tra colf, badanti e baby sitter, secondo i dati richiamati dalla Fisascat Cisl in occasione dell’accordo sui minimi 2026. Dietro ognuno c’è una famiglia che, a un certo punto, ha dovuto rispondere a una domanda: quanto costa?
È una domanda che pesa in un periodo in cui il potere d’acquisto delle retribuzioni resta sotto i livelli pre-inflazione, e in cui l’assistenza a un familiare non autosufficiente diventa una delle voci più pesanti del bilancio domestico.
La risposta che circola online è quasi sempre incompleta, e a volte sbagliata. Vediamo i numeri veri, con le tabelle ufficiali in mano.
Quanto costa una badante convivente: il minimo contrattuale 2026
Il primo passo è l’inquadramento, e qui si commette l’errore più frequente.
Una badante che assiste una persona non autosufficiente va inquadrata al livello CS se non è in possesso di titolo di studio specifico, al livello DS se è formata. Se invece la persona assistita è autosufficiente, l’inquadramento corretto è il livello BS: mansioni più leggere, retribuzione inferiore.
Le tabelle retributive con decorrenza 1° gennaio 2026, sottoscritte presso il Ministero del Lavoro l’11 febbraio 2026 e pubblicate da Assindatcolf, associazione datoriale firmataria del CCNL, indicano per il livello CS:
| Tipologia | Minimo 2026 |
|---|---|
| Convivente (Tabella A) | 1.193,84 €/mese |
| Non convivente (Tabella C) | 8,30 €/ora |
| Assistenza notturna (Tabella D) | 1.372,91 €/mese |
Per il livello DS (badante formata): 1.474,73 €/mese da convivente, più un’indennità di 207,69 euro; 9,97 €/ora da non convivente.
Attenzione a un errore diffuso in rete: alcuni portali indicano il minimo CS convivente in 1.372,91 euro. Quella cifra esiste, ma è il valore della Tabella D — assistenza notturna, una fattispecie diversa. Usarla per un contratto diurno significa sbagliare di oltre 180 euro al mese.
Questi sono minimi: sotto non si può scendere, sopra sì. Molte famiglie riconoscono superminimi, e Assindatcolf ricorda che l’aggiornamento dei minimi non si traduce automaticamente in un aumento della busta paga di chi già percepisce di più.
Come si è arrivati ai minimi 2026: due meccanismi diversi
Il CCNL del lavoro domestico è stato rinnovato il 28 ottobre 2025, con validità fino al 31 ottobre 2028. I minimi 2026 nascono dalla somma di due componenti:
- L’aumento contrattuale previsto dall’art. 55: +40 euro mensili per il livello BS convivente dal 1° gennaio 2026, primo dei quattro scaglioni di un incremento complessivo di 100 euro entro il 2028. Per gli altri livelli l’aumento è riproporzionato.
- L’adeguamento ISTAT previsto dall’art. 38: i minimi si rivalutano annualmente nella misura del 90% della variazione dell’indice FOI (prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati). Per il 2026 la variazione rilevata è dell’1,0%, quindi l’adeguamento applicato ai minimi è dello 0,9%.
L’accordo è stato siglato l’11 febbraio 2026 dalla Commissione Nazionale prevista dall’art. 38, riunita presso il Ministero del Lavoro con le organizzazioni sindacali e le associazioni datoriali Fidaldo e Domina. Gli importi sono retroattivi al 1° gennaio.
Un dettaglio che conta: i valori convenzionali di vitto e alloggio si rivalutano al 100% della variazione FOI, non al 90%.
Vitto e alloggio: la voce che sembra gratis e non lo è
Per una convivente, vitto e alloggio non sono un regalo: sono retribuzione in natura, e hanno un valore convenzionale fissato dal contratto.
Dal 1° gennaio 2026, secondo l’accordo della Commissione Nazionale:
| Voce | Valore giornaliero |
|---|---|
| Pranzo e/o colazione | 2,33 € |
| Cena | 2,33 € |
| Alloggio | 2,00 € |
| Totale | 6,66 € |
Perché conta? Perché questi valori entrano nel calcolo dei contributi, del TFR e della tredicesima. Non sono una posta figurativa: spostano cifre reali.
Contributi INPS: perché il calcolo a percentuale è sbagliato
Qui si concentra il malinteso più costoso.
I contributi del lavoro domestico non sono una percentuale dello stipendio. Sono un importo fisso per ogni ora retribuita, determinato da fasce. Chi applica una percentuale — come fanno diversi siti — arriva a versamenti errati.
L’INPS ha fissato gli importi 2026 con la circolare n. 9 del 3 febbraio 2026, rivalutandoli dell’1,4% (una percentuale diversa dallo 0,9% dei minimi retributivi: sono due meccanismi indipendenti).
Per i rapporti a tempo indeterminato, contributo orario comprensivo di CUAF:
| Retribuzione oraria effettiva | Contributo orario |
|---|---|
| fino a 9,61 € | 1,70 € |
| oltre 9,61 € e fino a 11,70 € | 1,92 € |
| oltre 11,70 € | 2,34 € |
| oltre 24 ore settimanali (retribuzione convenzionale 6,20 €) | 1,24 € |
Il punto decisivo per le conviventi: sopra le 24 ore settimanali si applica l’aliquota unica ridotta di 1,24 €/ora, indipendente dalla paga. E si applica a tutte le ore, dalla prima — non solo a quelle oltre la ventiquattresima. Un contratto da 25 ore settimanali paga 1,24 € su ogni ora, non solo sulla venticinquesima.
A questo si aggiunge il contributo Cas.Sa.Colf di 0,06 €/ora, obbligatorio.
Due precisazioni. La quota “senza CUAF” (leggermente superiore, 1,25 €/ora) si applica solo quando il datore è coniuge del lavoratore o parente/affine entro il terzo grado convivente. E per i contratti a tempo determinato si aggiunge il contributo addizionale NASpI dell’1,40%, che porta l’aliquota oltre le 24 ore a circa 1,32 €/ora — salvo i contratti stipulati per sostituire lavoratori assenti.
I contributi si versano trimestralmente, entro il 10 del mese successivo alla chiusura del trimestre. Dal 2026 l’INPS non invia più bollettini cartacei ai datori sotto i 76 anni: il pagamento avviene tramite avviso PagoPA generato dal Portale dei Pagamenti.
Il calcolo completo: badante convivente CS, 54 ore settimanali
Le 54 ore settimanali sono il massimo previsto dal CCNL per i conviventi. Ecco le voci che compongono il costo annuo, oltre allo stipendio base di 1.193,84 €/mese:
- Tredicesima: una mensilità aggiuntiva
- TFR: accantonamento annuo, calcolato includendo il valore convenzionale di vitto e alloggio. Da ricordare che i lavoratori domestici sono esclusi dall’iscrizione automatica al fondo pensione introdotta dal 1° luglio 2026: il loro TFR resta accantonato dal datore
- Contributi INPS: 1,24 €/ora su tutte le ore, versati ogni tre mesi
- Cas.Sa.Colf: 0,06 €/ora
- Ferie: retribuite, e vanno sostituite se serve continuità assistenziale
Il conto che ne esce non è lo stipendio moltiplicato per dodici. Sommando tredicesima, TFR, contributi e cassa sanitaria, il costo effettivo per la famiglia si colloca stabilmente oltre il 40% sopra il minimo contrattuale mensile — e la voce che sorprende di più è quella contributiva, perché arriva concentrata in quattro rate anziché diluita mese per mese.
Un elemento spesso ignorato: i contributi versati per colf e badanti sono deducibili dal reddito del datore di lavoro fino a un tetto massimo annuo di 1.549,37 euro. Conservare le ricevute dei versamenti non è un adempimento burocratico: è la condizione per esercitare la deduzione.
Convivente o a ore: quale conviene davvero
La risposta contro-intuitiva è che il non convivente costa spesso di più, a parità di copertura.
Il motivo sta nella struttura contributiva. Una convivente supera le 24 ore settimanali e ricade nell’aliquota unica agevolata di 1,24 €/ora. Una badante non convivente che lavora 40 ore settimanali supera anch’essa le 24 ore, quindi accede alla stessa aliquota — ma la sua retribuzione oraria è di 8,30 € contro un costo orario implicito molto più basso per la convivente, che è retribuita a mensile.
Il confronto va fatto sul costo totale annuo e sulle ore effettivamente coperte, non sul numero in tabella. E va considerata una variabile che le tabelle non contengono: la convivente ha diritto a riposi giornalieri e settimanali, e durante quei periodi la continuità assistenziale va garantita in altro modo.
Bonus badante: cosa esiste davvero
“Bonus badante” è tra le ricerche più frequenti sul tema, ed è anche quella con più confusione attorno.
Non esiste, allo stato, un “bonus badante” nazionale nel senso di un contributo diretto e universale per l’assunzione. Esistono invece strumenti distinti che vale la pena non confondere:
- la deducibilità dei contributi fino a 1.549,37 euro annui;
- la detrazione IRPEF del 19% sulle spese di assistenza per persone non autosufficienti, entro limiti di spesa e con requisiti di reddito;
- l’indennità di accompagnamento, che è una prestazione INPS per la persona assistita, non un contributo all’assunzione;
- misure regionali e comunali, con requisiti e disponibilità che variano da territorio a territorio.
Chi cerca “bonus badante 2026” cerca in realtà una di queste cose. Sono strumenti reali, ma nessuno di essi è un bonus automatico. Vale la pena informarsi: in un Paese dove 5,8 milioni di persone rinunciano a curarsi anche per motivi economici, gli strumenti esistenti e non richiesti sono un costo evitabile.
Cosa fare concretamente
Da fare:
- Verificare l’inquadramento corretto prima di firmare: CS o DS se la persona è non autosufficiente, BS se autosufficiente. È il dato da cui dipende tutto il resto
- Stipulare la lettera di assunzione scritta, obbligatoria: deve indicare data d’inizio, livello, mansioni, retribuzione, orario, ferie, convivenza e contributi agli enti di settore
- Calcolare il budget sul costo totale annuo, non sullo stipendio mensile
- Impostare un promemoria per le quattro scadenze contributive trimestrali
- Conservare tutte le ricevute dei versamenti: servono per la deduzione fiscale
- Verificare sul portale INPS l’importo dovuto, controllando ore e retribuzione inserite
Da evitare:
- Usare le tabelle trovate su portali generalisti senza verificarle: l’errore CS/Tabella D circola parecchio
- Calcolare i contributi in percentuale sullo stipendio: nel lavoro domestico non funziona così
- Applicare l’aliquota oltre le 24 ore solo alle ore eccedenti: si applica a tutte
- Dimenticare che i contributi arrivano trimestralmente e non mensilmente
- Confondere l’indennità di accompagnamento con un contributo all’assunzione
FAQ – Domande frequenti
Quanto costa una badante convivente h24 nel 2026?
Il minimo contrattuale per una badante convivente di livello CS (assistenza a persona non autosufficiente, senza formazione specifica) è di 1.193,84 euro mensili dal 1° gennaio 2026. Il costo reale per la famiglia è però sensibilmente superiore: vanno aggiunti tredicesima, TFR, contributi INPS trimestrali (1,24 €/ora oltre le 24 ore settimanali), contributo Cas.Sa.Colf di 0,06 €/ora e ferie retribuite.
Quanto prende una badante convivente all’ora nel 2026?
Per una badante non convivente di livello CS il minimo è di 8,30 euro l’ora dal 1° gennaio 2026; per il livello DS (formata) è di 9,97 euro l’ora. Sono minimi contrattuali: la retribuzione può essere superiore per accordi, superminimi o indennità. Per le conviventi la retribuzione è invece mensile, non oraria.
Cos’è il livello CS del contratto badanti?
È il livello di inquadramento previsto dal CCNL del lavoro domestico per l’assistenza a persone non autosufficienti da parte di personale non formato. Se la badante possiede una formazione specifica certificata, l’inquadramento corretto è il livello DS, con retribuzione più alta. Se la persona assistita è autosufficiente, il livello è BS. L’inquadramento sbagliato è l’errore più costoso e più comune.
Quanti contributi INPS si pagano per una badante convivente?
Per i rapporti oltre le 24 ore settimanali — la situazione tipica di una convivente — l’INPS applica un contributo orario unico di 1,24 euro (1,25 senza CUAF), stabilito dalla circolare n. 9 del 3 febbraio 2026. L’aliquota si applica a tutte le ore, dalla prima. Va aggiunto il contributo Cas.Sa.Colf di 0,06 euro l’ora. Il versamento è trimestrale, entro il 10 del mese successivo al trimestre.
I contributi per la badante convivente si possono scaricare dalle tasse?
I contributi previdenziali versati per colf e badanti sono deducibili dal reddito del datore di lavoro fino a un massimo di 1.549,37 euro annui. È una deduzione, non una detrazione: abbatte il reddito imponibile. Esiste separatamente una detrazione IRPEF del 19% sulle spese di assistenza per persone non autosufficienti, soggetta a limiti di spesa e requisiti di reddito. Per il calcolo nel proprio caso specifico è opportuno rivolgersi a un CAF o a un consulente.
ATTENZIONE: questo articolo sul costo di una badante convivente ha finalità informative e non sostituisce la consulenza di un CAF, di un patronato o di un consulente del lavoro. Gli importi riportati sono i minimi contrattuali e i valori contributivi ufficiali in vigore dal 1° gennaio 2026 al momento della pubblicazione: possono essere modificati da successivi accordi della Commissione Nazionale o da circolari e messaggi INPS. Il calcolo del costo effettivo di un rapporto di lavoro domestico dipende da variabili individuali (inquadramento, ore concordate, superminimi, indennità, condizioni di convivenza, tipologia contrattuale, presenza o meno del contributo CUAF) che vanno verificate caso per caso. Un errore nell’inquadramento o nei versamenti può comportare sanzioni civili per omissione o evasione contributiva e richieste di differenze retributive da parte del lavoratore. Per gli importi e le scadenze ufficiali fare sempre riferimento al portale INPS e alle tabelle retributive pubblicate dalle associazioni firmatarie del CCNL.
Fonti consultate:
CCNL sul lavoro domestico, rinnovato il 28 ottobre 2025, con validità dal 1° novembre 2025 al 31 ottobre 2028. Meccanismi di adeguamento: art. 55 (aumenti contrattuali scaglionati) e art. 38 (rivalutazione annuale al 90% dell’indice FOI, con Commissione Nazionale convocata dal Ministero del Lavoro).
Accordo della Commissione Nazionale per l’aggiornamento retributivo, sottoscritto presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali l’11 febbraio 2026, con decorrenza 1° gennaio 2026. Verbale pubblicato dal Ministero del Lavoro; notizia confermata dal portale governativo Integrazione Migranti (integrazionemigranti.gov.it, 16 febbraio 2026). Parti firmatarie presenti: organizzazioni sindacali di categoria e associazioni datoriali Fidaldo e Domina.
Tabelle retributive 2026 con decorrenza 1° gennaio 2026, pubblicate da Assindatcolf (lavorodomestico.assindatcolf.it), associazione datoriale firmataria del CCNL, sottoscritte per la parte datoriale dalla Federazione Italiana dei Datori di Lavoro Domestico rappresentata dal presidente Andrea Zini. Fonte per i minimi dei livelli A, AS, B, BS, C, CS, D, DS e per i valori convenzionali di vitto e alloggio.
Fisascat Cisl, comunicato dell’11 febbraio 2026 sull’aggiornamento dei minimi retributivi del lavoro domestico, con dichiarazioni della segretaria nazionale Aurora Blanca. Fonte per i valori di vitto e alloggio (2,33 € pranzo/colazione, 2,33 € cena, 2,00 € alloggio, totale 6,66 € giornalieri) e per il dato di circa 817mila assistenti familiari regolarizzati in Italia.
INPS, circolare n. 9 del 3 febbraio 2026, “Importi dei contributi dovuti per l’anno 2026 per i lavoratori domestici”. Rivalutazione dell’1,4% sulla base dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati. Fonte per le fasce contributive, l’aliquota oltre le 24 ore settimanali, il contributo addizionale NASpI dell’1,40% per i rapporti a tempo determinato e le scadenze trimestrali.
Cas.Sa.Colf, regolamento della Cassa Sanitaria per i lavoratori domestici: contributo obbligatorio di 0,06 €/ora.
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