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Perché le risate finte non riescono a ingannarci?

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Uno studio ha dimostrato che una risata può raccontare quanta amicizia c’è tra le persone

Perché ridiamo? E come ridiamo? Con chi? E quando? Non è sempre possibile rispondere a queste domande: non è facile capire perché ci sono cose, situazioni e persone che ci fanno ridere e altre che invece no. Ovviamente, ci sono molti studi in merito perché la risata gioca un ruolo cruciale in ogni cultura del mondo ma, mentre alcune cose sono chiare, per esempio il fatto che si tratta di un fenomeno intrinsecamente sociale – secondo uno studio, le persone hanno fino a 30 volte più probabilità di ridere in gruppo rispetto a quando sono da sole – la funzione del riso come forma di comunicazione rimane piuttosto misteriosa.

Un nuovo studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, che coinvolge un folto gruppo di ricercatori guidato da Gregory Bryant della UCLA, suggerisce che la risata può indicare a un osservatore lo stato di amicizia che intercorre tra coloro che ridono. 

I ricercatori hanno chiesto a un gruppo di persone di ascoltare le risate di un campione di 966 partecipanti provenienti da 24 diversi circoli e giudicarle: dire se si trattava di amici o sconosciuti sulla base di frammenti di risate simultanee e loro sono stati in grado di farlo con un’accuratezza che andava dal 53 al 67%, basandosi su specifiche caratteristiche acustiche delle risate.

La risata spontanea, infatti, è caratterizzata da una tonalità più alta (perché indicativa di una vera eccitazione), una durata più breve e degli scoppi più frequenti rispetto alla risata voluta, quella più cercata e quindi meno vera. E sono gli amici quelli che hanno maggiore probabilità di produrre risate spontanee, mentre gli sconosciuti, non avendo un legame emotivo, tendono a produrre risate volute.  

È interessante e anche molto bello che si possa distinguere tra queste due realtà, anche se lo studio ha rilevato che l’accuratezza di giudizio era in media solo dell’11% maggiore rispetto al caso. Ma questo dipende dal fatto che anche gli sconosciuti possono ridere con spontaneità e anche gli amici possono ridere per finta. Nella realtà complessa delle interazioni sociali, infatti, le risate sono miscele di spontaneità e volontà, con confini sfocati. 

In ogni caso, amici o sconosciuti, di base, l’importante è ridere perché ridere ci fa bene.

 

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