Ppe: Tajani, ‘diritto a felicità e speranza nostri valori per nuova stagione politica’
Roma, 8 giu. (Adnkronos) – “Il diritto alla felicità, espressione di ciò che abbiamo dentro e che nessuno ti può rubare, come la speranza. Tutto questo deve confluire in una nuova stagione politica, che si basi sui valori cristiano-democratici”. E’ questo il filo conduttore dell’intervento di Antonio Tajani, ministro degli Affari Esteri e coordinatore nazionale di Forza Italia, all’evento ‘Con i valori cristiani al centro: la classe dirigente per l’Europa e oggi e di domani’, primo appuntamento della due giorni del Ppe in Italia, organizzata a Roma con Manfred Weber, presidente del gruppo popolare al Parlamento Europeo.
“Questo incontro e le giornate di studio dedicate alla nostra identità culturale sono un importante riconoscimento anche per il nostro Paese – ha affermato Tajani – Una forza politica senza valori di riferimento è come una nave senza bussola. Se si vuole veramente avere una linea da seguire, bisogna avere dei valori di riferimento da cui nascono le nostre scelte. I padri fondatori dell’Europa guardavano a un’Europa con al centro le parole libertà, solidarietà, sussidiarietà – ha ricordato Tajani – Una visione cristiana delle istituzioni e della vita quotidiana deve poter contare anche su organizzazioni orizzontali che possano contribuire al benessere dei cittadini e a risolvere i loro problemi. Una società al cui centro c’è l’essere umano, che si deve ovviamente relazionare con gli altri, che è parte di un mondo dove si condividano scelte non individualistiche, ma dove l’originalità della persona dà un contributo allo sviluppo della società”.
“Quella al cambiamento climatico è una battaglia giusta – ha detto ancora il vice premier – Ma è giusta la visione panteistica, quasi religiosa, della lotta al cambiamento climatico? La visione panteista non mette al centro il protagonista della natura, che è l’uomo. La visione della società è complessiva e non deve sostituire la spiritualità connaturata nell’essere umano. La nostra è una visione armonica della società, dove al centro c’è la famiglia, luogo dove albergano i valori e da dove parte il futuro. E’ una visione che dà speranza, se si pensa che dopo di te c’è qualcosa, i figli, così come la vita ultraterrena, una visione ottimistica, di speranza, grazie alla quale si va avanti. Questo è un tema identitario e il politico fa riferimento alla propria identità culturale”.
“E come possiamo formare una classe dirigente se non tramandiamo le nostre idee e valori – si domanda Tajani – Senza questi valori non c’è stabilità. Il lavoro, l’impresa, l’agricoltura sono parte della stabilità e permettono all’uomo di realizzarsi. La nostra visione dell’imprenditoria non è quella del mero profitto, ma del dare lavoro, senza cui non c’è dignità, né libertà. E a proposito di fede, penso sia sbagliato obbligare l’essere umano a non manifestare la propria. Quando tolgono il crocifisso nelle scuole, professori che credono di essere inclusivi in realtà stanno rinunciando ai propri valori. Abbiamo una cultura inclusiva, ma un migrante regolare che può dire di un italiano che non dice quello che è? Avere un’identità non significa essere esclusivi. Si è inclusivi se si ha un’identità, certamente tollerante. Sei più rispettato. Se uno è credente lo deve dire, senza problemi. E’ una parte dell’identità di ogni essere umano”.
