Scompenso cardiaco: una cura che riduce del 20% il rischio di morte

Nel 2015 potrebbe arrivare anche in Italia una cura allo scompenso cardiaco, capace di ridurre del 20% il rischio di morte
Lo scompenso cardiaco, una malattia che in Italia colpisce 600mila malati, può essere curato. La molecola LCZ696, secondo i cardiologi europei riuniti in questi giorni a Barcellona, confrontata con la migliore terapia disponibile, si è mostrata in grado di ridurre del 20% il rischio di morte cardiovascolare e del 21% quello dei ricoveri in ospedale. I risultati sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine. ‘Si tratta di una vita salvata in più ogni 32 pazienti trattati. Un grande risultato’, commenta Michele Senni, direttore di Cardiologia I, scompenso e trapianti di cuore dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo che ha coordinato lo studio nel nostro paese. Oltre 40 centri, duecento i pazienti arruolati.
È bene ricordare che lo scompenso cardiaco è una patologia debilitante e potenzialmente fatale, a causa della quale il cuore non riesce a pompare abbastanza sangue nell’organismo. I sintomi (affaticamento e ritenzione di liquidi) possono apparire gradualmente e peggiorare nel tempo, influenzando significativamente la qualità della vita. Circa la metà dei pazienti soffre della forma con frazione d’eiezione ridotta, cioè ad ogni contrazione cardiaca, la quantità di sangue che viene immessa in circolo è in percentuale ridotta (generalmente del 40-50%) rispetto a quanto contenuto nel ventricolo sinistro.
La molecola che cura lo scompenso cardiaco, però, potrebbe arrivare in Italia solo nel 2015.
gc
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