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Foresta Fossile di Dunarobba: un bosco mummificato unico al mondo

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di Redazione Ecoseven – 12/07/2026

Foresta Fossile di Dunarobba

Nel cuore verde dell’Umbria, vicino ad Avigliano Umbro in provincia di Terni, sopravvive uno dei luoghi più straordinari e meno conosciuti d’Italia: la Foresta Fossile di Dunarobba, un bosco di alberi vissuti tra i 2 e i 3 milioni di anni fa che si sono conservati fino a oggi in un modo eccezionale. A differenza delle celebri foreste pietrificate, come quella dell’Arizona, i tronchi di Dunarobba non si sono trasformati in pietra: sono ancora fatti di vero legno, “mummificato”, e stanno in piedi nella loro posizione originale, con le radici piantate nel terreno di allora. È un caso rarissimo al mondo — se ne contano pochi altri, in Canada e Ungheria — e in Umbria è visitabile con visite guidate. Ecco cosa rende unico questo bosco, la sua storia sorprendente e come organizzare la visita.

Cos’è la Foresta Fossile di Dunarobba

La Foresta Fossile di Dunarobba è un sito paleontologico di rilevanza mondiale che conserva una cinquantina di tronchi di enormi conifere vissute nel Pliocene, tra i 2 e i 3 milioni di anni fa. Gli alberi appartenevano a una specie oggi estinta della stessa famiglia delle sequoie, e da vivi potevano raggiungere i 30-40 metri di altezza. Oggi ne emerge la parte inferiore, con diametri che vanno da uno a quattro metri e un’altezza visibile di circa otto metri.

Il sito si trova in una vasta area di alcuni ettari e non è ancora del tutto scavato: gran parte della foresta è tuttora sepolta sotto i sedimenti, e ogni anno emergono nuovi tronchi. All’epoca in cui questi alberi erano vivi, l’Umbria aveva un clima molto più caldo e umido, e la zona era una palude sulle rive di un antico e immenso bacino, il Lago Tiberino, che ricopriva gran parte della regione.

Perché i tronchi sono mummificati e non pietrificati

È questa la caratteristica che rende Dunarobba diversa da quasi ogni altro sito simile al mondo. Nelle foreste pietrificate, come quella dell’Arizona, il legno originario è stato sostituito molecola per molecola dai minerali, trasformandosi di fatto in pietra. A Dunarobba è successo qualcosa di diverso: i tronchi sono ancora costituiti dal legno vero di milioni di anni fa.

Il segreto è nell’argilla. Quando gli alberi morirono, l’ambiente paludoso e le piene periodiche del Lago Tiberino li seppellirono lentamente sotto strati di argilla impermeabile. Questo involucro impedì all’aria, all’acqua e ai microrganismi — funghi e batteri — di raggiungere il legno e decomporlo. Il risultato è una conservazione per “mummificazione”, cioè per disidratazione: il legno ha perso l’acqua ma ha mantenuto la sua struttura e in gran parte anche il colore bruno originario. Le parti annerite che si notano su alcuni tronchi non sono naturali, ma conseguenza di due incendi dolosi avvenuti nel 1988 e nel 1990.

C’è un secondo elemento che rende il sito eccezionale: i tronchi si trovano in posizione eretta, con l’apparato radicale ancora impiantato nel paleosuolo, cioè nel terreno su cui crebbero. Questo permette ai geologi di studiare l’ambiente di milioni di anni fa quasi come fosse rimasto congelato nel tempo.

La storia: un bosco dimenticato per 400 anni

La vicenda umana di Dunarobba è affascinante quanto la sua geologia. I primi a interessarsi a questi strani “legni di pietra” furono, all’inizio del Seicento, gli scienziati dell’Accademia dei Lincei. Il principe Federico Cesi, fondatore dell’Accademia, e il suo collaboratore Francesco Stelluti studiarono i reperti con metodo scientifico: nel 1637 Stelluti pubblicò un trattato sul “legno fossile”, e delle scoperte fu informato anche Galileo Galilei.

Poi, per quasi quattro secoli, la foresta cadde nell’oblio. Fu riscoperta solo alla fine degli anni Settanta del Novecento, per puro caso, durante gli scavi di una cava di argilla usata da una vicina fabbrica di mattoni. Dal 1987 la Soprintendenza avviò le procedure di tutela, ponendo il vincolo che fermò l’estrazione e realizzando le prime coperture per proteggere i tronchi dagli agenti atmosferici. Oggi il sito è gestito da un Centro di Paleontologia Vegetale, che si occupa della conservazione, degli studi e delle visite.

Cosa si vede durante la visita

La visita alla Foresta Fossile permette di camminare accanto ai tronchi giganti, protetti da tettoie, e di ascoltare dalla guida la storia geologica e umana del sito. Non è consentito toccare i tronchi, che sono estremamente delicati.

Oltre alla foresta, il sito comprende un piccolo museo di paleontologia vegetale, dove è ricostruito l’aspetto dell’antica foresta e sono esposti reperti trovati nella zona: molluschi fossili di acqua dolce, insetti e ossa di mammiferi del Pleistocene, tra cui un piccolo rinoceronte estinto (lo Stephanorhinus etruscus), bovidi, cervidi e persino una zanna di elefante antico. È un piccolo viaggio nel tempo che completa l’esperienza tra gli alberi.

Come arrivare e come visitare la Foresta Fossile di Dunarobba

La Foresta Fossile si trova in Vocabolo Pennicchia 46, nella frazione di Dunarobba, comune di Avigliano Umbro, in provincia di Terni. È a pochi chilometri dal borgo di San Gemini e si raggiunge comodamente in auto seguendo, una volta arrivati ad Avigliano Umbro, le indicazioni per Vocabolo Pennicchia.

Le visite sono esclusivamente guidate e durano circa 40-50 minuti. I giorni e gli orari variano a seconda della stagione: in genere il sito è aperto dal martedì alla domenica, con più turni di visita nei mesi estivi (mattina e pomeriggio) e orari ridotti nei mesi invernali. Poiché gli orari cambiano nel corso dell’anno ed è possibile prenotare visite di gruppo anche fuori dai turni prestabiliti, conviene sempre verificare in anticipo sul sito ufficiale o telefonando al Centro di Paleontologia Vegetale. Il centro è attrezzato per l’accoglienza delle persone con disabilità.

Sul posto è presente anche un punto ristoro con una selezione di prodotti tipici umbri — legumi rari come la cicerchia, farro, pasta artigianale, olio, salumi e dolci — pensato per valorizzare l’enogastronomia del territorio.

Cosa vedere nei dintorni

Uno dei punti di forza di Dunarobba è la posizione, che permette di inserirla in un itinerario ricco. Nel raggio di pochi chilometri o di mezz’ora d’auto si trovano diverse mete che valgono la sosta:

  • San Gemini, a circa 13 km, borgo medievale noto anche per le sue acque.
  • Carsulae, una delle più importanti città romane dell’Umbria, oggi area archeologica immersa nel verde.
  • Grotta Bella, a circa 12 km, cavità naturale con tracce di frequentazione antichissima.
  • Otricoli e il suo sito archeologico romano di Ocriculum.

La combinazione tra un sito paleontologico unico al mondo, borghi medievali e resti romani rende questa zona dell’Umbria meridionale perfetta per un weekend che attraversa milioni di anni di storia in poche decine di chilometri.

 

FAQ – Domande frequenti

Dove si trova la Foresta Fossile di Dunarobba?

Si trova in Vocabolo Pennicchia 46, nella frazione di Dunarobba, comune di Avigliano Umbro, in provincia di Terni, nell’Umbria meridionale. È a circa 13 chilometri dal borgo di San Gemini e si raggiunge in auto seguendo le indicazioni per Vocabolo Pennicchia una volta arrivati ad Avigliano Umbro.

Perché la Foresta Fossile di Dunarobba è unica al mondo?

Perché i suoi tronchi non sono pietrificati, ma “mummificati”: sono ancora costituiti dal legno vero di 2-3 milioni di anni fa, non trasformato in pietra. Inoltre si trovano in posizione eretta, con le radici nel terreno originale. È una combinazione rarissima: casi simili si contano solo in pochi altri luoghi al mondo, come Canada e Ungheria.

Quanti anni hanno gli alberi della Foresta Fossile di Dunarobba?

Gli alberi risalgono al Pliocene, tra i 2 e i 3 milioni di anni fa. Appartenevano a una specie di conifera oggi estinta, della stessa famiglia delle sequoie, e da vivi potevano raggiungere i 30-40 metri di altezza. Alcuni, prima di morire, avevano un’età stimata di 2.000-3.000 anni.

Come si visita la Foresta Fossile di Dunarobba?

Le visite sono esclusivamente guidate e durano circa 40-50 minuti. Il sito è generalmente aperto dal martedì alla domenica, con orari che variano secondo la stagione. È consigliabile verificare in anticipo giorni e orari e, per i gruppi, prenotare. Non è consentito toccare i tronchi. Il centro è accessibile alle persone con disabilità.

Cosa si vede oltre ai tronchi fossili?

Oltre agli alberi mummificati protetti dalle tettoie, il sito ospita un piccolo museo di paleontologia vegetale con la ricostruzione dell’antica foresta e reperti come molluschi fossili, insetti e ossa di mammiferi del Pleistocene, tra cui un rinoceronte estinto e una zanna di elefante antico. C’è anche un punto ristoro con prodotti tipici umbri.

In breve

La Foresta Fossile di Dunarobba, vicino ad Avigliano Umbro in provincia di Terni, è un bosco di alberi vissuti tra i 2 e i 3 milioni di anni fa e conservati in modo eccezionale: a differenza delle foreste pietrificate, i suoi tronchi sono ancora fatti di vero legno “mummificato” e stanno in piedi nella posizione originale, un caso rarissimo al mondo. Il merito è dell’argilla impermeabile del Lago Tiberino, che li avvolse impedendone la decomposizione. Studiata già nel Seicento dagli scienziati dell’Accademia dei Lincei e poi dimenticata per quasi 400 anni, la foresta fu riscoperta negli anni Settanta in una cava di argilla. Oggi si visita con visite guidate di 40-50 minuti, dal martedì alla domenica con orari stagionali, e comprende anche un piccolo museo. La sua posizione, vicino a San Gemini, Carsulae e Grotta Bella, la rende ideale per un weekend nell’Umbria meridionale tra natura, storia e archeologia.


ATTENZIONE: Questo articolo ha finalità informative e divulgative. Giorni, orari e modalità di visita della Foresta Fossile di Dunarobba variano secondo la stagione e possono subire modifiche: prima di mettersi in viaggio è indispensabile verificare le informazioni aggiornate sul sito ufficiale (forestafossile.it) o contattando direttamente il Centro di Paleontologia Vegetale.

Fonti principali: sito ufficiale della Foresta Fossile di Dunarobba (Centro di Paleontologia Vegetale, Voc. Pennicchia 46, Avigliano Umbro); voce enciclopedica e schede della Regione Umbria sul sito paleontologico; documentazione della Soprintendenza (SABAP Umbria) sulla tutela e la conservazione del sito. I dati su datazione, specie e dimensioni dei tronchi si basano sugli studi paleontologici condotti sul sito e citati da tali fonti.

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