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Da un anti-Parkinson speranza contro l’Alzheimer

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Milano, 21 mar. (Adnkronos Salute) – Da un farmaco anti-Parkinson, già approvato, speranze contro la malattia di Alzheimer. Si chiama rotigotina ed è al centro di uno studio internazionale di fase 3 coordinato dalla Fondazione Santa Lucia Irccs di Roma, scelta dall’organizzazione no-profit Alzheimer Drug Discovery Foundation (Addf) per guidare il trial multicentrico che coinvolgerà 350 pazienti.

La ricerca, sostenuta da Addf con 3,5 milioni di dollari, si basa sugli studi sulla rotigotina condotti dall’équipe del neurologo Giacomo Koch, professore ordinario dell’Università di Ferrara e ricercatore presso la Fondazione Santa Lucia, che hanno prodotto risultati positivi – ricorda l’Irccs capitolino in una nota – mostrando un miglioramento nelle funzioni cognitive in persone con malattia di Alzheimer da lieve a moderata. In particolare, un lavoro pubblicato dal gruppo di Koch su ‘Jama Network Open’ nel 2020 ha verificato in 94 pazienti ai quali è stata somministrata la rotigotina, in aggiunta alla terapia tradizionale, miglioramenti misurabili delle funzioni esecutive.

“Gli attuali trattamenti per l’Alzheimer – spiega Koch – agiscono sul neurotrasmettitore acetilcolina. Tuttavia, la ricerca preclinica ha rilevato un ruolo chiave anche nel neurotrasmettitore dopamina, che è il più grande modulatore della plasticità cerebrale. Questo progetto ha l’ambizione di fornire un nuovo strumento terapeutico da affiancare alla terapia standard basata su farmaci che incrementano la trasmissione dell’acetilcolina e quindi servono a migliorare principalmente i circuiti della memoria”.

“Nel nostro caso – prosegue Koch – vogliamo dimostrare che la rotigotina può in parallelo migliorare anche le funzioni cognitive controllate dall’attività del lobo frontale, le cosiddette funzioni esecutive. Questo è importante perché si ritiene che il miglioramento delle funzioni esecutive possa avere un impatto sulla autonomia della vita quotidiana di questi pazienti, rendendoli meno bisognosi delle cure del caregiver”.

Il progetto – evidenzia la nota – permetterà inoltre di comprendere meglio come la rotigotina possa influenzare il funzionamento dei lobi frontali e le loro connessioni, utilizzando diverse tecniche neurofisiologiche, tra cui la stimolazione magnetica transcranica e l’elettroencefalogramma. Infine, saranno valutati gli effetti della rotigotina sui biomarcatori plasmatici della sostanza amiloide e della proteina tau, al fine di valutare se la terapia con il farmaco possa avere anche un impatto sui meccanismi di neurodegenerazione alla base della malattia di Alzheimer.