Siccità del Po: cosa sta succedendo e perché (i dati)
di Redazione Ecoseven – 11/07/2026

E’ nuovamente allerta siccità del po. A luglio 2026 la portata del Grande Fiume alla stazione di Pontelagoscuro, sul Delta, è scesa intorno ai 323 metri cubi al secondo, oltre il 70% sotto la media del periodo e ben lontana dai 450 metri cubi al secondo che servirebbero a tenere lontana l’acqua di mare dall’entroterra. I grandi laghi alpini si stanno svuotando rapidamente e il cuneo salino risale il Delta per chilometri. Ma il quadro non è quello del disastro annunciato: gli enti tecnici parlano di severità “media”, non estrema, e ricordano che il Po ha oggi una portata doppia rispetto alla grande siccità del 2022. Il paradosso è che tutto questo accade dopo un inverno nevoso. Ecco cosa sta succedendo davvero, con i numeri, e perché.
Qual è la situazione siccità del Po oggi
I dati più recenti, diffusi dall’Osservatorio sulle Risorse Idriche dell’ANBI e dall’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po, fotografano un fiume in forte deficit. Alla stazione di Pontelagoscuro la portata si aggira intorno ai 323 metri cubi al secondo, oltre il 70% sotto la media stagionale, nonostante un lieve recupero dovuto ad alcuni temporali di inizio luglio. La soglia critica è nota: sotto i 450 metri cubi al secondo il fiume non ha più la forza di contrastare la risalita dell’acqua marina.
Lungo l’asta del fiume i valori sono ovunque bassi: alle stazioni di riferimento come Piacenza, Cremona e Borgoforte le portate sono ridotte, e diversi affluenti sono in condizioni ancora peggiori. In Piemonte il Tanaro, in alcuni tratti, è ridotto a un rigagnolo, con una portata inferiore di oltre il 90% rispetto alla norma.
Perché il Po è in secca dopo un inverno nevoso
Qui sta il punto più interessante, e meno intuitivo. A differenza del 2022, l’inverno 2026 non è stato avaro di neve: le Alpi hanno accumulato un buon manto nevoso, che a inizio stagione lasciava prevedere riserve idriche più solide. Il problema non è stato quanto ha nevicato, ma quanto in fretta quella neve si è sciolta.
Le ondate di calore anomalo di giugno e luglio, con temperature fino a 3 °C sopra la media sulle Dolomiti, hanno accelerato la fusione del manto nevoso, trasformandolo in acqua in poche settimane invece che gradualmente durante la primavera e l’estate. A questo si è aggiunta una primavera avara di piogge: l’anno idrologico 2025-2026 ha accumulato un ammanco di precipitazioni stimato intorno al 26%. Il risultato è che la “riserva” di neve, che avrebbe dovuto alimentare i fiumi lentamente nei mesi caldi, si è esaurita troppo presto.
È un meccanismo che riguarda da vicino anche i ghiacciai alpini, la cui fusione accelerata sta modificando la disponibilità d’acqua dei fiumi di pianura nel medio periodo. In altre parole, il Po soffre non per un inverno secco, ma per un’estate troppo calda arrivata su riserve già consumate in fretta.
La siccità del Po 2026 è come quella del 2022
È la domanda che molti si pongono, e la risposta corretta è: non ancora, e non allo stesso modo. Qui le voci divergono, ed è utile distinguerle.
Da un lato l’ANBI, l’associazione dei consorzi di gestione delle acque irrigue, lancia l’allarme: il Lago Maggiore è sceso di due centimetri sotto il livello della grande siccità del 2022, i grandi laghi si stanno svuotando rapidamente (il Verbano è passato in due settimane da oltre il 61% al 30% di riempimento, l’Iseo dal 71% al 23%) e il rischio, secondo l’associazione, è di avvicinarsi ai momenti più critici di quell’anno.
Dall’altro l’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po, l’ente istituzionale che coordina la gestione, classifica la severità idrica del distretto come “media in assenza di precipitazioni” — non estrema — e osserva che il Po ha oggi una portata doppia rispetto allo stesso periodo del 2022. La differenza di toni non è una contraddizione: riflette punti di vista diversi, quello di chi gestisce l’irrigazione e teme per i raccolti, e quello di chi misura lo stato complessivo del bacino. Il quadro reale è di un’emergenza in costruzione, seria ma non ancora ai livelli del 2022.
Cosa rischia chi vive lungo il Po: agricoltura, acqua, cuneo salino
Gli effetti della siccità non sono astratti. Il primo a farne le spese è il comparto agricolo: con meno acqua nei canali irrigui, in Piemonte e in altre aree i coltivatori devono già scegliere quali colture portare a maturazione, sacrificandone altre.
Il secondo effetto, più insidioso, è il cuneo salino: quando la portata del fiume cala sotto la soglia critica, l’acqua salata dell’Adriatico risale il Delta verso l’interno. Nel 2026 l’intrusione salina ha raggiunto i 25 chilometri dalla foce, rendendo l’acqua inutilizzabile per l’irrigazione e minacciando le falde. È il fenomeno che, come avvertono gli esperti, diventa “consapevolezza diffusa” solo quando arriva a intaccare l’uso potabile dell’acqua.
Infine c’è la dimensione idroelettrica ed economica: meno acqua significa meno produzione dalle centrali idroelettriche del Nord e potenziali tensioni sugli usi concorrenti della risorsa.
In pratica: come leggere questa emergenza della siccità del Po
Di fronte alle notizie sulla siccità, qualche criterio aiuta a distinguere l’informazione dall’allarme.
Da tenere presente
- Il confronto con il 2022 va preso con cautela: il Po ha oggi portata doppia rispetto ad allora, anche se laghi e affluenti mostrano segnali critici.
- I dati più affidabili vengono dagli enti tecnici (Autorità di Bacino del Po, ARPA regionali), che pubblicano bollettini periodici; le associazioni di categoria offrono un punto di vista legittimo ma orientato a un settore.
- La causa immediata non è la mancanza di neve invernale, ma il caldo estremo che ne accelera la fusione: è un effetto della crisi climatica sul regime dei fiumi.
- Il segnale più serio da monitorare è la risalita del cuneo salino nel Delta, perché tocca acqua potabile e falde.
FAQ – Domande frequenti
Qual è oggi la portata del Po?
Alla stazione di Pontelagoscuro, sul Delta, la portata del Po a luglio 2026 è intorno ai 323 metri cubi al secondo, oltre il 70% sotto la media del periodo. La soglia critica è di 450 metri cubi al secondo: sotto questo valore il fiume non riesce a contrastare la risalita dell’acqua di mare (cuneo salino).
Perché il Po è in secca se l’inverno era stato nevoso?
Perché il problema non è stato la quantità di neve, ma la velocità con cui si è sciolta. Le ondate di caldo di giugno e luglio, con temperature fino a 3 °C sopra la media sulle Dolomiti, hanno fuso il manto nevoso troppo in fretta, unite a una primavera con circa il 26% di piogge in meno. Le riserve si sono così esaurite prima del previsto.
La siccità del Po 2026 è grave come quella del 2022?
Non ancora e non allo stesso modo. L’ANBI segnala un avvicinamento ai livelli critici del 2022, con i grandi laghi in rapido svuotamento. Ma l’Autorità di Bacino del Po classifica la severità come “media” e rileva che il fiume ha oggi una portata doppia rispetto al 2022. È un’emergenza in costruzione, seria ma non ancora ai livelli di quell’anno.
Cos’è il cuneo salino e perché è pericoloso?
Il cuneo salino è la risalita dell’acqua marina lungo il corso del fiume verso l’entroterra, che avviene quando la portata scende sotto la soglia critica. Nel 2026 l’intrusione salina ha raggiunto 25 chilometri dalla foce del Po. Rende l’acqua inutilizzabile per l’irrigazione, danneggia i terreni agricoli e minaccia le falde da cui si attinge acqua potabile.
Quali sono le conseguenze della siccità del Po?
Le principali sono la crisi dell’agricoltura (meno acqua per l’irrigazione, con colture a rischio), la risalita del cuneo salino che compromette acqua e terreni del Delta, e la riduzione della produzione idroelettrica. A queste si aggiunge la pressione sugli usi concorrenti dell’acqua, dall’agricoltura al consumo civile.
In breve
A luglio 2026 il Po è di nuovo in forte sofferenza: la portata a Pontelagoscuro è intorno ai 323 metri cubi al secondo, oltre il 70% sotto la media e ben sotto la soglia di 450 che tiene lontano il cuneo salino, risalito a 25 chilometri dalla foce. I grandi laghi alpini si svuotano rapidamente e l’agricoltura del Nord è già in difficoltà. La causa non è un inverno secco — la neve c’era — ma il caldo estremo che l’ha fusa troppo in fretta, su una primavera avara di piogge. Sul confronto con la drammatica siccità del 2022 le voci divergono: l’ANBI parla di avvicinamento ai livelli critici, mentre l’Autorità di Bacino del Po classifica la severità come “media” e ricorda che il fiume ha oggi portata doppia rispetto ad allora. Un’emergenza reale e da monitorare, dunque, ma da leggere con i numeri in mano più che con gli allarmi.
ATTENZIONE: Questo articolo sulla siccità del Po 2026 ha finalità informative e divulgative. I dati idrologici (portate, livelli dei laghi, avanzamento del cuneo salino) sono aggiornati alla data di pubblicazione e variano di giorno in giorno in base alle precipitazioni e alle temperature: per il quadro aggiornato si rimanda ai bollettini ufficiali.
Fonti principali: Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po (Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici, portate alle stazioni di riferimento, classificazione della severità idrica); ANBI – Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (Osservatorio sulle Risorse Idriche, livelli dei grandi laghi e portate degli affluenti); ARPAE Emilia-Romagna (avanzamento dell’intrusione salina nel Delta); ARPAV (dati su temperature e riserva nivale). Le divergenze di lettura tra le fonti citate (associazioni di categoria ed enti di bacino) sono state riportate distintamente per restituire un quadro equilibrato. Siccità del Po 2026.
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